Crisi

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Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.

La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi.

La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura.

È nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie.

Chi supera la crisi supera se stesso senza essere “Superato”.

Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e da più valore ai problemi che alle soluzioni.

La vera crisi, è la crisi delle’incompetenza.

L’inconveniente delle persone e delle Nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie d’uscita.

Senza la crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia.

Senza crisi non c’è merito.

È nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lieve brezze.

Parlare di crisi significa incrementarla e tacere nella crisi è esaltare il conformismo, invece, lavoriamo duro.

Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla.

Albert Einstein

Audizione sul Documento di Economia e Finanza 2012

Governo dei tecnici? Ecco cosa ne pensa la Corte dei Conti. Di seguito un paio di passaggi.

L’urgenza del riequilibrio dei conti si è tradotta, pertanto, inevitabilmente nel ricorso al prelievo fiscale, forzando una pressione già fuori linea nel confronto europeo e generando le condizioni per ulteriori effetti recessivi indotti dalle stesse restrizioni di bilancio. Con un consistente depauperamento dei benefici attesi e con il rischio di ricorrenti ma non risolutivi adeguamenti dell’intensità delle manovre correttive.

Il pericolo di un corto circuito rigore/crescita non è dissipato nell’impianto del DEF 2012-2015, impegnato a definire il profilo di avvicinamento al pareggio di bilancio in un arco di tempo molto breve. La ristrettezza dei margini temporali, imposti dalle intese europee, complica infatti la realizzabilità di una strategia di politica economica nella quale si compongano le esigenze di riequilibrio del bilancio con quelle della ripresa economica, affidata alle riforme strutturali.

[…]

In altri termini, ancorchè obbligato, il pareggio di bilancio conseguito con queste modalità appare un equilibrio meno virtuoso. Con un alto livello di entrate e di spese pubbliche – oltre che con un’inflazione in rapida risalita – la compressione del reddito disponibile di famiglie e imprese non può che tradursi nella caduta della propensione al consumo e all’investimento.

Ecco il documento completo.

Su quali spalle pubbliche grava davvero il pareggio di bilancio. | noiseFromAmeriKa

attribuibile a quella manovra è pari a 21,430 miliardi

via Su quali spalle pubbliche grava davvero il pareggio di bilancio. | noiseFromAmeriKa.

Baaaaang

Ridaglie …

Chiudiamole!