Lo spazio colore ProPhoto RGB

La maggior parte delle macchine fotografiche digitali professionali permette di scegliere lo spazio di colore con cui scattare, segnatamente sRGB o Adobe RGB 1998. Ma qual è la scelta migliore? Per rispondere a questa domanda è prima di tutto necessario comprendere quali sono le differenze tra le diverse alternative possibili.

Una delle voci più autorevoli nell’area del Color Management è stata sicuramente quella di Bruce Fraser, co-autore del famoso libro “Real World Color Management“. Bruce suggerisce di utilizzare uno spazio colore più grande di Adobe RGB 98 ovvero consiglia di usare lo spazio denominato ProPhoto RGB (originariamente sviluppato dalla Kodak).

ProPhoto RGB è uno spazio di colore molto più ampio rispetto allo spazio Adobe RGB 98 che a sua volta è più grande rispetto allo spazio sRGB:

ProPhoto RGB > Adobe RGB > sRGB

Per comprendere meglio questo aspetto si osservi il grafico riportato di seguito nel quale la superficie a colori rappresenta lo spazio sRGB mentre la superficie in grigio costituisce lo spazio Adobe RGB 98.

Lo spazio sRGB è più piccolo risptto a lo spazio Adobe RGB 98

Come si può osservare lo spazio Adobe RGB 98 è molto più ampio specialmente nelle sfumature del verde e del rosso/arancio. In pratica significa che se lavorassimo in nello spazio colore sRGB molti colori che ricadono in queste zone (verde, rosso e arancio), sarebbero o “tagliati” o “compressi” ovvero fatti rientrare in qualche modo nello spazio sRGB mediante tecniche di interpolazione. Una volta che questi colori sono stati “compressi” nello spazio sRGB le informazioni originali saranno andate perse, senza possibilità alcuna di recuperarle.

Già queste poche osservazioni dovrebbero essere più che sufficienti per convicere chi scatta in jpg a scegliere lo spazio colore Adobe RGB 98 anzichè sRGB, ammesso che la macchina fotografica lo permetta. Analogamente chi scatta in RAW dovrebbe esportare i propri file nello spazio Adobe RGB 98 e impostare questo spazio di colore come spazio di lavoro del fotoeditor. Ma c’è dell’altro.

Assieme ad alcuni software di conversione RAS vengono spesso forniti anche i profili generici di diverse macchine fotografiche digitali. Provate a confrontare lo spazio di colore della vostra reflex digitale con lo spazio Adobe RGB 98 e vi accorgerete che quest’ultimo è più piccolo del profilo generico della vostra digitale:

ProPhoto RGB > Profilo della fotocamera digitale > Adobe RGB > sRGB

Nel grafico che segue la superficie in grigio rappresenta lo spazio colore generico della Canon 20 mentre la superficie a colori è lo spazio Adobe RGB. Osservate con attenzione che differenza in particolare dei aree dei rossi scuro e dei blu.

Abobe RGB 98 rispetto al profilo generico della Canon 20D

Che cosa significa? Semplicemente che 1) lo spazio colore generico della 20D è molto più ampio dello spazio Adobe RGB 98 e che 2) utilizzare quest’ultimo significa comprimere molti colori che invece erano stati catturati dal sensore della digitale. Idealmente sarebbe quindi ottimale disporre e lavorare in uno spazio colore più capiente in modo da non perdere informazioni catturate dal sensore. In altre parole con ProPhoto RGB si minimizza la perdita di informazioni. Soltanto nei blu scuri e nei verdi lo spazio ProPhoto RGB supera lo spettro visibile dall’uomo.

Sotto, nel grafico a sinistra, il profilo della Canon 20d (in grigio) è plottato rispetto allo spazio Adobe RGB (superficie a colori). Nel grafico a destra, invece, il profilo della Canon 20d (in grigio) è plottato rispetto allo spazio ProPhoto RGB e come noterete quest’ultimo è decisamente più grande.

adobe.jpg

pro.jpg

Nel grafico riportato sotto viene confrontato lo spazio LAB con lo spazio ProPhoto RGB e con lo spazio Adobe RGB 98. Il confronto è utile perchè lo spazio LAB è l’unico che rappresenta come l’occhio umano vede il colore; in un certo senso si può dire che rappresenta l’estensione dell’occhio umano: tutto ciò che sta fuori allo spazio LAB non è percepito dall’uomo. Lo spazio LAB è quello più ampio, lo spazio Pro Photo è il triangolo aperto, lo spazio Adobe RGB 98 è il triangolo solido colorato. Chiaramente lo spazio Pro Photo RGB è quello che più si avvicina alla percezione dell’occhio umano e questa è chiaramente un’indicazione molto utile in termini pratici quando dobbiamo lavorare sulle nostre fotografie, oltre a costituire un altro valido motivo per cui lo spazio ProPhoto è quello più adatto.

LAB vs ProPhoto 98 Vs Adobe RGB 1998

Dovrebbe a questo punto essere chiaro che utilizzare lo spazio Pro Photo RGB presenta indubbiamente molti vantaggi. Non essendo però possibile scattare in jpg con questo spazio di colore è fondamentale scattare il RAW ed impostare lo stesso spazio di colore come spazio di lavoro nel fotoeditor. Naturalmente sarà indispensabile lavorare con file a 16bit perchè se lavorassimo con file ad 8 bit potremmo avere problami di banding (passaggi bruschi da una tonalità all’altra).

Ci sono altre considezioni che meritano però un approfondimento. In primo luogo conviene domandarsi se i monitor sono in grado di visualizzare tutti i colori dello spazio ProPhoto RGB. Nel grafico in basso a sinistra l’area a colori rappresenta il profilo del monitor di un Powerbook da 17″, mentre l’area a colori del grafico in basso a destra è il profilo del Sony Artisan. In entrambi i grafici l’area in grigio rappresenta lo spazio ProPhoto RGB.

Sony Artisan monitor profile vs. ProPhoto RGB

17″ Powerbook monitor profile vs. ProPhoto RGB

Dovrebbe essere chiaro che nessuno dei due monitor è in grado di visualizzare tutto lo spazio ProPhoto RGB e quindi non abbiamo la possibilità di vedere quei colori. Purtroppo con la tecnologia delle stampanti inkjet attualmente disponibile non avremo nemmeno la possibilità di stampare tutti i colori dello spazio ProPhoto anche se, con le moderne stampanti inkjet, sarà comunque possibile riprodurre ciani, magenta e gialli che vanno al di fuori dello spazio Adobe RGB.

I colori che non rientrano nello spazio colore della nostra stampante saranno fatti rientrare attraverso tecniche di compressione (attraverso i cosiddetti rendering intent) ma, cosa importante, non andranno persi ed un domani, qualora la tecnologia lo dovesse permettere, sarà possibile stampare (e magari anche visualizzare) molti colori in più sfruttando le informazioni disponibili.

Credits

Ringrazio Michael Reichmann che mi ha concesso di tradurre in italiano e di pubblicare nel mio sito un articolo apparso nel suo web The Luminous Landscape. L’articolo citato è Understanding ProPhoto RGB.


15 thoughts on “Lo spazio colore ProPhoto RGB

  1. Davvero istruttivo, complimenti.
    Ma come si fa a reperire e utilizzare lo spazio colore prophoto?
    grazie

  2. Grazie Michele. Una cosa però non mi è chiara: se il monitor on è in grado di darmi tutta la gamma dei colori ProPhoto, come faccio a valutare l’immagine e come faccio a elaborarla in Photoshop o qualunque altro applicativo di fotoritocco? Non c’è il rischio che apporti correzioni colore che nella realtà mi falsano quelli reali dell’immagine?

  3. Mauro,

    al momento anche i monitor più avanzati non permettono di visualizzare tutto lo spazio colore prophoto (al limite si arriva a visualizzare lo spazio Adobe RGB) e l’unica cosa che puoi fare è un soft proof con photoshop. In pratica fai tutte le modifiche lavorando con ProPhoto dopodichè, prima di stampare, fai un soft proof con lo spazio colore della stampante in modo da vedere i colori fuori gamma ed intervenire prima di stampare. Ovviamente se anzichè preparare le foto per la stampa le devi rielaborare per destinarla ad un uso digitale (ad esempio per il web) puoi fare anche un soft proof sullo spazio colore sRGB o qualuque altro spazio colore a patto che poi lasci allegato alla foto il profilo icc del caso, visto che oggi la maggior parte dei browser supporta i profili icc ed è quindi in grado di interpretare il colore.

  4. una domanda…Scattando in adobe rgb 98 soprattutto in presenza di luce artificiale ho notato, in un quadro in arancio e rosso, praticamente scomparivano tutte le sfumature e mi ritrovavo con una serie di patacche rosse senza definizione, riconvertendo in altri profili le sfumature ricomparivano e i colori erano meno fosforescenti…come mai..?…grazie

  5. Difficile risponderti, da quello che scrivi immagino che tu scatti in jpg quindi ti consiglierei di scattare in RAW dopodichè fai tutti gli aggiustamenti tonali nel raw converter e quando sei pronto per esportare la foto per gli utlimi ritocchi in photoshop decidi tu quale spazio colore associare al file (sgb, adobe rgb 98, prophoto, ecc…). Solo in questo modo hai un controllo completo sul tuo workflow ed hai modo di verificare tu stesso dove sta il problema.

  6. una domanda da un non profesionista… dopo che o scaricato il profile ProPhoto RGB che devo fare? dove lo devo metere? grazzie.

  7. lo devi caricare nel folder dove sono salvati i profili colore nel tuo sistema operativo. se usi photoshop prophoto rgb è gia’ installato

  8. Ho letto con interesse ed approfondito l’argomento, ma mi vengono dei dubbi sulla resa delle convesioni tra profili e sulla effettiva aumentata qualità di un’immigaine finale in 8bit sRGB.

    Ad esempio, ben sapendo che ProPhoto non è un gamut apprezzabile in LCD, né in stampa, forse puo essere utile interpolare un RAW in questo spazio colore e salvarlo poi anche a 16-bit per poi sottoporlo a sofisticato HDR o correzioni in programmi adatti (io uso Corel Photo Paint), ma poi per la visualizzazione su web e schermi FullHD sarebbe comuqnue necessario riconvertirli rimappando (con intento appunto precettivo e compensazione del punto di nero) i colori. E dunque davvero con i colori rimappati da una sorgente ProPhoto si ottengono immagini in AdobeRGB o sRGB migliori di altre interpolate direttamente con questi spazi colore?

    Fare le elaborazioni con file grandi, rallentare enormemente molte operazioni complesse per via del 16-bit di profondità per canale, usare uno spazio come ProPhoto per poi alla fine dei moltissimi calcoli rimappare tutto in uno spazio colore piu piccolo davvero produce un colore migliore a parità di flusso ma fatto tutto a sRGB o Adobe RGB 8-bit?

    Inoltre, se il risultato che devo ottenere è un sRGB, ad esemio, non è meglio ottenerlo da un interpolazione diretta da RAW piuttosto che da una conversione successiva?

    Infine, visto che uso degli eccellenti filtri in Corel ma che tuttavia non sono in grado lavorare a 16-bit per canale, quale è il momento ed il metodo migliore per passare ad 8-bit, e con quale spazio di colore?

    Molti dicono che il ProPhoto in 8-bit ci sta “stretto”. Non ne dubito; quindi meglio un sRGB ad 8-bit di un ProPhoto 8-bit?

    Scusami per le molte domande, ma l’argomento è complesso, ovviamente.

    Per la cronaca fotografo con Nikon, spesso in RAW, ed uso CaptureNX2 2.23 e Corel Photo Paint 12. Prima utilizzavo sRGB (standard) su entrambi, ed ora volevo lavorare con i RAW ad un gamut maggiore. Mi chiedo però se un flusso di questo livello si giustifica davvero e con quali risultati. I colori fuori gamut sRGB che produce il sensore della mia Nikon sembrano eccellentemente riprodotti (o convertiti) in sRGB.

    Quindi il colore in ProPhoto sarebbe fedele e reale, in sRBG invece rimappato per farlo entrare in uno spazio più piccolo. Ma questo lavoro sembra produrre risultati eccellenti lo stesso.

    Forse mi spiego meglio con questo esempio:

    Se interpolo un RAW con bei colori saturi in sRGB e poi in AdobeRGB, e confronto le 2 immagini in CaptureNX2 su un monitor in grado di coprare un gamut prossimoall’AdobeRGB, dovrei vedere differenze. Ma non le vedo! l0sRGB produce colori saturi e brillantissimi lo stesso. FOrse rimappati, ma sono identici a vedersi.

    Non a caso non ho parlato di stampa, perché al monento non mi interessa, ma so bene che molte inkjet di fascia alta superano ampiamente i monitor, specialmente nei celesti, blu e ciano…

    Poi bisognerebbe vedere anche li, se c’è davvero differenza a a stampare da un ProPhoto convertito nel profile calibrato della stampante piuttosto che un bel sRGB sempre convertito allo stesso modo (e magari entrambi verificati in simulazione prima della stampa.

    Mi rendo conto di aver scritto molto e non sarà un problema se non avrai tempo e voglia di rispondermi …

    Un saluto e grazie per il tuo bell’articolo.

    Raffaele.

  9. Pingback: Come usare la funzione Soft Proof di Photoshop « Michele Berti

  10. Salve
    un file Raw essendo dati grezzi (cioè non essendo un’immagine) non ha un profilo colore ( e conseguentemente neanche lo spazio colore)?

    Se apro ed elaboro Un Raw (canon) con il soft della canon questo soft dispone di un profilo generico per la fotocamera ( una canon professionale p. e. 1DS MK III c) he lo ha generato? E anche lo spazio colore con cui è stato creato il profilo no?
    Se si -come penso- quando lo salvo poi decido io lo spazio colore e conseguentemente il profilo corrispondente viene automaticamente incorporato?

    Se apro il file con PHOTOSHOP il raw converter CAMERA RAW utilizza un profilo colore proprio con annesso spazio colore (che non sappiamo) per farmi vedere ed elaborare l’immagine?

    Poi quando salvo il file setto io lo spazio colore incorporando il corrispondente profilo di colore? Cioè salvo in tiff con spazio colore Adobe RGB e automaticamente gli viene incorporato il profilo generico Adobe RGB?

    Luciano

  11. @ Luciano

    Usi i termini “profilo colore” e “spazio colore” come se fossero due cose distinte. In realtà il “profilo colore” è una rappresentazione numerica dello “spazio colore” di un dispositivo. Quanto più accurato è il profilo di colore quanto migliore sarà la rappresentazione dello spazio colore. I vari calibratori si usano per questo: creare una rappresentazione numerica di uno spazio colore.

    Venendo alle tue domante un RAW non ha un profilo colore. Il RAW è un formato non compresso e non processato. Mostra tutti i dati così come sono stati catturati dal sensore.

    Soltanto quando il RAW è processato e trasformato in un formato diverso (TIFF, JPEF, ecc.) il nuovo file avrà un profilo e sarà quello che hai deciso tu nel raw converter.

    Non so se il software canon abbia o meno il profilo della camera che ha generato il file. In ogni caso fai presto a verificarlo: una volta generato un tiff oppure un jpeg lo apri con photoshop e guardi che profilo ICC ha attaccato.

    Se apri il raw con Camera Raw – ma questo vale per tutti i raw converter – lui non utilizza nessun profilo; tu lavori direttamente sul RAW. L’unico limite è dato dal profilo del monitor e quindi mentre fai tutti gli aggiustamenti sul file potrai vedere solo quello che il tuo monitor è in grado di mostrarti. Quando hai finito lo esporti e generi un file diverso (TIFF, JPEG, ecc..) e solo in quest’ultimo passaggio viene applicato un profilo.