Andava dall’amante con l’auto del Comune – La Nazione – Siena

Andava dall'amante con l'auto del Comune – La Nazione – Siena.

Anche Maurizio Botarelli, sindaco della città che ha dato i natali a Rosy Bindi, è stato infatti iscritto nel registro degli indagati nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Montepulciano. Anche per lui l’accusa è di peculato d’uso ai danni della stessa amministrazione. Il primo cittadino avrebbe usato l’auto del Comune per uso personale: almeno una decina di viaggi effettuati con l’auto del Comune di Sinalunga da Botarelli nel Lazio. Viaggi fatti, a quanto emerge dalle indagini, per scopi privati e non istituzionali. Ora anche un dipendente del suo Comune è finito sotto accusa per le stesse motivazioni.

Panda del Comune “a luci rosse”: dipendente pubblico la usava per appartarsi con l’amante a Lucignano e scatta la denuncia – La Nazione – Arezzo

Panda del Comune "a luci rosse": dipendente pubblico la usava per appartarsi con l'amante a Lucignano e scatta la denuncia – La Nazione – Arezzo.

Un amore clandestino, un marito tradito, un funzionario comunale e un’auto di servizio. Quattro elementi che fanno saltare un matrimonio e trascinano nei guai un dipendente pubblico, ora indagato per peculato.

Lui è un cinquantenne dipendente del Comune di Sinalunga: e usava la Panda dell’amministrazione per incontrarsi con l’amante e poi appartarsi in appartamenti offerti da amici compiacenti. Gli incontri avvenivano a Lucignano, a un tiro di schioppo da Sinalunga.

Il marito geloso ha messo alle calcagna dei due un detective aretino, Carlo Nencioli della Falco Investigazioni, che ha scoperto la tresca. Risultato una richiesta di separarazione e una denuncia di peculato d’uso.

Il comune a luci rosse della campagna senese | CinelliColombini

Il comune a luci rosse della campagna senese | CinelliColombini.

Come si fotografa il paesaggo?

La mia intervista su Radio Rai 1 del 15 giugno 2013. Clicca qui per ascoltare l’intervista

Michele Berti Photography – Paesaggio tra ideale e reale

Michele Berti Photography – Paesaggio tra ideale e reale.

Per l’uomo la realtà è ciò che è possibile ed il reale è il risultato di un processo che trova nell’ambiente la materia prima sulla quale l’uomo lavora, per produrre il territorio che diventa, eventualmente, “il o un paesaggio”. Il paesaggio non è una costruzione materiale, ma la rappresentazione ideale di quella costruzione creata dallo sguardo condizionato da mediatori peculiari. È proprio lo sguardo che gioca un ruolo fondamentale. Guardare non è vedere ma interpretare. Guardiamo fisiologicamente tutti la stessa cosa, ma non la guardiamo nella stessa maniera. I prodotti dello sguardo non sono quindi una fotocopia della realtà perché ognuno ne farà una sintesi diversa a seconda dei propri contesti di riferimento. Il risultato di questa sintesi è per me il paesaggio ideale, una ricerca sulla forma e sul colore dove l’uomo è quasi sempre assente ma ben visibili sono i segni che lascia. Estrarre un frammento per significare il tutto

Io e Franco

con il mio Maestro Franco Fontana a Torino, in occasione della inaugurazione della mostra “Quelli di Franco Fontana”

io ed il m io maestro Franco

io ed il m io maestro Franco

Ma è ritoccata?

Riflessioni semi-serie su quanto di vero ci sia in una fotografia

È successo sicuramente anche a voi. Mostrate una vostra fotografia ed il vostro interlocutore quasi incredulo vi pone la fatidica domanda: ma è ritoccata?

Ma cos’è una fotografia “ritoccata”? Letteralmente ritoccare (o più volgarmente “fotoscioppare”) significa toccare di nuovo oppure modificare, correggere, migliorare. Ritoccare significa quindi manipolare.

La manipolazione è l’insieme delle operazioni, di natura prevalentemente manuale, occorrenti per la preparazione di un prodotto formato di diversi ingredienti (fonte: Treccani). Già questa definizione ci aiuta ad inquadrare la questione, tuttavia, poichè si tira in ballo anche il concetto di “ingrediente” vale la pena spendere qualche momento per capire di cosa stiamo parlando. Sempre dal dizionario treccani per ingrediente si intende, “In genere, ogni sostanza che entra nella composizione o formazione di un miscuglio, o, in senso più ampio, nella fabbricazione di prodotti alimentari e farmaceutici, o di liquori, profumi, nella preparazione di vivande, condimenti, ecc.: gli i. di una ricetta, di una salsa, di un dolce, di un aperitivo, ecc. In senso fig., ciascuno degli elementi con cui si tende a ottenere un determinato effetto, e in partic. i motivi, i temi, gli accorgimenti per lo più convenzionali con cui si possono costruire opere letterarie, narrative o di teatro, film, spettacoli e sim., di facile realizzazione e destinati soprattutto a compiacere i gusti del pubblico: i soliti i. del romanzo giallo, dei film d’avventura“. Esistono quindi vari tipi di ingredienti, alcuni hanno caratteristiche fisiche ben definite (sostanze) altri, invece, sono intangibili (ingredienti in senso figurato). In fotografia ci interessano entrambi, naturalmente.

Stando alla definizione appena data la fotografia analogica, dunque è per definizione un prodotto manipolato già a cominciare dalla scelta della pellicola e questo vale sia nella fotografia a colori che in quella in bianco e nero. È indubbio, infatti, che la scelta di un tipo di emulsione piuttosto che un’altra produrrà un risultato diverso dalla realtà. Avete mai provato a scattare la stessa fotografia con una Fuji Velvia 50 e con un Kodak Portra? Se si, il risultato è lo stesso? Naturalmente no e quale dei due è più “reale” dell’altro. Nessuno dei due.

Ma supponiamo ora che esista soltanto un unico tipo di emulsione disponibile, un mondo completamente standardizzato dove l’unica pellicola disponibile diventa l’unità di misura per confrontare realtà fotografica con il mondo reale. Scattata la nostra fotografia dobbiamo svilupparla. A beneficio di chi non ha dimestichezza con la camera oscura è bene rammentare che esistono innumerevoli tipi di sviluppi diversi, ognuno con caratteristiche proprie e di conseguenza ciascuno di questi restituirà un risultato diverso. Ma anche qualora fosse disponibile un unico tipo di sviluppo a seconda di come viene “lavorata” la pellicola in camera oscura il risultato sarà variabile. Qual è quindi la combinazione pellicola-sviluppo che restituisce una realtà fotografica uguale al mondo reale? Nessuna, non esiste.

Ma spingiamoci oltre e supponiamo adesso che esista una sola pellicola ed 1 solo sviluppo. Anche qua un mondo completamente standardizzato su una coppia emulsione-sviluppo che diventa ancora una volta l’unità di misura per confrontare realtà fotografica con il mondo reale. Qualcuno dovrà pure stamparla questa foto? E come la stampiamo? Su quale carta? Quanto la esponiamo nell’ingranditore? Insomma, anche qua le variabili che entrano in gioco sono tantissime ed il risultato finale sarà una stampa che è il risultato dell’interpretazione che ha voluto dare il fotografo (o lo stampatore).

Davanti ad una scena che vogliamo fotografare non esiste quindi una fotografia, ma una molteplicità di interpretazioni ciascuna delle quali porterà ad un risultato diverso. Esistono tante realtà fotografiche e (forse) una sola realtà.

Nella fotografia digitale le cose non cambiano di molto. Cambia soltanto il metodo di lavoro: tutto quello che è stato scritto per la fotografia analogica vale anche per la fotografia digitale. Cambia la tecnica, non si modifica però la sostanza tant’è che le soluzioni offerte dai moderni software di trattamento delle immagini sono interamente mutuate dalla camera oscura analogica. E non sono d’accordo con chi sostiene che nella fotografia digitale questo processo di manipolazione sia più facile. Non è affatto facile, è molto tecnico e richiede altrettanta perizia di quanta sia richiesta nella camera oscura tradizionale.

Fin qua ci siamo occupati però di questioni tecniche. Se queste non vi hanno convinto possiamo tirare in ballo anche aspetti più filosofici. In fotografia il tema dell’immagine specchio della realtà è stato lungamente dibattuto ed è ormai pacifico che la fotografia è bugiarda per sua natura. Per questo però vi rimando a Smargiassi nel suo “Un’ autentica bugia. La fotografia, il vero, il falso“.