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Garibaldi in versione zenzero

Wednesday, September 16th, 2009

Per il 142° anniversario dell’arresto di Garibaldi a Sinalunga lo chef Angiolino Berti ha recuperato la ricetta della marmellata curativa che dava anche forza al generale

BETTOLLE-SIENA – Sono passati 142 anni, ma il ricordo dell’arresto di Garibaldi a Sinalunga è ancora vivo nella memoria della Valdichiana dove il generale si adoperò per quasi due mesi per reclutare i volontari del suo esercito e scacciare i francesi da Roma con l’aiuto delle numerose società di mutuo soccorso toscane di cui era presidente.

Arrivò a Sinalunga il pomeriggio del 23 settembre, all’alba del giorno seguente progettava di raggiungere le sue truppe a Orvieto ed entrare nello Stato Pontificio ma fu arrestato dai carabinieri, su ordine di Urbano Rattazzi, nell’abitazione del medico che l’ospitava. E dal cui balcone salutò la folla pronunciando la famosa invettiva “O Roma o morte”. L’episodio rimane famoso anche per un chiassoso banchetto con ben 11 portate dal quale però Garibaldi si ritirò precipitosamente preferendo comporre musica. Il Generale era astemio, e curava i reumatismi, in fase avanzata, con una pappina rossa prescrittagli da un medico genetista conosciuto in Sud America. Dalla storia, attraverso una curiosa novella dedicata alla tumultuosa giornata sinalunghese dall’autore di un libro che collega alcuni piatti toscana a grandi personaggi, Angelino Berti ha ricavato una marmellata più unica che rara, a base di barbabietola rossa e finocchio sostituendo la radice amara con lo zenzero.

Morigeratissimo a tavola, il generale ricavava salute ed energia da questa marmellata, si appoggiava al bastone e spesso in battaglia si spostava con la portantina per i dolori causati dall’artrosi e la ferita di Aspromonte curata nelle terme di Rapolano in quei giorni. Il suo valletto, Maurizio, racconta che sul treno che lo portava nella prigione di Vigevano verso Empoli tentò di lenire i dolori e l’amarezza con quella gustosa marmellata. Che Angiolino Berti, lo chef del Teatro del Gusto di Bettolle, ha trasformato in una delle sue 170 marmellate tradizionali e fusion, un record da Guinness, dedicate alla salute, al piacere, alla nuova cucina e anche ai grandi personaggi della storia. Ma con una variante: lo zenzero al posto della radice amara che in cottura perdeva la sua struttura molecolare. “Lo zenzero ha proprietà antibatteriche formidabili, è celebrato nel suo trattato sulla medicina da Ippocrate e gli Stati Uniti l’hanno inserito fra i 10 alimenti più importanti per la prevenzione del cancro”, spiega Angiolino Berti che ricorderà nella sua bottega colui che “grazie a questa marmellata divenne l’eroe dei Due Mondi” come si legge in una locandina celebrativa che ha creato grandissima curiosità per un personaggio ancora molto popolare nei borghi toscani.

Marmellata da Guiness per Garibaldi

Friday, March 21st, 2008

Proprio mentre stava presentando la sua ultima “creazione” ribattezzata “Il segreto di Garibaldi”, alle 18.01 del 19 marzo il Guinness World Record ha comunicato di aver avviato la procedura per l’omologazione del primato di Angiolino Berti.

La segnalazione partì dal programma televisivo “Aspettando il Tg” di Italia7 Gold nel corso del quale il conduttore, Claudio Sottili, definì lo chef del Teatro del Gusto di Bettolle il campione del mondo delle marmellate per aver elaborato nel giro di un solo anno oltre 100 prodotti della natura: frutti, ortaggi, piante del bosco e da ultimo anche fiori simbolici come la rosa, la mimosa e i petali della violetta. E senza usare addensanti, conservanti e col rispetto rigoroso di ogni norma in materia che permettono alle sue marmellate artistico-artigianali una conservazione di almeno 3 anni.

Col 2008 il Berti, studioso della cucina e conosciuto per le ricerca del cibo e l’affinamento dei piatti tradizionali toscani, come il filetto di cinta senese, è riuscito a trovare nuovi spunti grazie anche alla collaborazione con un’agenzia di comunicazione; sono così nate marmellate dedicate a San Valentino, alla Festa della Donna, del Papà e della Mamma con etichette originali e a volte “poetiche”.

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Ma il filone ha trovato adesso anche uno spunto storico. Da una novella toscana ispirata all’arresto di Garibaldi a Sinalunga il 23 settembre del 1867 in cui si rievoca con ironia l’infausta cena in suo onore, Angiolino Berti ha tratto la sua confettura n.119, a base di barbabietola e finocchio napoletano. Astemio e morigerato a tavola, l’Eroe dei Due Mondi ricorreva a questa “pappetta” rossastra e lievemente dolce per ritrovare la carica essendo già il suo fisico provato dai reumatismi. Da qui “Il segreto di Garibaldi” effigiato sull’etichetta col suo famoso cammeo.