Considerazioni sull’uso delle fotografie altrui …

Mi capita spesso di trovare le mie fotografie pubblicate sulla stampa locale. È successo anche oggi e questo è il motivo che mi spinge a scrivere questo post con alcune riflessioni. Nel farlo prenderò spunto da una discussione che si è sviluppata nei giorni scorsi sul quotidiano on-line larepubblica.it ed in particolare nel post “L’insostenibile leggerezza del pixel” pubblicata nel blog “Fotocrazia” di Michele Smargiassi.

La questione trae origine dai fatti di Roma del 14 dicembre scorso e dalle fotografie che hanno documentato i momenti più drammatici dei cortei degli studenti che protestavano contro la riforma dell’università messa a punto dal Ministro Gelmini.

Stando a quanto si legge il quotidiano on-line repubblica.it avrebbe ripubblicato nel proprio sito alcune fotografie prelevandole dalle pagine personali di alcuni utenti di Flickr, senza aver prima richiesto e ottenuto nessuna autorizzazione. Quello che segue è un estratto della lettera di proteste inviata a larepubblica.it:

Molte delle foto ripubblicate sono state modificate. Alcune convertite in bianco e nero, forse per aumentarne la drammaticità, scardinando totalmente la semiologia dell’immagine e quindi la significazione attribuita dal fotografo. A chi aveva apposto nella parte bassa della fotografia un watermark “© nome cognome”, per rimarcare ulteriormente il tipo di licenza comunque già presente sotto l’immagine, le foto sono state tagliate per escludere quel tipo di informazione.

Questi i fatti. Vediamo adesso cosa prevede la legislazione italiana.

La Legge stabilisce che la pubblicazione di immagini fotografiche senza averne prima acquisito un diritto di pubblicazione è un illecito (si vedano gli articoli 87 e 88 della Legge 633 del 22/04/41 e successive modifiche inerenti i diritti di sfruttamento economico delle immagini fotografiche). La legge fissa il diritto del fotografo a ricevere un compenso per l’uso delle sue immagini nonchè il diritto alla citazione del nome dell’autore (articoli 20 e seguenti ed 87 e seguenti della legge 633 del 22/04/41, per come modificato da DPR 19 del 08/01/79 e da DL 253 del 28/06/95).

Bisogna ammettere che dal 1941 il contesto è cambiato. Con internet si sono aperte possibilità di condivisione e circolazione delle informazioni (e delle fotografie) che prima erano impensabili, ma come fa notare Smargiassi:

Mettersi in viaggio con un codice della strada scritto al tempo delle diligenze non solo non ci servirà a guidare sull’autostrada, ma ci esporrà a incidenti mortali

La metafora della diligenza, per quanto carina, è però a mio avviso esagerata. La legge è probabilmente da riscrivere, ma non completamente da rifare. Una volta sul web i nostri contenuti diventano una sorta di “patrimonio universale” e chiunque si sente autorizzato ad usarlo a proprio piacimento. Citando sempre Smargiassi:

Il gesto dell’appropriazione di un contenuto qualsiasi, sul Web, è leggero come l’aria, rapido come un clic di ciglia e moralmente leggerissimo

Chi non è disposto a compromessi di questo tipo meglio allora che stia alla larga dal web. Per il fotografo – professionista o amatore – una scelta di questo tipo sarebbe mortificante: un’immagine è fatta per essere mostrata, condivisa ed in certi casi per essere commercializzata. Nessuno fotografa “per se stesso”. Chi viaggia con una macchina fotografica sottobraccio lo fa sia per soddisfare un bisogno personale, sia per mostrare il proprio lavoro agli altri.

Le regole ci sono e dovrebbero essere rispettate. Quella del diritto alla citazione del nome del fotografo oltre ad essere una regola scritta dovrebbe essere anche un gesto di buon senso e di rispetto al quale nessono dovrebbe venir meno. Un richiamo a questo principio si trova anche nella “Carta dei doveri del giornalista“:

[…] il giornalista deve sempre rispettare il principio della massima trasparenza delle fonti d’informazione, indicandole ai lettori o agli spettatori con la massima precisione possibile. L’obbligo alla citazione della fonte vale anche quando si usino materiali delle agenzie o di altri mezzi d’informazione, a meno che la notizia non venga corretta o ampliata con mezzi propri, o non se ne modifichi il senso e il contenuto.

Non ci sono dubbi sul fatto che la fotografia costituisca una fonte informativa di primaria importanza. Spesso non esiste la notizia se non c’è un documento fotografico. In questi casi notizia e fotografia sono la stessa cosa e quindi giornalista e fotografo la stessa persona e quindi entrambi meritevoli di rispetto.