La Valdichina è malata. Di stress ambientale.

di Enrico Campana

La Valdichiana soffre di uno“stress ambientale” preoccupante. Dati alla mano, è la vera “pecora nera” del territorio senese nonostante la cappa dell’inquinamento – comunque sotto la soglia di molte realtà italiane – risparmi un paio di comuni del suo comprensorio per i quali l’“effetto serra” è ancora da atolli polinesiani.

A questa conclusione, un pre-allarme (molto serio) che cozza con possibili progetti-pilota per valorizzare un territorio di altissimo potenzialità per il turismo, gli stili di vita, l’enogastronomia, si arriva sfogliando le pagine di SPIn-Eco, lo Studio di Sostenibilità realizzato nel 2006 dall’Università di Siena per la Provincia e finanziato dalla Fondazione MPS. “Si tratta – si argomenta – di un territorio con alta presenza di attività industriali e caratterizzata da densità di popolazione maggiore di quella provinciale” (precisamente 95 abitanti per km2 contro 66, quindi quasi un terzo maggiore). Maggior densità significa un sempre maggior carico di “veleni” nell’atmosfera.“Questo significa – si conclude – che il consumo di energie non rinnovabili è 14 volte quelle rinnovabili, con un indice di 14,29 maggiore rispetto al 10,65 della provincia”.

In questo territorio a sud di Siena confinante con l’Umbria e il Lazio non c’è stato fino ad oggi sullo spinoso problema una vera presa di coscienza collettiva, amministratori in testa (e parlo anche dei cugini della costola aretina, forse ancora più esposta) per frenare i consumi di energie non rinnovabili e cercare di recuperare, con progetti avveniristici in chiave di sviluppo ed economia verde, il tempo perduto, ridare …ossigeno all’ambiente e risparmiare. Da parte sua la nuova Giunta Regionale si è fatta portabandiera della cosiddetta Green Economy, ma si procede con tentennamenti, con la spada di Damocle di un ambientalismo diviso (Legambiente è favorevole, contrari invece gruppi locali spontanei che alzano barricate, come ad esempio è successo per gli impianti di biomasse a Sinalunga e nella vicina Castiglion Fiorentino (ex zuccherificio Seci-Eridania). Ed essere sotto la scure dei tagli del Governo (piano di stabilità) dovrebbe sciogliere i nodi con tavoli di concertazione, e c’è anche la querelle del nucleare.

Oltre alla “vocazione industriale”, come denunciò il professor Bacci dell’Università di Siena in un recente convegno sulle Rinnovabili tenutosi a Sinalunga, in alcune zone l’inquinamento è aggravato da un traffico intenso (soprattutto di veicoli pesanti) ormai insostenibile, citando il caso dello snodo Autosole-Superstrada. In particolare la situazione dell’arteria di collegamento fra A-1 e quella che porta alla superstrada Siena-Grosseto e all’Autopalio – e riceve poi il traffico proveniente dall’aretino – che consente i 110 di velocità contro i 90 del tratto da Siena a Firenze. E alimenta anche il Co2.

Oltre alle emissioni (“sopra le nostre teste gravano 6 milioni di tonnellate di veleni”, precisò il puntuto studioso senese) adesso – udite, udite! – si affaccia però anche il problema dell’inquinamento acustico, e la popolazione si lamenta di un nuovo fenomeno: il rumore. E un rombo persistente e a volte assordante quando aumentano i flussi a determinate ore si leva dall’asfalto e raggiunge fino ai punti più alti dei bei Colli della zona, come quello di Rigomagno dove un tempo regnava la pace.

Inoltre c’è il costo per lo sviluppo dell’economia commerciale che si concentra ormai su grandi complessi e aree di consumo a spese del negozio e della bottega tradizionale. Il problema più grosso? Il traffico dell’uscita del casello di Valdichiana si è moltiplicato con l’apertura dell’Outlet di Foiano che ha dichiarato di aver avuto circa 4 milioni di clienti nell’ultimo anno. I veicoli arrivano principalmente dall’Autosole, specie nei fine settimana , aggravando ulteriormente lo stress ambientale. Si scarica traffico sul lembo di territorio senese di Bettolle per fare acquisti in quello aretino di Foiano, in tutto in un tratto di 2-3 chilometri che ha portato più problemi che benefici al territorio senese, afferma la gente inviperita perché l’uscita del casello è come una giostra..

La Valdichiana per destino è terra soggetta ciclicamente alla necessità di bonifiche bibliche. Da quella del Fossombroni, per rendere fertili acque acquitrinose e malsane che trasformò la Valdichiana in una zona agricola fra le più rinomate, si è passati alle soglie di un “allarme rosso” per il problema dell’inquinamento ambientale sottovalutato. Questo problema si è trasferito però nel corso di un secolo dalla terra all’aria, ma sempre con ricadute pericolose sulle acque, sui pozzi, su tutto l’ecosistema. Ovviamente questi fattori hanno un costo sulla salute. E in che misura?

A proposito dell’”aspettativa di vita” in questo territorio, siamo tuttavia di fronte a tue tesi opposte. Quella ottimistica espressa dal sindaco di Sinalunga in una conferenza stampa di mesi fa quando motivando lo stop all’impianto di Biomasse in località Le Persie sbandierò uno studio per il quale in questa Valdichiana-Sangrilà si vive più a lungo che altrove. C’è anche una tesi “catastrofista” emersa casualmente in una puntata di un rotocalco di approfondimento di Teleidea, Ztl, dedicato a un’incredibile storia: la realizzazione di ben due golf a 18 buche, quindi di grandi dimensioni, circa 200 ettari totali, nel raggio di 10 chilometri fra Manzano, comune di Cortona, e Castiglion Fiorentino. Progetti che gravano su una zona agricola siccitosa, come denunciato dal consigliere provinciale di Rifondazione Comunista che si oppone al progetto facendosi paladino degli agricoltori.

Secondo Luciano Meoni, il coraggioso consigliere-tribuno del Comune di Cortona che ha lasciato il centro-destra per correre da isolato e che dopo un libro-denuncia sulla malagestione dei Comuni e le infiltrazioni mafiose nella Valdichiana ha presentato un esposto alla Procura aretina riguardante le modalità e le cifre di vendita delle Terme di Manzano a un’immobiliare off-shore caraibica per realizzare un golf e complesso residenziale tipo multiproprietà. Queste terme realizzati con soldi della Comunità Europea sono state demolite in questi giorni senza essere mai state aperte!. Il suo coraggio è messo a dura prova, gli hanno avvelenato l’amato cane lupo, non mette becco sul progetto di riqualificazione di Castiglion Fiorentino ma sottolinea che i terreni agricoli della zona sono considerati “i più inquinati d’Europa” da uno studio della Comunità Europea pubblicato dal Sole 24 Ore.

Tornando al territorio chianino di marca senese, l’impatto dell’”effetto serra” risulta più aggressivo anche per la riduzione delle aree boschive e i terreni da pascolo, per cui l’ammortizzatore naturale è sempre più debole, attorno al 30 per cento, e bisogna cambiare in fretta strada. Le rinnovabili però non sono tutto, bisogna create un piano d’azione articolato, a vasto raggio con tutte le parti in commedia.

Chiudo offrendo ai nostri lettori la classifica del grado di assorbimento nei vari comuni della Valdichiana senese delle emissioni nocive. Il parametro è l’indice-provincia di 2,84, soglia sotto la quale si è “peccatori”. Ogni singola collettività e amministrazione potrà quindi avere argomenti ben documentati dall’Università per riflettere e capire chi è fra i virtuosi e chi inquina, e regolarsi di conseguenza magari con un progetto di consorzio collettivo: 6,30 Torrita, 6,26 Chianciano, 6,21 Sinalunga, 5,78 Chiusi, 5,64 Montepulciano, 0,25 Cetona, 0,19 Sarteano, – 1,49 Trequanda, -2,19 San Casciano Bagni.

Chiaramente il patrimonio boschivo è alla base dell’ecosistema perfetto dei due comuni “sotto zero”, virtuosi o modello che dir si voglia. Ormai purtroppo tutti i comuni tranne San Casciano e Trequanda presentano tracce in misura diversa di “degradazione”, e viene rimarcato che “Chianciano, Chiusi, Sinalunga e Torrita presentano valori di biocapacità molto basse”. E di conseguenza siamo di fronte a “un elevato deficit biologico”.

Chi vuole contribuire a questo mio impegno, può inviare una e-mail (encampana@alice.it) o contattarmi sul 334-3366303

Golf, le giuste nozze fra Toscana e Verona

“Golf, cosa non si fa per te…”. Questo lo slogan che tiene a battesimo la quinta edizione del Salone Italiano del Golf di Verona dal 5 al 7 febbraio, ed è un modo per cercare di capire l’effetto derivante dai grandi risultati internazionali dei giocatori azzurri e soprattutto quale spinta potrà arrivare sul breve e medio termine per questo sport come investimenti, ricerca, progetti, economia, turismo, promozione, innovazione e altri aspetti. E definire concretamente quale sarà sul piano pratico il grado dello slancio e della fiducia, quali gli orientamenti degli imprenditori, l’aspettativa della domanda e offerta e gli eventuali investimenti nel contesto di un momento economico non facile. Ma nelle ultime edizioni, grazie al trasferimento di questo evento a Verona che ha già espresso un potenziale interessante, è balzato in primo piano un Made in Italy di qualità, orientato a competere sui mercati internazionali, rappresentato anche quest’anno da un centinaio di aziende e marchi sempre più numerosi, con un 20 per cento circa di turn over. Non si tratta solo di aziende ma anche piccoli artigiani ricchi di inventiva e di coraggio e si può trovare il meglio dallo spillo (tee) alle sabbie per realizzare un campo da golf in grado di abbassare i costi di manutenzione.

Chi e come investirà dunque nel golf?. E’ questa la domanda ricorrente che avrà un risposta al termine di un evento che non si limita all’aspetto del commerciale imponendosi come un contenitore ricco di spunti, di iniziative, incontri, sorprese e che interessante chiave strategica per lo sviluppo del golf vede scendere in campo anche la Federazione Italiana che presenterà col suo presidente prof. Franco Chimenti il Progetto Scuola.

Se il ministero del Turismo guarda con interesse al golf e promette in futuro incentivi per la realizzazione di campi a 18 buche per creare flussi importanti grazie al clima, alle città d’arte e l’enogastronomia, gli altri paesi non stanno però a girare i pollici. E’ molto ambito infatti l’italico turista-golfista. La concorrenza viene dal nord-Africa, e oltre alla Tunisia quest’anno debutta al Salone il Marocco che grazie alle presenze nei mesi invernali ha creato un turismo di notevoli flussi da tutto Europa riuscendo grazie al golf a rinnovare l’intera flotta aerea nazionale, la Royal Air Marocco, che pesca passeggeri fra i golfisti negli scali del nord e centroeuropei…

Immediata e variegata la risposta italiana e se Jesolo offre con Adritica Invest un’oasi golfistica di architettura moderna, ecocompatibile, come buon investimento per assicurarsi clienti stranieri, alcune regioni si stanno attrezzando per parare la concorrenza e trattenere questa fetta di mercato. Quest’anno fa capolino per la prima volta l’Emilia Romagna che punta sulla famiglia con un strategia tipica della sua gente alla base del boom senz fine della Riviera Adriatica, e Mariavittoria Andrini presenta domenica 6 febbraio un libro-guida dal titolo” 52 domeniche di golf in Emilia Romagna, descrivendo i 23 Club affiliati alla Federazione Italiana Golf con la mappa del campo, gli score, i servizi offerti, le buche più belle, complete dei consigli di gioco dei maestri del Golf Club di riferimento e curiosità.

“La vera novità – spiega l’autrice – sta nell’accostamento golf-turismo, un binomio sempre più solido negli ultimi anni.”. Grande attenzione perciò viene riservata dunque al coinvolgimento della famiglia, per catturarla e unirla con spunti turistici e golosità oltre che lo sport.

Si ripete anche quest’anno l’Operazione Toccaferro. Niente che fare con la superstizione, si tratta della rassegna delle principali novità nel campo dell’attrezzo , oggi supertecnologico, aerodinamico, più resistente e che a detta di un mito del golf quale Gary Player ha rivoluzionato e livellato questo sport rendendolo più popolare.

“Il Salone del golf – così Lorenzo Pitirra, direttore dell’evento di Veronafiere protagonista delle nozze con Golf Town ideatrice di questa novità protagonista dell’italico boom, spiega l’iniziativa promozionale – apre tradizionalmente la stagione del golf in Italia, quale migliore opportunità dunque per scoprire le novità, prendere confidenza con proposte sempre più sofisticate e magari acquistare la prima sacca completa da gioco?. Offriamo infatti non solo alle grandi marche e ai migliori negozi italiani una ribalta unica, e il contatto diretto con la clientela ma soprattutto ci aspettiamo l’arrivo di molti appassionati. E fra questi specie i giovani colpiti certamente dai grandi successi dei fratelli Molinari e dall’esplosione di Matteo Manassero, il golden boy locale, avranno la possibilità di venire a Verona da soli , con gli amici o la famiglia per conoscere il golf ma anche soggiornare in una città bellissima e ospitale grazie a pacchetti turistici favorevoli studiati con l’Associazione Albergatori per chi vuole abbinare golf e turismo. E’ una occasione da prendere al volo per provare la propria abilità, con la possibilità di tornare a casa avendo già una prima impostazione di gioco grazie a un putting green con ben 14 postazioni e oltre 1000 metri quadrati aperto a tutti e teatro anche di gare e di Masters, oltre a mini clinic giornalieri e i preziosi consigli dei maestri della Federazione che in questa edizione metterà l’accento sul Progetto Scuola in fase d’avvio”

L’area espositiva con 150 stand sarà di circa 8 mila metri quadrati, l’origine toscana di Golftown assicura un 10 per cento di aziende di questa regione impegnata in vari settori, come la EzGo di Lucca (importatore ufficiale di golfcar americane), gli aretini Gallorini (Cashmere), Raspini (argenti) e “Paolo 90” di Foiano (copri bastoni e borse in pelle) e “La Bottega del Gusto” di Angiolino Berti con le sue 240 marmellate che ha creato per l’occasione “Angeli” a sostegno dell’impegno sociale di Life Inside per il recupero e la ricerca dei ragazzi con difficoltà di comunicazione. E l’etichetta avrà il contributo speciale di un grande artista toscano, Mauro Capitani. Il soggetto saranno due angeli, “creature” spirituali oggetto di grande attualità.


Nelle foto Angiolino Berti de “La Bottega del Gusto” al Salone del Golf di Verona ed. 2010. Nella foto al centro Angiolino Berti assieme alla nota conduttrice Eleonora Daniele fondatrice dell’associazione Life Inside, mentre nella terza foto Angiolino con il Campione di Golf Matteo Manassero.

Il costo del biglietto è di 10 euro scontato del 50 per cento per i soci del Touring Club, mentre ingresso libero per i giovani sotto i 14 anni. Un presidio della Federazione promuove il golf per tutti offrendo i propri maestri per l’avviamento e la conoscenza a questo sport tramite la propria struttura regionale veneta.

Assume sempre maggiore importanza anche la parte mondana col gala di sabato 5 febbraio ad inviti per la consegna del Golf Town Award, gli attesissimi oscar annuali del golf che non guardano solo al campione e al campionismo ma anche altri aspetti, e scende nuovamente in campo la madrina Eleonora Daniele con la sua associazione Life Inside. Quest’anno si aggiunge anche un momento culturale con un premio speciale dedicato a Davide Bisagno che verrà assegnato venerdì 4 febbraio. L’idea è stata promossa dall’avvocato Marco Bisagno, il maggior collezionista di golf d’Europa, che ha dato vita alcun i anni fa al Museo Privato Bisagno dove sono esposti migliaia di pezzi fra attrezzi e palline. La chiusura del Salone è prevista lunedì 7 febbraio con la mattinata riservata alle scuole, ai circoli e ai maestri.

Non mancheranno altre sorprese, questo appuntamento del resto è anche un buon portafortuna , da qui meno di un anno fa Matteo Manassero spiccava il suo fantastico volo con una conferenza stampa che sembra già un documento di valore “storico”.

Per dettagli, programmi, informazioni, prenotazioni e accrediti cliccare sul sito www.saloneitalianogolf.it. e su Dot.golf notizie sulle attività e iniziative degli espositori.

Verona, 10 gennaio 2011

A cura: Ufficio Stampa e comunicazione (www.saloneitalianogolf.it, email: encampana@alice.it, mob.:347-6382109, 334-3366303)

Sinalunga “spaccata” sulle biomasse

Inchiesta di Enrico Campana (Prima parte)

SINALUNGA. Questa è una storia che esce dal seicento, quello delle pagine di Cervantes e del Manzoni, e quindi sembra il canovaccio ideale per il teatro popolare di Monticchiello, dove si scontrano con un insolito scontro fra Don Chisciotte, Don Rodrigo e Don Abbondio . Di ciascun dei duellanti vedremo solo alla fine quale nobiltiate si parrà, è certo che l’accesa querelle arriverà la mattina di sabato 25 settembre fin sul palco del teatrino di Sinalunga, purtroppo con un anno (buono non direi…) di ritardo. E sotto il pungolo di un supercomitato che s’ispira a Don Chisciotte.

Il Mulino a vento in questo caso è l’impianto a biomasse progettato in zona Le Persie. Il Comune ha cercato in extremis di riprendere in mano la situazione varando un interessante convegno al Ciro Pinsuti con vari esperti sul tema.

La cosa ha tutta l’aria di una risposta paludata, dal titolo quanto mai amletico “Energie rinnovabili, più luci che ombre?” Quel punto interrogativo solleverà altri dubbi, altre polemiche, il nodo è difficile da sciogliere: sarà un sì o un no? Chi vince, chi capitola? Finirà con un referendum tardivo dopo 400 lunghi giorni? Giorni altalenanti, caratterizzati da incontri ufficiali, tre conferenze di servizi, incoraggiamenti, slanci e brusche frenate, l’istruzione delle pratiche dei progettisti dell’Azienda Agricola Valdichiana, il placet già incassato da parte dei numerosi organismi di controllo territoriali competenti, e cioè le varie Usl, Arpat, Vigili del Fuoco, Servizio vincolo idrologico della Valdichiana, Genio Civile, Enel e Provincia di Siena.

Quando Sinalunga è stata invasa da volantini di protesta, la voce del sindaco (e Deputato del Monte, due ruoli difficili da conciliare), si è levata stizzita “questo è un chiaro esempio di processo alle intenzioni, perché non siamo quelli che vogliono avvelenare la gente”, ha denunciano alla Nazione, sentendosi bersaglio di un attacco frontale: ”La ragionevole e lecita preoccupazione degli abitanti non può venire strumentalizzata soltanto a fini di lotta politica”.

E’ chiaro che il Comune ha sposato la linea dettata dalla Regione in materia di green-economy. Un capitolo aperto anni fa dal governo Prodi e ampliato da Berlusconi con incentivi e (troppa…) semplificazione burocratica, per cui teoricamente è possibile con una semplice DIA (in questo caso mai presentata, e non c’è nemmeno la lettera d’obbligo per l’inizio dei lavori), avviare un progetto con possibili ricadute sull’ambiente e sulla salute.

“L’impianto – al quale il sindaco Botarelli su Repubblica ha pure riconosciuto una sua validità – è inserito in un piano di miglioramento della Provincia, è sotto il megawatt, stiamo parlando di energie rinnovabili e di emissioni cento volte sotto il limite previsto, e ha il via libera di Arpat, Asl e Vigili del Fuoco. Anche volendolo non potrei fermarlo. Se lo facessi compirei un abuso e il privato avrebbe titolo per chiedermi i danni”.

L’azione in stile donchisciottesco pratica e psicologica sembra però aver creato tentennamenti con possibili inversioni. Il sì iniziale è diventato nel frattempo un nì, l’ultima parola – credo – spetterà alla Provincia competente in materia di emissioni e fumi e già inizialmente favorevole. L’azione martellante dei comitati si fa sentire, ma da Siena e Firenze non si vuole spegnere l’interesse per questa green economy. E difatti nel “convegno paludato” di sabato mattina aperto a tutti (bravi, bene, bis) il Comune di Sinalunga giocherà il jolly dell’Ecocard “e dell’Ecosportello, una banca dati che offre informazioni e assistenza fiscale e burocratica per progetti eco-compatibili dal punto di vista energetico per riqualificare la propria abitazione o azienda”.

Prima però di attrarre investimenti in questo settore, bisognerà trovare adesso una soluzione per questa pratica, che da scontata è diventata scottante. Non era stato così il primo approccio, all’inizio di agosto del 2009, quando si fece avanti l’Azienda Agricola Valdichiana, località Le Persie, distante un chilometro dal Centro Commerciale, pronta a investire in un impianto di biomasse, come in tante altri parti d’Italia. E’ stato così, altrimenti il sindaco non avrebbe parlato più volte di fattibilità, magari con una smorfia sulla bocca. Senza voler accendere nuove polemiche, il rappresentante degli imprenditori conferma però di aver avuto “il via libera” fin dalla prima riunione esplorativa col sindaco e la giunta. Guarda caso, non c’era però il vicesindaco, entrato in scena più tardi, uomo forte, con due deleghe pesanti, attività produttive e ambiente: perché aspettare tanto, si chiede la gente?

Su questo progetto abbiamo voluto essere documentati a 360 gradi, in senso trasversale. Niente libero convincimento, quello spetterà ai giudici se si andrà al Tar. Vinca il migliore, se c’è, in questo intrico.

A Bettolle piace il rock del cantautore

Giudicare questa sfida è come scegliere fra un giro in vespa nel paesaggio toscano con la propria ragazza sul sellino e salire invece su una potente moto da cross sullo sterrato, due mezzi diversi, due emozioni differenti e un unico denominatore: professionalità, e ci dite poco?

Così Enrico Campana de Il Cittadino Online racconta le sue impressioni su questa sfida disputatasi ieri sera sul palco del Pop Art Music Contest organizzato dal Prestige Bar di Bettolle. Leggi tutto l’articolo su www.ilcittadinoonline.it.

Andrea Pinsuti sul palco del Pop Art Music Contest (Prestige Bar - Bettolle)

Andrea Pinsuti sul palco del Pop Art Music Contest (Prestige Bar - Bettolle)

Golf, che crollo McIlroy !

Nel 139° British Open il giovane irlandese da 63 a 80 colpi in 24 ore, fra vento e pioggia spunta a sorpresa (-12) il 27enne sudafricano Luis Oosthuizen, 2° il 5oenne Calcavecchia. Tiger Woods bloccato. Spine per i Molinar: Edoardo passa in extremis il taglio, bocciato Francesco (+7).Il 18enne coreano Jeong (3°) meglio di Manassero l’anno scorso

Servizio di Enrico Campana

ST.ANDREWS – La saga della Casa del Golf, arsenico e vecchi merletti, e la mano beffarda del golf ben sintetizzata nella locuzione che descrive questo sport come una lotta dell’uomo contro il campo, non contro l’avversario.

Come nel rocambolesco US Open Championship di un mese fa sui links a picco sul Pacifico e la spiaggia di Monterey, l’influenza del campo e degli elementi della natura e del cielo hanno caratterizzato le prime due rocambolesche giornate di St.Andrews. Ovvero il luogo sacro e intrigante dove il golf ha codificato le regole di questo gioco che i scozzesi si attribuiscono e che, mi ostino a ricordare, è arrivato con Giulio Cesare, si chiamava Paganica il diversivo dei soldati del grande condottiero,fu adottato dalla casa reale degli Stuart solo nel 1500. In questo scenario, l’ordine di partenza, cioè il destino, ha recitato un ruolo beffardo, e dopo due giri che hanno richiesto un’appendice alle 6 di questo sabato mattina orima della ripartenza dopo le 9, Rory McIlroy è passato dal record di 63 colpi al 38° posto con uno scarto funesto di ben 17 colpi nel giro di 24 ore. Roba da Guinness, visto che siano da queste parti. L’ex vincitore Steve Cink non potrà invece baciare l’argenteo trofeo mentre al comando si è issato inaspettatamente, con uno score-record di 12 colpi sotto il par dopo 36 buche, un sudafricano – Louis Oosthuizen, che in passato non aveva passato il Cut 7 volte su 8, arrivato fin qua per una serie di passaggi fortunati e l’olii de gumbat, l’olio di gomito come se dis a Milan…

Leggere e riflettere per credere.. In primavera il 27enne sudafricano non aveva ancora una posizione di classifica sufficiente per giocare i majors, ma vincendo in Spagna la settimana avanti al Masters il suo primo open europeo è entrato fra i primi 50 al mondo riuscendo a staccare il ticket per Augusta. Questa sua incredibile storia è emblematica “sul golf che atterra e suscita” potrebbe avere addirittura un finale miracolistico. Perché forse sfugge un particolare: parte per il 3° giro con ben 5 colpi di vantaggio sul secondo, e 8 su Tiger Woods che volente o nolente rimane la pietra di paragone quale numero uno mondiale e vincitore delle ultime edizioni sull’Old Course, nel 2000 e 2005.

“Mai visto un Major dove con 5 colpi sotto il par quasi non si entra fra i primi 10”, aveva avvertito Tiger Woods, fiutando l’atmosfera da giallo, chiamando in causa gli scores discriminanti della prima giornata favoriti da condizioni di gioco particolarmente felici del mattino per alcuni, mentre i venti e gli scrosci di pioggia del pomeriggio avevano reso la vita difficile ad altri, fra cui i fratelli Molinari.

La reazione di Tiger è stata invece di rabbia quando alle 3.45 di venerdì i corni acustici hanno segnalato l’interruzione per i forti venti, circa 40 miglia all’ora, che facevano ballare le palline sul green. Dopo aver già incassato due bogey, Tiger non ha completato il colpo, ha alzato con superbia i tacchi verso la club house seguito da Villegas e Justin Rose nonostante fosse raccomandato ai giocatori di stare nei pressi. La gara è ripresa dopo un’ora e mezzo, lo scenario è mutato, ecco che è diventato un altro Open per tutti, addirittura un incubo non prevedibile per McIlroy il quale ha cominciato con 4 bogey alle prime 9 buche e chiuso con 80, uno dei peggiori punteggi della giornata, certamente il peggiore fra i primi 64 bigs. Ma questo è il golf, prende e dà in eguale misura e difficilmente il 21enne di Belfast difficilmente riuscirà a rimettersi in sella e a vincere il suo primo major. E a quel punto farà il tifo per il suo compagno più grande dell’Ulster, quel Graeme McDowell col quale ha giocato la World Cup che ha segnato il trionfo dell’Italia targata Molinari, e che partito in sordina la prima giornata si è portato al 6° posto. Vuoi che dopo aver dominato il campo tremendo dell’Us Open Championship non possa uscire vinctore alla fine da questa lotteria scozzese, a meno che la dea bendata continui a sostenere il 27enne leader sudafricano, il Luisone dagli smisurati padiglioni auricolari.

Con la regia di Hichkock, l’Open ha premiato dunque Oosthuizen arrivato zitto zitto il primo giorno alle spalle di McIlroy ,quando tutti guardavano solo all’impresa di questo enorme talento dagli score esplosivi, come l’indimenticabile e recente 62 che gli ha permesso nell’ultimo giro di saltare uno sbigottito Mickelson a Quail Hallow, e di vincere la sua prima gara in America, e la seconda in assoluto dopo quella dell’inverno scorso negli Emirati che ne fece la nuova star di cui si sentiva bisogno. Ha premiato però la d.b. i suoi sacrifici del giorno successivo, sveglia alle 4 del mattino per essere sul tee di partenza alle 6.41, un’alba umida e ventosa tragica per molti ma per lui incredibilmente luminosa e favorevole. Schivando la pioggia e infilandosi nei venti contrari, ha chiuso col miglior score di giornata (-5, 7 birdies e 2 boges) assieme all’antico americano Mark Calcavecchia che era sul tee di partenza già alle 6, senza rispetto per i suoi 50 anni. Trade-Mark è il golden oldie, il grande vecchio annata n.139 della gara che affonda le radici nel tardo 800, sogna di ripetere le gesta di Tom Watson che a Turberry, la scorsa estate, sfiorò il 6° titolo. Calcavecchia ha messo 5 birdie, senza nessun errore, ma il più bravo sui green è stato certamente il grande matador del golf. Miguel Angel Jimenez ne ha piazzati ben 8, con 3 errori, un maiuscolo -5 dopo un giro iniziale modesto e che fa tornare alla mente la recente fortunata galoppata di Parigi che partì proprio nel 2° giro per arrivare alla fine a soffiare la vittoria nell’Open de France a Francesco Molinari e al suo probabile erede, malaguenho come lui, Alejandro Canizares che sta facendo bene anche qui e si è portato al 3° posto dove c’è il coreano “Jei-Jei” (Jin Jeong) che ha messo la sua firma sul palmares del British Amateur dopo quella di Manassero che vinse l’anno scorso a Turnberry la Silver Medal come miglior dilettante.

Sparito il John Daly della prima giornata (-7), quello che tolse beffardamente a Costantino Rocca il British Open del ’95, il successo dei successi, non hanno dato dato segnali altri yankee molto attesi, in primis il vincitore dello scorso anno, Steve Cink (74) e l’ex vincitore dell’US Open Championship Lucas Glovers (76). Phil Mickelson il quale firmato il Masters emozionale di quest’anno non ha avuto fortuna a Pebble Beach, si è salvato a fatica dal taglio (73 71), idem l’ambizioso inglese Ian Poulter che prometteva di vincere quest’anno un major grazie ai miracolsi ferri Aruba e al vezzo di considerardi un elegantone-punk.. Fra gli svedesi, Robert Karlsson si è risollevato ma il migliore è Peter Hanson nel gruppone del 6° posto dove bisogna fare tanto di cappello al 18enne Jin Jeong, il coreano che oggi è davanti al Matteo Manassero dello scorso anno il quale dopo aver vinto il British Championship da amateur ha subito fatto bene in quello maggiore, ma non era certo al 3° posto . Attenti al gruppone del 7° posto, con di giocatori consumati fra i quali oltre a Jimenez, McDowell, Canizares, Hanson c’è un’altra vecchia volpe come Retief Goosen e non sono da buttar via tre americani come Lehman, O’Hair e Barnes.

Open poco fortunato più che viale del tramonto per Tom Watson, Predag Harrington, Paul Lawrie, deludenti Ernie Els, Furyk, Ogilvy, Tim Clark mentre Angel Cabrera sconta ancora la grande generosità della dea bendata nel permettergli di vincere il Masters del 2009. Fra i giovani mancano all’appello Carl Schwartzel, due volte vincitore questa stagione nell’Europea Tour, Rhys Davies e l’inglese Chris Wood 5° e 3° nelle ultime due edizioni.
Defilati dagli onori delle cronache i fratelli Molinari, fra le principali vittime dei voltafaccia del tempo, anche se nonostante lo score pesante nel funesto venerdì (76 colpi) Edoardo alla fine giocherà i due giri finali, e liberato potrà magari togliersi qualche soddisfazione e confermare il suo 19° posto mondiale. Edoardo deve ringraziare il promettente 69 della prima giornata, il miglior score nel suo breve excursus nei majors. Era addirittura 82° dopo aver chiuso le prime 36 buche, anche se via via è arrivato al 58° e poi al 52° quando sabato mattina si è completata la selezione e si sono salvati anche Montgomerie e Luke Donald.

Il secondo giro di Francesco detto “Compact” è stato invece la fotocopia del primo, è uscito con l’unico birdie di giornata, magra consolazione perché la frittata era fatta: bogey alla 2, 13, 15, doppio bogey alla famigerata buca 17, oltre il 140° posto e poi il 119° finale, seconda “bocciatura” nel primo anno in cui come 30° al mondo può giocare tutti i quattro tornei del grande slam. Un vero peccato, questo è forse il contraccolpo della delusione di Madrid e soprattutto Parigiche: l’anno passato a Turnberry l’aveva visto fra i protagonisti, con il 13° posto finale certamente la molla per il suo primo Top Ten nell’Us Pga in Minnesota.

Edoardo Molinari fresco vincitore dello Scottish Open affrontava un esame delicato per entrare nella squadra di Ryder Cup, ha pagato le tensioni e gli sforzi di Loch Lemond. Nella prima giornata era salito a -4 alla 14 , ma chiuso al 30° posto (69), nella seconda ha tenuto per 9 buche, i 4 bogeys nelle seconde 9 gli hanno tagliato le gambe . Una giornata sbagliata non significa un Open sbagliato.

Adesso per i fratelli del golf scatta l’”operazione recupero” per non perdere l’autobus per la Ryder Cup dei primi d’ottobre. Per Francesco un peccato tornare a casa proprio quando la maglia europea sembrava a portata di mano. Edoardo ha avuto uno scarto imprevisto, non aveva giocato bene al Masters, ultimamente ha speso molto per arrivare il più in alto possibile. Ma bisogna fargli un monumento ai due nostri fratelli nazionali e alla piccola federazione che ha creato quel piccolo fortunato contesto dove si può credere che siano figli del boom, mentre si potrebbe azzardare anche il ragionamento contrario. Questo open non è più golf è diventato un sabba, e puzza di zolfo l’exploit di Luis Oosthuizen, una storia degna della lampada di Aladino.

Classifica dopo 2 giri : 1° 132, -12: Louis Oosthuizen (Saf, 65 67), 2° 137, -7: M.Calcavecchia (Usa, 70-67), 3° 138,-6: P.Casey (Usa, 69 69), L.Westwood (Gb, 67 71), A.Canizares (Spa, 67 71), J.Jeong (Cor, am, 68-70), 7° 139 -5 MA Jimenez (Spa, 72 67), G.McDowell (Nir, 71 68), R.Goosen (Saf, 69 70), T.Lehman (Usa, 71 68), R.Barnes (Usa, 68 71), P.Hanson (Sve, 66 73), S.O’Hair (Usa 67 72).

Seguono: 14°, 140, -4:T.Woods (Usa, 67-73); 28° 142,-2: J.Daly (Usa), A.Scott (Aus, 72 70), A.Quiros (Spa, 72 70); 38° 143, -1: L.Glover (Usa, 67 76), R.McIlroy (Nir, 63 80); 43° 144, par: P.Mickelson (Usa, 73 71), I.Pooulter (Gb, 71 73), S.Cink (Usa, 70 74); 56° 145 +1: E.Molinari (Ita, 69 76), L.Donald (Gb, 73 72), C.Montgomerie (Sco, 74 71); 69° 146 +2: C.Schwartzel (Saf, 71 75), M.Kuchar (Usa), S.Kjeldsen (Den).

Cut:, 88° 148 +4: R.Davies (Wal, 73 75), E.Els (Saf, 69 79), T.Watson (Usa; 99° 149, +5: B.Curtis (Usa, 76 73), A.Cabrera (Arg, 73 76), C.Wood (Gb, 70, +7 alla 15), M.Weir (Can, 73 +4 alla 15); 108° 150 +6: J.Furyk (Usa 72 73), G.Ogilvy (Aus, 72 78), P.Harrington (Irl, 73 77); 119°, 151 + 7: F.Molinari (Ita, 74-77), S.Lyle (Sco, 75 76), P.Lawrie (Sco, 69-82), T.Clark (Saf, 71 80).

Gli italiani: 56° 145, +1 E.Molinari (69-76), 119° 151, + 7 F.Molinari (74-77).

Passa da Bettolle la storia dello sport

Calcio. Ma non solo…

Questo libro è la storia di un torneo di calcio in notturna, ma rivedendo le foto in bianconero e color seppia scelte per la documentazione, la luce artificiale rischiara i volti ma anche le parole ed è bello partecipare al gioco.

Vorrei essere Pier Lambicchi con la sua vernice magica per far rivivere chi l’ha fondato, gestito, giocato, animato, nobilitato, portato avanti per molti anni questo torneo che si è autocaricato nel tempo come una dinamo fino a costruirsi, lustro dopo lustro, la sua piccola importante mitologia domestica. E fonte anche di una letteratura schietta e divertente, tipicamente da cronaca sportiva, dagli inizi fino alla sua mutazione genetica, la trasformazione nell’ultima fase in una scuola di calcio giovanile.

Mi torna in mente una bellissima pellicola americana ambientata in un college americano che descrive come lo sport venga utilizzato da un professore illuminato, controcorrente, per rompere gli schemi ipocriti dell’insegnamento, la letteratura e poesia formale, per ridare a tutti quanti i giovani, dal colto all’inclita, una libertà espressiva autentica. Ma soprattutto per insegnargli questa “pratica”: corri, calci, passa, colpisci, ragiona, divertiti, mettiti alla prova, e dunque sei.

Guardo intensamente, con interesse, i volti delle foto che Massimo Tavanti è riuscito a recuperare con certosino lavoro d’archivio, e mi sembrano vibrare, come se volessero raccontare qualcosa. Un bisogno che sento anch’io. Forse per pura suggestione mi arriva all’orecchio il “Carpe Diem” latino, l’Attimo Fuggente che sento venire da lontano, penetra nei corpi e nelle menti, e restituisce le imprese della “meglio gioventù” di anni andati, forse rimpianti, comunque importanti.

E’ un soffio forte, come quello di certe giornate in cui il vento s’infila fra gli alberi e il sibilo sembra un messaggio in codice che condensa agonismo, lealtà, partecipazione, difesa della propria bandiera, della propria identità, divertimento, anche se magari poi uno sbotta davanti a questo “spessore” e la butta sul ridere. “Sai quella volta senza quel maledetto arbitro si vinceva…”.
Appassionava Bettolle il torneo del gran turco perché una volta fiorivano le spighe, poi è fiorito il cemento. Era anche l’appuntamento più atteso dei dintorni che per alcuni anni geograficamente sono stati confini molto estesi dato il successo. Il torneo si dava la giusta importanza, e contribuiva a creare un certo costume paleo o pre-professionistico. Qualcuno infatti per desiderio di rivalsa metteva mano al portafogli affittando addirittura il nocciolo duro di squadre di categoria temprate al successo per mettergli sopra la maglia dello sponsor o del mecenate locale.

Era anche il sogno calcistico di mezza estate, e qualcuno sotto le stelle delle notti profumate di giugno, quelle della lavanda, della menta e dell’iperico in fiore probabilmente durante una rimessa laterale voltandosi indietro per raccattar la palla ha incontrato lo sguardo della sua futura “lei”. Perché, ripeto, dentro la “cancha” di terra battuta che spellava ginocchi nelle cadute, si muoveva dietro il pallone, come l’aquilone al vento, la “meglio gioventù” che si potesse desiderare sul mercato: sana, forte, pronta a dare tutto, e qualche ciuffo svolazzante che alle ragazze faceva venire strane voglie.

E’ stato, questo appuntamento, lo specchio di 2-3 generazioni, sicuramente della società locale dentro quella italiana come l’autore fa bene a ricordare. Un errore dei gazzettieri di sport è di raccontare l’evento sportivo fuori dal contesto, certe notizie, certi momenti colpiscono tutti, i calciatori mica sono robot. Alcune edizioni sono ricordate giustamente per gli eventi di quell’annodel nostro paese, sicuramente come dello sbarco sulla Luna o della vittoria del mondiale di calcio se ne parlava sul campo o negli spogliatoi aspettando l’inizio delle notturne. Rifletteva insomma i momenti del calendario, anche i più terribili, le sue tensioni ma anche le aspirazioni della gente del tempo con i suoi invidiabili sogni borghesi che oggi hanno lasciato posto al gruppo, al branco, allo smarrimento, o a quel certo nonsochè che nemmeno i sociologi riescono a spiegare.

Dalla camicia a maniche corte, i sandali, il taglio all’umberto, a spazzola, ai capelloni e ai figli dei fiori. Dai pantaloni a zampa d’elefante a quelli coi risvolti a quel gabardine beige che faceva “fico”, fino al jeans strappato al gel al tatuaggio. Dal chinotto, l’aranciata amara, la cedrata Tassoni fino all’happy hour, al low cost, al lat minute agli amici (sic) di Facebook. Ma questo stridente cambiamento non ha contribuito a estinguere una tradizione che sembrava ciclica, interminabile. Invece è lì fra le pagine, solo sopita. In sonno come si dice di certe cose importanti che riposano nei cassetti, poi un giorno uno li ritrova e vede che sono ancora attualissime.

In ogni caso ha fatto parte della storia di ragazzi che diventavano adulti, di adulti che diventano nonni, di una cittadina che assumeva un aspetto urbanistico diverso, un po’ da periferia, che cercava le proprie radici attraverso altre manifestazioni della propria collettività: attraverso i presepi, la rievocazione storica.

E il calcio, dov’è finito questo calcio primordiale?. Beh, non gli è forse che negli anni di internet e di pay tv è possibile sentirsi parte attiva di quel grande barnum che è il calcio di Murinho, Totti, Del Piero, Balottelli e Kakà?. Magari a volte è solo una bugiarda e grottesca rappresentazione, ma aiuta a sentirsi dentro la comunità. Siccome un filosofo greco ha detto che tutto scorre e più tardi un filosofo italiano ha sostenuto anche che tutto torna è possibile che questo libro riesca a far tornare un giorno quella sana voglia matta di calcio estivo, in notturna.

C’è bisogno di tornare alla semplicità di tornare al dialogo fra vicini, ma anche pensare in chiave di integrazione con tutta questa babele di razza attorno che ci sgomenta e che ci attira se è vero come è vero il ruolo educativo svolto a suo tempo dallo sport negli Stati Uniti, se pensiamo al collante che il basket ha avuto nella società afroamericana o il baseball ai tempi delle grandi immigrazioni europee, quando polacchi, italiani, ucraini, russi, portoricani, cinesi si passavano velocemente la pallina senza bisogno di spiaccicare parola.

E allora quando quel momento tornerà, bisognerà ripartire dal racconto che l’autore ha messo assieme e tenuto in caldo, con la capacità professionale che lo distingue, forte anche dalla sua ben nota passione sportiva a tutto tondo. Diarista e dirigente di calcio, soprattutto autorevole presenza locale di riferimento in virtù di conoscenza, educazione, rispetto altrui, e con un senso della diplomazia impeccabile come i suoi baffetti.

Di fronte a certe cose che sembrano piccole la mia curiosità giornalistica fortunatamente non si è assopita in tanti anni dedicata allo sport, prima come penna di punta della Gazzetta dello Sport e successivamente in altre esperienze utilissime. Sì utilissime a rinsaldare il mio entusiasmo e la mia gratitudine nei confronti di quello che Gianni Brera, grande maestro, definiva Eupalla dea del calcio.

Certe scoperte, certi recuperi, o “rinvenimenti storici” che sembrano archeologia di poco valore posso invece essere testimonianza di civiltà, di una capacità di creare a vari livelli, anche in ambito sportivo, una società migliore. Ho letto in questo caso di dirigenti geniali, come il Tempra Aniello, il commendatore, il Fantocci Angelo con quel suo buffo cognome da gerarca, il Boricchi Francesco che funge da editore del volume. Grazie a loro e ad altre figure importanti, è stato ad esempio realizzato in casa un impianto d’illuminazione che oggi un club sportivo dilettantistico-amatoriale non si potrebbe permettere, saltando tanta burocrazia inutile. Sono stati loro a muovere mosso le acque, non si spaventavano davanti a nulla, lo sport era soprattutto la certezza di essere, fare, divertirsi, sfidarsi e sfidare.

La micro-realtà qual è Bettolle è riuscita dunque a entrare nella storia per vocazione nel pensare in grande, dalla bonifica di Leonardo e del Fossombroni alle due soste di Garibaldi, la prima drammaticissima per farsi medicare dopo la sconfitta di Mentana e raggiungere con Anita la Pineta di Ravenna, dalle contemplazioni del duca Leopoldo, ancora rimpianto per la sua politica agraria, dagli archi della sua bella dimora dove a settembre faceva pranzo e cena stendendo l’occhio verso i campi e Montepulciano, fino agli studi del maestro della zootecnia Ezio Marchi.

Insomma, da queste parti il genius loci è vivo e vegeto, e hanno sviluppato i bettolini – c un po’ i toscani del Nord, una ne fanno e cento ne inventano – . idee che con internet sarebbero arrivate anche allora al centro del mondo. Ma credo che questo recupero sportivo-storico e anche dignitosamente “letterario” dal titolo intrigante e cabalistico, il 37, oltre a far capire il “come eravamo” e a rispondere al quesito “dove stiamo andando?” si rilancia l’idea ludica dei tornei estivi quale forma di un locale beach-soccer, vetrina di giocatori in via d’affermazione e valvola di sfogo del calcio, tanto che questa mia idea proporrò al dottor Fini del museo del calcio e anche ad caro amico Antonello Valentini direttore della Federcalcio chiedendogli di segnalarla naturalmente al suo presidente Abete. Farò lo stesso con Giancarlo Antognoni che da quel personaggio unico, meraviglioso nella sua intatta genuinità, la sera dello spareggio per la A fra Perugia e Fiorentina, le sue due ex squadre, ha accettato di parlare di calcio agli amici di Bettolle. Questo significa che conosceva certamente il posto, gli avevano parlato del torneo.

Aspettiamo dunque dopo l’uscita del libro di leggerlo anche su internet. Qui si narra infatti di un gruppo sportivo, la gloriosa Polisportiva Tempora che pensando in grande ma senza boria, umile e laboriosa quanto una formichina, è riuscita addirittura ad avere nelle sue fila – come pochi sanno – personaggi leggendari del Pantheon dello sport azzurro. Quando stava per nascere il ciclismo da copertina e tramontava quello eroico di Bottecchia e Girardendo, Gino Bartali si allenava su queste erte verdissime, e dentro la fornace di Bettolle gli avevano concesso una stanza nella quale teneva le sue bici e le gomme della sua rivendita. Non sapevo di questa “bettolinità” del Ginettaccio nazionale, come non sapevo affatto che due glorie massime dello sci azzurro, Celina Seghi e Zeno Colò, avessero lasciato la montagna pistoiese per scendere nell’ex palude etrusca. Ma mica per soldi, ma perché allora le società sportive serie in Italia si contavano sulle dita di una mano. E la Polisportiva Tempora era una di queste.

Calcio. Ma non solo…

a cura di Enrico Campana

Quando il doping è una marmellata

A Monteroni, piccolo comune del senese, dal 2 al 9 agosto il torneo internazionale di tennis famoso al mondo per coccolare le giocatrici e portarle ai vertici della classifica le giovanissime

Da Monteroni (Siena), servizio di ENRICO CAMPANA

Il giorno che un regista vorrà fare un film sulle wild card, certamente si rifarà a Sliding Doors, quelle porte che si aprono e chiudono a scatto e simboleggiano il timing beffardo della fortuna e il suo rovescio. L’incidenza della fortuna, nel caso di Monteroni, è di primaria importanza se questo è uno dei rari tornei, se non l’unico, a vantare nell’albo d’oro due reginette ammesse nel tabellone grazie alla wild card, due toscane che vanno per la maggiore Alexia Virgili e Corinna Dentoni.

Questo fatto ha portato sul piccolo ed coraggioso circolo della val d’Arbia, che riesce a coprire senza affanni un budget di 50 mila euro, anche una ventata di sana scaramanzia, e quando venerdì sera 1° agosto si sorteggeranno i tabelloni il primo colpo d’occhio andrà alle quattro fortunate di questa 7.a edizione del torneo femminile. Un vero unicum nel mondo dello sport che ha guidato la riscossa organizzativa della Toscana, regione importante del tennis della quale resta l’indiscussa prova clou, se non altro per l’incredibile ascesa in soli 6 anni, due campionesse vere regalate al ranking, l’altoatesina Knapp (fermata per un’aritmia sulla via di Pechino, che lascerà il posto alla Mara Santangelo) e la russa Kleybanova che ha giocato alla pari con Venus Williams a Wimbledon; ma come ignorare, poi, le molte cose che succedono nei giorni del torneo e il fatto che la prova nasce in un contesto di un piccolo comune della Valdarbia, anche se Monteroni è ormai attaccata a Siena che da parte sua guarda con simpatia ogni buona iniziativa del suo territorio, specie se si tratta di sport.

La trama per la scelta delle tre wild card che può indirizzare le due finaliste che si giocheranno sabato 9 agosto la finale esce da una rigida e consolidata impostazione da parte della Federazione di mettere in circolo plasma giovane; significa favorire, spieghiamo meglio, il ricambio generazionale e gettare nel mare magnum dei tornei professionistici le nostre ragazzine per vedere se sanno nuotare. Nessun concetto spartano ma un sano” buon senso” ha invece indirizzato stavolta le scelte dei tecnici federali i quali hanno optato su un trio di poco più che 20enni le quali, per una ragione o per l’altra, infortuni, studio, scelte di vita e sport poco convinte, non sono riuscite a tradurre finora in giusta moneta il buon talento.

Un discorso a parte quello di Romina Oprandi da Berna, una delle due italo-elvetiche in tabellone (l’altra è Lisa Sabino di Lugano, anch’essa molto attesa in questa sua terza partecipazione al torneo che è ormai diventato una favola); la carriera di Romy, un tipo spiritoso, si è interrotta bruscamente all’inizio del 2007 quando, n.46 al mondo, stava per consolidare la sua scalata. E’ stata fuori un anno e mezzo, non ha scelto di rientrare a Monteroni per la ben nota passione degli oroscopi e del gioco, anche se questo, hanno detto quelli di Sky, è il torneo-fortunello per antonomasia, leggere l’albo d’oro; non c’è piuttosto pressione dentro i cancelli del CT Match Ball, ambiente familiare, servizi molto professionali, non comandano le ragioni dello sponsor, il pubblico è vicino alle giocatrici, viene al tennis spesso con tutta la famiglia, dopo cena, per divertirsi e stare al fresco e non per criticare; e il livello è quello giusto per capire quale può essere il proprio domani, come è stato per la Knapp e la Kleybanova che da Monteroni – si diceva – hanno preso il volo per il grande tennis.

(Nella foto la tennista Romina Oprandi)

Fanno ben 7 le partecipazioni invece per Giulia Gatto Monticone, “miss fedeltà” del torneo assieme a Gianna Doz, la croata che ha avuto a sua volta in extremis una wild card d’affetto per le qualificazioni. Torinese talentuosa (il suo rovescio ambidestro anticipato è davvero un colpo unico) che proprio al CT Match Ball, dove ha raggiunto due volte gli ottavi, ha debuttato 15enne nel 2002 nel circuito mondiale dedicandosi però agli studi (con ottimo profitto) e al tennis praticamente solo d’estate. Quest’anno l’universitaria Giulia, detta “madamina l’aristocratica” per il portamento, ha provato a mettere il capo fuori dall’Italia giocando parecchi tornei in Spagna e Francia; sia tardi o meno per lei l’appuntamento col successo, ha dimostrato di mancare solo di ritmo ed esperienza, basilari nei tornei di fascia alta (nei 25.000 ha perso alla Tevere Remo al 2° turno dalla Gabba e precedentemente a Latina al 1° turno dalla tosta slovena Zec-Peskic), nei 10 mila, dopo un grigio debutto indoor a Grenoble, la sua curva di rendimento è invece cresciuta prova dopo prova: semifinalista al Roma Real (-61 62 con la polacca Korzeniak), a Fuerteventura, Sp. (con la spagnola Rehberger-Bescos) e a Vic, Sp. (-61 63 con Lisa Sabino); finalista nella sua Torino (-60 64 con la kirghisa Palkina); finalmente è riuscita a Imola a vincere il suo primo torneo ITF senza perdere un solo set (+62 61 in finale con la minore delle sorelle Mayr). S’era scritta nelle quali, n.11, la Federtennis le ha offerto la terza wild card della stagione, ultima chance se vuole fare salto di qualità. Un premio giustificato naturalmente anche per i successi nei doppi ad Arezzo e Sabadell con la faentina Quercia.

Quando nei giorni scorsi abbiamo visto che Verdiana Verardi in tabellone a Vienna col n.1 abbiamo pensato quanto fosse stato duro, per lei, rinunciare al torneo preferito, al suo intenso rapporto affettivo col pubblico di Monteroni che l’ha sempre incoraggiata da quando giocò la finale del singolare (persa in 3 set con la Dentoni ), coi ragazzini che le regalavano mazzolini di fiori. E’ tornata nel 2006 e nel 2007 pagando dazio nell’ultima edizione contro l’imbattibile Kleybanova dalla quale perse, com la compagna Pioppo, negli ottavi e nella finale del doppio con la Pioppo. La 20 enne ligure quest’anno presentatasi alle gare più tardi del solito, solo a metà marzo, onorando come al solito col ben noto “braccio d’oro” bertolucciano i tornei inglesi (quarti a Bath) è passata poi da una città all’altra d’Europa con una semifinale a Bucarest, tanti stop nelle qualificazioni e quando ha creduto di avere dalla sua la fortuna, ripescata a Rimini, s’è ritrovata di fronte ancora una volta la sagoma cresciuta della Corinna Dentoni, ormai attorno al n.150 del ranking, e ci ha perso facendo però la solita bella figura (6-4, 6-4). La Federtennis, giustamente, dopo quella di Bari le ha assegnato una seconda wild card in un 25.000 mila dollari, offrendole la spinta decisiva per ancorare livelli più alti; questo guardando agli aspetti motivazionali, i sacrifici della ragazza, la sua sensibilità ma anche il suo gioco spettacolare. Ancora molto ragazzina nonostante i 21 anni, Verdinana ha fatto incetta di tricolori giovanili, e stavolta è di fronte a un esame decisivo.In questo passo delicato avrà davvero bisogno del calore del “suo” pubblico.

La quarta wild card del tabellone principale è convenuta per “contratto” (stipulato nel 2006) fra il Match Ball e il torneo internazionale di Santa Croce vinto da campionesse quali l’argentina Sabatini, la Hingis e la Kurnikova ; la vincitrice (il diritto passa alla finalista in caso di rinuncia) viene premiata da Monteroni con una wild card, nel primo anno la 15enne Palkina ha subito imposto l’alt alla Dentoni fresca detentrice del titolo. Dall’entusiasmo con la quale ha accettato il regalino degli organizzatori, Johanna Konta, inglese di passaporto australiano, una ragazzina seria, ancora senza classifica e con un ottimo bagaglio, conta di sfruttare al meglio questa occasione. Anche lei, come la Knapp potrà raccontare di aver giocato la sua prima gara nel circuito professionistico a Monteroni.Piccole donne crescono è anche la trama di questa singolare storia tennistica trionfo dell’invenzione. Pensate che alla presentazione, all’Enoteca di Siena, il Vaticano del vino, è stata regalata alle giocatrici e agli ospiti una marmellata di susine e lavanda, che si chiama “Il gusto del tennis” creata dallo chef senese Angiolino Berti, una sferzata di energia, altro che doping. In questo spicchio di Toscana dove il tennis è andato in controtendenza, con tanto di encomio del presidente della Federazione Mondiale, l’italico Ricci Bitti, che l’ha raccomandato a Tennis Europe come “format” modello al quale devono tendere tutti i tornei (live score punto dopo punto, dirette web in rete su www.itfmonteroni.com). Si stenta a credere che Monteroni, un puntino sulla carta geografica, abbia un monte-premi maggiore di tornei organizzati a Giacarta, Bucarest, Vienna, Napoli, ma i sogni fra queste dolci colline diventano realtà salvo che per la favorita, che quest’anno è Renata Voracova, n.120 mondiale . Su 6 edizioni del torneo, in programma dal 2 al 9 agosto, la favorita è arrivata in finale una sola volta, e per 3 volte non è arrivata al 2° turno, roba da sortilegio.

(Nella foto Lo chef Angiolino Berti)

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