Passa da Bettolle la storia dello sport

Calcio. Ma non solo…

Questo libro è la storia di un torneo di calcio in notturna, ma rivedendo le foto in bianconero e color seppia scelte per la documentazione, la luce artificiale rischiara i volti ma anche le parole ed è bello partecipare al gioco.

Vorrei essere Pier Lambicchi con la sua vernice magica per far rivivere chi l’ha fondato, gestito, giocato, animato, nobilitato, portato avanti per molti anni questo torneo che si è autocaricato nel tempo come una dinamo fino a costruirsi, lustro dopo lustro, la sua piccola importante mitologia domestica. E fonte anche di una letteratura schietta e divertente, tipicamente da cronaca sportiva, dagli inizi fino alla sua mutazione genetica, la trasformazione nell’ultima fase in una scuola di calcio giovanile.

Mi torna in mente una bellissima pellicola americana ambientata in un college americano che descrive come lo sport venga utilizzato da un professore illuminato, controcorrente, per rompere gli schemi ipocriti dell’insegnamento, la letteratura e poesia formale, per ridare a tutti quanti i giovani, dal colto all’inclita, una libertà espressiva autentica. Ma soprattutto per insegnargli questa “pratica”: corri, calci, passa, colpisci, ragiona, divertiti, mettiti alla prova, e dunque sei.

Guardo intensamente, con interesse, i volti delle foto che Massimo Tavanti è riuscito a recuperare con certosino lavoro d’archivio, e mi sembrano vibrare, come se volessero raccontare qualcosa. Un bisogno che sento anch’io. Forse per pura suggestione mi arriva all’orecchio il “Carpe Diem” latino, l’Attimo Fuggente che sento venire da lontano, penetra nei corpi e nelle menti, e restituisce le imprese della “meglio gioventù” di anni andati, forse rimpianti, comunque importanti.

E’ un soffio forte, come quello di certe giornate in cui il vento s’infila fra gli alberi e il sibilo sembra un messaggio in codice che condensa agonismo, lealtà, partecipazione, difesa della propria bandiera, della propria identità, divertimento, anche se magari poi uno sbotta davanti a questo “spessore” e la butta sul ridere. “Sai quella volta senza quel maledetto arbitro si vinceva…”.
Appassionava Bettolle il torneo del gran turco perché una volta fiorivano le spighe, poi è fiorito il cemento. Era anche l’appuntamento più atteso dei dintorni che per alcuni anni geograficamente sono stati confini molto estesi dato il successo. Il torneo si dava la giusta importanza, e contribuiva a creare un certo costume paleo o pre-professionistico. Qualcuno infatti per desiderio di rivalsa metteva mano al portafogli affittando addirittura il nocciolo duro di squadre di categoria temprate al successo per mettergli sopra la maglia dello sponsor o del mecenate locale.

Era anche il sogno calcistico di mezza estate, e qualcuno sotto le stelle delle notti profumate di giugno, quelle della lavanda, della menta e dell’iperico in fiore probabilmente durante una rimessa laterale voltandosi indietro per raccattar la palla ha incontrato lo sguardo della sua futura “lei”. Perché, ripeto, dentro la “cancha” di terra battuta che spellava ginocchi nelle cadute, si muoveva dietro il pallone, come l’aquilone al vento, la “meglio gioventù” che si potesse desiderare sul mercato: sana, forte, pronta a dare tutto, e qualche ciuffo svolazzante che alle ragazze faceva venire strane voglie.

E’ stato, questo appuntamento, lo specchio di 2-3 generazioni, sicuramente della società locale dentro quella italiana come l’autore fa bene a ricordare. Un errore dei gazzettieri di sport è di raccontare l’evento sportivo fuori dal contesto, certe notizie, certi momenti colpiscono tutti, i calciatori mica sono robot. Alcune edizioni sono ricordate giustamente per gli eventi di quell’annodel nostro paese, sicuramente come dello sbarco sulla Luna o della vittoria del mondiale di calcio se ne parlava sul campo o negli spogliatoi aspettando l’inizio delle notturne. Rifletteva insomma i momenti del calendario, anche i più terribili, le sue tensioni ma anche le aspirazioni della gente del tempo con i suoi invidiabili sogni borghesi che oggi hanno lasciato posto al gruppo, al branco, allo smarrimento, o a quel certo nonsochè che nemmeno i sociologi riescono a spiegare.

Dalla camicia a maniche corte, i sandali, il taglio all’umberto, a spazzola, ai capelloni e ai figli dei fiori. Dai pantaloni a zampa d’elefante a quelli coi risvolti a quel gabardine beige che faceva “fico”, fino al jeans strappato al gel al tatuaggio. Dal chinotto, l’aranciata amara, la cedrata Tassoni fino all’happy hour, al low cost, al lat minute agli amici (sic) di Facebook. Ma questo stridente cambiamento non ha contribuito a estinguere una tradizione che sembrava ciclica, interminabile. Invece è lì fra le pagine, solo sopita. In sonno come si dice di certe cose importanti che riposano nei cassetti, poi un giorno uno li ritrova e vede che sono ancora attualissime.

In ogni caso ha fatto parte della storia di ragazzi che diventavano adulti, di adulti che diventano nonni, di una cittadina che assumeva un aspetto urbanistico diverso, un po’ da periferia, che cercava le proprie radici attraverso altre manifestazioni della propria collettività: attraverso i presepi, la rievocazione storica.

E il calcio, dov’è finito questo calcio primordiale?. Beh, non gli è forse che negli anni di internet e di pay tv è possibile sentirsi parte attiva di quel grande barnum che è il calcio di Murinho, Totti, Del Piero, Balottelli e Kakà?. Magari a volte è solo una bugiarda e grottesca rappresentazione, ma aiuta a sentirsi dentro la comunità. Siccome un filosofo greco ha detto che tutto scorre e più tardi un filosofo italiano ha sostenuto anche che tutto torna è possibile che questo libro riesca a far tornare un giorno quella sana voglia matta di calcio estivo, in notturna.

C’è bisogno di tornare alla semplicità di tornare al dialogo fra vicini, ma anche pensare in chiave di integrazione con tutta questa babele di razza attorno che ci sgomenta e che ci attira se è vero come è vero il ruolo educativo svolto a suo tempo dallo sport negli Stati Uniti, se pensiamo al collante che il basket ha avuto nella società afroamericana o il baseball ai tempi delle grandi immigrazioni europee, quando polacchi, italiani, ucraini, russi, portoricani, cinesi si passavano velocemente la pallina senza bisogno di spiaccicare parola.

E allora quando quel momento tornerà, bisognerà ripartire dal racconto che l’autore ha messo assieme e tenuto in caldo, con la capacità professionale che lo distingue, forte anche dalla sua ben nota passione sportiva a tutto tondo. Diarista e dirigente di calcio, soprattutto autorevole presenza locale di riferimento in virtù di conoscenza, educazione, rispetto altrui, e con un senso della diplomazia impeccabile come i suoi baffetti.

Di fronte a certe cose che sembrano piccole la mia curiosità giornalistica fortunatamente non si è assopita in tanti anni dedicata allo sport, prima come penna di punta della Gazzetta dello Sport e successivamente in altre esperienze utilissime. Sì utilissime a rinsaldare il mio entusiasmo e la mia gratitudine nei confronti di quello che Gianni Brera, grande maestro, definiva Eupalla dea del calcio.

Certe scoperte, certi recuperi, o “rinvenimenti storici” che sembrano archeologia di poco valore posso invece essere testimonianza di civiltà, di una capacità di creare a vari livelli, anche in ambito sportivo, una società migliore. Ho letto in questo caso di dirigenti geniali, come il Tempra Aniello, il commendatore, il Fantocci Angelo con quel suo buffo cognome da gerarca, il Boricchi Francesco che funge da editore del volume. Grazie a loro e ad altre figure importanti, è stato ad esempio realizzato in casa un impianto d’illuminazione che oggi un club sportivo dilettantistico-amatoriale non si potrebbe permettere, saltando tanta burocrazia inutile. Sono stati loro a muovere mosso le acque, non si spaventavano davanti a nulla, lo sport era soprattutto la certezza di essere, fare, divertirsi, sfidarsi e sfidare.

La micro-realtà qual è Bettolle è riuscita dunque a entrare nella storia per vocazione nel pensare in grande, dalla bonifica di Leonardo e del Fossombroni alle due soste di Garibaldi, la prima drammaticissima per farsi medicare dopo la sconfitta di Mentana e raggiungere con Anita la Pineta di Ravenna, dalle contemplazioni del duca Leopoldo, ancora rimpianto per la sua politica agraria, dagli archi della sua bella dimora dove a settembre faceva pranzo e cena stendendo l’occhio verso i campi e Montepulciano, fino agli studi del maestro della zootecnia Ezio Marchi.

Insomma, da queste parti il genius loci è vivo e vegeto, e hanno sviluppato i bettolini – c un po’ i toscani del Nord, una ne fanno e cento ne inventano – . idee che con internet sarebbero arrivate anche allora al centro del mondo. Ma credo che questo recupero sportivo-storico e anche dignitosamente “letterario” dal titolo intrigante e cabalistico, il 37, oltre a far capire il “come eravamo” e a rispondere al quesito “dove stiamo andando?” si rilancia l’idea ludica dei tornei estivi quale forma di un locale beach-soccer, vetrina di giocatori in via d’affermazione e valvola di sfogo del calcio, tanto che questa mia idea proporrò al dottor Fini del museo del calcio e anche ad caro amico Antonello Valentini direttore della Federcalcio chiedendogli di segnalarla naturalmente al suo presidente Abete. Farò lo stesso con Giancarlo Antognoni che da quel personaggio unico, meraviglioso nella sua intatta genuinità, la sera dello spareggio per la A fra Perugia e Fiorentina, le sue due ex squadre, ha accettato di parlare di calcio agli amici di Bettolle. Questo significa che conosceva certamente il posto, gli avevano parlato del torneo.

Aspettiamo dunque dopo l’uscita del libro di leggerlo anche su internet. Qui si narra infatti di un gruppo sportivo, la gloriosa Polisportiva Tempora che pensando in grande ma senza boria, umile e laboriosa quanto una formichina, è riuscita addirittura ad avere nelle sue fila – come pochi sanno – personaggi leggendari del Pantheon dello sport azzurro. Quando stava per nascere il ciclismo da copertina e tramontava quello eroico di Bottecchia e Girardendo, Gino Bartali si allenava su queste erte verdissime, e dentro la fornace di Bettolle gli avevano concesso una stanza nella quale teneva le sue bici e le gomme della sua rivendita. Non sapevo di questa “bettolinità” del Ginettaccio nazionale, come non sapevo affatto che due glorie massime dello sci azzurro, Celina Seghi e Zeno Colò, avessero lasciato la montagna pistoiese per scendere nell’ex palude etrusca. Ma mica per soldi, ma perché allora le società sportive serie in Italia si contavano sulle dita di una mano. E la Polisportiva Tempora era una di queste.

Calcio. Ma non solo…

a cura di Enrico Campana

Bettolle 37

Nella Piazza di Bettole sabato 29 maggio è stato presentato con molti ospiti e sportivi di tre generazioni il libro di Massimo Tavanti “BETTOLLE 37“.

Questa pubblicazione di oltre 200 pagine ripercorre 80 anni di sport bettolino dalla nascita ai giorni nostri. Si tratta di un condensato di ricordi, di testimonianze accompagnate da documentazione fotografica e giornalistica dell’epoca che narra delle origini dello sport locale inizialmente improntato sul ciclismo che ha visto grandi campioni, tesserati con la Polisportiva Tempora, come Bartali e Volpi e poi rivolto in gran parte al calcio che ha trovato nella Coppa Tempora in Notturna la sua massima espressione.

“Il torneo notturno – racconta Massimo Tavanti, l’autore, giornalista-pubbicista per passione – è nato come costola di questa passione sportiva 37 edizioni era diventato addirittura un fenomeno di successo. E andava al di la dell’aspetto puramente sportivo e che abbracciava anche il modo di vivere e il costume della società locale nei primi Anni 60 e che adunava giocatori di ottimo livello richiamati nella “conca verde” dello stadio per un evento calcistico estivo che rappresentava in quegli anni una grande novità anche a livello interprovinciale. Ma la cosa più straordinaria, in quel momento, era la grande partecipazione di pubblico attualmente paragonabile alle platee degli stadi delle serie professionistiche. Anche 5000 spettatori per le partite più importanti, dato sorprendente rispetto le gare dilettantistiche odierne con poche centinaia gli sportivi presenti.
Il libro ci fa capire meglio quel vissuto calcistico, divertente e colorito e tanto atteso ogni anno ancora nel ricordo di molti sportivi, giocatori, arbitri, dirigenti.

copertina

MARMELLATA CHE PASSIONE!

Per le marmellate create da Angiolino Berti

Marmellata che passione,
che delizia, che emozione:
è difficile anche a dirsi
ed a scrivere in versi…

C’è da perdere la vista
solo leggere la lista
e si arrotano i denti
a guardare gli ingredienti:

non ne manca proprio uno,
una ricetta per ciascuno,
dall’ortaggio ad ogni frutto
Angiolino ha usato tutto!

C’è l’arancio e il limone,
la cipolla e il peperone,
noci, miele, menta e rosa,
c’è perfino la mimosa…

mele verdi rosse e gialle
che provengon da Bettolle,
fichi pesca kiwi more
che addolciscono ogni cuore,

le ciliegie ed i mirtilli
che i tuoi occhi fanno belli,
l’ananas ed il melone
e, per accender la passione,
maracuya a colazione..!

C’è la zucca, la carota,
la castagna prelibata,
e ogni cosa è nominata
anche per la provenienza

in onor della sapienza
di chi essa ha seminata,
innaffiata e coltivata
come frutto della terra
o di una calda serra

costruita con passione
per veder con emozione
germogliare e poi spuntare
fiori, piante e bellezze
che divengon poi dolcezze…

Grazia sia a te Angiolino
per il gusto tuo divino
che trasforma ogni elemento
che natura ci ha donato
in un dono del palato!

Patrizia Fazzi

Bettolle, Ristorante OPERA – TEATRO DEL GUSTO

13 marzo 2010

To Angiolino, for MARMELLATA DEGLI DEI

’ UN MAESTRO LUI DEL GUSTO
OGNI MIX è QUELLO GIUSTO

Sa dosare l’ingrediente
a delizia sia del dente
sia – o magica parola! –
della più ingorda gola…
E convincervi vorrei
a sentir coi detti miei
quella detta ‘‘degli dei’’:
qui si uniscono continenti
che i palati fan contenti
e la raggiunger fan le cime
del cosi detto ‘sublime’.
La ricetta è segreta
e nemmeno su tortura
svelerà lui la mistura
si sa solo che la menta
si unisce col limone
e, per fare un’eccezione,
nonché vincere una sfida
che lanciò una turista,
quel gran mago di Angiolino
il cacao e peperoncino
ha unito alla ricetta
che può ben dirsi perfetta…

o maestro Angiolino.
grazie al tuo dono divino !
mai era stata tentata
di unir la marmellata
con un po’ di cioccolata
ed allor gli ‘dei’ nostrani
si uniscono ai pagani…
e ancor di più tentata
è la lingua che ha gustata
la divina marmellata!

PATRIZIA FAZZI

Curarsi con la confettura di carciofo

delizietoscane

BETTOLLE (Siena) – La marmellate possono servire al benessere fisico, migliorare la salute e l’umore. Questo l’obiettivo che Angelino Berti persegue nella sua della Bottega del Gusto dalla quale è uscita un’innovativa confettura di carciofo. Grazie a una sostanza propria di questa pianta, la cinerina, alla quale egizi, etruschi e greci davano importanza quale rivitalizzatore dell’organismo, il carciofo migliora il flusso biliare, è epatoprotettivo e favorisce la digestione.

Nel vasetto è stavolta finito il “carciofo morello”, quello di media dimensione, scuro, caratteristico della Campania, trattato con succo e scorza di limone e arancia, zucchero e un bicchierino di rum. Il sapore del carciofo, pianta che contiene anche molto ferro, è riconoscibilissimo, e la confettura offre anche un lieve retrogusto amarognolo.

“La lavorazione – spiega il cuoco della tradizione toscana ormai vicino al traguardo delle 200 marmellate – richiede molto tempo. Bisogna sfogliare il carciofo e utilizzare solo il cuore, vale a dire il 30-35 per cento, mettendolo a bollire direttamente in acqua e zucchero per concentrarne le proprietà. Un cucchiaino ti predispone a una buona giornata, e in tavola è perfetta con carni bianche, petto di pollo o di tacchino, ma anche con bresaola per il gusto amarognolo e formaggi teneri”.

Le sue ultime tre creazioni del periodo natalizio sono state anche un altro rpdotto “tutta salute”, la marmellata di Pompelmo Rosso che arriva da Israele, trattato con solo limone e zucchero “buon con pesce bollito, carpaccio di pesce spada come antipasto e carni semicrude”, e quella dedicata all’happy hour, pera, peperoncino, limone e zucchero. Si chiama Bar Prestige. “Il peperoncino per i greci – racconta Angelino Berti – con tono favolistico ma dal concreto fondamento scientifico – era figlio di Ares, il Dio della guerra, e stimola il coraggio anche negli incontri, e superare un po’ la propria timidezza fa bene a molte persone”.

Gioielli di marmellata per un “dolce Natale”

delizietoscane
La “Bottega del Gusto” ha creato due proposte da mettere sotto l’albero natalizio: una marmellata di zucca lardaiola e arance di Sicilia e un cofanetto dedicato a Garibaldi e Leonardo

BETTOLLE (SI) – Doppio regalo natalizio di Angiolino Berti con la sua ormai conosciutissima Bottega del Gusto nata per riscoprire la marmellata come alimento del piacere, della salute, anche della comunicazione oltre che di maggior presenza sulla tavola e non solo nelle prime colazioni. Si tratta di una marmellata “special edition” per l’Accademia Italiana Gastronomia Storica con “Zucca Lardaiola e Arancia di Sicilia”, matrimonio perfetto fra la zucca gialla della Valdichiana con le sue forme caratteristiche e l’arancia di Sicilia. Due prodotti tipici di questa stagione. Trattati senza conservanti, con pectine naturali contenuti nell’arancia e il succo di limone. Questa marmellata, ideale per le feste, è indicata per gli antipasti con carpacci di carni e pesce oltre ai formaggi, e agli spuntini del pomeriggio come indicato nel libretto “Miglior Gusto” che il cuoco senese ha fatto stampare per guidare gli amanti di marmellate, confetture e gelatine al giusto abbinamento con tutti i cibi.

Angiolino Berti

Angiolino Berti

Per quanto riguarda invece il tema del pensiero natalizio per gli amici e anche quelli istituzionali cui ricorrono società, aziende e professionisti, dopo il cofanetto “4 Stagioni”, con il prodotto tipico di ciascuna stagione, è nato “I gioielli”. Si tratta di un cofanetto con due marmellate nel caratteristico vaso quadrato di 250 grammi l’una nel quale è possibile selezionare due fra le ben 160 creazioni. Una scelta a tema.

Le Quattro Stagioni

Le Quattro Stagioni

C’è chi, ad esempio, ha scelto come regalo natalizio per la propria cerchia le marmellate storiche dedicate a Garibaldi (Il segreto di Garibaldi) e Leonardo (Il segreto della Gioconda), due personaggi che sono sempre di grande attualità.

Intanto colui che è soprannominato l’artista della marmellata sta creando serate a tema, come “la Ficosa” riprendendo un’espressione dello slang giovanile dedicato alla nobiltà del fico utilizzato persino come ripieno nei tortelli di pasta fresca, lanciato un concorso di pittura nazionale dedicato alle “4 stagioni” che si svolgerà in febbraio in Valdichiana. Lo scopo è quello di attirare maggiormente l’attenzione su questo aspetto della cucina quasi dimenticato e lasciato solamente all’iniziativa della filiera industriale, con un ritardo nella ricerca e gli studi sulla salute. Oltre che di creatività.

E fra poco Angiolino Berti verrà presentato anche il marchio “L’Accademia della Marmellata” con una biblioteca e forse anche un museo.

La confettura della Gioconda

Il Segreto di Garibaldi

Il Segreto di Leonardo

Il Segreto di Leonardo

Bettolle-Siena, 8 dicembre 2009

La dolce riscoperta delle marmellate

Angiolino Berti ha presentato al rotocalco Tv “Focus” il suo incredibile record dedicato a un prodotto dimenticato che fa bene anche alla salute

BETTOLLE – A Focus, il programma ideato e curato da Alex Revelli e condotto da Susanna Cutini, ha dedicato attenzione al curiosissimo record di Angiolino Berti lo chef che ha realizzato ben 181 marmellate per richiamare l’importanza su un recupero importante per l’alimentazione, la salute (le pectine sono naturali, agrumi e mela), e l’innovazione sulla tavola.
Lo chef della Bottega del Gusto ha trasformato un hobby che gli sta dando grandissimi soddisfazioni e riconoscimenti e alla base del quale c’è competenza, studio, creatività e un grandissimo sacrificio in quanto prepara personalmente marmellate, confetture, gelatine e mostarde che via via ha abbinato ai piatti del suo ristorante “Opera teatro del Gusto” all’uscita Valdichiana dell’Autosole. Ultima sfida, in un crescendo di originalità, la marmellata di olive, a base di polpa di oliva e i tortelli di pasta fresca fatti a mano che sono stati dedicati a Garibaldi in quanto il ripieno di ricotta , pecorino e pepe è composto anche dall’energetico preferito del generale che alleviava anche i suoi reumatismi. Si trattava di una marmellata di rape rosse o barbabietola e finocchio napoletano e radice amara o zenzero, un segreto che Angiolino Berti ha preso da una novella incentrata sull’arresto di Garibaldi a Sinalunga dopo una famosa cena dedicata all’ospite.

La riscossa delle marmellate ha trovato davvero in questo caso anche il suo…eroe dei due mondi in quanto a parte le creazioni tradizionali, ha messo in vasetto anche frutti esotici e si è concentrato sui gusti dei grandi della storia, dall’albicocca frutto preferito di Leonardo ala crema di riso con la quale Napoleone si curava l’ulcera durante l’esilio all’Elba.

Nel corso della puntata Angiolino Berti ha anche dedicato le sue due ultime marmellate, con tanto di fregio ufficiale, all’Accademia Italiana della Gastronomia Storica, una a base di zucca e arancia e l’altra di clementine a miele. E da ultimo presentato anche l’ultima fatica, “Miglior Gusto”, una piccola guida per esaltare la degustazione delle sue 180 marmellate col cibo (e anche abbinate ai vini) e durante tutta la giornata, dalla prima colazione ai pasti principali fino agli spuntini.

Intanto il 5 dicembre a “Opera-Teatro del gusto” prende il via una serie di serate a tema dedicate alla tavola del piacere dove Angiolino Berti e il figlio Paolo del Prestige Bar proporranno piatti tradizionali rivisitati da assaggi di marmellate speciali con drink e accompagnamento musicale di Jazz Live.

Il programma dedicato alla “marmellate, storia di una tradizione” è visibile su Teletruria domenica 8 novembre (ore 12 e 19.45), giovedì 12 (18.45 e 20.05) e venerdì 13 (ore 13.30) e sabato 14 novembre (13.15 e 19) e su Toscana Tv 47 e Sky Alice 416.