Serata di solidarietà con Eleonora Daniele a Bettolle (SI)

Sabato 30 Novembre cena al Ristorante Opera-Teatro del Gusto e in collaborazione con la pro loco ospite la conduttrice televisiva per il progetto “Life Inside” e l’autismo giovanile.

“Viviamo un momento complesso, abbiamo perciò un bisogno sempre maggiore di energia per impegnarci sempre di più nel fornire un contributo individuale e collettivo alla solidarietà, la parola d’ordine oggi è “Energy”, un facile, entrato nel linguaggio internazionale, di grande potenza.”

Dopo 400 marmellate, confetture, mostarde e gelatine rigorosamente registrate, molte dedicate a personaggi della storia Italiana e nobel, con tanto di motivazioni e documentazione sui loro gusti alimentari, come per Garibaldi,Matilde di Canossa, Leonardo e Giacomo Puccini, assieme alla pro Loco e ai giovani di Bettolle (Siena) Angiolino Berti ha invitato Eleonora Daniele, giornalista e conduttrice di trasmissioni televisive di larga fascia (Uno mattina, Linea Verde e ora “Storie Vere” sempre su RAI 1) dalla quale è stato ospite per presentare le sue creazioni artigianali, per organizzare Sabato 30 Novembre (ore20) una serata della solidarietà nel Ristorante Opera-Teatro del Gusto.

L’incontro fra cucina e solidarietà ha prodotto “Energy”, la confettura di mela e menta, semplice e gustosa che può stare sulla scrivania, aiuta anche la concentrazione che Angiolino Berti ha dedicato a “Life Inside”, la onlus operante su tutto il territorio nazionale di cui Eleonora Daniele è presidentessa e fondatrice assieme alle sorelle Elisa e Cosetta.

Da tempo “Life Inside” ha creato un progetto che ha per scopo la complessa battaglia sull’autismo, un ostacolo imperscrutabile a vari livelli dei ragazzi nel linguaggio e nella comunicazione che nega un inserimento sociale. Un “qualcosa” di cui si sa ancora poco “e – puntualizza Berti – di cui purtroppo non si legge mai sui giornali o si ascolta in televisione nonostante il problema esista e cresca e che ha visto Eleonora Daniele scendere in campo con passione e impegno unici creando un gruppo di ricerca scientifico e iniziative perché si riesca almeno a fare un passo avanti.

Presente alla serata il Maestro Mauro Capitani che già in altre occasioni ha attivamente aderito al progetto Life Inside, ed anche in questa serata una sua opera sarà dedicata all’Associazione. Ci fa piacere ricordare che un dipinto del Maestro é stato scelto per rappresentare la copertina del “Catalogo Mondadori dell’Arte Moderna n° 49” in uscita i primi di Dicembre 2013.Un grande riconoscimento alla sua opera.

Il menu proposto da Paolo Berti che porta avanti una storia di famiglia di mezzo secolo per la tradizione della cucina Toscana prevede dopo l’aperitivo : Carpaccio di Vitellone con saformato di spinaci, Ribollita Toscana col cavolo nero, Pappardelle tirate a mano da Emiliana condite con sugo di Lepre, Bocconcini di cinghiale in bianco con funghi porcini e contorno di pulezze all’aglietto. dolce del locale.

Hanno collaborato varie aziende del territorio, fra le quali per i vini, servizi dai Sommelier AIS di Arezzo, Vecchia Cantina di Montepulciano, Azienda Agricola Nostra Vita di Montalcino, Agricoltori del Chianti Geografico del Chianti Classico. Pertutti una confezione assaggio di Energy. Costo €. 25.00 a persona, Prenotazioni 333.9758149, 339-8716969. Opera Teatro del Gusto è all’uscita del casello di VALDICHIANA A-1. La serata sarà allietata da Andrea Pinsuti voce e pianoforte, Francesco Paterni chitarra e marco Fanciullini Batteria.

Prenotazioni entro il 28.Novembre.

Angiolino

NAPOLEONE BONAPARTE Era Sterile o no?

di Angiolino Berti

Negli ambienti diplomatici di quell’epoca circolava la voce che il Grande condottiero fosse sterile. Sposo da circa un decennio con Giuseppina vedova di un ghigliottinato, tale generale e Visconte Alexandre de Beauhamais, con un forte desiderio di un erede che non riusciva ad avere dalla sua sposa, cominciò a circolare questa voce insistente di sterilità, nonostante che Giuseppina avesse ordinato agli inservienti di cucinare sia al mattino che alla sera una qualità di riso raro che a quei tempi era proibito per il popolo, in quanto si diceva che era afrodisiaco, dava forza e lunga vita. Era il “Riso Venere”, riso nero che nell’antichità era riservato a Re e Imperatori. Nonostante tutte queste accortezze il matrimonio fallì, in quanto venne scoperto che sterile era Giuseppina.

Dopo aver divorziato da Giuseppina, Napoleone sposò la figlia dell’ Imperatore Francesco II°, Maria Luisa d’Asburgo-Lorena che le diede l’erede da tanto desiderato, Napoleone Francesco Giuseppe. Cio nonostante, avendo scoperto queste longevi proprietà del Riso Venere, Napoleone non abbandonò mai questo alimento, che non mancava mai sulla sua tavola, ed ordinò a suoi cuochi e servitori che venisse usato in tutte le pietanze a lui riservate, e persino nelle marmellate che tanto amava.

Con il tempo si è anche scoperto che Napoleone era anche un grande amante del cioccolato, e la Bottega del Gusto di Angiolino Berti dopo un attenta ricerca ha elaborato una creazione al cioccolato amato da Napoleone con “Mela Golden- Riso-Cacao” una vera delizia per colazioni sfiziose e per grandi gelati alla crema o panna, ma anche da abbinare ad una eccellente Ricotta di Pecora.

Provare per Credere

Pop Art Music a Bettolle, Madyas primi finalisti

Di Enrico Campana

Pronti partenza via. Nella prima semifinale il duello all’ultima nota giocato su tre brani inediti e cover a piacere, è davvero per dirla in chiave sportiva questione di millesimi di secondo. E per la finale di sabato 31 luglio a Bettolle la spunta il punk-rock dei sorprendenti Madways sui Biondareef bravissimi “seguaci” di un pop-rock fra metafore e trovate geniali, come capitare a Malibu, e vederla innevata (di coca..) e quel sano sentimento che ancora alberga fra i giovani e richiama la tragedia della Love Parade di Duisburg di poche ore prima. Dell’amico col quale si condivideva la passione della musica, e adesso non c’è più, anzi no n è ancora nei dintorni.

E’ un po’ troppo forzato supporre che la musica, forse oggi il maggior centro gravitazionale nella comunicazione planetaria fra i giovani, ci abbia messo lo zampino. E che ci sia un invisibile fil rouge che unisce l’avanguardia di Andy Warhol e la sua Pop Art con una corrente musicale di grande successo, quello dei Velvet Undergound, di Lou Reed e della fascinosa Nico e l’ardito omaggio che gli ha voluto dedicare questo street-festival. Un microscopico puntino nelle immense galassie che ha pensato fra tante pacchiane serate col complessivo forte della cantante coscia lunga che si alterna all’omaggio al politico locale e alla porchetta, di riprendere nel manifesto la famosa banana dipinta dall’artista e dedicargli un contest con 12 giovani band e un solo traguardo: sperimentare e divertirsi a tutto rock!

Il caso ha voluto, ma sarà solo un caso, che la prima finalista del Pop Art Music di PrestigeBar sia il giovanissimo gruppo debuttante di Arezzo che ha scelto di chiamarsi Madways. Un’etichetta già in partenza intrigante che si presta a una doppia interpretazione. Potrebbe essere semplicemente “a mezza strada”, la voglia di arrivare in un punto più lontano, o più ironicamente “la strada pazza”, nel senso di curiosa, originale. Quella che ti sei costruita nella tua fantasia, non sai bene da dove viene, chi bene l’abbia tracciata e lascia il percorso aperto a sorprese, sfide, heppening. Insomma, qualcosa che prima e poi ti chiamerà a delle sfide, magari irta di ostacoli ma che è il tuo destino.

Foto di Michele Berti. All rights reserved.

Foto di Michele Berti. All rights reserved.

Ed è successo quindi, in questa strana ventata che sa un po’ di “metafisico” che abbiano vinto dunque i Madways con la sua little-Nico, quella Jessica simil bad-girl e tanto honey, gli stivaletti, la minigonna per niente tentatrice, l’orecchino al naso che ricorda la Patty Pravo dei tempi del Piper, e ha una voce tonante ma ci lavora sopra notte e giorno e oltre a scrivere i testi ci sa fare anche al piano, forse il suo jolly per la finale. Cantando rigorosamente in inglese, con testi velati per ora di mistero, pensati, scritti e interpretati direttamente nella lingua di Shakespeare, la cantante Jessica, Alessandro e Mauro alle chitarre, Matteo al basso e Luca alla batteria e Michela consulente creativa sembravano sbarcati da Liverpool o da Edinburgo e non dal garage della Valdichiana preso in affitto dove da un anno stavano preparando questo debutto che migliore non poteva essere.

Foto di Michele Berti. All rights reserved.

Foto di Michele Berti. All rights reserved.

“Nelle prove – questa la scheda autoronica consegnata alla giuria -imparano a conoscere i differenti stili amalgamandoli in qualcosa che non avevano mai sentito prima. Abbandonano le cover (i pezzi famosi, come quelli dei led Zeppelin che hanno ritoccato chiedendo scusa, nda) ed iniziano a mettere assieme qualche accordo, il risultato sono dei pezzi divertenti che i loro amici considerano pensosi, ma che poi iniziano ad apprezzare. Poi entra in scena Jessica..”

Difficile chiamare sfondare con un nome da cantante country western, certamente il discografico-pigmalione di turno incrociandola le darà un nome d’arte, e sarebbe perfetto Twenty, traduzione di 20, che sono la sua bella età, ma non cambierà la sua spontaneità. “Sono semplice, ringrazio i miei amici, quel che viene è di tutti”, si schermisce toccando il piccolo collier col primo dentino caduto.

Foto di Michele Berti. All rights reserved.

Foto di Michele Berti. All rights reserved.

“I Biondareef sono un gruppo molto omogeneo, sono bravi, sanno quello che vogliono, col loro pop-rock cercano di portare i loro pensieri alla portata di tutti, i Madways traggono le loro radici a Londra e le note rock di Jessica sono a parer mio devastante”, si sbilancia Luca di Birranthology, uno dei quattro giurati e organizzatore un musical settembrino a Scrofiano giocato sul rockabilly.

Vittoria dunque di strettissima misura, mi rileggo in testo di “After Show” dei Biondareef che dice: “sento teatro di voci, appeso alla mediocrità del suono, che non riesco a coprire quando la luce sparisce…” Niente di polemico, ovviamente solo un piccolo frammento di una produzione forse paradossalmente troppo prolifica, ma chi può frenare l’eccesso di creatività?. Per l’originale viaggio musicale “dalla Pampa a Malibù alla stanza 696 di un amore consumato nel buio”, voglio perciò ringraziare Jonathan Sarri voce e piano, Stefano Bianchi (che ha sostituito il fratello infortunato) e Michele Bacci chitarre, Michele Bacci e Stefano Isoletti batteria. Come si dice in queste occasioni, alla prossima volta. Seconda semifinale domenica sera fra la band Andrea Pinuti di Sinalunga e i Desamadre di siena, terza giovedì 29 luglio fra Diama band di Arezzo e Carlo Francis di Chianciano. Finalissima a 3 del PrestigeBar di cui il Cittadinoonline.it è Media partner nella lunga notte di sabato 31 luglio, naturalmente come trofeo sarà una banana speciale, quella dipimta da Warhol per i suoi Velvet Undergound.

Passa da Bettolle la storia dello sport

Calcio. Ma non solo…

Questo libro è la storia di un torneo di calcio in notturna, ma rivedendo le foto in bianconero e color seppia scelte per la documentazione, la luce artificiale rischiara i volti ma anche le parole ed è bello partecipare al gioco.

Vorrei essere Pier Lambicchi con la sua vernice magica per far rivivere chi l’ha fondato, gestito, giocato, animato, nobilitato, portato avanti per molti anni questo torneo che si è autocaricato nel tempo come una dinamo fino a costruirsi, lustro dopo lustro, la sua piccola importante mitologia domestica. E fonte anche di una letteratura schietta e divertente, tipicamente da cronaca sportiva, dagli inizi fino alla sua mutazione genetica, la trasformazione nell’ultima fase in una scuola di calcio giovanile.

Mi torna in mente una bellissima pellicola americana ambientata in un college americano che descrive come lo sport venga utilizzato da un professore illuminato, controcorrente, per rompere gli schemi ipocriti dell’insegnamento, la letteratura e poesia formale, per ridare a tutti quanti i giovani, dal colto all’inclita, una libertà espressiva autentica. Ma soprattutto per insegnargli questa “pratica”: corri, calci, passa, colpisci, ragiona, divertiti, mettiti alla prova, e dunque sei.

Guardo intensamente, con interesse, i volti delle foto che Massimo Tavanti è riuscito a recuperare con certosino lavoro d’archivio, e mi sembrano vibrare, come se volessero raccontare qualcosa. Un bisogno che sento anch’io. Forse per pura suggestione mi arriva all’orecchio il “Carpe Diem” latino, l’Attimo Fuggente che sento venire da lontano, penetra nei corpi e nelle menti, e restituisce le imprese della “meglio gioventù” di anni andati, forse rimpianti, comunque importanti.

E’ un soffio forte, come quello di certe giornate in cui il vento s’infila fra gli alberi e il sibilo sembra un messaggio in codice che condensa agonismo, lealtà, partecipazione, difesa della propria bandiera, della propria identità, divertimento, anche se magari poi uno sbotta davanti a questo “spessore” e la butta sul ridere. “Sai quella volta senza quel maledetto arbitro si vinceva…”.
Appassionava Bettolle il torneo del gran turco perché una volta fiorivano le spighe, poi è fiorito il cemento. Era anche l’appuntamento più atteso dei dintorni che per alcuni anni geograficamente sono stati confini molto estesi dato il successo. Il torneo si dava la giusta importanza, e contribuiva a creare un certo costume paleo o pre-professionistico. Qualcuno infatti per desiderio di rivalsa metteva mano al portafogli affittando addirittura il nocciolo duro di squadre di categoria temprate al successo per mettergli sopra la maglia dello sponsor o del mecenate locale.

Era anche il sogno calcistico di mezza estate, e qualcuno sotto le stelle delle notti profumate di giugno, quelle della lavanda, della menta e dell’iperico in fiore probabilmente durante una rimessa laterale voltandosi indietro per raccattar la palla ha incontrato lo sguardo della sua futura “lei”. Perché, ripeto, dentro la “cancha” di terra battuta che spellava ginocchi nelle cadute, si muoveva dietro il pallone, come l’aquilone al vento, la “meglio gioventù” che si potesse desiderare sul mercato: sana, forte, pronta a dare tutto, e qualche ciuffo svolazzante che alle ragazze faceva venire strane voglie.

E’ stato, questo appuntamento, lo specchio di 2-3 generazioni, sicuramente della società locale dentro quella italiana come l’autore fa bene a ricordare. Un errore dei gazzettieri di sport è di raccontare l’evento sportivo fuori dal contesto, certe notizie, certi momenti colpiscono tutti, i calciatori mica sono robot. Alcune edizioni sono ricordate giustamente per gli eventi di quell’annodel nostro paese, sicuramente come dello sbarco sulla Luna o della vittoria del mondiale di calcio se ne parlava sul campo o negli spogliatoi aspettando l’inizio delle notturne. Rifletteva insomma i momenti del calendario, anche i più terribili, le sue tensioni ma anche le aspirazioni della gente del tempo con i suoi invidiabili sogni borghesi che oggi hanno lasciato posto al gruppo, al branco, allo smarrimento, o a quel certo nonsochè che nemmeno i sociologi riescono a spiegare.

Dalla camicia a maniche corte, i sandali, il taglio all’umberto, a spazzola, ai capelloni e ai figli dei fiori. Dai pantaloni a zampa d’elefante a quelli coi risvolti a quel gabardine beige che faceva “fico”, fino al jeans strappato al gel al tatuaggio. Dal chinotto, l’aranciata amara, la cedrata Tassoni fino all’happy hour, al low cost, al lat minute agli amici (sic) di Facebook. Ma questo stridente cambiamento non ha contribuito a estinguere una tradizione che sembrava ciclica, interminabile. Invece è lì fra le pagine, solo sopita. In sonno come si dice di certe cose importanti che riposano nei cassetti, poi un giorno uno li ritrova e vede che sono ancora attualissime.

In ogni caso ha fatto parte della storia di ragazzi che diventavano adulti, di adulti che diventano nonni, di una cittadina che assumeva un aspetto urbanistico diverso, un po’ da periferia, che cercava le proprie radici attraverso altre manifestazioni della propria collettività: attraverso i presepi, la rievocazione storica.

E il calcio, dov’è finito questo calcio primordiale?. Beh, non gli è forse che negli anni di internet e di pay tv è possibile sentirsi parte attiva di quel grande barnum che è il calcio di Murinho, Totti, Del Piero, Balottelli e Kakà?. Magari a volte è solo una bugiarda e grottesca rappresentazione, ma aiuta a sentirsi dentro la comunità. Siccome un filosofo greco ha detto che tutto scorre e più tardi un filosofo italiano ha sostenuto anche che tutto torna è possibile che questo libro riesca a far tornare un giorno quella sana voglia matta di calcio estivo, in notturna.

C’è bisogno di tornare alla semplicità di tornare al dialogo fra vicini, ma anche pensare in chiave di integrazione con tutta questa babele di razza attorno che ci sgomenta e che ci attira se è vero come è vero il ruolo educativo svolto a suo tempo dallo sport negli Stati Uniti, se pensiamo al collante che il basket ha avuto nella società afroamericana o il baseball ai tempi delle grandi immigrazioni europee, quando polacchi, italiani, ucraini, russi, portoricani, cinesi si passavano velocemente la pallina senza bisogno di spiaccicare parola.

E allora quando quel momento tornerà, bisognerà ripartire dal racconto che l’autore ha messo assieme e tenuto in caldo, con la capacità professionale che lo distingue, forte anche dalla sua ben nota passione sportiva a tutto tondo. Diarista e dirigente di calcio, soprattutto autorevole presenza locale di riferimento in virtù di conoscenza, educazione, rispetto altrui, e con un senso della diplomazia impeccabile come i suoi baffetti.

Di fronte a certe cose che sembrano piccole la mia curiosità giornalistica fortunatamente non si è assopita in tanti anni dedicata allo sport, prima come penna di punta della Gazzetta dello Sport e successivamente in altre esperienze utilissime. Sì utilissime a rinsaldare il mio entusiasmo e la mia gratitudine nei confronti di quello che Gianni Brera, grande maestro, definiva Eupalla dea del calcio.

Certe scoperte, certi recuperi, o “rinvenimenti storici” che sembrano archeologia di poco valore posso invece essere testimonianza di civiltà, di una capacità di creare a vari livelli, anche in ambito sportivo, una società migliore. Ho letto in questo caso di dirigenti geniali, come il Tempra Aniello, il commendatore, il Fantocci Angelo con quel suo buffo cognome da gerarca, il Boricchi Francesco che funge da editore del volume. Grazie a loro e ad altre figure importanti, è stato ad esempio realizzato in casa un impianto d’illuminazione che oggi un club sportivo dilettantistico-amatoriale non si potrebbe permettere, saltando tanta burocrazia inutile. Sono stati loro a muovere mosso le acque, non si spaventavano davanti a nulla, lo sport era soprattutto la certezza di essere, fare, divertirsi, sfidarsi e sfidare.

La micro-realtà qual è Bettolle è riuscita dunque a entrare nella storia per vocazione nel pensare in grande, dalla bonifica di Leonardo e del Fossombroni alle due soste di Garibaldi, la prima drammaticissima per farsi medicare dopo la sconfitta di Mentana e raggiungere con Anita la Pineta di Ravenna, dalle contemplazioni del duca Leopoldo, ancora rimpianto per la sua politica agraria, dagli archi della sua bella dimora dove a settembre faceva pranzo e cena stendendo l’occhio verso i campi e Montepulciano, fino agli studi del maestro della zootecnia Ezio Marchi.

Insomma, da queste parti il genius loci è vivo e vegeto, e hanno sviluppato i bettolini – c un po’ i toscani del Nord, una ne fanno e cento ne inventano – . idee che con internet sarebbero arrivate anche allora al centro del mondo. Ma credo che questo recupero sportivo-storico e anche dignitosamente “letterario” dal titolo intrigante e cabalistico, il 37, oltre a far capire il “come eravamo” e a rispondere al quesito “dove stiamo andando?” si rilancia l’idea ludica dei tornei estivi quale forma di un locale beach-soccer, vetrina di giocatori in via d’affermazione e valvola di sfogo del calcio, tanto che questa mia idea proporrò al dottor Fini del museo del calcio e anche ad caro amico Antonello Valentini direttore della Federcalcio chiedendogli di segnalarla naturalmente al suo presidente Abete. Farò lo stesso con Giancarlo Antognoni che da quel personaggio unico, meraviglioso nella sua intatta genuinità, la sera dello spareggio per la A fra Perugia e Fiorentina, le sue due ex squadre, ha accettato di parlare di calcio agli amici di Bettolle. Questo significa che conosceva certamente il posto, gli avevano parlato del torneo.

Aspettiamo dunque dopo l’uscita del libro di leggerlo anche su internet. Qui si narra infatti di un gruppo sportivo, la gloriosa Polisportiva Tempora che pensando in grande ma senza boria, umile e laboriosa quanto una formichina, è riuscita addirittura ad avere nelle sue fila – come pochi sanno – personaggi leggendari del Pantheon dello sport azzurro. Quando stava per nascere il ciclismo da copertina e tramontava quello eroico di Bottecchia e Girardendo, Gino Bartali si allenava su queste erte verdissime, e dentro la fornace di Bettolle gli avevano concesso una stanza nella quale teneva le sue bici e le gomme della sua rivendita. Non sapevo di questa “bettolinità” del Ginettaccio nazionale, come non sapevo affatto che due glorie massime dello sci azzurro, Celina Seghi e Zeno Colò, avessero lasciato la montagna pistoiese per scendere nell’ex palude etrusca. Ma mica per soldi, ma perché allora le società sportive serie in Italia si contavano sulle dita di una mano. E la Polisportiva Tempora era una di queste.

Calcio. Ma non solo…

a cura di Enrico Campana

Bettolle 37

Nella Piazza di Bettole sabato 29 maggio è stato presentato con molti ospiti e sportivi di tre generazioni il libro di Massimo Tavanti “BETTOLLE 37“.

Questa pubblicazione di oltre 200 pagine ripercorre 80 anni di sport bettolino dalla nascita ai giorni nostri. Si tratta di un condensato di ricordi, di testimonianze accompagnate da documentazione fotografica e giornalistica dell’epoca che narra delle origini dello sport locale inizialmente improntato sul ciclismo che ha visto grandi campioni, tesserati con la Polisportiva Tempora, come Bartali e Volpi e poi rivolto in gran parte al calcio che ha trovato nella Coppa Tempora in Notturna la sua massima espressione.

“Il torneo notturno – racconta Massimo Tavanti, l’autore, giornalista-pubbicista per passione – è nato come costola di questa passione sportiva 37 edizioni era diventato addirittura un fenomeno di successo. E andava al di la dell’aspetto puramente sportivo e che abbracciava anche il modo di vivere e il costume della società locale nei primi Anni 60 e che adunava giocatori di ottimo livello richiamati nella “conca verde” dello stadio per un evento calcistico estivo che rappresentava in quegli anni una grande novità anche a livello interprovinciale. Ma la cosa più straordinaria, in quel momento, era la grande partecipazione di pubblico attualmente paragonabile alle platee degli stadi delle serie professionistiche. Anche 5000 spettatori per le partite più importanti, dato sorprendente rispetto le gare dilettantistiche odierne con poche centinaia gli sportivi presenti.
Il libro ci fa capire meglio quel vissuto calcistico, divertente e colorito e tanto atteso ogni anno ancora nel ricordo di molti sportivi, giocatori, arbitri, dirigenti.

copertina

MARMELLATA CHE PASSIONE!

Per le marmellate create da Angiolino Berti

Marmellata che passione,
che delizia, che emozione:
è difficile anche a dirsi
ed a scrivere in versi…

C’è da perdere la vista
solo leggere la lista
e si arrotano i denti
a guardare gli ingredienti:

non ne manca proprio uno,
una ricetta per ciascuno,
dall’ortaggio ad ogni frutto
Angiolino ha usato tutto!

C’è l’arancio e il limone,
la cipolla e il peperone,
noci, miele, menta e rosa,
c’è perfino la mimosa…

mele verdi rosse e gialle
che provengon da Bettolle,
fichi pesca kiwi more
che addolciscono ogni cuore,

le ciliegie ed i mirtilli
che i tuoi occhi fanno belli,
l’ananas ed il melone
e, per accender la passione,
maracuya a colazione..!

C’è la zucca, la carota,
la castagna prelibata,
e ogni cosa è nominata
anche per la provenienza

in onor della sapienza
di chi essa ha seminata,
innaffiata e coltivata
come frutto della terra
o di una calda serra

costruita con passione
per veder con emozione
germogliare e poi spuntare
fiori, piante e bellezze
che divengon poi dolcezze…

Grazia sia a te Angiolino
per il gusto tuo divino
che trasforma ogni elemento
che natura ci ha donato
in un dono del palato!

Patrizia Fazzi

Bettolle, Ristorante OPERA – TEATRO DEL GUSTO

13 marzo 2010

To Angiolino, for MARMELLATA DEGLI DEI

’ UN MAESTRO LUI DEL GUSTO
OGNI MIX è QUELLO GIUSTO

Sa dosare l’ingrediente
a delizia sia del dente
sia – o magica parola! –
della più ingorda gola…
E convincervi vorrei
a sentir coi detti miei
quella detta ‘‘degli dei’’:
qui si uniscono continenti
che i palati fan contenti
e la raggiunger fan le cime
del cosi detto ‘sublime’.
La ricetta è segreta
e nemmeno su tortura
svelerà lui la mistura
si sa solo che la menta
si unisce col limone
e, per fare un’eccezione,
nonché vincere una sfida
che lanciò una turista,
quel gran mago di Angiolino
il cacao e peperoncino
ha unito alla ricetta
che può ben dirsi perfetta…

o maestro Angiolino.
grazie al tuo dono divino !
mai era stata tentata
di unir la marmellata
con un po’ di cioccolata
ed allor gli ‘dei’ nostrani
si uniscono ai pagani…
e ancor di più tentata
è la lingua che ha gustata
la divina marmellata!

PATRIZIA FAZZI