Stampare con Adobe Photoshop o Adobe Photoshop Elements

Introduzione

Dalla finestra Image Size si possono ricavare tutte le informazioni necessarie relative alla dimensione e alla risoluzione dell’immagine. Si distinguono due sezioni principali:

  • Pixel Dimensions
  • Document Size

In generale la sezione “document size” influenza il file in fase di stampa mentre la sezione “pixel dimensions” influenza le dimensioni dell’immagine quando visualizzata su un monitor.

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L’immagine in esame è stata scattata con una fotocamera da 6.3 milioni di pixels (3072 x 2048 = 6291456 pixels).

Numero totale di pixel, Risoluzione e Dimensione della Stampa

Nella sezione document size, la voce Resolution, rappresenta il numero di pixel per pollice lineare (ppi) e denota la risoluzione digitale in pixel di un’immagine. Anche la risoluzione dei monitor, per esempio, è specificata in ppi: i monitor Macintosh hanno una risoluzione di 72 ppo mentre quelli per PC di solito sono a 96 ppi. Se la risoluzione di un’immagine è di 72 ppi si conteranno 72×72 = 5184 pixel per pollice quadrato; mentre se la risoluzione di un’immagine è di 180 ppi si otterranno 180×180 = 32400 pixel per pollice quadrato. Nel secondo caso la qualità dell’immagine sarà migliore dato che il numero di pixel per pollice è maggiore rispetto alla risoluzione di 72 ppi.

Come sono collegate le due sezioni Pixel Dimensions e Document Size? Per comodità abbiamo impostato l’unità di misura delle dimensioni del documento in pollici (inches). La risoluzione di un’immagine digitale è misurata in pixel per pollice lineare (ppi): nota la larghezza (width), l’altezza (height) e la risoluzione in pixel dell’immagine (nell’esempio 180 ppi), le dimensioni della stampa saranno calcolate come segue:

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Larghezza (inches) = 3072 pixels / 180 ppi = 17.067 inchs

Altezza (inches) = altezza (pixel) / risoluzione = 2048 pixels / 180 ppi = 11.378 inchs

Dato che 1 inch = 2.538 cm la stampa sarà larga 17.067 x 2.538 = 43.3 cm ed alta 11.378 x 2.538 = 28.9 cm.

Dalle formule che abbiamo appena visto ne deduciamo un altro importante concetto: dato il numero dei pixel dell’immagine la dimensione della stampa finale dipende unicamente dalla risoluzione.Per impedire che Photoshop modifichi il numero totale dei pixel occorre deselezionare la voce Resample Image.

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Se aumentiamo la risoluzione la dimensione della stampa finale diminuirà, mentre se stampiamo ad una bassa risoluzione la dimensione della stampa finale sarà maggiore. Chiaramente la qualità della stampa sarà tanto più elevata quanto maggiore è la risoluzione in ppi dell’immagine. Esiste pertanto un trade-off: dato il numero di pixels, maggiore è la dimensione di stampa minore è la qualità perché la risoluzione dell’immagine diminuisce.

Con photoshop possiamo impostare la risoluzione lasciando che sia il software a calcolare la dimensione della stampa finale, oppure possiamo impostare la risoluzione del file digitale lasciando che sia il software a calcolare la dimensione della stampa. Se ad esempio impostiamo una dimensione nel formato classico 10 x 15 cm la risoluzione passa da 180 ppi a 520.20 ppi.

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Prima di mandare un documento alla stampa occorre pertanto decidere la risoluzione del file digitale e di conseguenza la dimensione della stampa finale. Nella tabella che segue sono riportati i formati classici delle stampe fotografiche e la risoluzione da impostare per un’immagine presa sia con una fotocamera da 6.3 milioni di pixel sia con una fotocamera da 6.2 milioni di pixel.

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Come si può osservare dato il numero di pixel totali (6.3 e 3.2 rispettivamente per la IMG 1 e la IMG 2) la risoluzione sarà tanto più bassa quanto maggiore è la dimensione della stampa che vogliamo effettuare e ciò avrà come conseguenza una perdita di dettagli e di nitidezza dell’immagine del suo complesso. Se, per esempio, voglioamo un’immagine con una risoluzione di circa 260 ppi potremmo stampare un 20×30 con la IMG 1 mentre ci dovremmo accontentare di un 12×18 con la IMG 2.

Risoluzione ottimale per la stampa

La regola da seguire consiste nell’impostare la risoluzione tra 1.5 e 2.0 volte la frequenza di retino del dispositivo di stampa. Qualcuno suggerisce di moltiplicare per un valore compreso fra 1 e 2, facendo corrispondere al fattore 1 una stampa di buona qualità mentre il fattore due corrisponderebbe ad una stampa di ottima qualità.

La frequenza di retino è il numero di mezzetinte per pollice lineare ed è misurata in linee (o celle mezzatinta) per pollice lineare (lpi). Le stampanti utilizzano generalmente una frequenza di retino che va da 120 a 150 linee per pollice lineare. La frequenza di retino più diffusa è di 133 lpi e quindi per stampe fotografiche di elevata qualità è consigliabile utilizzare una risoluzione di almeno 1.5 volte la frequenza di retino di 133 e quindi una risoluzione di 267 ppi (è proprio a questa frequenza che vengono stampati la maggior parte dei lavori professionali).

Ricampionamento dell’immagine

Cosa succede se non si dispone del numero di pixel necessari per una stampa a 267 ppi? Supponiamo, per esempio, di aver scattato una foto con la Canon 10D e di voler stampare nel formato 30×45 ad una risoluzione di 267 ppi. Sappiamo che il file in pixel misura 3072 x 2048 e quindi ad una risoluzione di 267 ppi possiamo ottenere al massimo una stampa larga

3072 / 267 = 11.50 inches = 29.22 cm

ed alta

2048 / 267 = 7.67 inches = 19.48 cm

Come ci si può rendere conto 6.3 milioni di pixel non sono sufficienti per una stampa 30×45 ad una risoluzione di 267 ppi. Le schermate che seguono mostrano il ragionamento appena esposto (sono mostrate sia in pollici che in centimetri).

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Dobbiamo “trovare” i pixel mancanti e per fare ciò possiamo chiedere a Photoshop di farlo per noi attraverso il ricampionamento (Resample Image). Determiniamo in primo luogo quanti pixel ci mancano per ottentere la risoluzione di 267.

45 cm = 17.717 inches

30 cm = 11.811 inches

da cui:

Width = 17.717 x 267 = 4730.439

Height = 11.811 x 267 = 3153.537

Abbiamo quindi bisogno di un’immagine di almeno 14.2 milioni di pixels (4730 x 3154 = 14917614.41). Sappiamo quindi che doppiamo “trovare” 8.6 milioni di pixel. Come facciamo? Semplicemente selezionamo il box Resample Pictures, indichiamo le dimensioni in Cm dell’immagine e la risoluzione in ppi, photoshop penserà a tutto il resto:

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Generalmente quando si devono “trovare” dei pixel aggiuntivi per una stampa di dimensioni elevate ad alta risoluzione il modo migliore di procedere è quello di utilizzare il Ricampionamento Bicubico in più più steps di piccole dimensioni anziché ricampionare in uno step soltanto. Questa è una regola empirica che darà certe volte risultati percettibile altre volte, invece, gli effetti di più steps successivi saranno visibili in misura minore rispetto al ricampionamento one shot.

La frequenza del retino delle mezzetinte

Definizioni Le stampanti organizzano i pixel dell’immagine in aree chiamate celle di mezzetinte. Le celle di mezzetinte possono variare da stampante a stampante sia per la loro dimensione sia per il modo in cui sono “riempite”. Il numero di celle di mezzetinte per pollice lineare è chiamato frequenza di retino.

Una stampante in bianco e nero genera le varie sfumature di grigio disponendo su una particolare cella di mezzatinta dei punti che possono essere 1) più o meno grandi o 2) più o meno fitti. Poi è l’occhio umano a percepire dei punti più o meno clusterizzati come di un tono di grigio piuttosto che di un altro. Se la stampante ricorre a punti più o meno grandi si parla di modulazione di ampiezza; se invece la stampante ricorre a punti che sono più o meno numerosi si parla di modulazione di frequenza.

Sfumature di grigio Se la frequenza di retino usato dalla stampante è di 60 celle per pollice lineare (60 lpi) e la risoluzione della stampa è di 300 pixel per pollice lineare (300 ppi), ciascuna cella di mezzatinta misurerà sia in altezza che in larghezza esattamente 300/60 = 5 pixel per un totale di 25 pixel per cella (52). Le sfumature di grigio totali che la stampante sarà in grado di riprodurre in questo caso saranno 26: la prima quando tutti i pixel della cella sono vuoti e poi una sfumatura di grigio in più colorando di nero pixel per pixel fino ad arrivare all’ultima sfumatura che si ottiene quando tutti e 25 i pixel della cella sono riempiti e quindi apparità completamente nera.

A questo punto, conoscendo la frequenza del retino della stampante siamo in grado di calcolare i toni di grigio riproducibili sulla stampa:

Toni di grigio = [Risoluzione della Stampante / Frequenza del retino di mezzetinte]2 + 1

Risulterà evidente quindi come il numero delle sfumature di grigio che siamo in grado di riprodurre con la stampante non sia fisso ma varia in funzione della frequenza del retino di mezzetinte usato nella stampa.

Con Adobe Photoshop è possibile modificare la frequenza del retino delle mezzetinte clicclando sul pultante “screen” della finestra di dialogo “Print with preview” dopo aver scelto “Output” dalla casella di dialogo a discesa.

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Se scegliamo l’opzione “Use Printer’s Default Screens” Photoshop utilizzerà la un retino con la frequenza (l’angolo e la forma) di default predefinita nella stampante.

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Se, invece, vogliamo impostare manualmente la frequenza del retino basta deselezionare “Use Printer’s Default Screens” ed impostare il numero di celle di mezzetinte da stampare per pollice lineare (frequenza di retino); chiaramente più il numero è alto maggiore saranno le sfumature di grigio riproducibili e viceversa.

Se l’immagine che stampiamo è a colori possiamo modificare la frequenza del retino per ogni singolo inchiostro della stampante. Se l’immagine è in bianco e nero questo elenco non sarà disponibile.

5 thoughts on “Stampare con Adobe Photoshop o Adobe Photoshop Elements

  1. Ho trovato molto interessante questa pagina, tuttavia rimango un pò confuso per un paio di affermazioni che mi sembrano forse a causa della mia inesperienza un po in conflitto tra di loro. mI spiego meglio, prima si afferma che le sfumature di grigio che si possono ottenere dipendono dal reciproco della frequenza di retino:

    Toni grigio= (risoluz stampante/ frequenza retino)2 + 1

    da tale formula sembraa che per poter migliorare la qualita di una foto aumentando il numero di toni di grigio riproducibili al momento della stampa bisogna aumentare al massino la risoluzione e diminuire il più possibile la frequenza di retino (lpi); tuttavia verso la fine della pagina si dice che piu è alto il numero di celle di mezzetinte (frequenza di retino) maggiori saranno le sfumature di grigio riproducibili; quest’ultima mi sembra un’affermazione opposta a quella della formula precedente.
    Forse invece l’ultima affermazione si riferisce al fatto che maggiore sarà la frequenza di retino più piccole saranno in proporzione le dimensioni delle celle di mezzetinte, quindi forse la qualità della stampa migliora al diminuire delle dimensioni di queste?…ma se fosse cosi in base alla formula data per ottenere una buona qualità di stampa dovremmo aumentare al massimo la frequenza di retino e diminuire i dpi? rimango confuso, ogni ulteriore chiarimento sarebbe graditissimo grazie.

  2. In realtà c’hai ragione tu! Maggiore è la frequenza del retimo minori sono le sfumature che la stampante può produrre.

    Per ricapitolare, prendiamo la risoluzione come data e diciamo che l’unico grado di libertà è la frequenza del retino:

    1) più è alta la frequenza del retino maggiore sarà il numero di celle e queste saranno a lora volta man mano più piccole; in questo caso le sfumature saranno man mano minori al crescere della frequenza;

    2) se la frequenza del retino è bassa, invece, il numero delle celle aumenterà e saranno man mano più grandi tanto minore è la frequenza del retino; in questo caso le sfumature saranno man mano maggiori al crescere della frequenza.

    Grazie della segnalazione!

  3. Perdonami ancora, ma cerco di chiarirmi le idee con qualche ulteriore regionamento.
    Prendiamo come dici per data la definizione, ovvero sappiamo che in un pollice ci sono mettiamo 300 punti, ora sappiamo che se stiamo guardando una foto troviamo che nella superficie di un pollice quadrato ci sono 90000 punti, ebbene se immaginiamo ora che nel pollice quadrato della nostra foto passi il bordo di un oggetto (grigio scuro esattamente) a meta, con sfondo bianco, in tale situazione se per assurdo ci fosse la frequanza di retino 1 noi avremmo una grandissima capacità di sfumature di grigio ma purtroppo i bordi del nostro oggetto sarebbero inesistenti giusto? o le cose stanno diversamente? continuando nel ragionamento se aumentiamo la frequanza di retino dal valore 1, ciascun quadratino perderebbe in capacità di riprodurre sfumature di grigio, ma man mano che si aumenta la frequenza di retino i bordi del nostro oggetto risultano più definiti. Riassumendo per avere dei buoni bordi marcati nelle foto bisogna aumentare la frequanza di retino, anche se poi la foto passa gradualmente da tonalità di grigio in semplice bianco e nero. Per quel pò che riesco a capire è cosi o forse sto prendendo una cantonata? Sempre sulla stessa scia del ragionamento se vogliamo aumentare la qualità dei bordi mantenendo le sfumature di grigio dobbiamo semplicemente aumentare la risoluzione giusto? grazie nuovamente.

  4. Se la frequenza del retino fosse 1lp avresti che ciascuna cella misurerebbe 300px con 90001 sfumature possibili ma il risultato di stampa, immagino, sarebbe inguardabile e forse anche indistinguibile se non da distanze enormi.

    Il ragionamento che fai potrebbe anche funzionare ma tieni presente che anche la distanza dalla quale osserverai la stampa altererà il modo in cui il tuo occhio percepirà i bordi e le sfumature: questi sembreranno più o meno definiti, marcati o uniformi – oltre che in funzione della frequenza del retino – a seconda della distanza da cui si osserva la stampa.

  5. Pingback: Photoshop: la fastidiose “bande” delle sfumature (parte 3) | C 10R s.a.s. di Chiara de Caro & C.