Golf, che crollo McIlroy !

Nel 139° British Open il giovane irlandese da 63 a 80 colpi in 24 ore, fra vento e pioggia spunta a sorpresa (-12) il 27enne sudafricano Luis Oosthuizen, 2° il 5oenne Calcavecchia. Tiger Woods bloccato. Spine per i Molinar: Edoardo passa in extremis il taglio, bocciato Francesco (+7).Il 18enne coreano Jeong (3°) meglio di Manassero l’anno scorso

Servizio di Enrico Campana

ST.ANDREWS – La saga della Casa del Golf, arsenico e vecchi merletti, e la mano beffarda del golf ben sintetizzata nella locuzione che descrive questo sport come una lotta dell’uomo contro il campo, non contro l’avversario.

Come nel rocambolesco US Open Championship di un mese fa sui links a picco sul Pacifico e la spiaggia di Monterey, l’influenza del campo e degli elementi della natura e del cielo hanno caratterizzato le prime due rocambolesche giornate di St.Andrews. Ovvero il luogo sacro e intrigante dove il golf ha codificato le regole di questo gioco che i scozzesi si attribuiscono e che, mi ostino a ricordare, è arrivato con Giulio Cesare, si chiamava Paganica il diversivo dei soldati del grande condottiero,fu adottato dalla casa reale degli Stuart solo nel 1500. In questo scenario, l’ordine di partenza, cioè il destino, ha recitato un ruolo beffardo, e dopo due giri che hanno richiesto un’appendice alle 6 di questo sabato mattina orima della ripartenza dopo le 9, Rory McIlroy è passato dal record di 63 colpi al 38° posto con uno scarto funesto di ben 17 colpi nel giro di 24 ore. Roba da Guinness, visto che siano da queste parti. L’ex vincitore Steve Cink non potrà invece baciare l’argenteo trofeo mentre al comando si è issato inaspettatamente, con uno score-record di 12 colpi sotto il par dopo 36 buche, un sudafricano – Louis Oosthuizen, che in passato non aveva passato il Cut 7 volte su 8, arrivato fin qua per una serie di passaggi fortunati e l’olii de gumbat, l’olio di gomito come se dis a Milan…

Leggere e riflettere per credere.. In primavera il 27enne sudafricano non aveva ancora una posizione di classifica sufficiente per giocare i majors, ma vincendo in Spagna la settimana avanti al Masters il suo primo open europeo è entrato fra i primi 50 al mondo riuscendo a staccare il ticket per Augusta. Questa sua incredibile storia è emblematica “sul golf che atterra e suscita” potrebbe avere addirittura un finale miracolistico. Perché forse sfugge un particolare: parte per il 3° giro con ben 5 colpi di vantaggio sul secondo, e 8 su Tiger Woods che volente o nolente rimane la pietra di paragone quale numero uno mondiale e vincitore delle ultime edizioni sull’Old Course, nel 2000 e 2005.

“Mai visto un Major dove con 5 colpi sotto il par quasi non si entra fra i primi 10”, aveva avvertito Tiger Woods, fiutando l’atmosfera da giallo, chiamando in causa gli scores discriminanti della prima giornata favoriti da condizioni di gioco particolarmente felici del mattino per alcuni, mentre i venti e gli scrosci di pioggia del pomeriggio avevano reso la vita difficile ad altri, fra cui i fratelli Molinari.

La reazione di Tiger è stata invece di rabbia quando alle 3.45 di venerdì i corni acustici hanno segnalato l’interruzione per i forti venti, circa 40 miglia all’ora, che facevano ballare le palline sul green. Dopo aver già incassato due bogey, Tiger non ha completato il colpo, ha alzato con superbia i tacchi verso la club house seguito da Villegas e Justin Rose nonostante fosse raccomandato ai giocatori di stare nei pressi. La gara è ripresa dopo un’ora e mezzo, lo scenario è mutato, ecco che è diventato un altro Open per tutti, addirittura un incubo non prevedibile per McIlroy il quale ha cominciato con 4 bogey alle prime 9 buche e chiuso con 80, uno dei peggiori punteggi della giornata, certamente il peggiore fra i primi 64 bigs. Ma questo è il golf, prende e dà in eguale misura e difficilmente il 21enne di Belfast difficilmente riuscirà a rimettersi in sella e a vincere il suo primo major. E a quel punto farà il tifo per il suo compagno più grande dell’Ulster, quel Graeme McDowell col quale ha giocato la World Cup che ha segnato il trionfo dell’Italia targata Molinari, e che partito in sordina la prima giornata si è portato al 6° posto. Vuoi che dopo aver dominato il campo tremendo dell’Us Open Championship non possa uscire vinctore alla fine da questa lotteria scozzese, a meno che la dea bendata continui a sostenere il 27enne leader sudafricano, il Luisone dagli smisurati padiglioni auricolari.

Con la regia di Hichkock, l’Open ha premiato dunque Oosthuizen arrivato zitto zitto il primo giorno alle spalle di McIlroy ,quando tutti guardavano solo all’impresa di questo enorme talento dagli score esplosivi, come l’indimenticabile e recente 62 che gli ha permesso nell’ultimo giro di saltare uno sbigottito Mickelson a Quail Hallow, e di vincere la sua prima gara in America, e la seconda in assoluto dopo quella dell’inverno scorso negli Emirati che ne fece la nuova star di cui si sentiva bisogno. Ha premiato però la d.b. i suoi sacrifici del giorno successivo, sveglia alle 4 del mattino per essere sul tee di partenza alle 6.41, un’alba umida e ventosa tragica per molti ma per lui incredibilmente luminosa e favorevole. Schivando la pioggia e infilandosi nei venti contrari, ha chiuso col miglior score di giornata (-5, 7 birdies e 2 boges) assieme all’antico americano Mark Calcavecchia che era sul tee di partenza già alle 6, senza rispetto per i suoi 50 anni. Trade-Mark è il golden oldie, il grande vecchio annata n.139 della gara che affonda le radici nel tardo 800, sogna di ripetere le gesta di Tom Watson che a Turberry, la scorsa estate, sfiorò il 6° titolo. Calcavecchia ha messo 5 birdie, senza nessun errore, ma il più bravo sui green è stato certamente il grande matador del golf. Miguel Angel Jimenez ne ha piazzati ben 8, con 3 errori, un maiuscolo -5 dopo un giro iniziale modesto e che fa tornare alla mente la recente fortunata galoppata di Parigi che partì proprio nel 2° giro per arrivare alla fine a soffiare la vittoria nell’Open de France a Francesco Molinari e al suo probabile erede, malaguenho come lui, Alejandro Canizares che sta facendo bene anche qui e si è portato al 3° posto dove c’è il coreano “Jei-Jei” (Jin Jeong) che ha messo la sua firma sul palmares del British Amateur dopo quella di Manassero che vinse l’anno scorso a Turnberry la Silver Medal come miglior dilettante.

Sparito il John Daly della prima giornata (-7), quello che tolse beffardamente a Costantino Rocca il British Open del ’95, il successo dei successi, non hanno dato dato segnali altri yankee molto attesi, in primis il vincitore dello scorso anno, Steve Cink (74) e l’ex vincitore dell’US Open Championship Lucas Glovers (76). Phil Mickelson il quale firmato il Masters emozionale di quest’anno non ha avuto fortuna a Pebble Beach, si è salvato a fatica dal taglio (73 71), idem l’ambizioso inglese Ian Poulter che prometteva di vincere quest’anno un major grazie ai miracolsi ferri Aruba e al vezzo di considerardi un elegantone-punk.. Fra gli svedesi, Robert Karlsson si è risollevato ma il migliore è Peter Hanson nel gruppone del 6° posto dove bisogna fare tanto di cappello al 18enne Jin Jeong, il coreano che oggi è davanti al Matteo Manassero dello scorso anno il quale dopo aver vinto il British Championship da amateur ha subito fatto bene in quello maggiore, ma non era certo al 3° posto . Attenti al gruppone del 7° posto, con di giocatori consumati fra i quali oltre a Jimenez, McDowell, Canizares, Hanson c’è un’altra vecchia volpe come Retief Goosen e non sono da buttar via tre americani come Lehman, O’Hair e Barnes.

Open poco fortunato più che viale del tramonto per Tom Watson, Predag Harrington, Paul Lawrie, deludenti Ernie Els, Furyk, Ogilvy, Tim Clark mentre Angel Cabrera sconta ancora la grande generosità della dea bendata nel permettergli di vincere il Masters del 2009. Fra i giovani mancano all’appello Carl Schwartzel, due volte vincitore questa stagione nell’Europea Tour, Rhys Davies e l’inglese Chris Wood 5° e 3° nelle ultime due edizioni.
Defilati dagli onori delle cronache i fratelli Molinari, fra le principali vittime dei voltafaccia del tempo, anche se nonostante lo score pesante nel funesto venerdì (76 colpi) Edoardo alla fine giocherà i due giri finali, e liberato potrà magari togliersi qualche soddisfazione e confermare il suo 19° posto mondiale. Edoardo deve ringraziare il promettente 69 della prima giornata, il miglior score nel suo breve excursus nei majors. Era addirittura 82° dopo aver chiuso le prime 36 buche, anche se via via è arrivato al 58° e poi al 52° quando sabato mattina si è completata la selezione e si sono salvati anche Montgomerie e Luke Donald.

Il secondo giro di Francesco detto “Compact” è stato invece la fotocopia del primo, è uscito con l’unico birdie di giornata, magra consolazione perché la frittata era fatta: bogey alla 2, 13, 15, doppio bogey alla famigerata buca 17, oltre il 140° posto e poi il 119° finale, seconda “bocciatura” nel primo anno in cui come 30° al mondo può giocare tutti i quattro tornei del grande slam. Un vero peccato, questo è forse il contraccolpo della delusione di Madrid e soprattutto Parigiche: l’anno passato a Turnberry l’aveva visto fra i protagonisti, con il 13° posto finale certamente la molla per il suo primo Top Ten nell’Us Pga in Minnesota.

Edoardo Molinari fresco vincitore dello Scottish Open affrontava un esame delicato per entrare nella squadra di Ryder Cup, ha pagato le tensioni e gli sforzi di Loch Lemond. Nella prima giornata era salito a -4 alla 14 , ma chiuso al 30° posto (69), nella seconda ha tenuto per 9 buche, i 4 bogeys nelle seconde 9 gli hanno tagliato le gambe . Una giornata sbagliata non significa un Open sbagliato.

Adesso per i fratelli del golf scatta l’”operazione recupero” per non perdere l’autobus per la Ryder Cup dei primi d’ottobre. Per Francesco un peccato tornare a casa proprio quando la maglia europea sembrava a portata di mano. Edoardo ha avuto uno scarto imprevisto, non aveva giocato bene al Masters, ultimamente ha speso molto per arrivare il più in alto possibile. Ma bisogna fargli un monumento ai due nostri fratelli nazionali e alla piccola federazione che ha creato quel piccolo fortunato contesto dove si può credere che siano figli del boom, mentre si potrebbe azzardare anche il ragionamento contrario. Questo open non è più golf è diventato un sabba, e puzza di zolfo l’exploit di Luis Oosthuizen, una storia degna della lampada di Aladino.

Classifica dopo 2 giri : 1° 132, -12: Louis Oosthuizen (Saf, 65 67), 2° 137, -7: M.Calcavecchia (Usa, 70-67), 3° 138,-6: P.Casey (Usa, 69 69), L.Westwood (Gb, 67 71), A.Canizares (Spa, 67 71), J.Jeong (Cor, am, 68-70), 7° 139 -5 MA Jimenez (Spa, 72 67), G.McDowell (Nir, 71 68), R.Goosen (Saf, 69 70), T.Lehman (Usa, 71 68), R.Barnes (Usa, 68 71), P.Hanson (Sve, 66 73), S.O’Hair (Usa 67 72).

Seguono: 14°, 140, -4:T.Woods (Usa, 67-73); 28° 142,-2: J.Daly (Usa), A.Scott (Aus, 72 70), A.Quiros (Spa, 72 70); 38° 143, -1: L.Glover (Usa, 67 76), R.McIlroy (Nir, 63 80); 43° 144, par: P.Mickelson (Usa, 73 71), I.Pooulter (Gb, 71 73), S.Cink (Usa, 70 74); 56° 145 +1: E.Molinari (Ita, 69 76), L.Donald (Gb, 73 72), C.Montgomerie (Sco, 74 71); 69° 146 +2: C.Schwartzel (Saf, 71 75), M.Kuchar (Usa), S.Kjeldsen (Den).

Cut:, 88° 148 +4: R.Davies (Wal, 73 75), E.Els (Saf, 69 79), T.Watson (Usa; 99° 149, +5: B.Curtis (Usa, 76 73), A.Cabrera (Arg, 73 76), C.Wood (Gb, 70, +7 alla 15), M.Weir (Can, 73 +4 alla 15); 108° 150 +6: J.Furyk (Usa 72 73), G.Ogilvy (Aus, 72 78), P.Harrington (Irl, 73 77); 119°, 151 + 7: F.Molinari (Ita, 74-77), S.Lyle (Sco, 75 76), P.Lawrie (Sco, 69-82), T.Clark (Saf, 71 80).

Gli italiani: 56° 145, +1 E.Molinari (69-76), 119° 151, + 7 F.Molinari (74-77).