Ben schiaccia il pulsante di allarme rosso

Con la politica monetaria la banca centrale cerca di modificare l’andamento di variabili come la crescita, la disoccupazione e l’inflazione. Gli effetti su queste variabili sono però indiretti. In un articolo del 2004 Ben Benake e Kenneth Kuttner scrivevano:

Gli effetti più diretti ed immediati delle azioni di politica monetaria, come le variazioni del tasso ufficiale di sconto, sono sui mercati finanziari; influenzando i prezzi degli asset ed i loro rendimenti i banchieri centrali cercano di modificare il comportamento economico degli operatori in modo che questo contribuisca al raggiungimento degli obiettivi di politica monetaria.

Nel loro articolo Ben e Kenneth continuavano scrivendo che:

i canali di trasmissione privilegiati dagli interventi di politica monetaria sono i mercati azionari che, attraverso le variazioni di valore dei portafogli privati, vale a dire attraverso gli “effetti ricchezza”, modificano il costo del capitale.

Distinguevano poi tra azioni di politica monetaria già scontate, da quelle invece inattese osservando che:

valutare quale sarà la risposta dei corsi azionari agli interventi di politica monetaria è un esercizio complicato dal fatto che il mercato, con molta probabilità, non risponderà alle azioni che erano attese e già scontate.

lasciando quindi intendere che se si vuole ottenere qualche effetto bisogna agire in modo inaspettato.

Il taglio di 75 punti base operato proprio ieri dalla banca centrale americana in un meeting mattutino del tutto inatteso dal mercato va forse inquadrato in questa logica, anche alla luce che si è trattato del taglio più consistente mai operato dall FED dal 1982 e poi ancora dal 1991, quando i tassi furono tagliati in entrambi i casi addirittura di 100 punti base in un colpo solo.

I meeting programmati dalla FED erano quelli del 29 e del 30 gennaio nei quali il mercato si aspettava, e già scontava, un taglio di 50 punti base. Va altresì ricordato che fino ad ieri Bernake non aveva mai fatto interventi sul tasso ufficiale di sconto al di fuori dei meeting programmati.

Ma dopo quello che era successo nei mercati azionari il giorno prima, con variazioni dei corsi che non si vedevano dall’11 settembre del 2001, è difficile non immaginare che la banca centrale americana abbia deciso di intervenire rapidamente ed a sopresa schicciano il pulsante di allarme.

Nelle poche e stringate righe del comunicato rilasciato ieri, infatti, la banca centrale americana ha parlato per ben due volte “di rischi al ribasso per la crescita”.

Nasce così il sospetto che la FED sappia qualcosa che il mercato ancora non sa e questo potrebbe spiegare la reazione non entusiastica dei mercati che Bernake forse si aspettava.

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Links: What Explains the Stock Market’s Reaction to Federal Reserve Policy?

2 thoughts on “Ben schiaccia il pulsante di allarme rosso

  1. Ciao Michele,
    E invece cosa ne pensi del DOW oggi? 600 punti tra minimo e massimo, inizio in declino, e poi forte, fortissimo rally, che pare sia continuato anche nell’aftermarket sui financials. Nessuna notizia “rilevante”, Se non cattive news su tech (apple, motorola e STM). Però se ti guardi il 1 day sul bbg ad un certo punto c’è uno scatto netto…..

    Morale: vorrei tanto esser lungo vola, in questo periodo!

    Gabriele

  2. In eraltà sono uscite alcune news interessanti. Sembrerebbe infatti che il NY Insurance Department Regulator abbia chiesto ai principali istituti US di fornire 15bl in capitale per supportare il settore. Dai un’occhiata
    a questo articolo del Wall Street Journal
    e poi a questo del Financial Times.

    E infatti AMBAC e MBIA si son fatte rispettivamente +72% e +32%! C’è stato poi l’upgrade da “overweight” da “underweight” da parte di Bear Stearns sulle principali banche USA in conseguenza del taglio di 75bp della FED … e di questo Ben sarà contento :-)