Sulle sagre in valdichiana …

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Ma nel 2010, la Confesercenti ha lanciato un ulteriore allarme, che va aldilà del mero ragionamento commerciale: quasi tutte le sagre, lungi dall’essere eventi folkloristici legati al territorio, diventano un modo facile e rapido per fare due soldi. E infatti fra quelle 106 sagre di cui prima, la Provincia ne ha dichiarate autentiche solo 55. E’ qui che sta il fulcro del problema: sorvolando sugli effettivi danni alla ristorazione, quale significato hanno queste feste? Detta altrimenti: mangiare sotto a uno stand con piatti di carta, serviti da bambini in pantaloni corti, è un diversivo per stare in compagnia (quasi familiare) e assaporare i piatti tipici della cultura contadina, o è solo un modo per aggirare le norme igieniche della Usl? Secondo la Provincia e secondo me, la risposta giusta più frequente è purtroppo la seconda.

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Esistono davvero delle sagre autentiche, e per fortuna sono quelle che riscuotono maggior successo: tanto per citarne alcune, potrei ricordare la Rievocazione storica della battitura del grano di Ruscello, la Sagra della bistecca di Cortona, la Sagra della porchetta di Monte San Savino.

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In altre sagre invece (quelle non autentiche, e secondo me sono molto più di 51), dopo che ti sei mangiato la tua pizza tagliata con il coltello di plastica, o balli il liscio (e anche qui potremmo accennare alle agevolazioni fiscali rispetto alle discoteche…), o te ne torni a casa. A molti clienti e soprattutto ai turisti (che del resto reputano “caratteristici” anche semplicemente i cannicci), risparmiare 5-10 euro sulla cena va più che bene. Ma, in definitiva, quali peculiarità esclusive propongono queste sagre a livello gastronomico-sociale-culturale? Cosa le differenzia da un ristorante? Forse niente.

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