DIY lo sviluppo di un negativo a colori in casa | Analogica.it

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Perfect Slide & Negative Scans | VueScan Professional | Scanning | ColorPerfect

Hamrick Software’s VueScan Professional is very well suited to create linear scans of slides and negatives since the professional version of VueScan features a special RAW output mode. To create suitable scans you first have to select the input tab and to choose either slide or color negative from the media pulldown list.

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Come usare la funzione Soft Proof di Photoshop

Per coloro che abitualmente stampano usando Photoshop una delle funzioni più interessanti e potenti è quella che permette di fare un Soft Proof ovvero di simulare sul monitor cosa ci dobbiamo aspettare sulla stampa.

Il Soft Proof si differenzia dall’Hard Proof (i cosiddetti provini di stampa) per il fatto che il primo è fatto a monitor mentre il secondo richiede di sprecare carta, inchiostro e tempo.

L’accuratezza di un Soft Proof dipende da molti fattori tra i quali, per citarne alcuni, una corretta calibrazione del monitor ed un profilo di stampa accurato. Se il vostro monitor non è calibrato non aspettatevi grossi risultati dal soft proof, quindi meglio lasciar perdere. Analogamente se il profilo della combinazione stampante-carta-inchiostro che intendete usare non è ottimale i risultati potrebbero essere deludenti: così come accade per il monitor, anche ogni stampante ha una sua caratterizzazione e la risposta cambierà a seconda del tipo di carta e degli inchiostri utilizzati.

Se lavorate su una fotografia con incorporato il profilo Adobe RGB 1998 o, meglio ancora, il profilo ProPhoto RGB non è detto che l’output della stampante sia ciò che vedete a schermo. Prima di stampare necessario capire se gli interventi di postproduzione sono adeguati oppure se è necessario apportare altre modifiche in funzione dell’output finale.

Con il soft proof di photoshop avrete un’anteprima di come la vostra fotografia potrebbe apparire sulla carta e questo vi permetterà di apportare tutte le modifiche necessarie per ottimizzarla al meglio e prima di inviare il file in stampa. In altri termini con il soft proof siete messi nelle condizioni di vedere l’immagine con il profilo di stampa che utilizzerete. Ogni combinazione carta-stampante-inchiostro avrà un profilo diverso, quindi assumendo che avete n-profili siete in grado di verificare qual è la combinazione n-esima che meglio si adatta alla stampa che intentendete effettuare.

Il processo si articola in due semplici passaggi.

1. SETUP DEL SOFT PROOF. Prima di attivare il soft-proof è necessario decidere cosa vogliamo simulare a monitor che in estrema sintesi significa decidere 1) la stampante, 2) il profilo ed 3) il tipo di rendering che utilizzeremo. In più è anche possibile decidere se vogliamo simulare il colore della carta ed il punto di nero dell’inchiostro.

L’accesso alla configurazione di questi parametri si ha attraverso il menù “View -> Proof Setup -> Custom …” . Effettuata la configurazione vi consiglio di salvarla in modo di averla sempre a disposizione. Allo stesso modo vi consiglio di salvare tanti Soft-Proof per quanti sono le combinazioni stampante-carta-rendering che utilizzate più spesso.

Una volta configurato il soft-proof dovete selezionare il profilo da usare; dal menu View -> Proof Setup trovate tutta la lista dei soft-proof che avete configurato. Basta selezionarle uno e quindi attivare il soft-proof.

Quando fate la configurazione se scegliete di simulare anche il punto di bianco della carta l’immagine, una volta attivato il soft proof, apparirà sbiadita e scolorita. Ciò dipende dal fatto che i bianchi non saranno più luminosi come normalmente un monitor li mostra a schermo. Per minimizzare questo effetto rimuovete tutta l’interfaccia grafica e lasciate soltanto la fotografia. In questo modo non vedrete a monitor aree molto luminose.

2. ATTIVAZIONE DEL SOFT PROOF. Se usate un Mac basta la combinazione “Command + Y”, con Windows, invece, premete contemporaneamente “Ctrl + Y”. In alternativa lo potete attivare dal menu View -> Proof Color. Immediatamente noterete una variazione a moniìtor: se il provino vi soddisfa procedete con la stampa, altrimenti duplicate il file (Image->Duplicate) e fate le correzioni necessarie. Vi consiglio di attivare il soft proof senza guardare il monitor e, una volta attivato, prima di guardare la fotografia aspettate un po’ di tempo (ad es. 1 minuto).

Save for web workflow

Ci sono diversi metodi per preparare una fotografia destinata ad internet.

Alcuni sono molto rapidi e possono essere utilizzati quando dobbiamo trattare una grossa quantità di immagini.

Purtroppo però la velocità incide negativamente sulla qualità.

Quello tratteggiato in questo piccolo documento è un workflow molto semplice e facilmente sfruttabile da chi abbia un po’ di familiarità con gli strumenti di soft proofing di photoshop.

Ecco l’articolo: Save For Web Workflow

Per leggere l’articolè necessario che abbiate installato Acrobat Reader. Se non ce lo avete scaricatene una copia gratuitamente sul sito Adobe.

Lo spazio colore ProPhoto RGB

La maggior parte delle macchine fotografiche digitali professionali permette di scegliere lo spazio di colore con cui scattare, segnatamente sRGB o Adobe RGB 1998. Ma qual è la scelta migliore? Per rispondere a questa domanda è prima di tutto necessario comprendere quali sono le differenze tra le diverse alternative possibili.

Una delle voci più autorevoli nell’area del Color Management è stata sicuramente quella di Bruce Fraser, co-autore del famoso libro “Real World Color Management“. Bruce suggerisce di utilizzare uno spazio colore più grande di Adobe RGB 98 ovvero consiglia di usare lo spazio denominato ProPhoto RGB (originariamente sviluppato dalla Kodak).

ProPhoto RGB è uno spazio di colore molto più ampio rispetto allo spazio Adobe RGB 98 che a sua volta è più grande rispetto allo spazio sRGB:

ProPhoto RGB > Adobe RGB > sRGB

Per comprendere meglio questo aspetto si osservi il grafico riportato di seguito nel quale la superficie a colori rappresenta lo spazio sRGB mentre la superficie in grigio costituisce lo spazio Adobe RGB 98.

Lo spazio sRGB è più piccolo risptto a lo spazio Adobe RGB 98

Come si può osservare lo spazio Adobe RGB 98 è molto più ampio specialmente nelle sfumature del verde e del rosso/arancio. In pratica significa che se lavorassimo in nello spazio colore sRGB molti colori che ricadono in queste zone (verde, rosso e arancio), sarebbero o “tagliati” o “compressi” ovvero fatti rientrare in qualche modo nello spazio sRGB mediante tecniche di interpolazione. Una volta che questi colori sono stati “compressi” nello spazio sRGB le informazioni originali saranno andate perse, senza possibilità alcuna di recuperarle.

Già queste poche osservazioni dovrebbero essere più che sufficienti per convicere chi scatta in jpg a scegliere lo spazio colore Adobe RGB 98 anzichè sRGB, ammesso che la macchina fotografica lo permetta. Analogamente chi scatta in RAW dovrebbe esportare i propri file nello spazio Adobe RGB 98 e impostare questo spazio di colore come spazio di lavoro del fotoeditor. Ma c’è dell’altro.

Assieme ad alcuni software di conversione RAS vengono spesso forniti anche i profili generici di diverse macchine fotografiche digitali. Provate a confrontare lo spazio di colore della vostra reflex digitale con lo spazio Adobe RGB 98 e vi accorgerete che quest’ultimo è più piccolo del profilo generico della vostra digitale:

ProPhoto RGB > Profilo della fotocamera digitale > Adobe RGB > sRGB

Nel grafico che segue la superficie in grigio rappresenta lo spazio colore generico della Canon 20 mentre la superficie a colori è lo spazio Adobe RGB. Osservate con attenzione che differenza in particolare dei aree dei rossi scuro e dei blu.

Abobe RGB 98 rispetto al profilo generico della Canon 20D

Che cosa significa? Semplicemente che 1) lo spazio colore generico della 20D è molto più ampio dello spazio Adobe RGB 98 e che 2) utilizzare quest’ultimo significa comprimere molti colori che invece erano stati catturati dal sensore della digitale. Idealmente sarebbe quindi ottimale disporre e lavorare in uno spazio colore più capiente in modo da non perdere informazioni catturate dal sensore. In altre parole con ProPhoto RGB si minimizza la perdita di informazioni. Soltanto nei blu scuri e nei verdi lo spazio ProPhoto RGB supera lo spettro visibile dall’uomo.

Sotto, nel grafico a sinistra, il profilo della Canon 20d (in grigio) è plottato rispetto allo spazio Adobe RGB (superficie a colori). Nel grafico a destra, invece, il profilo della Canon 20d (in grigio) è plottato rispetto allo spazio ProPhoto RGB e come noterete quest’ultimo è decisamente più grande.

adobe.jpg

pro.jpg

Nel grafico riportato sotto viene confrontato lo spazio LAB con lo spazio ProPhoto RGB e con lo spazio Adobe RGB 98. Il confronto è utile perchè lo spazio LAB è l’unico che rappresenta come l’occhio umano vede il colore; in un certo senso si può dire che rappresenta l’estensione dell’occhio umano: tutto ciò che sta fuori allo spazio LAB non è percepito dall’uomo. Lo spazio LAB è quello più ampio, lo spazio Pro Photo è il triangolo aperto, lo spazio Adobe RGB 98 è il triangolo solido colorato. Chiaramente lo spazio Pro Photo RGB è quello che più si avvicina alla percezione dell’occhio umano e questa è chiaramente un’indicazione molto utile in termini pratici quando dobbiamo lavorare sulle nostre fotografie, oltre a costituire un altro valido motivo per cui lo spazio ProPhoto è quello più adatto.

LAB vs ProPhoto 98 Vs Adobe RGB 1998

Dovrebbe a questo punto essere chiaro che utilizzare lo spazio Pro Photo RGB presenta indubbiamente molti vantaggi. Non essendo però possibile scattare in jpg con questo spazio di colore è fondamentale scattare il RAW ed impostare lo stesso spazio di colore come spazio di lavoro nel fotoeditor. Naturalmente sarà indispensabile lavorare con file a 16bit perchè se lavorassimo con file ad 8 bit potremmo avere problami di banding (passaggi bruschi da una tonalità all’altra).

Ci sono altre considezioni che meritano però un approfondimento. In primo luogo conviene domandarsi se i monitor sono in grado di visualizzare tutti i colori dello spazio ProPhoto RGB. Nel grafico in basso a sinistra l’area a colori rappresenta il profilo del monitor di un Powerbook da 17″, mentre l’area a colori del grafico in basso a destra è il profilo del Sony Artisan. In entrambi i grafici l’area in grigio rappresenta lo spazio ProPhoto RGB.

Sony Artisan monitor profile vs. ProPhoto RGB

17″ Powerbook monitor profile vs. ProPhoto RGB

Dovrebbe essere chiaro che nessuno dei due monitor è in grado di visualizzare tutto lo spazio ProPhoto RGB e quindi non abbiamo la possibilità di vedere quei colori. Purtroppo con la tecnologia delle stampanti inkjet attualmente disponibile non avremo nemmeno la possibilità di stampare tutti i colori dello spazio ProPhoto anche se, con le moderne stampanti inkjet, sarà comunque possibile riprodurre ciani, magenta e gialli che vanno al di fuori dello spazio Adobe RGB.

I colori che non rientrano nello spazio colore della nostra stampante saranno fatti rientrare attraverso tecniche di compressione (attraverso i cosiddetti rendering intent) ma, cosa importante, non andranno persi ed un domani, qualora la tecnologia lo dovesse permettere, sarà possibile stampare (e magari anche visualizzare) molti colori in più sfruttando le informazioni disponibili.

Credits

Ringrazio Michael Reichmann che mi ha concesso di tradurre in italiano e di pubblicare nel mio sito un articolo apparso nel suo web The Luminous Landscape. L’articolo citato è Understanding ProPhoto RGB.


Stampe in Bianco e Nero InkJet a Pigmenti di carbone

La tecnologia delle stampanti inkjet ha ormai raggiunto livelli qualitativi molto elevati. Con un investimento contenuto si possono acquistare stampanti in grado di produrre bellissime stampe a colori. Di pari passo con lo sviluppo di nuove tecnologie è aumentata anche l’offerta di carte, supporti speciali e di inchiostri. La gamma delle opzioni possibili è oggi così vasta che è difficile districarsi in questo mare magnum. Ciò è vero soprattutto per i meno esperti o per coloro che, per mancanza di tempo, non possono studiarsi tutte le opzioni possibili.

Ottenere risultati soddisfacenti in poco tempo non è sempre scontato. Il livello di soddisfazione è chiaramente molto soggettivo e dipende dagli skill e dalle conoscenze dirette maturate nel tempo. Come molti sapranno è necessario mettere a punto un workflow digitale che permetta a tutte le nostre periferiche di gestire correttamente il colore. La calibrazione del monitor e la profilatura della stampante sono due step indispensabili. La cosa diventa ancora più complicata se la strada che vogliamo intraprendere è quella delle stampe inkjet in bianco e nero. Su questo fronte le opzioni disponibili sono davvero molte e per tutte le tasche.

Prendendo spunto dalle risorse disponibili in rete e da alcuni forum dedicati a questi argomenti ho messo assieme alcune informazioni con la speranza che queste possano risultare utili a chi, come me, si trovasse sul punto di dover decidere qual è la strada migliore per stampare foto in bianco e nero con una stampante a getto d’inchiostro.

Man mano che si svilupperà la discussione vi segnalerò alcuni link più o meno utili e interessanti. Di sicuro un riferimento da cui non potrete sottrarvi se veramente è vostra intenzione approfondire queste tematiche è il forum DigitalBlackandWhiteThePrint.

Per chi conosce l’inglese, un’altra lettura che vi consiglio è l’articolo “Technical Issues” di Clayton Jones, dal quale ho preso alcuni spunti che qui vi ripropongo.

Prima di entrare nel vivo della questione vale la pena iniziare brevemente dagli inchiostri illustrando alcuni aspetti che saranno utili nel seguito della discussione. Le stampanti a getto d’inchiostro si dividono in due categorie:

  1. inchiostri a base di coloranti artificiali (dye);
  2. inchiostri a base di pigmenti naturali.

Gli inchiostri a base di coloranti artificiali sono soluzioni a base di acqua e coloranti. Gli inchiostri a pigmenti non sono soluzioni ma sospensioni. I pigmenti colorati sono piccole particelle che, anziché sciogliersi nel liquido, rimangono sospese nell’acqua. Anche in fase di stampa si ‘comportano’ in modo diverso. Gli inchiostri dye penetrano nelle molecole della carta mentre gli inchiostri a pigmenti si ‘spalmano’ sul foglio grazie a speciali resine con cui sono trattati. Gli inchiostri a base di coloranti hanno normalmente colori più intensi ma tendono ad attenuarsi (fading) più rapidamente rispetto agli inchiostri a pigmenti.

Le stampanti più impiegate sono sicuramente le Epson, anche se gli altri produttori (segnatamente HP e Canon) hanno modelli d’avanguardia altrettanto preformanti e competitivi. Mi limiterò in questa sede a parlare solo Epson. Se possedete una Epson un posto cui vale la pena dare una sbirciatina ogni tanto è il forum EPSON_Printers su Yahoo!. I primi modelli delle Epson utilizzavano quattro inchiostri (un nero e tre colori). I modelli più recenti utilizzando sei inchiostri (nero più cinque colori) ed hanno introdotto una tecnologia chiamata variable droplet technology (gocce d’inchiostro di dimensione diversa). Con l’introduzione dei modelli a sei inchiostri sono stati inseriti anche dei microchip nelle cartucce in modo da gestire via software anche i livelli d’inchiostro. Ultimamente Epson ha introdotto modelli a sette e otto inchiostri. Alcune sono stampanti con inchiostri dye, altre utilizzando invece inchiostri a base di pigmenti.

A prescindere dal tipo di inchiostro che utilizzate, se la vostra stampante è caricata con un set di inchiostri colorati, sarà molto difficile che riusciate ad ottenere una bella stampa in bianco e nero. Vi accorgerete rapidamente che le vostre stampe non sono neutrali e mostrano dominanti di colore che tendono a apparire diverse a seconda delle condizioni di luce. Il problema delle dominanti di colore può essere risolto in tre modi:

  1. utilizzare uno speciale software chiamato RIP;
  2. sostituire le cartucce con un set di inchiostri per il B&N;
  3. se la vostra stampante ve lo consente, utilizzate soltanto la cartuccia del nero.

RIP – In termine sta per Raster Image Processor, una tecnologia che converte le immagini in mappe di bit. I RIP non sono semplici da utilizzare e la curva di apprendimento può essere molto ardua da portare a termine prima di ottenere risultati soddisfacenti. Più in generale il RIP è un software che utilizzando particolari algoritmi permette di gestire la stampante senza passare per il suo driver. Questi software consentono di controllare il flusso d’inchiostro che arriva alla testina di stampa in modo diverso e con maggior controllo da parte dell’utente da come sarebbe invece gestito dal driver proprietario della stampante stessa. Con i RIP si può controllare il flusso d’inchiostro che arriva su ogni singolo canale. I RIP possono essere anche molto costosi. C’è un’eccezione però. Si tratta di un software diventato molto popolare chiamato QuadToneRIP, disponibile sia per Win che per Mac, e che può essere acquistato per cinquanta dollari direttamente sul web. QuadToneRIP supporta tutti (e soltanto) i modelli di stampanti Epson caricate sia con gli inchiostri originali che con gli inchiostri prodotti da altri produttori ed esistono pronti all’uso già molti profili per combinazioni stampante-inchiostro. Inoltre QTR contiene al suo interno anche tutti gli strumenti necessari per creare propri profili personalizzati in combinazione con i noti strumenti di profilatura come Gretag Eye-One o PrintFix Pro. In entrambi i casi la procedura per creare un profilo è sostanzialmente simile: si stampa un target (che viene fornito assieme a QTR) e poi si fa una lettura dei singoli campioni della scala cromatica. Se possedete PFP vi consiglio di scaricare l’ultima versione del software (PFP v2.0) perchè supporta anche QTR:

QTR e PrintFix PRO

Stampe Black Only – Il driver di alcune stampanti consente di utilizzare soltanto la cartuccia del nero. Con questo metodo si possono ottenere stampe in bianco e nero. Si tratta del modo più semplice e meno costoso da cui cominciare. Utilizzando soltanto la cartuccia del nero il driver della stampante cercherà di emulare le diverse gradazioni di grigio agendo sulla dimensione, la distanza ed il dithering delle gocce d’inchiostro. Per queste sue caratteristiche la stampa non sarà mai totalmente ricoperta da inchiostro, fatta eccezione naturalmente per le parti più scure. Con le stampanti più recenti, in grado di stampare fino a 2880 punti per pollice, si possono ottenere stampe molto uniformi con dots praticamente invisibili ad occhio nudo. Inoltre, se caricate la vostra stampante con una cartuccia di nero a base di carbone puro, otterrete stampe in grado di durare più a lungo possibile, dato che saranno prodotte utilizzando esclusivamente inchiostro a pigmenti di carbone.

Inchiostri in scala di grigio – Già da alcuni anni sono disponibili inchiostri in scala di grigio da utilizzare in sostituzione delle cartucce a colori. I prodotti più conosciuti sono sicuramente i Piezography e gli inchiostri della MIS Associates Inc. Per ottenere risultati di qualità con i Piezography è necessario impiegare un RIP, mentre gli inchiostri della MIS sono studiati per essere utilizzati ricorrendo ai driver originali della stampante in combinazione con le curve di photoshop. Si tratta comunque di inchiostri a base di carbone le cui gradazioni di grigio sono diluizioni diverse della cartuccia principale (nero). I risultati che si possono ottenere con questi inchiostri sono sorprendenti anche se il loro impiego non è del tutto privo di problemi. Al riguardo vale la pena far notare che il carbone per sua natura non è nero ma marrone scuro e questa caratteristica conferisce un tono molto caldo alle stampe. Questo problema si risolve miscelando colori diversi agli inchiostri in scala di grigio. Il mix può essere fatto all’origine agendo direttamente sull’inchiostro, o in fase di stampa, miscelando dots di inchiostro colorato direttamente sulla stampa. Questo è il caso delle stampanti Epson di ultima generazione che con l’introduzione degli inchiostri UltraChrome K3 e della modalità Advanced Black and White (ABW) permette di ottenere stampe in BW di elevata qualità. Nei casi in cui si utilizzano solo inchiostri al carbone si può invece inserire una cartuccia di Blu da usare come toner per “raffreddare” le stampe e offrire una vasta gamma di intonazioni.
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Che ne pensate? Se avete qualche informazione da aggiungere a questo articolo o se volete segnalare qualche risorsa utile (link, libri, articoli, ecc.) o approfondire qualche aspetto legato a questa tematica vi prego di farlo.

Stampare con Adobe Photoshop o Adobe Photoshop Elements

Introduzione

Dalla finestra Image Size si possono ricavare tutte le informazioni necessarie relative alla dimensione e alla risoluzione dell’immagine. Si distinguono due sezioni principali:

  • Pixel Dimensions
  • Document Size

In generale la sezione “document size” influenza il file in fase di stampa mentre la sezione “pixel dimensions” influenza le dimensioni dell’immagine quando visualizzata su un monitor.

untitled-1.jpg

L’immagine in esame è stata scattata con una fotocamera da 6.3 milioni di pixels (3072 x 2048 = 6291456 pixels).

Numero totale di pixel, Risoluzione e Dimensione della Stampa

Nella sezione document size, la voce Resolution, rappresenta il numero di pixel per pollice lineare (ppi) e denota la risoluzione digitale in pixel di un’immagine. Anche la risoluzione dei monitor, per esempio, è specificata in ppi: i monitor Macintosh hanno una risoluzione di 72 ppo mentre quelli per PC di solito sono a 96 ppi. Se la risoluzione di un’immagine è di 72 ppi si conteranno 72×72 = 5184 pixel per pollice quadrato; mentre se la risoluzione di un’immagine è di 180 ppi si otterranno 180×180 = 32400 pixel per pollice quadrato. Nel secondo caso la qualità dell’immagine sarà migliore dato che il numero di pixel per pollice è maggiore rispetto alla risoluzione di 72 ppi.

Come sono collegate le due sezioni Pixel Dimensions e Document Size? Per comodità abbiamo impostato l’unità di misura delle dimensioni del documento in pollici (inches). La risoluzione di un’immagine digitale è misurata in pixel per pollice lineare (ppi): nota la larghezza (width), l’altezza (height) e la risoluzione in pixel dell’immagine (nell’esempio 180 ppi), le dimensioni della stampa saranno calcolate come segue:

untitled-2.jpg

untitled-3.jpg

Larghezza (inches) = 3072 pixels / 180 ppi = 17.067 inchs

Altezza (inches) = altezza (pixel) / risoluzione = 2048 pixels / 180 ppi = 11.378 inchs

Dato che 1 inch = 2.538 cm la stampa sarà larga 17.067 x 2.538 = 43.3 cm ed alta 11.378 x 2.538 = 28.9 cm.

Dalle formule che abbiamo appena visto ne deduciamo un altro importante concetto: dato il numero dei pixel dell’immagine la dimensione della stampa finale dipende unicamente dalla risoluzione.Per impedire che Photoshop modifichi il numero totale dei pixel occorre deselezionare la voce Resample Image.

untitled-4.jpg

Se aumentiamo la risoluzione la dimensione della stampa finale diminuirà, mentre se stampiamo ad una bassa risoluzione la dimensione della stampa finale sarà maggiore. Chiaramente la qualità della stampa sarà tanto più elevata quanto maggiore è la risoluzione in ppi dell’immagine. Esiste pertanto un trade-off: dato il numero di pixels, maggiore è la dimensione di stampa minore è la qualità perché la risoluzione dell’immagine diminuisce.

Con photoshop possiamo impostare la risoluzione lasciando che sia il software a calcolare la dimensione della stampa finale, oppure possiamo impostare la risoluzione del file digitale lasciando che sia il software a calcolare la dimensione della stampa. Se ad esempio impostiamo una dimensione nel formato classico 10 x 15 cm la risoluzione passa da 180 ppi a 520.20 ppi.

untitled-5.jpg

Prima di mandare un documento alla stampa occorre pertanto decidere la risoluzione del file digitale e di conseguenza la dimensione della stampa finale. Nella tabella che segue sono riportati i formati classici delle stampe fotografiche e la risoluzione da impostare per un’immagine presa sia con una fotocamera da 6.3 milioni di pixel sia con una fotocamera da 6.2 milioni di pixel.

untitled-12.jpg

Come si può osservare dato il numero di pixel totali (6.3 e 3.2 rispettivamente per la IMG 1 e la IMG 2) la risoluzione sarà tanto più bassa quanto maggiore è la dimensione della stampa che vogliamo effettuare e ciò avrà come conseguenza una perdita di dettagli e di nitidezza dell’immagine del suo complesso. Se, per esempio, voglioamo un’immagine con una risoluzione di circa 260 ppi potremmo stampare un 20×30 con la IMG 1 mentre ci dovremmo accontentare di un 12×18 con la IMG 2.

Risoluzione ottimale per la stampa

La regola da seguire consiste nell’impostare la risoluzione tra 1.5 e 2.0 volte la frequenza di retino del dispositivo di stampa. Qualcuno suggerisce di moltiplicare per un valore compreso fra 1 e 2, facendo corrispondere al fattore 1 una stampa di buona qualità mentre il fattore due corrisponderebbe ad una stampa di ottima qualità.

La frequenza di retino è il numero di mezzetinte per pollice lineare ed è misurata in linee (o celle mezzatinta) per pollice lineare (lpi). Le stampanti utilizzano generalmente una frequenza di retino che va da 120 a 150 linee per pollice lineare. La frequenza di retino più diffusa è di 133 lpi e quindi per stampe fotografiche di elevata qualità è consigliabile utilizzare una risoluzione di almeno 1.5 volte la frequenza di retino di 133 e quindi una risoluzione di 267 ppi (è proprio a questa frequenza che vengono stampati la maggior parte dei lavori professionali).

Ricampionamento dell’immagine

Cosa succede se non si dispone del numero di pixel necessari per una stampa a 267 ppi? Supponiamo, per esempio, di aver scattato una foto con la Canon 10D e di voler stampare nel formato 30×45 ad una risoluzione di 267 ppi. Sappiamo che il file in pixel misura 3072 x 2048 e quindi ad una risoluzione di 267 ppi possiamo ottenere al massimo una stampa larga

3072 / 267 = 11.50 inches = 29.22 cm

ed alta

2048 / 267 = 7.67 inches = 19.48 cm

Come ci si può rendere conto 6.3 milioni di pixel non sono sufficienti per una stampa 30×45 ad una risoluzione di 267 ppi. Le schermate che seguono mostrano il ragionamento appena esposto (sono mostrate sia in pollici che in centimetri).

untitled-6.jpguntitled-7.jpg

 

Dobbiamo “trovare” i pixel mancanti e per fare ciò possiamo chiedere a Photoshop di farlo per noi attraverso il ricampionamento (Resample Image). Determiniamo in primo luogo quanti pixel ci mancano per ottentere la risoluzione di 267.

45 cm = 17.717 inches

30 cm = 11.811 inches

da cui:

Width = 17.717 x 267 = 4730.439

Height = 11.811 x 267 = 3153.537

Abbiamo quindi bisogno di un’immagine di almeno 14.2 milioni di pixels (4730 x 3154 = 14917614.41). Sappiamo quindi che doppiamo “trovare” 8.6 milioni di pixel. Come facciamo? Semplicemente selezionamo il box Resample Pictures, indichiamo le dimensioni in Cm dell’immagine e la risoluzione in ppi, photoshop penserà a tutto il resto:

untitled-8.jpg

Generalmente quando si devono “trovare” dei pixel aggiuntivi per una stampa di dimensioni elevate ad alta risoluzione il modo migliore di procedere è quello di utilizzare il Ricampionamento Bicubico in più più steps di piccole dimensioni anziché ricampionare in uno step soltanto. Questa è una regola empirica che darà certe volte risultati percettibile altre volte, invece, gli effetti di più steps successivi saranno visibili in misura minore rispetto al ricampionamento one shot.

La frequenza del retino delle mezzetinte

Definizioni Le stampanti organizzano i pixel dell’immagine in aree chiamate celle di mezzetinte. Le celle di mezzetinte possono variare da stampante a stampante sia per la loro dimensione sia per il modo in cui sono “riempite”. Il numero di celle di mezzetinte per pollice lineare è chiamato frequenza di retino.

Una stampante in bianco e nero genera le varie sfumature di grigio disponendo su una particolare cella di mezzatinta dei punti che possono essere 1) più o meno grandi o 2) più o meno fitti. Poi è l’occhio umano a percepire dei punti più o meno clusterizzati come di un tono di grigio piuttosto che di un altro. Se la stampante ricorre a punti più o meno grandi si parla di modulazione di ampiezza; se invece la stampante ricorre a punti che sono più o meno numerosi si parla di modulazione di frequenza.

Sfumature di grigio Se la frequenza di retino usato dalla stampante è di 60 celle per pollice lineare (60 lpi) e la risoluzione della stampa è di 300 pixel per pollice lineare (300 ppi), ciascuna cella di mezzatinta misurerà sia in altezza che in larghezza esattamente 300/60 = 5 pixel per un totale di 25 pixel per cella (52). Le sfumature di grigio totali che la stampante sarà in grado di riprodurre in questo caso saranno 26: la prima quando tutti i pixel della cella sono vuoti e poi una sfumatura di grigio in più colorando di nero pixel per pixel fino ad arrivare all’ultima sfumatura che si ottiene quando tutti e 25 i pixel della cella sono riempiti e quindi apparità completamente nera.

A questo punto, conoscendo la frequenza del retino della stampante siamo in grado di calcolare i toni di grigio riproducibili sulla stampa:

Toni di grigio = [Risoluzione della Stampante / Frequenza del retino di mezzetinte]2 + 1

Risulterà evidente quindi come il numero delle sfumature di grigio che siamo in grado di riprodurre con la stampante non sia fisso ma varia in funzione della frequenza del retino di mezzetinte usato nella stampa.

Con Adobe Photoshop è possibile modificare la frequenza del retino delle mezzetinte clicclando sul pultante “screen” della finestra di dialogo “Print with preview” dopo aver scelto “Output” dalla casella di dialogo a discesa.

untitled-9.jpg

Se scegliamo l’opzione “Use Printer’s Default Screens” Photoshop utilizzerà la un retino con la frequenza (l’angolo e la forma) di default predefinita nella stampante.

untitled-10.jpguntitled-11.jpg

 

Se, invece, vogliamo impostare manualmente la frequenza del retino basta deselezionare “Use Printer’s Default Screens” ed impostare il numero di celle di mezzetinte da stampare per pollice lineare (frequenza di retino); chiaramente più il numero è alto maggiore saranno le sfumature di grigio riproducibili e viceversa.

Se l’immagine che stampiamo è a colori possiamo modificare la frequenza del retino per ogni singolo inchiostro della stampante. Se l’immagine è in bianco e nero questo elenco non sarà disponibile.