Centro Italiano della Fotografia d’Autore

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Audizione sul Documento di Economia e Finanza 2012

Governo dei tecnici? Ecco cosa ne pensa la Corte dei Conti. Di seguito un paio di passaggi.

L’urgenza del riequilibrio dei conti si è tradotta, pertanto, inevitabilmente nel ricorso al prelievo fiscale, forzando una pressione già fuori linea nel confronto europeo e generando le condizioni per ulteriori effetti recessivi indotti dalle stesse restrizioni di bilancio. Con un consistente depauperamento dei benefici attesi e con il rischio di ricorrenti ma non risolutivi adeguamenti dell’intensità delle manovre correttive.

Il pericolo di un corto circuito rigore/crescita non è dissipato nell’impianto del DEF 2012-2015, impegnato a definire il profilo di avvicinamento al pareggio di bilancio in un arco di tempo molto breve. La ristrettezza dei margini temporali, imposti dalle intese europee, complica infatti la realizzabilità di una strategia di politica economica nella quale si compongano le esigenze di riequilibrio del bilancio con quelle della ripresa economica, affidata alle riforme strutturali.

[…]

In altri termini, ancorchè obbligato, il pareggio di bilancio conseguito con queste modalità appare un equilibrio meno virtuoso. Con un alto livello di entrate e di spese pubbliche – oltre che con un’inflazione in rapida risalita – la compressione del reddito disponibile di famiglie e imprese non può che tradursi nella caduta della propensione al consumo e all’investimento.

Ecco il documento completo.

There is no try. Una valutazione del governo Monti | noiseFromAmeriKa

lista di province da eliminare per poi giungere al solito nulla di fatto? La manifesta pochezza e inettitudine di fronte a una situazione via via più drammatica alla fine poterono più dell’attaccamento alla poltrona, e portarono alle dimissioni del go

via There is no try. Una valutazione del governo Monti | noiseFromAmeriKa.

Su quali spalle pubbliche grava davvero il pareggio di bilancio. | noiseFromAmeriKa

attribuibile a quella manovra è pari a 21,430 miliardi

via Su quali spalle pubbliche grava davvero il pareggio di bilancio. | noiseFromAmeriKa.

Il contrario di tutto

Nelle sue considerazioni finali dello scorso Maggio 2011 il Governatore della banca d’Italia Mario Draghi aveva indicato un percorso di riforme orientato alla crescita. Il Governatore di bankitalia suggeriva di investire in infrastrutture (spesa in conto capitale) e di tagliare la spesa corrente:

Senza sacrificare la spesa in conto capitale oltre quanto già previsto nello scenario tendenziale e senza aumentare le entrate, la spesa primaria corrente dovrà però ancora contrarsi, di oltre il 5 per cento in termini reali nel triennio 2012-14, tornando, in rapporto al PIL, sul livello dell’inizio dello scorso decennio.

Per evitare il rischio di sottrarre risorse a settori importanti e, soprattutto, per evitare impatti depressivi, consigliava di evitare “tagli lineari”:

Per ridurre la spesa in modo permanente e credibile non è consigliabile procedere a tagli uniformi in tutte le voci: essi impedirebbero di allocare le risorse dove sono più necessarie; sarebbero difficilmente sostenibili nel medio periodo; penalizzerebbero le amministrazioni più virtuose. Una manovra cosiffatta inciderebbe sulla già debole ripresa dell’economia, fino a sottrarle circa due punti di PIL in tre anni.

Soltanto sulla base di un’accurata “spending review”, voce per voce, di tutti i capitoli di spesa è possibile, secondo il Governatore, ridurre la spesa corrente senza impattare negativamente sulla crescita e con parte dei risparmi così ottenuti finanziare le spese in conto capitale (infrastrutture):

Occorre invece un’accorta articolazione della manovra, basata su un esame di fondo del bilancio degli enti pubblici, voce per voce, commisurando gli stanziamenti agli obiettivi di oggi, indipendentemente dalla spesa del passato; affinando gli indicatori di efficienza dei diversi centri di servizio pubblico (uffici, scuole, ospedali, tribunali) al fine di conseguire miglioramenti capillari nell’organizzazione e nel funzionamento delle strutture; proseguendo negli sforzi già avviati per rendere più efficienti le amministrazioni pubbliche; impiegando una parte dei risparmi così ottenuti in investimenti infrastrutturali.

Per integrare ulteriormente la manovra di effetti espansivi – sostanzialmente per incidere sulla componente legata ai consumi ormai fermi ai livelli del 2000 secondo l’ultima ricerca di Confcommercio – il Governatore suggeriva inoltre un taglio significativo alle aliquote fiscali:

Andrebbero inoltre ridotte in misura significativa le aliquote, elevate, sui redditi dei lavoratori e delle imprese, compensando il minor gettito con ulteriori recuperi di evasione fiscale, in aggiunta a quelli, veramente apprezzabili, che l’Amministrazione fiscale ha recentemente conseguito.

Una manovra così articolata secondo il Governatore ci avrebbe protetto – almeno in parte – dagli effetti avversi legati al quadro macroeconomico generale e soprattutto dalla profonda crisi di fiducia legata ai debiti sovrani dell’area euro:

Una manovra tempestiva, strutturale, credibile agli occhi degli investitori internazionali, orientata a favore della crescita, potrebbe, anche mediante una significativa riduzione dei premi al rischio che gravano sui tassi d’interesse italiani, sostanzialmente limitare gli effetti negativi sul quadro macroeconomico.

Il Governatore non mancava inoltre di richiamare l’attenzione del legislatore sulla riforma “federalista”:

Il federalismo fiscale può aiutare, responsabilizzando tutti i livelli di governo, imponendo rigidi vincoli di bilancio, avvicinando i cittadini alla gestione degli affari pubblici. Due condizioni sono cruciali: che i nuovi tributi locali siano compensati da tagli di quelli decisi centralmente e non vi si sommino; che si preveda un serrato controllo di legalità sugli enti a cui il decentramento affida ampie responsabilità di spesa.

Che fine hanno fatto questi suggerimenti? In che misura sono stati ascoltati ed accolti dal Governo? La risposta a questi interrogativi la troviamo nel testo preparato dalla Corte dei Conti per l’audizione alle commissioni bilancio di Camera e Senato ed avente per oggetto la seconda manovra presentata dal Governo (DL 138/2011 “Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo”).

Gia a Luglio, con riferimento alla prima manovra varata dal Governo (DL 98/2011), la Corte aveva espresso dubbi:

Meno convincente appariva alla Corte (…) la composizione della manovra orientata verso un impiego molto significativo del prelievo fiscale (…) e caratterizzata da tagli di spesa, a livello centrale e territoriale, non sufficientemente selettivi.

Nell’audizione di luglio, infatti, la Corte annotava:

(…) va considerato che, nell’ipotesi della sua piena attuazione, si avrebbe una ripartizione in misura pressoché equivalente delle risorse provenienti da maggiori entrate (…) e dai tagli alle spese (…). Nel caso della mancata attuazione della delega, è prevista, come già ricordato, una modalità di copertura alternativa affidata ad un’apposita “clausola di salvaguardia”: i 14,7 miliardi di contributo alla correzione dei conti pubblici scaturirebbero da una riduzione lineare (dell’ordine del 10 per cento) dell’insieme delle agevolazioni fiscali censite (poco meno di 500, per oltre 160 miliardi di minor gettito).

Le stesse critiche sono state avanzate anche rispetto alla manovra correttiva (DL 138):

(…) il ricorso prevalente alla leva fiscale (quasi tre quarti della manovra se si sommano interventi diretti e indotti) e, in particolare, le modalità di intervento prescelte, determinando la compressione del reddito disponibile, accentuano i rischi di effetti depressivi.

Per citare ancora la Corte:

Ne deriverà un aumento di pressione fiscale le cui dimensioni dipenderanno anche dagli effetti che la manovra produrrà sul Pil. Nell’ipotesi più ottimistica – ossia nel caso in cui non debbano registrarsi effetti depressivi sul prodotto (la cui dinamica tendenziale è ufficialmente confermata all’1,3% nel 2012 e all’1,5% nel 2013) – l’aumento di pressione fiscale, considerando anche gli effetti delle misure contenute nel Dl 98/2011, alla fine del periodo preso in considerazione dai documenti programmatici risulterebbe più elevata di circa 2 punti (dal 42,6% al 44,5%). Peraltro, la crescita della pressione fiscale potrebbe subire un’ulteriore accelerazione a causa degli aumenti impositivi indotti dalla manovra sul versante del federalismo fiscale: l’attivazione fin dal 2012 dei margini di autonomia tributaria riconosciuti a regioni e comuni, come contropartita dell’anticipo e dell’inasprimento della stretta finanziaria sui bilanci delle amministrazioni locali.

Il quadro che esce fuori appare quindi sostanzialmente l’opposto a quello suggerito da bankitalia ed il tutto lascia pensare che altri interventi dolrosi saranno necessari.

Aspettiamoci una manovra-ter.

bellissimo dado …

questo invece è il pezzo dei tedeschi:

Traduzione:

NUR ITALIEN NICHT! – TRADUZIONE ITALIANA

Ritornello:

Non c’importa chi vince la coppa, basta che non sia l’Italia!
Non c’importa chi vince la coppa, basta che non sia ancora l’Italia!

Prima strofa:

Un gol nei primi secondi vi basta per 90 minuti
sempre da dietro, sempre a terra, sempre perdere tempo
questo è il calcio italiano

È raccapricciante, non è corretto! No, no, no, no, no!
E dato che siamo tutti d’accordo, tutti assieme:

RIT

Seconda strofa:

Falli, sputi, insulti – così vi difendete
e se tutto questo non vi basta
poi scappate davanti al tribunale sportivo

Scarpette d’oro, catene d’oro, sembrate dei papponi
gel, creme e oli, non potete farne a meno
ma questo è uno sport, non un gioco da checche!

RIT

Terza strofa:

Sì, noi amiamo il vostro cibo, ma non il vostro calcio
Pizza, Pasta, Mafia – Berlusconi
Non ne possiamo più!

RIT

Chi vincerà la coppa è ovvio: la Germania per la gloria
Chi vincerla la coppa è ovvio: naturalmente la Germania!

RIT

18 … e non finisce qui!