Calcione MTB

A spasso nei boschi del calcione con gli amici dell’MTB-Valdichiana (Fabio, Alessio e Alessandro).

Verona Capitale Internazionale del Golf

VERONA CAPITALE INTERNAZIONALE DEL GOLF
Dal 5 al 7 febbraio

Presenti i campioni Matteo Manassero e Veronica Zorzi, la 5^ edizione del Salone offre prodotti innovativi e molte iniziative legate al turismo, all’enogastronomia, ai giovani e alla solidarietà.

Verona, febbraio 2011 – La 5^ edizione del Salone Italiano del golf, da quest’anno in partnership al 50% con Veronafiere, da sabato 5 a lunedì 7 febbraio , è l’unico evento in Italia dedicato ai professionisti e agli appassionati del settore.
Verona diventa così la capitale internazionale del golf al pari di Monaco, Madrid, Parigi e Londra, sedi di alcune importanti manifestazioni.
Nel Pad. 4 (entrata Cangrande, su Viale del Lavoro), sono presenti su 8mila mq di superficie espositiva oltre 100 espositori tra aziende produttrici, importatori, grossisti ed associazioni in rappresentanza di 150 marchi nazionali e internazionali.
Grande l’attesa dalle aziende italiane, sempre più numerose, per le quali il Salone è diventato un appuntamento fisso che certifica la crescita del golf come sport, incoraggia investimenti e apre nuovi mercati.

Presenti al Salone Italiano del Golf, patrocinato dalla Federazione Italiana Golf, che promuove il “Progetto Scuola”, saranno quest’anno due campioni veronesi di questa disciplina sportiva: Matteo Manassero, classe 1993, il più giovane vincitore nella storia dell’European Tour che ha trionfato nel torneo Castellò Masters a soli 17 anni, e Veronica Zorzi, una delle lady del golf italiano più quotate a livello internazionale.

Il Salone Italiano del Golf (www.saloneitalianogolf.it) ha offerto un contributo importante al boom tricolore di questo sport con la sua originale formula di mercato, intrattenimento e sport.

Nel corso delle varie edizioni ha inoltre “costruito” e fatto conoscere un made in Italy particolarmente attivo comprendente oltre un centinaio di aziende con marchi e brevetti qualificati.

«Nessun Salone ha raggiunto mai i cinque anni: è un record arrivare a festeggiare con un trend sempre in crescita», sottolinea Lorenzo Pitirra di GolfTown per il quale l’appuntamento veronese porterà un’altra salutare ventata di ottimismo e concretezza quale primo evento in grande stile dell’anno di questo sport.

«Ci aspettiamo – spiega il direttore del Salone Italiano del Golf – visitatori da tutta Italia e non solo, perché all’inizio di febbraio i circoli sono quasi tutti chiusi. Siamo l’unico evento specializzato del comparto golf a 360 gradi in un contesto dove c’è chi vuole farsi il campo da golf in casa o scegliere l’ultimo modello di attrezzo, ma è anche il luogo dove si può giocare a golf o provare la propria abilità grazie a un gigantesco putting green indoor, una novità assoluta”.

Il programma è ricco di eventi e iniziative e i punti fermi, oltre al “golf giocato” e clinic di avviamento e perfezionamento, sono una serie di iniziative incentivanti per gli espositori e la serata di gala per beneficenza, che si svolgerà sabato 5 febbraio nel Palazzo della Ragione. Anche quest’anno il ricavato della serata sarà devoluto all’Associazione Life Inside. Eleonora Daniele, presidente dell’associazione, sarà anche madrina dell’evento, con la consegna degli annuali Oscar del Golf di GolfTown.

GOLF, UNA PASSIONE IN AUMENTO

Sono 9milioni le persone che giocano a golf in Europa, mentre nel nostro Paese la scelta di praticare golf è un fenomeno recente.
In Italia i golfisti tesserati sono passati da 13mila nel 1980 a oltre 100mila nel 2010 di cui 29mila donne (dati FIG). Una passione con numeri raddoppiati negli ultimi dieci anni anche grazie al tesseramento libero, lanciato dalla Federazione nel 2007, per il quale per giocare a golf non è più necessario iscriversi ad un circolo, ma basta frequentare un campo pratica.

Dati in crescita anche per i green: in Italia, dal 2001 a oggi i campi da golf sono passati da 277 a 378, di cui 100 da 9 buche e 110 da 18 buche (dati TTg Roadshow). La regione con più campi è la Lombardia (67) seguita da Piemonte (58), Emilia Romagna (44) e Veneto (42).
In Europa i campi sono 6700 e 34mila in tutto il mondo.

Identikit golfista tricolore: il frequentatore di green ha un’ media tra i 30 e i 44 anni (44% del totale dei golfisti italiani) a conferma che non è, come spesso si sente dire, uno “sport per vecchi”. Tra i motivi principali che sostengono la pratica del golf, la possibilità di vivere all’aria aperta.

GOLF LOW COST

La manifestazione veronese vede tra i suoi principali obiettivi quello di dimostrare che esiste anche una versione low cost di questo sport, da sempre associato al mondo del lusso per la sua immagine esclusiva. Parte, infatti, da Verona la “Golf Revolution” l’iniziativa per diffondere una nuova strategia di contenimento dei costi che permetterà a tutti gli appassionati di avvicinarsi a questo sport spendendo quanto un abbonamento alla palestra o ad un circolo di tennis.

TURISMO & GOLF
Il Salone non è solo un momento di approfondimento per gli appassionati di questo sport, ma anche occasione di rilanciare Verona come meta turistica durante la bassa stagione, progetto che rientra negli obiettivi del Ministero del Turismo e dell’Ente Nazionale per il Turismo.

Secondo gli ultimi dati diffusi dal Ministero del Turismo (aprile 2010) il giro d’affari legato al golf sarebbe, per il nostro Paese, intorno ai 350 milioni di euro di introito diretto, prodotto cioè dalle attività dei circoli, che raggiunge i 50 miliardi in Europa con stime di crescita del 10% annuo su scala mondiale e, su scala nazionale, del 5%.

L’Italia attualmente occupa la quarta posizione nella classifica delle principali destinazioni internazionali dopo Francia, USA e Spagna.
Cresce l’interesse anche da parte dei Paesi esteri che puntano sul golf per sviluppare l’incoming turistico: per la prima volta sono presenti il Marocco, con la Royal Air Maroc, la sua compagnia di bandiera, la Malesia e la Tunisia che promuove un pacchetto golf-turismo economico a un’ora e mezzo di volo dal centro-Europa e particolarmente attrattivo nelle stagioni invernali.

GOLF & ENOGASTRONOMIA
Golf a Veronafiere è sinonimo anche di enogastronomia e salute: durante la manifestazione si terrà una piccola rassegna intitolata “Il Gusto del golf” per presentare i piatti dei migliori chef dei circoli golfistici e i menu consigliati per questo sport.

La cucina è un tema caro in questa edizione anche a diversi espositori. Dal prestigioso Andreus Golf & Spa della Val Passiria (Merano), il primo e premiatissimo relais 5 stelle italiano con i suoi piatti tirolesi, i barbecue, le prime colazioni “dietetiche e vitali” alla tipica ospitalità emiliana illustrata dalla guida “52 domeniche di golf in Emilia Romagna”, proposta di itinerari domenicali utili a unire, nel piacere, la famiglia.

Non manca anche una rassegna selezionata dedicata al vino (degustazioni e acquisto): quelli dell’Oltrepo’ Pavese con il logo golfistico (Golf & Wine Loglio di Sopra, Pavia), i piemontesi (Cantine Mascarella, La Morra, Cuneo) e quelli lombardi (Il Cantiniere).

GOLF & ARTE
Dall’offerta turistica all’arte: l’artista romana, Cinzia Cotellessa, presenta al Salone Italiano del Golf, la sua mostra personale dedicata alle palline da golf, e nello stand di Life Inside, dove si sensibilizza il pubblico verso le problematiche dell’autismo, il pittore toscano Mauro Capitani firmerà il cofanetto “Angeli” dal suo dipinto che impreziosisce la nascita di una marmellata speciale che Angiolino Berti ha dedicato all’associazione della quale è presidentessa Eleonora Daniele.

Comunicato Stampa a cura del Servizio Stampa Veronafiere e di Enrico Campana

Enrico Campana
Capo Ufficio Stampa Golf Town
Tel. 3476382109 – 334-3366303
E-mail: encampana@alice.it; comunicazione@golftown.it
www.saloneitalianogolf.it

Servizio Stampa Veronafiere
Tel.: +39.045.829.82.42 – 82.85
E-mail: pressoffice@veronafiere.it

L’agenda del salone italiano del golf

VeronaFiere 5 febbraio-7 febbraio

GIOVEDI’ 3

12.20: Conferenza stampa di presentazione del Salone Italiano del Golf – Comune di Verona, Sala degli Arazzi.

VENERDI’ 4

20.00: Museo Privato Bisagno – premiazione Museo del Golf Bisagno “Dedicato a Davide” ad inviti.

SABATO 5

09.30: Apertura Manifestazione
12.00: Inaugurazione ufficiale con la presenza del Sindaco di Verona Flavio Tosi, del Presidente FIG prof. Franco Chimenti, del Vice Presidente Ente Fiera di Verona avv. Marco Bisagno e di Eleonora Daniele madrina dell’evento.
12.30: Cocktail di benvenuto per autorità e giornalisti area hospitality
15.00: Incontro con il Prof. FRANCO CHIMENTI (Pres. Federazione Italiana Golf) e MATTEO MANASSERO.
15.30: Torneo di Burraco
16.15: Riunione con i PRESIDENTI del Golf Club del Veneto
17.30: Programma 2011 attività giovanile Triveneto
19.00: Chiusura manifestazione
20.30: Cena di gala ad inviti presso il Palazzo della Ragione di Verona con Eleonora Daniele per “Life Inside” e assegnazione GOLFTOWN AWARDS.

DOMENICA 6

09.30: Apertura Manifestazione
10.00: Gara di Putting green (riservata ai giocatori di Burraco e Bridge)
12.30: Stand 48 – The Littlest Golfer: presentazione Guida “52 Domeniche di golf in Emilia” a cura di Maria Vittoria Andrini
13.00: Area Hospitality: presentazione “Un Golf di Gusto” – ricette creative per il golf a cura dello Chef Adriano del Ristorante Tenuta Cipressi e Olivi
15.00: Torneo di Bridge
19.00: Chiusura manifestazione
21.00: Cena per tutti gli Espositori presso l’Hotel Veronesi La Torre

LUNEDI’ 7

09.30: Apertura Manifestazione. Visita degli alunni delle scuole alla manifestazione
14.00: Chiusura manifestazione ed evento

Nota: il programma potrà subire modifiche che saranno tempestivamente comunicate.

Verona, 20 gennaio 2011

A cura di Ufficio Stampa e Comunicazione (www.saloneitalianogolf.it, mobile: 347-6382109, 334-3366303).

Golf, le giuste nozze fra Toscana e Verona

“Golf, cosa non si fa per te…”. Questo lo slogan che tiene a battesimo la quinta edizione del Salone Italiano del Golf di Verona dal 5 al 7 febbraio, ed è un modo per cercare di capire l’effetto derivante dai grandi risultati internazionali dei giocatori azzurri e soprattutto quale spinta potrà arrivare sul breve e medio termine per questo sport come investimenti, ricerca, progetti, economia, turismo, promozione, innovazione e altri aspetti. E definire concretamente quale sarà sul piano pratico il grado dello slancio e della fiducia, quali gli orientamenti degli imprenditori, l’aspettativa della domanda e offerta e gli eventuali investimenti nel contesto di un momento economico non facile. Ma nelle ultime edizioni, grazie al trasferimento di questo evento a Verona che ha già espresso un potenziale interessante, è balzato in primo piano un Made in Italy di qualità, orientato a competere sui mercati internazionali, rappresentato anche quest’anno da un centinaio di aziende e marchi sempre più numerosi, con un 20 per cento circa di turn over. Non si tratta solo di aziende ma anche piccoli artigiani ricchi di inventiva e di coraggio e si può trovare il meglio dallo spillo (tee) alle sabbie per realizzare un campo da golf in grado di abbassare i costi di manutenzione.

Chi e come investirà dunque nel golf?. E’ questa la domanda ricorrente che avrà un risposta al termine di un evento che non si limita all’aspetto del commerciale imponendosi come un contenitore ricco di spunti, di iniziative, incontri, sorprese e che interessante chiave strategica per lo sviluppo del golf vede scendere in campo anche la Federazione Italiana che presenterà col suo presidente prof. Franco Chimenti il Progetto Scuola.

Se il ministero del Turismo guarda con interesse al golf e promette in futuro incentivi per la realizzazione di campi a 18 buche per creare flussi importanti grazie al clima, alle città d’arte e l’enogastronomia, gli altri paesi non stanno però a girare i pollici. E’ molto ambito infatti l’italico turista-golfista. La concorrenza viene dal nord-Africa, e oltre alla Tunisia quest’anno debutta al Salone il Marocco che grazie alle presenze nei mesi invernali ha creato un turismo di notevoli flussi da tutto Europa riuscendo grazie al golf a rinnovare l’intera flotta aerea nazionale, la Royal Air Marocco, che pesca passeggeri fra i golfisti negli scali del nord e centroeuropei…

Immediata e variegata la risposta italiana e se Jesolo offre con Adritica Invest un’oasi golfistica di architettura moderna, ecocompatibile, come buon investimento per assicurarsi clienti stranieri, alcune regioni si stanno attrezzando per parare la concorrenza e trattenere questa fetta di mercato. Quest’anno fa capolino per la prima volta l’Emilia Romagna che punta sulla famiglia con un strategia tipica della sua gente alla base del boom senz fine della Riviera Adriatica, e Mariavittoria Andrini presenta domenica 6 febbraio un libro-guida dal titolo” 52 domeniche di golf in Emilia Romagna, descrivendo i 23 Club affiliati alla Federazione Italiana Golf con la mappa del campo, gli score, i servizi offerti, le buche più belle, complete dei consigli di gioco dei maestri del Golf Club di riferimento e curiosità.

“La vera novità – spiega l’autrice – sta nell’accostamento golf-turismo, un binomio sempre più solido negli ultimi anni.”. Grande attenzione perciò viene riservata dunque al coinvolgimento della famiglia, per catturarla e unirla con spunti turistici e golosità oltre che lo sport.

Si ripete anche quest’anno l’Operazione Toccaferro. Niente che fare con la superstizione, si tratta della rassegna delle principali novità nel campo dell’attrezzo , oggi supertecnologico, aerodinamico, più resistente e che a detta di un mito del golf quale Gary Player ha rivoluzionato e livellato questo sport rendendolo più popolare.

“Il Salone del golf – così Lorenzo Pitirra, direttore dell’evento di Veronafiere protagonista delle nozze con Golf Town ideatrice di questa novità protagonista dell’italico boom, spiega l’iniziativa promozionale – apre tradizionalmente la stagione del golf in Italia, quale migliore opportunità dunque per scoprire le novità, prendere confidenza con proposte sempre più sofisticate e magari acquistare la prima sacca completa da gioco?. Offriamo infatti non solo alle grandi marche e ai migliori negozi italiani una ribalta unica, e il contatto diretto con la clientela ma soprattutto ci aspettiamo l’arrivo di molti appassionati. E fra questi specie i giovani colpiti certamente dai grandi successi dei fratelli Molinari e dall’esplosione di Matteo Manassero, il golden boy locale, avranno la possibilità di venire a Verona da soli , con gli amici o la famiglia per conoscere il golf ma anche soggiornare in una città bellissima e ospitale grazie a pacchetti turistici favorevoli studiati con l’Associazione Albergatori per chi vuole abbinare golf e turismo. E’ una occasione da prendere al volo per provare la propria abilità, con la possibilità di tornare a casa avendo già una prima impostazione di gioco grazie a un putting green con ben 14 postazioni e oltre 1000 metri quadrati aperto a tutti e teatro anche di gare e di Masters, oltre a mini clinic giornalieri e i preziosi consigli dei maestri della Federazione che in questa edizione metterà l’accento sul Progetto Scuola in fase d’avvio”

L’area espositiva con 150 stand sarà di circa 8 mila metri quadrati, l’origine toscana di Golftown assicura un 10 per cento di aziende di questa regione impegnata in vari settori, come la EzGo di Lucca (importatore ufficiale di golfcar americane), gli aretini Gallorini (Cashmere), Raspini (argenti) e “Paolo 90” di Foiano (copri bastoni e borse in pelle) e “La Bottega del Gusto” di Angiolino Berti con le sue 240 marmellate che ha creato per l’occasione “Angeli” a sostegno dell’impegno sociale di Life Inside per il recupero e la ricerca dei ragazzi con difficoltà di comunicazione. E l’etichetta avrà il contributo speciale di un grande artista toscano, Mauro Capitani. Il soggetto saranno due angeli, “creature” spirituali oggetto di grande attualità.


Nelle foto Angiolino Berti de “La Bottega del Gusto” al Salone del Golf di Verona ed. 2010. Nella foto al centro Angiolino Berti assieme alla nota conduttrice Eleonora Daniele fondatrice dell’associazione Life Inside, mentre nella terza foto Angiolino con il Campione di Golf Matteo Manassero.

Il costo del biglietto è di 10 euro scontato del 50 per cento per i soci del Touring Club, mentre ingresso libero per i giovani sotto i 14 anni. Un presidio della Federazione promuove il golf per tutti offrendo i propri maestri per l’avviamento e la conoscenza a questo sport tramite la propria struttura regionale veneta.

Assume sempre maggiore importanza anche la parte mondana col gala di sabato 5 febbraio ad inviti per la consegna del Golf Town Award, gli attesissimi oscar annuali del golf che non guardano solo al campione e al campionismo ma anche altri aspetti, e scende nuovamente in campo la madrina Eleonora Daniele con la sua associazione Life Inside. Quest’anno si aggiunge anche un momento culturale con un premio speciale dedicato a Davide Bisagno che verrà assegnato venerdì 4 febbraio. L’idea è stata promossa dall’avvocato Marco Bisagno, il maggior collezionista di golf d’Europa, che ha dato vita alcun i anni fa al Museo Privato Bisagno dove sono esposti migliaia di pezzi fra attrezzi e palline. La chiusura del Salone è prevista lunedì 7 febbraio con la mattinata riservata alle scuole, ai circoli e ai maestri.

Non mancheranno altre sorprese, questo appuntamento del resto è anche un buon portafortuna , da qui meno di un anno fa Matteo Manassero spiccava il suo fantastico volo con una conferenza stampa che sembra già un documento di valore “storico”.

Per dettagli, programmi, informazioni, prenotazioni e accrediti cliccare sul sito www.saloneitalianogolf.it. e su Dot.golf notizie sulle attività e iniziative degli espositori.

Verona, 10 gennaio 2011

A cura: Ufficio Stampa e comunicazione (www.saloneitalianogolf.it, email: encampana@alice.it, mob.:347-6382109, 334-3366303)

Golf, Oosthuizen colpo da re?

A St.Andrews il sorprendente 27enne sudafricano tanta di conquistare l’Open dei 150 anni partendo da 4 colpi di vantaggio sull’inglese Casey e 7 su Kaymer. Niente da fare ancora una volta per Tiger Woods che puntava al 3° titolo. Edoardo Molinari 65°

Servizio speciale di Enrico Campana

St.Andrews – E’ chiaro che la saga di St.Andrews per festeggiare i 150 anni della Casa del Golf eretta – pensate – l’anno prima dell’Unità d’Italia, vuole mandare col simpatico carneade dal nome barocco, Lodewicus Theodorus (detto Louis ) Oosthuizen un messaggio improntato al lavoro e all’umiltà, ma anche contro la superbia e la cattiva gestione dell’immagine di questo sport espressa ultimamente da Tiger Woods.

E’ chiaro però anche che a 18 buche dalla fine questo “The 139° Open” non lo vinceranno più il trionfatore delle ultime due edizioni di St.Andrews nel 2000 e 2005, Tiger Woods, 18°, staccato di 12 colpi dal battistrada. Come è chiaro che quest’anno non vincerà un americano. Il primo yankee, Dustin Johnson balzato alla ribalta nell’Us Open un mese fa, è 7° a 9 colpi. E non ci sarà un bis di Steve Cink (38°, 14 colpi di distacco), nè sarà preda di uno dei 6 giocatori che si sono spartiti i majors dell’ultimo anno: i vincitori del Masters, l’argentino Angel Cabrera, che non ha superato il taglio e Phil Mickelson (26°, 13 colpi di ritardo), i vincitori dell’US Open Championship Lucas Glover (18°, -12) e l’irlandese Graeme McDowell (38°, -14), il vincitore dell’US Pga Championshin il coreano Ye Yang (52°, -16) e naturalmente il cowboy dell’Oklahoma Steve Cink che ha vissuto di rendita del colpo dell’anno scorso a Turnberry, quando con due birdie alla 17 e alla 18 impedì al 59enne Tom Watson di vincere il suo 6° titolo. Cioè l’impresa estrema del golf.

Non vinceranno però questa edizione nemmeno Rory McIlroy che aveva bruciato il campo con quel 63 alla prima giornata e poi nella seconda, segnata da venti impetuosi, l’ha persa girando con 80 colpi, né il “grande peccatore” John Daly che aveva aperto giovedì le danze, il semovente Mark Calcaterra arrivato a 50 anni al 2° posto al secondo giro, ma trovatosi sabato con 7 colpi sul groppone dopo sole 5 buche, il peggiore di giornata. Out anche l’inglese Ian Poulter che sembrava voler spaccare il mondo con i suoi magici Aruba che gli hanno fatto vincere l’Accenture Match Play.

Occasione persa però, visti i volti dei primi 10, anche per i fratelli Molinari, che sono davanti nelle classifiche al collega Oosthuizen, 54° nel ranking mondiale e 32° nella Race to Dubai contro il 19° di Edoardo o il 3o° di Francesco , se vogliamo fare dei paragoni. Ma non bisogna essere troppo esigenti, fino a poco tempo fa il golf era considerato una specie di ground zero fra gli sport nazionali, solo un anno fa i Molinari hanno conquistato la World Cup, spuntava Matteo Manassero. Mentre era difficile che Edoardo Molinari dopo il trionfo nello Scottish Open non subisse un “rebound”, anche perché è un campione che può vincere a ogni livello, ma ancora non è padrone di certe dinamiche dei Majors, vedi i suoi risultati non proprio brillanti nei superappuntamenti che sono elementi per un Forum.

E’ chiaro tuttavia anche che i primi indiziati per il successo sono 3 giocatori che non hanno mai vinto un major, il sudafricano Oosthuizen, l’inglese Casey e il tedesco con tracce di sangue turco Kaymer, e che questa possibilità di può estendere fino ai quarti classificati (lo svedese Stenson, lo spagnolo Canizares, l’inglese Westwood) anche se è difficile che possano recuperare ben 8 colpi di distacco da questo Oosthuizen capace il primo giorno di rispondere all’attacco spaziale di McIlroy , di conquistare il primato nel secondo giorno partendo alle 6.41 di mattina e riuscendo miracolosamente a passare fra i venti e la pioggia e a portarsi a quel -12 che fu record nel 90, l’anno del gran duello fra Greg Norman e Nick Faldo. E quello stesso Oosthuizen che sabato, nel terzo giro, ha retto all’attacco di Paul Casey, l’inglese che ha fra le mani la più grande occasione della vita ed è riuscito a sgraffignargli un sol colpo perché il sudafricano ha mostrato carattere, sia nel finale delle prime e seconde nove dove ha piazzato i 4 birdie della certezza.

Ragionando in generale, e qui arriviamo al tema dolente, Tiger Woods resta il n.1 del golf ma gli ultimi due anni gli ha detto male. Ha perso lo smalto, e quell’aurea che lo rendeva imbattibile. Come è chiaro un altro fatto: se ormai la linfa vitale della pallacanestro NBA sono i giocatori europei, nel golf c’è una saldatura fino a qualche anno fa impensabile fra i giocatori del tour europeo e quello americano, e dopo il successo di Graeme McDowell a Pebble Beach, il 2° Major dell’anno, i primi sette, quelli che possono vincere, giocano nel circuito che si snoda prevalentemente in Europa ma raggiunge l’ Asia, gli Emirati e inizia la stagione Sud Africa. I sette cavalieri europei sono: il sudafricano (con passaporto inglese) Oosthuizen, l’inglese Casey, il tedesco Kaymer, lo svedese Stenson, lo spagnolo Canizares e Lee Westwood, il più famoso e titolato , l’inglese che l’anno passato ha conquistato lo scettro europeo nel mondiale di Dubai.

E’ chiaro, infine, che per portare a termine con successo questo excursus nel paranormale del golf, il 27 enne Louis Oosthuizen non dovrà ripensare di essere in fondo uno degli umili peones del fertile vivaio boero, il fratello minore di campioni quali Els (il suo nume tutelare), Goosen, Tim Clark, Immelmann, ma di portare a se stesso e al golf dei “normali” una grande speranza e benefici. Insomma, la dimostrazione che lavoro, enacia, spirito di conquista prima livellano e prima o poi pagano.

La storia di lodovico-Teodoro detto Luigi comincia un anno e mezzo fa negli Emirati, guarda caso si trova intrigato con alcuni protagonisti di questo “The 139° Open”. Il 18 gennaio 2009 non bastano a lui e a Kaymer finire a -20 ad Abu Dhabi perché Casey finisce a -21. E’ ancora secondo, la settimana successiva nel Qatar Masters, con -16 ma assieme a Stenson, 3 colpi dietro il vincitore Alvaro Quiros . Nei tornei sudafricani di questa stagione, gli occhi sono tutti su Carl Schwartzel, il dominatore, col quale è cresciuto, e c’è gloria anche per lo spagnolo Pablo Martin e lo scozzese Rickie Ramsay che poi finiranno in penombra. Passa inosservato il 5° posto ad Abu Dhabi, è secondo in Marocco dietro Rhys Davies che vince il suo primo Open, ma il suo momento magico arriva nel piccolo Open di Andalusia che nel suo piccolo ha un vincitore n.1 al mondo, Vijay Sing. Fino alla vigilia non è fra i primi 50 mondiali e quindi non può giocare il Master, ma la prima vittoria nell’European Tour gli regala il viaggio ad Augusta.Dove vince il contest Par 3, la gara che dicono porti jella. Difatti non passa il taglio. Si rilassa un po’, è fatale, solamente un 20° posto in Galles come miglior risultato negli ultimi 3 mesi. Capisce però che l’importante è esserci, capitalizza l’esperienza, il suo grande momento arriva a St.Andrews, dove è nata la genesi o la saga del golf nel quale la regole sono le stesse del regno dei Cieli, e gli ultimi possono ambire un giorno a diventare i primi.

Lodivoco-Teodoro detto Luigi è nato il 19 ottobre 1982 a Mossel Bay, in riva all’Oceano, e ha potuto giocare a golf grazie al sostegno della fondazione Ernie Els: Ha vinto molte gare fra i dilettanti e il mondiale individuale e a squadre amateur, per passare nel 2002 al professionismo e vincere 5 gare del Sunshine Tour. Nel 2003 prova a giocare i Challenge in Europa, ma senza fortuna, si fa conoscere fra il 18 e il 25 gennaio dell’anno scorso con i due secondi posti negli Emirati, è 31° a fine del 2009 nella Money List (cioè 18 posti dietro Francesco Molinari). Fino a ieri era considerato un perdente, è il giocatore del taglio fisso nei majors (ben 7 volte su 8, unico bagliore il 73° posto nell’US Pga Championship dello scorso anno) fino alla svolta nell’Open di Andalusia. Manca la pagina più importante, vedremo stasera quale sarà il finale della favola, potenza del golf e della saga di Sant’Andrea il santo degli scozzesi e di questo sport sulfureo.

Parte alle 14.05 italiana (un’ora dopo a St.Andrews) si ritrova a sfidare Paul Casey che gli ha negato ad Abu Dhabi il primo grande successo, è difficile pensare a un cedimento, è davanti 4 colpi, vanta le percentuali più alte nel centrare i fairways e il greens e il suo drive vola a 319 miglia all’ora. “Penso che ogni giocatore vorrebbe trovarsi nella mia posizione, ma per vincere a St.Andrews bisogna pensare di non poter vincere, nel golf qui è cominciato tutto”, dice con saggezza tentando di esorcizzare il panico da major, e questo sembra proprio l’atteggiamenti giusto, anche se poi l’ultima parola in questo viaggio nei misteri del gol è sempre degli astri.

Classifica dopo 3 giri: 1° 201, -15: Louis Oosthuizen (Saf, 65 67 69); 2° 205, – 11 P.Casey (69 69 67); 3° 208, -8: M.Kaymer (Germ,69 71 68); 4° 209, -7: H.Stenson (Sve, 69 69 71), A.Canizares (Spa, 67 71 71), L.Westwood (Gb, 67 71 71); 7° 210, -6: D.Johnson (Usa, 69 72 69), 8° 211,-5 N.Watney (Usa, 67 73 71), Goosen (Saf, 69 70 72), S.O’Hair (Usa, 67 72 72), R.Barnes (Usa, 68 71 72); 12° 212, -4: McIlroy (Nir, 63 80 69), JB Holmes (Usa, 70 72 70), S.Garcia (Spa, 71 71 70), S.Lowry (Irl, 68 73 71), J.Jeong, am. ( Kor, 68 70 74), R.Karlsson (Sve, 69 71 72); 18° 213,-3: T.Woods (Usa, 67 73 73)), R.Rock, R.Fisher, C.Villegas, L.Glover (Usa), P.Hanson (Sve), MA Jimenez (Spa), I.Garrido (Spa). Italiani: 65° 218, +2: Edoardo Molinari (69 76 73).

Golf, che crollo McIlroy !

Nel 139° British Open il giovane irlandese da 63 a 80 colpi in 24 ore, fra vento e pioggia spunta a sorpresa (-12) il 27enne sudafricano Luis Oosthuizen, 2° il 5oenne Calcavecchia. Tiger Woods bloccato. Spine per i Molinar: Edoardo passa in extremis il taglio, bocciato Francesco (+7).Il 18enne coreano Jeong (3°) meglio di Manassero l’anno scorso

Servizio di Enrico Campana

ST.ANDREWS – La saga della Casa del Golf, arsenico e vecchi merletti, e la mano beffarda del golf ben sintetizzata nella locuzione che descrive questo sport come una lotta dell’uomo contro il campo, non contro l’avversario.

Come nel rocambolesco US Open Championship di un mese fa sui links a picco sul Pacifico e la spiaggia di Monterey, l’influenza del campo e degli elementi della natura e del cielo hanno caratterizzato le prime due rocambolesche giornate di St.Andrews. Ovvero il luogo sacro e intrigante dove il golf ha codificato le regole di questo gioco che i scozzesi si attribuiscono e che, mi ostino a ricordare, è arrivato con Giulio Cesare, si chiamava Paganica il diversivo dei soldati del grande condottiero,fu adottato dalla casa reale degli Stuart solo nel 1500. In questo scenario, l’ordine di partenza, cioè il destino, ha recitato un ruolo beffardo, e dopo due giri che hanno richiesto un’appendice alle 6 di questo sabato mattina orima della ripartenza dopo le 9, Rory McIlroy è passato dal record di 63 colpi al 38° posto con uno scarto funesto di ben 17 colpi nel giro di 24 ore. Roba da Guinness, visto che siano da queste parti. L’ex vincitore Steve Cink non potrà invece baciare l’argenteo trofeo mentre al comando si è issato inaspettatamente, con uno score-record di 12 colpi sotto il par dopo 36 buche, un sudafricano – Louis Oosthuizen, che in passato non aveva passato il Cut 7 volte su 8, arrivato fin qua per una serie di passaggi fortunati e l’olii de gumbat, l’olio di gomito come se dis a Milan…

Leggere e riflettere per credere.. In primavera il 27enne sudafricano non aveva ancora una posizione di classifica sufficiente per giocare i majors, ma vincendo in Spagna la settimana avanti al Masters il suo primo open europeo è entrato fra i primi 50 al mondo riuscendo a staccare il ticket per Augusta. Questa sua incredibile storia è emblematica “sul golf che atterra e suscita” potrebbe avere addirittura un finale miracolistico. Perché forse sfugge un particolare: parte per il 3° giro con ben 5 colpi di vantaggio sul secondo, e 8 su Tiger Woods che volente o nolente rimane la pietra di paragone quale numero uno mondiale e vincitore delle ultime edizioni sull’Old Course, nel 2000 e 2005.

“Mai visto un Major dove con 5 colpi sotto il par quasi non si entra fra i primi 10”, aveva avvertito Tiger Woods, fiutando l’atmosfera da giallo, chiamando in causa gli scores discriminanti della prima giornata favoriti da condizioni di gioco particolarmente felici del mattino per alcuni, mentre i venti e gli scrosci di pioggia del pomeriggio avevano reso la vita difficile ad altri, fra cui i fratelli Molinari.

La reazione di Tiger è stata invece di rabbia quando alle 3.45 di venerdì i corni acustici hanno segnalato l’interruzione per i forti venti, circa 40 miglia all’ora, che facevano ballare le palline sul green. Dopo aver già incassato due bogey, Tiger non ha completato il colpo, ha alzato con superbia i tacchi verso la club house seguito da Villegas e Justin Rose nonostante fosse raccomandato ai giocatori di stare nei pressi. La gara è ripresa dopo un’ora e mezzo, lo scenario è mutato, ecco che è diventato un altro Open per tutti, addirittura un incubo non prevedibile per McIlroy il quale ha cominciato con 4 bogey alle prime 9 buche e chiuso con 80, uno dei peggiori punteggi della giornata, certamente il peggiore fra i primi 64 bigs. Ma questo è il golf, prende e dà in eguale misura e difficilmente il 21enne di Belfast difficilmente riuscirà a rimettersi in sella e a vincere il suo primo major. E a quel punto farà il tifo per il suo compagno più grande dell’Ulster, quel Graeme McDowell col quale ha giocato la World Cup che ha segnato il trionfo dell’Italia targata Molinari, e che partito in sordina la prima giornata si è portato al 6° posto. Vuoi che dopo aver dominato il campo tremendo dell’Us Open Championship non possa uscire vinctore alla fine da questa lotteria scozzese, a meno che la dea bendata continui a sostenere il 27enne leader sudafricano, il Luisone dagli smisurati padiglioni auricolari.

Con la regia di Hichkock, l’Open ha premiato dunque Oosthuizen arrivato zitto zitto il primo giorno alle spalle di McIlroy ,quando tutti guardavano solo all’impresa di questo enorme talento dagli score esplosivi, come l’indimenticabile e recente 62 che gli ha permesso nell’ultimo giro di saltare uno sbigottito Mickelson a Quail Hallow, e di vincere la sua prima gara in America, e la seconda in assoluto dopo quella dell’inverno scorso negli Emirati che ne fece la nuova star di cui si sentiva bisogno. Ha premiato però la d.b. i suoi sacrifici del giorno successivo, sveglia alle 4 del mattino per essere sul tee di partenza alle 6.41, un’alba umida e ventosa tragica per molti ma per lui incredibilmente luminosa e favorevole. Schivando la pioggia e infilandosi nei venti contrari, ha chiuso col miglior score di giornata (-5, 7 birdies e 2 boges) assieme all’antico americano Mark Calcavecchia che era sul tee di partenza già alle 6, senza rispetto per i suoi 50 anni. Trade-Mark è il golden oldie, il grande vecchio annata n.139 della gara che affonda le radici nel tardo 800, sogna di ripetere le gesta di Tom Watson che a Turberry, la scorsa estate, sfiorò il 6° titolo. Calcavecchia ha messo 5 birdie, senza nessun errore, ma il più bravo sui green è stato certamente il grande matador del golf. Miguel Angel Jimenez ne ha piazzati ben 8, con 3 errori, un maiuscolo -5 dopo un giro iniziale modesto e che fa tornare alla mente la recente fortunata galoppata di Parigi che partì proprio nel 2° giro per arrivare alla fine a soffiare la vittoria nell’Open de France a Francesco Molinari e al suo probabile erede, malaguenho come lui, Alejandro Canizares che sta facendo bene anche qui e si è portato al 3° posto dove c’è il coreano “Jei-Jei” (Jin Jeong) che ha messo la sua firma sul palmares del British Amateur dopo quella di Manassero che vinse l’anno scorso a Turnberry la Silver Medal come miglior dilettante.

Sparito il John Daly della prima giornata (-7), quello che tolse beffardamente a Costantino Rocca il British Open del ’95, il successo dei successi, non hanno dato dato segnali altri yankee molto attesi, in primis il vincitore dello scorso anno, Steve Cink (74) e l’ex vincitore dell’US Open Championship Lucas Glovers (76). Phil Mickelson il quale firmato il Masters emozionale di quest’anno non ha avuto fortuna a Pebble Beach, si è salvato a fatica dal taglio (73 71), idem l’ambizioso inglese Ian Poulter che prometteva di vincere quest’anno un major grazie ai miracolsi ferri Aruba e al vezzo di considerardi un elegantone-punk.. Fra gli svedesi, Robert Karlsson si è risollevato ma il migliore è Peter Hanson nel gruppone del 6° posto dove bisogna fare tanto di cappello al 18enne Jin Jeong, il coreano che oggi è davanti al Matteo Manassero dello scorso anno il quale dopo aver vinto il British Championship da amateur ha subito fatto bene in quello maggiore, ma non era certo al 3° posto . Attenti al gruppone del 7° posto, con di giocatori consumati fra i quali oltre a Jimenez, McDowell, Canizares, Hanson c’è un’altra vecchia volpe come Retief Goosen e non sono da buttar via tre americani come Lehman, O’Hair e Barnes.

Open poco fortunato più che viale del tramonto per Tom Watson, Predag Harrington, Paul Lawrie, deludenti Ernie Els, Furyk, Ogilvy, Tim Clark mentre Angel Cabrera sconta ancora la grande generosità della dea bendata nel permettergli di vincere il Masters del 2009. Fra i giovani mancano all’appello Carl Schwartzel, due volte vincitore questa stagione nell’Europea Tour, Rhys Davies e l’inglese Chris Wood 5° e 3° nelle ultime due edizioni.
Defilati dagli onori delle cronache i fratelli Molinari, fra le principali vittime dei voltafaccia del tempo, anche se nonostante lo score pesante nel funesto venerdì (76 colpi) Edoardo alla fine giocherà i due giri finali, e liberato potrà magari togliersi qualche soddisfazione e confermare il suo 19° posto mondiale. Edoardo deve ringraziare il promettente 69 della prima giornata, il miglior score nel suo breve excursus nei majors. Era addirittura 82° dopo aver chiuso le prime 36 buche, anche se via via è arrivato al 58° e poi al 52° quando sabato mattina si è completata la selezione e si sono salvati anche Montgomerie e Luke Donald.

Il secondo giro di Francesco detto “Compact” è stato invece la fotocopia del primo, è uscito con l’unico birdie di giornata, magra consolazione perché la frittata era fatta: bogey alla 2, 13, 15, doppio bogey alla famigerata buca 17, oltre il 140° posto e poi il 119° finale, seconda “bocciatura” nel primo anno in cui come 30° al mondo può giocare tutti i quattro tornei del grande slam. Un vero peccato, questo è forse il contraccolpo della delusione di Madrid e soprattutto Parigiche: l’anno passato a Turnberry l’aveva visto fra i protagonisti, con il 13° posto finale certamente la molla per il suo primo Top Ten nell’Us Pga in Minnesota.

Edoardo Molinari fresco vincitore dello Scottish Open affrontava un esame delicato per entrare nella squadra di Ryder Cup, ha pagato le tensioni e gli sforzi di Loch Lemond. Nella prima giornata era salito a -4 alla 14 , ma chiuso al 30° posto (69), nella seconda ha tenuto per 9 buche, i 4 bogeys nelle seconde 9 gli hanno tagliato le gambe . Una giornata sbagliata non significa un Open sbagliato.

Adesso per i fratelli del golf scatta l’”operazione recupero” per non perdere l’autobus per la Ryder Cup dei primi d’ottobre. Per Francesco un peccato tornare a casa proprio quando la maglia europea sembrava a portata di mano. Edoardo ha avuto uno scarto imprevisto, non aveva giocato bene al Masters, ultimamente ha speso molto per arrivare il più in alto possibile. Ma bisogna fargli un monumento ai due nostri fratelli nazionali e alla piccola federazione che ha creato quel piccolo fortunato contesto dove si può credere che siano figli del boom, mentre si potrebbe azzardare anche il ragionamento contrario. Questo open non è più golf è diventato un sabba, e puzza di zolfo l’exploit di Luis Oosthuizen, una storia degna della lampada di Aladino.

Classifica dopo 2 giri : 1° 132, -12: Louis Oosthuizen (Saf, 65 67), 2° 137, -7: M.Calcavecchia (Usa, 70-67), 3° 138,-6: P.Casey (Usa, 69 69), L.Westwood (Gb, 67 71), A.Canizares (Spa, 67 71), J.Jeong (Cor, am, 68-70), 7° 139 -5 MA Jimenez (Spa, 72 67), G.McDowell (Nir, 71 68), R.Goosen (Saf, 69 70), T.Lehman (Usa, 71 68), R.Barnes (Usa, 68 71), P.Hanson (Sve, 66 73), S.O’Hair (Usa 67 72).

Seguono: 14°, 140, -4:T.Woods (Usa, 67-73); 28° 142,-2: J.Daly (Usa), A.Scott (Aus, 72 70), A.Quiros (Spa, 72 70); 38° 143, -1: L.Glover (Usa, 67 76), R.McIlroy (Nir, 63 80); 43° 144, par: P.Mickelson (Usa, 73 71), I.Pooulter (Gb, 71 73), S.Cink (Usa, 70 74); 56° 145 +1: E.Molinari (Ita, 69 76), L.Donald (Gb, 73 72), C.Montgomerie (Sco, 74 71); 69° 146 +2: C.Schwartzel (Saf, 71 75), M.Kuchar (Usa), S.Kjeldsen (Den).

Cut:, 88° 148 +4: R.Davies (Wal, 73 75), E.Els (Saf, 69 79), T.Watson (Usa; 99° 149, +5: B.Curtis (Usa, 76 73), A.Cabrera (Arg, 73 76), C.Wood (Gb, 70, +7 alla 15), M.Weir (Can, 73 +4 alla 15); 108° 150 +6: J.Furyk (Usa 72 73), G.Ogilvy (Aus, 72 78), P.Harrington (Irl, 73 77); 119°, 151 + 7: F.Molinari (Ita, 74-77), S.Lyle (Sco, 75 76), P.Lawrie (Sco, 69-82), T.Clark (Saf, 71 80).

Gli italiani: 56° 145, +1 E.Molinari (69-76), 119° 151, + 7 F.Molinari (74-77).

bellissimo dado …

questo invece è il pezzo dei tedeschi:

Traduzione:

NUR ITALIEN NICHT! – TRADUZIONE ITALIANA

Ritornello:

Non c’importa chi vince la coppa, basta che non sia l’Italia!
Non c’importa chi vince la coppa, basta che non sia ancora l’Italia!

Prima strofa:

Un gol nei primi secondi vi basta per 90 minuti
sempre da dietro, sempre a terra, sempre perdere tempo
questo è il calcio italiano

È raccapricciante, non è corretto! No, no, no, no, no!
E dato che siamo tutti d’accordo, tutti assieme:

RIT

Seconda strofa:

Falli, sputi, insulti – così vi difendete
e se tutto questo non vi basta
poi scappate davanti al tribunale sportivo

Scarpette d’oro, catene d’oro, sembrate dei papponi
gel, creme e oli, non potete farne a meno
ma questo è uno sport, non un gioco da checche!

RIT

Terza strofa:

Sì, noi amiamo il vostro cibo, ma non il vostro calcio
Pizza, Pasta, Mafia – Berlusconi
Non ne possiamo più!

RIT

Chi vincerà la coppa è ovvio: la Germania per la gloria
Chi vincerla la coppa è ovvio: naturalmente la Germania!

RIT