Golf, Oosthuizen colpo da re?

A St.Andrews il sorprendente 27enne sudafricano tanta di conquistare l’Open dei 150 anni partendo da 4 colpi di vantaggio sull’inglese Casey e 7 su Kaymer. Niente da fare ancora una volta per Tiger Woods che puntava al 3° titolo. Edoardo Molinari 65°

Servizio speciale di Enrico Campana

St.Andrews – E’ chiaro che la saga di St.Andrews per festeggiare i 150 anni della Casa del Golf eretta – pensate – l’anno prima dell’Unità d’Italia, vuole mandare col simpatico carneade dal nome barocco, Lodewicus Theodorus (detto Louis ) Oosthuizen un messaggio improntato al lavoro e all’umiltà, ma anche contro la superbia e la cattiva gestione dell’immagine di questo sport espressa ultimamente da Tiger Woods.

E’ chiaro però anche che a 18 buche dalla fine questo “The 139° Open” non lo vinceranno più il trionfatore delle ultime due edizioni di St.Andrews nel 2000 e 2005, Tiger Woods, 18°, staccato di 12 colpi dal battistrada. Come è chiaro che quest’anno non vincerà un americano. Il primo yankee, Dustin Johnson balzato alla ribalta nell’Us Open un mese fa, è 7° a 9 colpi. E non ci sarà un bis di Steve Cink (38°, 14 colpi di distacco), nè sarà preda di uno dei 6 giocatori che si sono spartiti i majors dell’ultimo anno: i vincitori del Masters, l’argentino Angel Cabrera, che non ha superato il taglio e Phil Mickelson (26°, 13 colpi di ritardo), i vincitori dell’US Open Championship Lucas Glover (18°, -12) e l’irlandese Graeme McDowell (38°, -14), il vincitore dell’US Pga Championshin il coreano Ye Yang (52°, -16) e naturalmente il cowboy dell’Oklahoma Steve Cink che ha vissuto di rendita del colpo dell’anno scorso a Turnberry, quando con due birdie alla 17 e alla 18 impedì al 59enne Tom Watson di vincere il suo 6° titolo. Cioè l’impresa estrema del golf.

Non vinceranno però questa edizione nemmeno Rory McIlroy che aveva bruciato il campo con quel 63 alla prima giornata e poi nella seconda, segnata da venti impetuosi, l’ha persa girando con 80 colpi, né il “grande peccatore” John Daly che aveva aperto giovedì le danze, il semovente Mark Calcaterra arrivato a 50 anni al 2° posto al secondo giro, ma trovatosi sabato con 7 colpi sul groppone dopo sole 5 buche, il peggiore di giornata. Out anche l’inglese Ian Poulter che sembrava voler spaccare il mondo con i suoi magici Aruba che gli hanno fatto vincere l’Accenture Match Play.

Occasione persa però, visti i volti dei primi 10, anche per i fratelli Molinari, che sono davanti nelle classifiche al collega Oosthuizen, 54° nel ranking mondiale e 32° nella Race to Dubai contro il 19° di Edoardo o il 3o° di Francesco , se vogliamo fare dei paragoni. Ma non bisogna essere troppo esigenti, fino a poco tempo fa il golf era considerato una specie di ground zero fra gli sport nazionali, solo un anno fa i Molinari hanno conquistato la World Cup, spuntava Matteo Manassero. Mentre era difficile che Edoardo Molinari dopo il trionfo nello Scottish Open non subisse un “rebound”, anche perché è un campione che può vincere a ogni livello, ma ancora non è padrone di certe dinamiche dei Majors, vedi i suoi risultati non proprio brillanti nei superappuntamenti che sono elementi per un Forum.

E’ chiaro tuttavia anche che i primi indiziati per il successo sono 3 giocatori che non hanno mai vinto un major, il sudafricano Oosthuizen, l’inglese Casey e il tedesco con tracce di sangue turco Kaymer, e che questa possibilità di può estendere fino ai quarti classificati (lo svedese Stenson, lo spagnolo Canizares, l’inglese Westwood) anche se è difficile che possano recuperare ben 8 colpi di distacco da questo Oosthuizen capace il primo giorno di rispondere all’attacco spaziale di McIlroy , di conquistare il primato nel secondo giorno partendo alle 6.41 di mattina e riuscendo miracolosamente a passare fra i venti e la pioggia e a portarsi a quel -12 che fu record nel 90, l’anno del gran duello fra Greg Norman e Nick Faldo. E quello stesso Oosthuizen che sabato, nel terzo giro, ha retto all’attacco di Paul Casey, l’inglese che ha fra le mani la più grande occasione della vita ed è riuscito a sgraffignargli un sol colpo perché il sudafricano ha mostrato carattere, sia nel finale delle prime e seconde nove dove ha piazzato i 4 birdie della certezza.

Ragionando in generale, e qui arriviamo al tema dolente, Tiger Woods resta il n.1 del golf ma gli ultimi due anni gli ha detto male. Ha perso lo smalto, e quell’aurea che lo rendeva imbattibile. Come è chiaro un altro fatto: se ormai la linfa vitale della pallacanestro NBA sono i giocatori europei, nel golf c’è una saldatura fino a qualche anno fa impensabile fra i giocatori del tour europeo e quello americano, e dopo il successo di Graeme McDowell a Pebble Beach, il 2° Major dell’anno, i primi sette, quelli che possono vincere, giocano nel circuito che si snoda prevalentemente in Europa ma raggiunge l’ Asia, gli Emirati e inizia la stagione Sud Africa. I sette cavalieri europei sono: il sudafricano (con passaporto inglese) Oosthuizen, l’inglese Casey, il tedesco Kaymer, lo svedese Stenson, lo spagnolo Canizares e Lee Westwood, il più famoso e titolato , l’inglese che l’anno passato ha conquistato lo scettro europeo nel mondiale di Dubai.

E’ chiaro, infine, che per portare a termine con successo questo excursus nel paranormale del golf, il 27 enne Louis Oosthuizen non dovrà ripensare di essere in fondo uno degli umili peones del fertile vivaio boero, il fratello minore di campioni quali Els (il suo nume tutelare), Goosen, Tim Clark, Immelmann, ma di portare a se stesso e al golf dei “normali” una grande speranza e benefici. Insomma, la dimostrazione che lavoro, enacia, spirito di conquista prima livellano e prima o poi pagano.

La storia di lodovico-Teodoro detto Luigi comincia un anno e mezzo fa negli Emirati, guarda caso si trova intrigato con alcuni protagonisti di questo “The 139° Open”. Il 18 gennaio 2009 non bastano a lui e a Kaymer finire a -20 ad Abu Dhabi perché Casey finisce a -21. E’ ancora secondo, la settimana successiva nel Qatar Masters, con -16 ma assieme a Stenson, 3 colpi dietro il vincitore Alvaro Quiros . Nei tornei sudafricani di questa stagione, gli occhi sono tutti su Carl Schwartzel, il dominatore, col quale è cresciuto, e c’è gloria anche per lo spagnolo Pablo Martin e lo scozzese Rickie Ramsay che poi finiranno in penombra. Passa inosservato il 5° posto ad Abu Dhabi, è secondo in Marocco dietro Rhys Davies che vince il suo primo Open, ma il suo momento magico arriva nel piccolo Open di Andalusia che nel suo piccolo ha un vincitore n.1 al mondo, Vijay Sing. Fino alla vigilia non è fra i primi 50 mondiali e quindi non può giocare il Master, ma la prima vittoria nell’European Tour gli regala il viaggio ad Augusta.Dove vince il contest Par 3, la gara che dicono porti jella. Difatti non passa il taglio. Si rilassa un po’, è fatale, solamente un 20° posto in Galles come miglior risultato negli ultimi 3 mesi. Capisce però che l’importante è esserci, capitalizza l’esperienza, il suo grande momento arriva a St.Andrews, dove è nata la genesi o la saga del golf nel quale la regole sono le stesse del regno dei Cieli, e gli ultimi possono ambire un giorno a diventare i primi.

Lodivoco-Teodoro detto Luigi è nato il 19 ottobre 1982 a Mossel Bay, in riva all’Oceano, e ha potuto giocare a golf grazie al sostegno della fondazione Ernie Els: Ha vinto molte gare fra i dilettanti e il mondiale individuale e a squadre amateur, per passare nel 2002 al professionismo e vincere 5 gare del Sunshine Tour. Nel 2003 prova a giocare i Challenge in Europa, ma senza fortuna, si fa conoscere fra il 18 e il 25 gennaio dell’anno scorso con i due secondi posti negli Emirati, è 31° a fine del 2009 nella Money List (cioè 18 posti dietro Francesco Molinari). Fino a ieri era considerato un perdente, è il giocatore del taglio fisso nei majors (ben 7 volte su 8, unico bagliore il 73° posto nell’US Pga Championship dello scorso anno) fino alla svolta nell’Open di Andalusia. Manca la pagina più importante, vedremo stasera quale sarà il finale della favola, potenza del golf e della saga di Sant’Andrea il santo degli scozzesi e di questo sport sulfureo.

Parte alle 14.05 italiana (un’ora dopo a St.Andrews) si ritrova a sfidare Paul Casey che gli ha negato ad Abu Dhabi il primo grande successo, è difficile pensare a un cedimento, è davanti 4 colpi, vanta le percentuali più alte nel centrare i fairways e il greens e il suo drive vola a 319 miglia all’ora. “Penso che ogni giocatore vorrebbe trovarsi nella mia posizione, ma per vincere a St.Andrews bisogna pensare di non poter vincere, nel golf qui è cominciato tutto”, dice con saggezza tentando di esorcizzare il panico da major, e questo sembra proprio l’atteggiamenti giusto, anche se poi l’ultima parola in questo viaggio nei misteri del gol è sempre degli astri.

Classifica dopo 3 giri: 1° 201, -15: Louis Oosthuizen (Saf, 65 67 69); 2° 205, – 11 P.Casey (69 69 67); 3° 208, -8: M.Kaymer (Germ,69 71 68); 4° 209, -7: H.Stenson (Sve, 69 69 71), A.Canizares (Spa, 67 71 71), L.Westwood (Gb, 67 71 71); 7° 210, -6: D.Johnson (Usa, 69 72 69), 8° 211,-5 N.Watney (Usa, 67 73 71), Goosen (Saf, 69 70 72), S.O’Hair (Usa, 67 72 72), R.Barnes (Usa, 68 71 72); 12° 212, -4: McIlroy (Nir, 63 80 69), JB Holmes (Usa, 70 72 70), S.Garcia (Spa, 71 71 70), S.Lowry (Irl, 68 73 71), J.Jeong, am. ( Kor, 68 70 74), R.Karlsson (Sve, 69 71 72); 18° 213,-3: T.Woods (Usa, 67 73 73)), R.Rock, R.Fisher, C.Villegas, L.Glover (Usa), P.Hanson (Sve), MA Jimenez (Spa), I.Garrido (Spa). Italiani: 65° 218, +2: Edoardo Molinari (69 76 73).