Archive for the ‘Cultura e Società’ Category

L’origine dell’universo

Friday, September 3rd, 2010

Nell’ultimo suo libro (“The grand design”) S. Hawking sostiene che la creazione dell’universo si puà spiegare anche senza l’intervento di Dio. Secondo Hawking la creazione dell’universo è stata una conseguenza inevitabile delle leggi della fisica. L’argomento è controverso e ci pone difronte a domande alle quali ancora non abbiamo ancora una risposta. Perchè siamo qui? Quali sono le nostre origini?

Quelli che seguono sono alcuni estratti di un articolo di S. Hawking il quale introduce il tema partendo dal mito di Boshongo (Africa Centrale) secondo cui:

In the beginning, there was only darkness, water, and the great god Bumba. One day Bumba, in pain from a stomach ache, vomited up the sun. The sun dried up some of the water, leaving land. Still in pain, Bumba vomited up the moon, the stars, and then some animals. The leopard, the crocodile, the turtle, and finally, man.

[...]

If one believed that the universe had a beginning, the obvious question was what happened before the beginning? What was God doing before He made the world? Was He preparing Hell for people who asked such questions?

[...]

However in 1915, Einstein introduced his revolutionary General Theory of Relativity. In this, space and time were no longer Absolute, no longer a fixed background to events. Instead, they were dynamical quantities that were shaped by the matter and energy in the universe. They were defined only within the universe, so it made no sense to talk of a time before the universe began. [...] Any so-called beginning of the universe would be artificial, in the sense that one could extend the history back to earlier times.

[...]

The expansion of the universe was one of the most important intellectual discoveries of the 20th century, or of any century. It transformed the debate about whether the universe had a beginning. If galaxies are moving apart now, they must have been closer together in the past. If their speed had been constant, they would all have been on top of one another about 15 billion years ago. Was this the beginning of the universe? Many scientists were still unhappy with the universe having a beginning because it seemed to imply that physics broke down. One would have to invoke an outside agency, which for convenience, one can call God, to determine how the universe began.

[...]

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Su tutte le furie per un “cattivo” panino con la porchetta. Denunciata

Thursday, September 2nd, 2010

Cose strane succedono in quel di Siena ….

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Dopo aver addentato e gustato metà il panino, non ritenendosi soddisfatta della sua qualità, la donna, una senese di 56 anni, è tornata indietro a protestare con il commerciante pretendendone uno migliore in cambio.

Al suo rifiuto ha iniziato ad urlare, in presenza di altri avventori, e ha buttato giù dal bancone del negozio un contenitore di cristallo con dentro il pane che, nonostante il tentativo del proprietario di afferrarlo, è andato in frantumi.

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Suggerisco alla signora di andare il prossimo 11 Settembre alla Sagra della Porchetta di Monte San Savino che tra l’altro detiene il curioso record della porchetta più lunga del mondo (45 metri)!

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Default in Today’s Advanced Economies: Unnecessary, Undesirable, and Unlikely

Wednesday, September 1st, 2010

The state of the public finances has worsened substantially in the main advanced economies as a result of the 2008–09 global financial and economic crisis. For some “peripheral” European countries, market participants and some commentators occasionally seem to believe that default (here intended as some form of debt restructuring) will sooner or later inevitably occur. Concerns about fiscal solvency in those countries have been reflected in financial market pressures, large default risk premiums on sovereign bonds, and downgrades by rating agencies. At the time of writing (late August 2010), credit default swap spreads are about 900 basis points in Greece and 300 basis points in Ireland and Portugal. In general, volatility remains high and every auction of government paper—especially in Europe, including in the largest countries—is closely monitored to discern possible triggers of abrupt market reactions.
In our view, the risk of debt restructuring is currently significantly overestimated. Although it is generally wise to assume that market developments reflect economic fundamentals, market overreaction does occur from time to time, with adverse implications for countries’ borrowing costs and debt dynamics. For example, considering data on sovereign bond spreads over the past decades, markets sounded false alarms in the vast majority of episodes.

[...] challenge stems mainly from the advanced economies’ large primary deficits, not from a high average interest rate on debt. Thus, default would not significantly reduce the need for major fiscal adjustment. In contrast, the economies that defaulted in recent decades did so primarily as a result of high debt servicing costs, often in the context of major external shocks. We conclude that default would not be in the interest of the citizens of the countries in question. Fiscal adjustment supported by reforms that enhance economic growth is a more effective response.

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Sulle sagre in valdichiana …

Tuesday, August 31st, 2010

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Ma nel 2010, la Confesercenti ha lanciato un ulteriore allarme, che va aldilà del mero ragionamento commerciale: quasi tutte le sagre, lungi dall’essere eventi folkloristici legati al territorio, diventano un modo facile e rapido per fare due soldi. E infatti fra quelle 106 sagre di cui prima, la Provincia ne ha dichiarate autentiche solo 55. E’ qui che sta il fulcro del problema: sorvolando sugli effettivi danni alla ristorazione, quale significato hanno queste feste? Detta altrimenti: mangiare sotto a uno stand con piatti di carta, serviti da bambini in pantaloni corti, è un diversivo per stare in compagnia (quasi familiare) e assaporare i piatti tipici della cultura contadina, o è solo un modo per aggirare le norme igieniche della Usl? Secondo la Provincia e secondo me, la risposta giusta più frequente è purtroppo la seconda.

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Esistono davvero delle sagre autentiche, e per fortuna sono quelle che riscuotono maggior successo: tanto per citarne alcune, potrei ricordare la Rievocazione storica della battitura del grano di Ruscello, la Sagra della bistecca di Cortona, la Sagra della porchetta di Monte San Savino.

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In altre sagre invece (quelle non autentiche, e secondo me sono molto più di 51), dopo che ti sei mangiato la tua pizza tagliata con il coltello di plastica, o balli il liscio (e anche qui potremmo accennare alle agevolazioni fiscali rispetto alle discoteche…), o te ne torni a casa. A molti clienti e soprattutto ai turisti (che del resto reputano “caratteristici” anche semplicemente i cannicci), risparmiare 5-10 euro sulla cena va più che bene. Ma, in definitiva, quali peculiarità esclusive propongono queste sagre a livello gastronomico-sociale-culturale? Cosa le differenzia da un ristorante? Forse niente.

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Montepulciano, uno strano Palio e le 211 marmellate

Monday, August 30th, 2010

[...] Mi faccio aiutare da Angiolino Berti il cui ristorante è a Bettolle, all’uscita autostradale di Valdichiana sulla Firenze-Roma, prima tappa del viaggio verso Montepulciano. Angiolino propone una cucina con i prodotti della zona, dai salumi di cinta senese alla fiorentina, dai crostini alla fettunta, dai pici fatti a mano con sugo d’anatra (o all’aglione) alla ribollita. E qualche volta divaga fino al mare, preparando un cacciucco. Ma la vera passione di quest’uomo mite, in cui riversa la sua filosofia di vita (dove esistono giorni buoni e altri meno buoni), sono le marmellate. Da spalmare su una fetta di pane toscano, da farci colazione o da abbinare a un piatto. La vita è come la marmellata, bisogna trovare l’abbinamento giusto. Angiolino ne ha inventate 211, per ogni eventualità, per ogni sorpresa, per ogni stimolo visivo. Alla Madonna del Parto di Piero della Francesca ne ha dedicata una fragola e mela. L’ultima è stata provocata dal quadro di un amico pittore, Mauro Capitani, che rappresenta un cavaliere con la lancia: susine e peperoncino. Insomma, marmellate per tutto. Anche per spingere in salita una botte, volendo.

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I desamadre presentano il loro primo disco

Tuesday, August 3rd, 2010

Intervista ad Andrea Scelfo su Il cittadino (leggi l’intervista)

Photostory pop art music contest su Il Cittadino

Monday, August 2nd, 2010

On line su www.ilcittadinoonline.it
la fotostory del Pop Art Music Contest.

La strana vittoria di Andrea P.

Sunday, August 1st, 2010

Bisognerebbe seguire la genialità del Molleggiato per comprendere e dare un pizzico d’ironia quando certi verdetti lasciano perplessi , compresi gli stessi vincitori.

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Giusto vincitore l’ex ragazzino dello Zecchino d’Oro laureato in ingegneria elettronica che monta impianti idraulici e aggiusta rubinetti nella bottega paterna …

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Vedendo l’avvocato con la bombetta- davvero un interessante epigono di cantautori culturali come Paolo Conte -. ritrovarsi fra le mani solo una coppa di metallo nella lunga notte bettolina mi ha fatto tornare alla mente la famosa frase pronunciata tanti anni fa alle Olimpiadi dalla star di una celebre squadra Usa di pallacanestro defraudata dell’oro. Appena ricevuta la medaglia d’argento argento disse: “Non la userò nemmeno come fermacarte..”.

(…)

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Premiazione – Pop Art Music Contest

Sunday, August 1st, 2010

Tutte le immagini della premiazione, della serata, del pubblico e dei giurati.

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Madways – Pop Art Music Contest (Finale)

Sunday, August 1st, 2010

Galleria fotografica dell’esibizione della band al Pop Art Music Contest organizzato dal Bar Prestige di Bettolle. Componenti della band: Jessica (Voce), Alessandro e Mauro (Chitarre), Matteo (Basso ), Luca (Batteria).

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Andrea Pinsuti – Pop Art Music Contest (Finale)

Sunday, August 1st, 2010

Galleria fotografica dell’esibizione della band al Pop Art Music Contest organizzato dal Bar Prestige di Bettolle. Componenti della band: Andrea Pinsuti (Voce e Tastiera), Francesco Paterni (Chitarra), Marco Fanciullini (batteria) e Roberto Grigiotti (Basso).

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Carlo Francis – Pop Art Music Contest (Finale)

Sunday, August 1st, 2010

Galleria fotografica dell’esibizione della band al Pop Art Music Contest organizzato dal Bar Prestige di Bettolle. Componenti della band: Carlo Barlozzo (Voce e Chitarra), Gianluca Meconcelli (Batteria), Guido Pietrella (Basso) e Diego Perugini (Chitarra).

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Fotografie di Michele Berti (www.micheleberti.it).

Pop Art Music Contest su Arezzo Web

Sunday, August 1st, 2010

BETTOLLE. La prima semifinale del 24 luglio scorso ha dato i suoi meritati frutti: buona musica, ottima compagnia e il sempre nuovo Prestige Bar.
I Madways (Arezzo), Andrea Pinsuti (Bettolle) e Carlo-Francis Live (Chianciano) si sfideranno domani sera, sabato 31 luglio 2010 sul palco all’aperto del Prestige Bar che si affaccia sull’uscita della A-1 Valdichiana (Centro commerciale Le Rotonde, ingresso libero, dalle ore 22.00 (info – popartmusiccontest@gmail.com).
La prima edizione del Pop Art Music Contest esalerà i suoi ultimi ma dirompenti sospiri, dopo due mesi di selezioni e semifinali, contrassegnato da una crescita continua come interesse, qualità delle proposte e coinvolgimento degli artisti.

Leggi tutto l’articolo su www.arezzoweb.it

Articolo sul pop art music contest uscito su www.arezzoweb.it

Articolo sul pop art music contest uscito su www.arezzoweb.it

PAMC ancora tra i più letti de Il Cittadino On line

Friday, July 30th, 2010

Altro articolo di E. Campana entrato tra gli articoli più letti de Il Cittadino On Line. Questa volta a scalare la classifica il resoconto dell’ultima semifinale: Sabato finale a tre al Pop Art Music Contest di Bettolle.

Sabato finale a tre al Pop Art Music Contest di Bettolle

Sabato finale a tre al Pop Art Music Contest di Bettolle

Diama Band – Pop Art Music Contest (Semifinali)

Friday, July 30th, 2010

Galleria fotografica dell’esibizione della band al Pop Art Music Contest organizzato dal Bar Prestige di Bettolle. Componenti della band: Francesco Grotti (voce), Roberto Grigiotti (Basso elettrico), Marco Fanciullini (Batteria), Giacomo Ghezzi (Chitarra).

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Fotografie di Michele Berti (www.micheleberti.it).

Grande successo del Pop Art Music Contest sulla stampa …

Friday, July 30th, 2010

Oggi la homa page de Il Cittadino On line riporta tra gli articoli piu’ letti il pezzo di Enrico Campana “A Bettolle Piace il rock del cantautore” uscito il 29 Luglio:

A Bettolle piace il rock del cantautore tra gli aritcoli piu letti de Il Cittadino On line

A Bettolle piace il rock del cantautore tra gli aritcoli piu' letti de Il Cittadino On line

Sempre in home page de Il Cittadino on line, nella rubrica “Eventi”, e’ presente un secondo articolo – sempre di Enrico Campana – riferito questa volta all’ultima semifinale tenutasi ieri 29 Luglio: “Sabato finale a tre al Pop Art Music Contest di Bettolle

Sabato finale a tre al Pop Art Music Contest di Bettolle

Sabato finale a tre al Pop Art Music Contest di Bettolle

A riprova di questo successo facciamo notare come anche su Google, facendo una ricerca per www.ilcittadinoonline.it, l’articolo “A Bettolle Piace il rock del cantautore” compare in testa alla lista dei risultati (3° risultato proposto, v. immagine sotto):

Google

A Bettolle piace il rock del cantautore in testa alla lista dei risultati su Google

Bettolle, sabato finale a tre al Pop Art Music Contest

Friday, July 30th, 2010

La notizia vera non è la qualificazione, quale vincitrice della terza semifinale, del Pop Art Music Contest per la lunga notte di questo sabato sera (31 luglio) al PrestigeBar di Bettolle, del “degregoriano doc” Carlo Francis, la bombetta, l’abitino nero gualcito, i suoi “musici” di altissimo profilo dei quali si deve ricordare che la musica non solo la onorano ma la insegnano, facendo da supporto anche ad artisti famosi. Basta per tutti il nome della divina della musica. Sì, proprio lady Mazzini in arte Mina.

La notizia vera è che ha fatto la sua bellissima figura la Diamaband col suo solista-trasformista. L’aretino Francesco Grotti ha infatti smesso i panni (anzi: il cappellino da marine in libera uscita) del “rock carnale” di Vasco Rossi per dare una piccola lezione di professionalità.

[...]

L’ultima semifinale ha dunque premiato Carlo, l’avvocatino di Chianciano che a settembre presenterà il suo cd. Se ha saputo calamitare professionisti esperti significa che possiede carisma, idee e talento perché in queste band prospettiche i musici stanno al capo come i capi-mastro hanno innalzato l’opera di Michelangelo e Buonarroti.

Così Enrico Campana su Il Cittadino On line. Leggi l’articolo integrale su www.ilcittadinoonline.it.

Carlo Barlozzo sul palco del Pop Art Music Contest (Prestige Bar - Bettolle)

Carlo Barlozzo sul palco del Pop Art Music Contest (Prestige Bar - Bettolle)

Carlo Francis – Pop Art Music Contest (Semifinali)

Thursday, July 29th, 2010

Galleria fotografica dell’esibizione della band al Pop Art Music Contest organizzato dal Bar Prestige di Bettolle. Componenti della band: Carlo Barlozzo (Voce e Chitarra), Gianluca Meconcelli (Batteria), Guido Pietrella (Basso) e Diego Perugini (Chitarra).

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Fotografie di Michele Berti (www.micheleberti.it).

A Bettolle piace il rock del cantautore

Thursday, July 29th, 2010

Giudicare questa sfida è come scegliere fra un giro in vespa nel paesaggio toscano con la propria ragazza sul sellino e salire invece su una potente moto da cross sullo sterrato, due mezzi diversi, due emozioni differenti e un unico denominatore: professionalità, e ci dite poco?

Così Enrico Campana de Il Cittadino Online racconta le sue impressioni su questa sfida disputatasi ieri sera sul palco del Pop Art Music Contest organizzato dal Prestige Bar di Bettolle. Leggi tutto l’articolo su www.ilcittadinoonline.it.

Andrea Pinsuti sul palco del Pop Art Music Contest (Prestige Bar - Bettolle)

Andrea Pinsuti sul palco del Pop Art Music Contest (Prestige Bar - Bettolle)

Pop Art Music a Bettolle, Madyas primi finalisti

Sunday, July 25th, 2010

Di Enrico Campana

Pronti partenza via. Nella prima semifinale il duello all’ultima nota giocato su tre brani inediti e cover a piacere, è davvero per dirla in chiave sportiva questione di millesimi di secondo. E per la finale di sabato 31 luglio a Bettolle la spunta il punk-rock dei sorprendenti Madways sui Biondareef bravissimi “seguaci” di un pop-rock fra metafore e trovate geniali, come capitare a Malibu, e vederla innevata (di coca..) e quel sano sentimento che ancora alberga fra i giovani e richiama la tragedia della Love Parade di Duisburg di poche ore prima. Dell’amico col quale si condivideva la passione della musica, e adesso non c’è più, anzi no n è ancora nei dintorni.

E’ un po’ troppo forzato supporre che la musica, forse oggi il maggior centro gravitazionale nella comunicazione planetaria fra i giovani, ci abbia messo lo zampino. E che ci sia un invisibile fil rouge che unisce l’avanguardia di Andy Warhol e la sua Pop Art con una corrente musicale di grande successo, quello dei Velvet Undergound, di Lou Reed e della fascinosa Nico e l’ardito omaggio che gli ha voluto dedicare questo street-festival. Un microscopico puntino nelle immense galassie che ha pensato fra tante pacchiane serate col complessivo forte della cantante coscia lunga che si alterna all’omaggio al politico locale e alla porchetta, di riprendere nel manifesto la famosa banana dipinta dall’artista e dedicargli un contest con 12 giovani band e un solo traguardo: sperimentare e divertirsi a tutto rock!

Il caso ha voluto, ma sarà solo un caso, che la prima finalista del Pop Art Music di PrestigeBar sia il giovanissimo gruppo debuttante di Arezzo che ha scelto di chiamarsi Madways. Un’etichetta già in partenza intrigante che si presta a una doppia interpretazione. Potrebbe essere semplicemente “a mezza strada”, la voglia di arrivare in un punto più lontano, o più ironicamente “la strada pazza”, nel senso di curiosa, originale. Quella che ti sei costruita nella tua fantasia, non sai bene da dove viene, chi bene l’abbia tracciata e lascia il percorso aperto a sorprese, sfide, heppening. Insomma, qualcosa che prima e poi ti chiamerà a delle sfide, magari irta di ostacoli ma che è il tuo destino.

Foto di Michele Berti. All rights reserved.

Foto di Michele Berti. All rights reserved.

Ed è successo quindi, in questa strana ventata che sa un po’ di “metafisico” che abbiano vinto dunque i Madways con la sua little-Nico, quella Jessica simil bad-girl e tanto honey, gli stivaletti, la minigonna per niente tentatrice, l’orecchino al naso che ricorda la Patty Pravo dei tempi del Piper, e ha una voce tonante ma ci lavora sopra notte e giorno e oltre a scrivere i testi ci sa fare anche al piano, forse il suo jolly per la finale. Cantando rigorosamente in inglese, con testi velati per ora di mistero, pensati, scritti e interpretati direttamente nella lingua di Shakespeare, la cantante Jessica, Alessandro e Mauro alle chitarre, Matteo al basso e Luca alla batteria e Michela consulente creativa sembravano sbarcati da Liverpool o da Edinburgo e non dal garage della Valdichiana preso in affitto dove da un anno stavano preparando questo debutto che migliore non poteva essere.

Foto di Michele Berti. All rights reserved.

Foto di Michele Berti. All rights reserved.

“Nelle prove – questa la scheda autoronica consegnata alla giuria -imparano a conoscere i differenti stili amalgamandoli in qualcosa che non avevano mai sentito prima. Abbandonano le cover (i pezzi famosi, come quelli dei led Zeppelin che hanno ritoccato chiedendo scusa, nda) ed iniziano a mettere assieme qualche accordo, il risultato sono dei pezzi divertenti che i loro amici considerano pensosi, ma che poi iniziano ad apprezzare. Poi entra in scena Jessica..”

Difficile chiamare sfondare con un nome da cantante country western, certamente il discografico-pigmalione di turno incrociandola le darà un nome d’arte, e sarebbe perfetto Twenty, traduzione di 20, che sono la sua bella età, ma non cambierà la sua spontaneità. “Sono semplice, ringrazio i miei amici, quel che viene è di tutti”, si schermisce toccando il piccolo collier col primo dentino caduto.

Foto di Michele Berti. All rights reserved.

Foto di Michele Berti. All rights reserved.

“I Biondareef sono un gruppo molto omogeneo, sono bravi, sanno quello che vogliono, col loro pop-rock cercano di portare i loro pensieri alla portata di tutti, i Madways traggono le loro radici a Londra e le note rock di Jessica sono a parer mio devastante”, si sbilancia Luca di Birranthology, uno dei quattro giurati e organizzatore un musical settembrino a Scrofiano giocato sul rockabilly.

Vittoria dunque di strettissima misura, mi rileggo in testo di “After Show” dei Biondareef che dice: “sento teatro di voci, appeso alla mediocrità del suono, che non riesco a coprire quando la luce sparisce…” Niente di polemico, ovviamente solo un piccolo frammento di una produzione forse paradossalmente troppo prolifica, ma chi può frenare l’eccesso di creatività?. Per l’originale viaggio musicale “dalla Pampa a Malibù alla stanza 696 di un amore consumato nel buio”, voglio perciò ringraziare Jonathan Sarri voce e piano, Stefano Bianchi (che ha sostituito il fratello infortunato) e Michele Bacci chitarre, Michele Bacci e Stefano Isoletti batteria. Come si dice in queste occasioni, alla prossima volta. Seconda semifinale domenica sera fra la band Andrea Pinuti di Sinalunga e i Desamadre di siena, terza giovedì 29 luglio fra Diama band di Arezzo e Carlo Francis di Chianciano. Finalissima a 3 del PrestigeBar di cui il Cittadinoonline.it è Media partner nella lunga notte di sabato 31 luglio, naturalmente come trofeo sarà una banana speciale, quella dipimta da Warhol per i suoi Velvet Undergound.

Golf, Oosthuizen colpo da re?

Sunday, July 18th, 2010

A St.Andrews il sorprendente 27enne sudafricano tanta di conquistare l’Open dei 150 anni partendo da 4 colpi di vantaggio sull’inglese Casey e 7 su Kaymer. Niente da fare ancora una volta per Tiger Woods che puntava al 3° titolo. Edoardo Molinari 65°

Servizio speciale di Enrico Campana

St.Andrews – E’ chiaro che la saga di St.Andrews per festeggiare i 150 anni della Casa del Golf eretta – pensate – l’anno prima dell’Unità d’Italia, vuole mandare col simpatico carneade dal nome barocco, Lodewicus Theodorus (detto Louis ) Oosthuizen un messaggio improntato al lavoro e all’umiltà, ma anche contro la superbia e la cattiva gestione dell’immagine di questo sport espressa ultimamente da Tiger Woods.

E’ chiaro però anche che a 18 buche dalla fine questo “The 139° Open” non lo vinceranno più il trionfatore delle ultime due edizioni di St.Andrews nel 2000 e 2005, Tiger Woods, 18°, staccato di 12 colpi dal battistrada. Come è chiaro che quest’anno non vincerà un americano. Il primo yankee, Dustin Johnson balzato alla ribalta nell’Us Open un mese fa, è 7° a 9 colpi. E non ci sarà un bis di Steve Cink (38°, 14 colpi di distacco), nè sarà preda di uno dei 6 giocatori che si sono spartiti i majors dell’ultimo anno: i vincitori del Masters, l’argentino Angel Cabrera, che non ha superato il taglio e Phil Mickelson (26°, 13 colpi di ritardo), i vincitori dell’US Open Championship Lucas Glover (18°, -12) e l’irlandese Graeme McDowell (38°, -14), il vincitore dell’US Pga Championshin il coreano Ye Yang (52°, -16) e naturalmente il cowboy dell’Oklahoma Steve Cink che ha vissuto di rendita del colpo dell’anno scorso a Turnberry, quando con due birdie alla 17 e alla 18 impedì al 59enne Tom Watson di vincere il suo 6° titolo. Cioè l’impresa estrema del golf.

Non vinceranno però questa edizione nemmeno Rory McIlroy che aveva bruciato il campo con quel 63 alla prima giornata e poi nella seconda, segnata da venti impetuosi, l’ha persa girando con 80 colpi, né il “grande peccatore” John Daly che aveva aperto giovedì le danze, il semovente Mark Calcaterra arrivato a 50 anni al 2° posto al secondo giro, ma trovatosi sabato con 7 colpi sul groppone dopo sole 5 buche, il peggiore di giornata. Out anche l’inglese Ian Poulter che sembrava voler spaccare il mondo con i suoi magici Aruba che gli hanno fatto vincere l’Accenture Match Play.

Occasione persa però, visti i volti dei primi 10, anche per i fratelli Molinari, che sono davanti nelle classifiche al collega Oosthuizen, 54° nel ranking mondiale e 32° nella Race to Dubai contro il 19° di Edoardo o il 3o° di Francesco , se vogliamo fare dei paragoni. Ma non bisogna essere troppo esigenti, fino a poco tempo fa il golf era considerato una specie di ground zero fra gli sport nazionali, solo un anno fa i Molinari hanno conquistato la World Cup, spuntava Matteo Manassero. Mentre era difficile che Edoardo Molinari dopo il trionfo nello Scottish Open non subisse un “rebound”, anche perché è un campione che può vincere a ogni livello, ma ancora non è padrone di certe dinamiche dei Majors, vedi i suoi risultati non proprio brillanti nei superappuntamenti che sono elementi per un Forum.

E’ chiaro tuttavia anche che i primi indiziati per il successo sono 3 giocatori che non hanno mai vinto un major, il sudafricano Oosthuizen, l’inglese Casey e il tedesco con tracce di sangue turco Kaymer, e che questa possibilità di può estendere fino ai quarti classificati (lo svedese Stenson, lo spagnolo Canizares, l’inglese Westwood) anche se è difficile che possano recuperare ben 8 colpi di distacco da questo Oosthuizen capace il primo giorno di rispondere all’attacco spaziale di McIlroy , di conquistare il primato nel secondo giorno partendo alle 6.41 di mattina e riuscendo miracolosamente a passare fra i venti e la pioggia e a portarsi a quel -12 che fu record nel 90, l’anno del gran duello fra Greg Norman e Nick Faldo. E quello stesso Oosthuizen che sabato, nel terzo giro, ha retto all’attacco di Paul Casey, l’inglese che ha fra le mani la più grande occasione della vita ed è riuscito a sgraffignargli un sol colpo perché il sudafricano ha mostrato carattere, sia nel finale delle prime e seconde nove dove ha piazzato i 4 birdie della certezza.

Ragionando in generale, e qui arriviamo al tema dolente, Tiger Woods resta il n.1 del golf ma gli ultimi due anni gli ha detto male. Ha perso lo smalto, e quell’aurea che lo rendeva imbattibile. Come è chiaro un altro fatto: se ormai la linfa vitale della pallacanestro NBA sono i giocatori europei, nel golf c’è una saldatura fino a qualche anno fa impensabile fra i giocatori del tour europeo e quello americano, e dopo il successo di Graeme McDowell a Pebble Beach, il 2° Major dell’anno, i primi sette, quelli che possono vincere, giocano nel circuito che si snoda prevalentemente in Europa ma raggiunge l’ Asia, gli Emirati e inizia la stagione Sud Africa. I sette cavalieri europei sono: il sudafricano (con passaporto inglese) Oosthuizen, l’inglese Casey, il tedesco Kaymer, lo svedese Stenson, lo spagnolo Canizares e Lee Westwood, il più famoso e titolato , l’inglese che l’anno passato ha conquistato lo scettro europeo nel mondiale di Dubai.

E’ chiaro, infine, che per portare a termine con successo questo excursus nel paranormale del golf, il 27 enne Louis Oosthuizen non dovrà ripensare di essere in fondo uno degli umili peones del fertile vivaio boero, il fratello minore di campioni quali Els (il suo nume tutelare), Goosen, Tim Clark, Immelmann, ma di portare a se stesso e al golf dei “normali” una grande speranza e benefici. Insomma, la dimostrazione che lavoro, enacia, spirito di conquista prima livellano e prima o poi pagano.

La storia di lodovico-Teodoro detto Luigi comincia un anno e mezzo fa negli Emirati, guarda caso si trova intrigato con alcuni protagonisti di questo “The 139° Open”. Il 18 gennaio 2009 non bastano a lui e a Kaymer finire a -20 ad Abu Dhabi perché Casey finisce a -21. E’ ancora secondo, la settimana successiva nel Qatar Masters, con -16 ma assieme a Stenson, 3 colpi dietro il vincitore Alvaro Quiros . Nei tornei sudafricani di questa stagione, gli occhi sono tutti su Carl Schwartzel, il dominatore, col quale è cresciuto, e c’è gloria anche per lo spagnolo Pablo Martin e lo scozzese Rickie Ramsay che poi finiranno in penombra. Passa inosservato il 5° posto ad Abu Dhabi, è secondo in Marocco dietro Rhys Davies che vince il suo primo Open, ma il suo momento magico arriva nel piccolo Open di Andalusia che nel suo piccolo ha un vincitore n.1 al mondo, Vijay Sing. Fino alla vigilia non è fra i primi 50 mondiali e quindi non può giocare il Master, ma la prima vittoria nell’European Tour gli regala il viaggio ad Augusta.Dove vince il contest Par 3, la gara che dicono porti jella. Difatti non passa il taglio. Si rilassa un po’, è fatale, solamente un 20° posto in Galles come miglior risultato negli ultimi 3 mesi. Capisce però che l’importante è esserci, capitalizza l’esperienza, il suo grande momento arriva a St.Andrews, dove è nata la genesi o la saga del golf nel quale la regole sono le stesse del regno dei Cieli, e gli ultimi possono ambire un giorno a diventare i primi.

Lodivoco-Teodoro detto Luigi è nato il 19 ottobre 1982 a Mossel Bay, in riva all’Oceano, e ha potuto giocare a golf grazie al sostegno della fondazione Ernie Els: Ha vinto molte gare fra i dilettanti e il mondiale individuale e a squadre amateur, per passare nel 2002 al professionismo e vincere 5 gare del Sunshine Tour. Nel 2003 prova a giocare i Challenge in Europa, ma senza fortuna, si fa conoscere fra il 18 e il 25 gennaio dell’anno scorso con i due secondi posti negli Emirati, è 31° a fine del 2009 nella Money List (cioè 18 posti dietro Francesco Molinari). Fino a ieri era considerato un perdente, è il giocatore del taglio fisso nei majors (ben 7 volte su 8, unico bagliore il 73° posto nell’US Pga Championship dello scorso anno) fino alla svolta nell’Open di Andalusia. Manca la pagina più importante, vedremo stasera quale sarà il finale della favola, potenza del golf e della saga di Sant’Andrea il santo degli scozzesi e di questo sport sulfureo.

Parte alle 14.05 italiana (un’ora dopo a St.Andrews) si ritrova a sfidare Paul Casey che gli ha negato ad Abu Dhabi il primo grande successo, è difficile pensare a un cedimento, è davanti 4 colpi, vanta le percentuali più alte nel centrare i fairways e il greens e il suo drive vola a 319 miglia all’ora. “Penso che ogni giocatore vorrebbe trovarsi nella mia posizione, ma per vincere a St.Andrews bisogna pensare di non poter vincere, nel golf qui è cominciato tutto”, dice con saggezza tentando di esorcizzare il panico da major, e questo sembra proprio l’atteggiamenti giusto, anche se poi l’ultima parola in questo viaggio nei misteri del gol è sempre degli astri.

Classifica dopo 3 giri: 1° 201, -15: Louis Oosthuizen (Saf, 65 67 69); 2° 205, – 11 P.Casey (69 69 67); 3° 208, -8: M.Kaymer (Germ,69 71 68); 4° 209, -7: H.Stenson (Sve, 69 69 71), A.Canizares (Spa, 67 71 71), L.Westwood (Gb, 67 71 71); 7° 210, -6: D.Johnson (Usa, 69 72 69), 8° 211,-5 N.Watney (Usa, 67 73 71), Goosen (Saf, 69 70 72), S.O’Hair (Usa, 67 72 72), R.Barnes (Usa, 68 71 72); 12° 212, -4: McIlroy (Nir, 63 80 69), JB Holmes (Usa, 70 72 70), S.Garcia (Spa, 71 71 70), S.Lowry (Irl, 68 73 71), J.Jeong, am. ( Kor, 68 70 74), R.Karlsson (Sve, 69 71 72); 18° 213,-3: T.Woods (Usa, 67 73 73)), R.Rock, R.Fisher, C.Villegas, L.Glover (Usa), P.Hanson (Sve), MA Jimenez (Spa), I.Garrido (Spa). Italiani: 65° 218, +2: Edoardo Molinari (69 76 73).

Golf, che crollo McIlroy !

Saturday, July 17th, 2010

Nel 139° British Open il giovane irlandese da 63 a 80 colpi in 24 ore, fra vento e pioggia spunta a sorpresa (-12) il 27enne sudafricano Luis Oosthuizen, 2° il 5oenne Calcavecchia. Tiger Woods bloccato. Spine per i Molinar: Edoardo passa in extremis il taglio, bocciato Francesco (+7).Il 18enne coreano Jeong (3°) meglio di Manassero l’anno scorso

Servizio di Enrico Campana

ST.ANDREWS – La saga della Casa del Golf, arsenico e vecchi merletti, e la mano beffarda del golf ben sintetizzata nella locuzione che descrive questo sport come una lotta dell’uomo contro il campo, non contro l’avversario.

Come nel rocambolesco US Open Championship di un mese fa sui links a picco sul Pacifico e la spiaggia di Monterey, l’influenza del campo e degli elementi della natura e del cielo hanno caratterizzato le prime due rocambolesche giornate di St.Andrews. Ovvero il luogo sacro e intrigante dove il golf ha codificato le regole di questo gioco che i scozzesi si attribuiscono e che, mi ostino a ricordare, è arrivato con Giulio Cesare, si chiamava Paganica il diversivo dei soldati del grande condottiero,fu adottato dalla casa reale degli Stuart solo nel 1500. In questo scenario, l’ordine di partenza, cioè il destino, ha recitato un ruolo beffardo, e dopo due giri che hanno richiesto un’appendice alle 6 di questo sabato mattina orima della ripartenza dopo le 9, Rory McIlroy è passato dal record di 63 colpi al 38° posto con uno scarto funesto di ben 17 colpi nel giro di 24 ore. Roba da Guinness, visto che siano da queste parti. L’ex vincitore Steve Cink non potrà invece baciare l’argenteo trofeo mentre al comando si è issato inaspettatamente, con uno score-record di 12 colpi sotto il par dopo 36 buche, un sudafricano – Louis Oosthuizen, che in passato non aveva passato il Cut 7 volte su 8, arrivato fin qua per una serie di passaggi fortunati e l’olii de gumbat, l’olio di gomito come se dis a Milan…

Leggere e riflettere per credere.. In primavera il 27enne sudafricano non aveva ancora una posizione di classifica sufficiente per giocare i majors, ma vincendo in Spagna la settimana avanti al Masters il suo primo open europeo è entrato fra i primi 50 al mondo riuscendo a staccare il ticket per Augusta. Questa sua incredibile storia è emblematica “sul golf che atterra e suscita” potrebbe avere addirittura un finale miracolistico. Perché forse sfugge un particolare: parte per il 3° giro con ben 5 colpi di vantaggio sul secondo, e 8 su Tiger Woods che volente o nolente rimane la pietra di paragone quale numero uno mondiale e vincitore delle ultime edizioni sull’Old Course, nel 2000 e 2005.

“Mai visto un Major dove con 5 colpi sotto il par quasi non si entra fra i primi 10”, aveva avvertito Tiger Woods, fiutando l’atmosfera da giallo, chiamando in causa gli scores discriminanti della prima giornata favoriti da condizioni di gioco particolarmente felici del mattino per alcuni, mentre i venti e gli scrosci di pioggia del pomeriggio avevano reso la vita difficile ad altri, fra cui i fratelli Molinari.

La reazione di Tiger è stata invece di rabbia quando alle 3.45 di venerdì i corni acustici hanno segnalato l’interruzione per i forti venti, circa 40 miglia all’ora, che facevano ballare le palline sul green. Dopo aver già incassato due bogey, Tiger non ha completato il colpo, ha alzato con superbia i tacchi verso la club house seguito da Villegas e Justin Rose nonostante fosse raccomandato ai giocatori di stare nei pressi. La gara è ripresa dopo un’ora e mezzo, lo scenario è mutato, ecco che è diventato un altro Open per tutti, addirittura un incubo non prevedibile per McIlroy il quale ha cominciato con 4 bogey alle prime 9 buche e chiuso con 80, uno dei peggiori punteggi della giornata, certamente il peggiore fra i primi 64 bigs. Ma questo è il golf, prende e dà in eguale misura e difficilmente il 21enne di Belfast difficilmente riuscirà a rimettersi in sella e a vincere il suo primo major. E a quel punto farà il tifo per il suo compagno più grande dell’Ulster, quel Graeme McDowell col quale ha giocato la World Cup che ha segnato il trionfo dell’Italia targata Molinari, e che partito in sordina la prima giornata si è portato al 6° posto. Vuoi che dopo aver dominato il campo tremendo dell’Us Open Championship non possa uscire vinctore alla fine da questa lotteria scozzese, a meno che la dea bendata continui a sostenere il 27enne leader sudafricano, il Luisone dagli smisurati padiglioni auricolari.

Con la regia di Hichkock, l’Open ha premiato dunque Oosthuizen arrivato zitto zitto il primo giorno alle spalle di McIlroy ,quando tutti guardavano solo all’impresa di questo enorme talento dagli score esplosivi, come l’indimenticabile e recente 62 che gli ha permesso nell’ultimo giro di saltare uno sbigottito Mickelson a Quail Hallow, e di vincere la sua prima gara in America, e la seconda in assoluto dopo quella dell’inverno scorso negli Emirati che ne fece la nuova star di cui si sentiva bisogno. Ha premiato però la d.b. i suoi sacrifici del giorno successivo, sveglia alle 4 del mattino per essere sul tee di partenza alle 6.41, un’alba umida e ventosa tragica per molti ma per lui incredibilmente luminosa e favorevole. Schivando la pioggia e infilandosi nei venti contrari, ha chiuso col miglior score di giornata (-5, 7 birdies e 2 boges) assieme all’antico americano Mark Calcavecchia che era sul tee di partenza già alle 6, senza rispetto per i suoi 50 anni. Trade-Mark è il golden oldie, il grande vecchio annata n.139 della gara che affonda le radici nel tardo 800, sogna di ripetere le gesta di Tom Watson che a Turberry, la scorsa estate, sfiorò il 6° titolo. Calcavecchia ha messo 5 birdie, senza nessun errore, ma il più bravo sui green è stato certamente il grande matador del golf. Miguel Angel Jimenez ne ha piazzati ben 8, con 3 errori, un maiuscolo -5 dopo un giro iniziale modesto e che fa tornare alla mente la recente fortunata galoppata di Parigi che partì proprio nel 2° giro per arrivare alla fine a soffiare la vittoria nell’Open de France a Francesco Molinari e al suo probabile erede, malaguenho come lui, Alejandro Canizares che sta facendo bene anche qui e si è portato al 3° posto dove c’è il coreano “Jei-Jei” (Jin Jeong) che ha messo la sua firma sul palmares del British Amateur dopo quella di Manassero che vinse l’anno scorso a Turnberry la Silver Medal come miglior dilettante.

Sparito il John Daly della prima giornata (-7), quello che tolse beffardamente a Costantino Rocca il British Open del ’95, il successo dei successi, non hanno dato dato segnali altri yankee molto attesi, in primis il vincitore dello scorso anno, Steve Cink (74) e l’ex vincitore dell’US Open Championship Lucas Glovers (76). Phil Mickelson il quale firmato il Masters emozionale di quest’anno non ha avuto fortuna a Pebble Beach, si è salvato a fatica dal taglio (73 71), idem l’ambizioso inglese Ian Poulter che prometteva di vincere quest’anno un major grazie ai miracolsi ferri Aruba e al vezzo di considerardi un elegantone-punk.. Fra gli svedesi, Robert Karlsson si è risollevato ma il migliore è Peter Hanson nel gruppone del 6° posto dove bisogna fare tanto di cappello al 18enne Jin Jeong, il coreano che oggi è davanti al Matteo Manassero dello scorso anno il quale dopo aver vinto il British Championship da amateur ha subito fatto bene in quello maggiore, ma non era certo al 3° posto . Attenti al gruppone del 7° posto, con di giocatori consumati fra i quali oltre a Jimenez, McDowell, Canizares, Hanson c’è un’altra vecchia volpe come Retief Goosen e non sono da buttar via tre americani come Lehman, O’Hair e Barnes.

Open poco fortunato più che viale del tramonto per Tom Watson, Predag Harrington, Paul Lawrie, deludenti Ernie Els, Furyk, Ogilvy, Tim Clark mentre Angel Cabrera sconta ancora la grande generosità della dea bendata nel permettergli di vincere il Masters del 2009. Fra i giovani mancano all’appello Carl Schwartzel, due volte vincitore questa stagione nell’Europea Tour, Rhys Davies e l’inglese Chris Wood 5° e 3° nelle ultime due edizioni.
Defilati dagli onori delle cronache i fratelli Molinari, fra le principali vittime dei voltafaccia del tempo, anche se nonostante lo score pesante nel funesto venerdì (76 colpi) Edoardo alla fine giocherà i due giri finali, e liberato potrà magari togliersi qualche soddisfazione e confermare il suo 19° posto mondiale. Edoardo deve ringraziare il promettente 69 della prima giornata, il miglior score nel suo breve excursus nei majors. Era addirittura 82° dopo aver chiuso le prime 36 buche, anche se via via è arrivato al 58° e poi al 52° quando sabato mattina si è completata la selezione e si sono salvati anche Montgomerie e Luke Donald.

Il secondo giro di Francesco detto “Compact” è stato invece la fotocopia del primo, è uscito con l’unico birdie di giornata, magra consolazione perché la frittata era fatta: bogey alla 2, 13, 15, doppio bogey alla famigerata buca 17, oltre il 140° posto e poi il 119° finale, seconda “bocciatura” nel primo anno in cui come 30° al mondo può giocare tutti i quattro tornei del grande slam. Un vero peccato, questo è forse il contraccolpo della delusione di Madrid e soprattutto Parigiche: l’anno passato a Turnberry l’aveva visto fra i protagonisti, con il 13° posto finale certamente la molla per il suo primo Top Ten nell’Us Pga in Minnesota.

Edoardo Molinari fresco vincitore dello Scottish Open affrontava un esame delicato per entrare nella squadra di Ryder Cup, ha pagato le tensioni e gli sforzi di Loch Lemond. Nella prima giornata era salito a -4 alla 14 , ma chiuso al 30° posto (69), nella seconda ha tenuto per 9 buche, i 4 bogeys nelle seconde 9 gli hanno tagliato le gambe . Una giornata sbagliata non significa un Open sbagliato.

Adesso per i fratelli del golf scatta l’”operazione recupero” per non perdere l’autobus per la Ryder Cup dei primi d’ottobre. Per Francesco un peccato tornare a casa proprio quando la maglia europea sembrava a portata di mano. Edoardo ha avuto uno scarto imprevisto, non aveva giocato bene al Masters, ultimamente ha speso molto per arrivare il più in alto possibile. Ma bisogna fargli un monumento ai due nostri fratelli nazionali e alla piccola federazione che ha creato quel piccolo fortunato contesto dove si può credere che siano figli del boom, mentre si potrebbe azzardare anche il ragionamento contrario. Questo open non è più golf è diventato un sabba, e puzza di zolfo l’exploit di Luis Oosthuizen, una storia degna della lampada di Aladino.

Classifica dopo 2 giri : 1° 132, -12: Louis Oosthuizen (Saf, 65 67), 2° 137, -7: M.Calcavecchia (Usa, 70-67), 3° 138,-6: P.Casey (Usa, 69 69), L.Westwood (Gb, 67 71), A.Canizares (Spa, 67 71), J.Jeong (Cor, am, 68-70), 7° 139 -5 MA Jimenez (Spa, 72 67), G.McDowell (Nir, 71 68), R.Goosen (Saf, 69 70), T.Lehman (Usa, 71 68), R.Barnes (Usa, 68 71), P.Hanson (Sve, 66 73), S.O’Hair (Usa 67 72).

Seguono: 14°, 140, -4:T.Woods (Usa, 67-73); 28° 142,-2: J.Daly (Usa), A.Scott (Aus, 72 70), A.Quiros (Spa, 72 70); 38° 143, -1: L.Glover (Usa, 67 76), R.McIlroy (Nir, 63 80); 43° 144, par: P.Mickelson (Usa, 73 71), I.Pooulter (Gb, 71 73), S.Cink (Usa, 70 74); 56° 145 +1: E.Molinari (Ita, 69 76), L.Donald (Gb, 73 72), C.Montgomerie (Sco, 74 71); 69° 146 +2: C.Schwartzel (Saf, 71 75), M.Kuchar (Usa), S.Kjeldsen (Den).

Cut:, 88° 148 +4: R.Davies (Wal, 73 75), E.Els (Saf, 69 79), T.Watson (Usa; 99° 149, +5: B.Curtis (Usa, 76 73), A.Cabrera (Arg, 73 76), C.Wood (Gb, 70, +7 alla 15), M.Weir (Can, 73 +4 alla 15); 108° 150 +6: J.Furyk (Usa 72 73), G.Ogilvy (Aus, 72 78), P.Harrington (Irl, 73 77); 119°, 151 + 7: F.Molinari (Ita, 74-77), S.Lyle (Sco, 75 76), P.Lawrie (Sco, 69-82), T.Clark (Saf, 71 80).

Gli italiani: 56° 145, +1 E.Molinari (69-76), 119° 151, + 7 F.Molinari (74-77).

bellissimo dado …

Sunday, July 11th, 2010

questo invece è il pezzo dei tedeschi:

Traduzione:

NUR ITALIEN NICHT! – TRADUZIONE ITALIANA

Ritornello:

Non c’importa chi vince la coppa, basta che non sia l’Italia!
Non c’importa chi vince la coppa, basta che non sia ancora l’Italia!

Prima strofa:

Un gol nei primi secondi vi basta per 90 minuti
sempre da dietro, sempre a terra, sempre perdere tempo
questo è il calcio italiano

È raccapricciante, non è corretto! No, no, no, no, no!
E dato che siamo tutti d’accordo, tutti assieme:

RIT

Seconda strofa:

Falli, sputi, insulti – così vi difendete
e se tutto questo non vi basta
poi scappate davanti al tribunale sportivo

Scarpette d’oro, catene d’oro, sembrate dei papponi
gel, creme e oli, non potete farne a meno
ma questo è uno sport, non un gioco da checche!

RIT

Terza strofa:

Sì, noi amiamo il vostro cibo, ma non il vostro calcio
Pizza, Pasta, Mafia – Berlusconi
Non ne possiamo più!

RIT

Chi vincerà la coppa è ovvio: la Germania per la gloria
Chi vincerla la coppa è ovvio: naturalmente la Germania!

RIT

Passa da Bettolle la storia dello sport

Sunday, May 30th, 2010

Calcio. Ma non solo…

Questo libro è la storia di un torneo di calcio in notturna, ma rivedendo le foto in bianconero e color seppia scelte per la documentazione, la luce artificiale rischiara i volti ma anche le parole ed è bello partecipare al gioco.

Vorrei essere Pier Lambicchi con la sua vernice magica per far rivivere chi l’ha fondato, gestito, giocato, animato, nobilitato, portato avanti per molti anni questo torneo che si è autocaricato nel tempo come una dinamo fino a costruirsi, lustro dopo lustro, la sua piccola importante mitologia domestica. E fonte anche di una letteratura schietta e divertente, tipicamente da cronaca sportiva, dagli inizi fino alla sua mutazione genetica, la trasformazione nell’ultima fase in una scuola di calcio giovanile.

Mi torna in mente una bellissima pellicola americana ambientata in un college americano che descrive come lo sport venga utilizzato da un professore illuminato, controcorrente, per rompere gli schemi ipocriti dell’insegnamento, la letteratura e poesia formale, per ridare a tutti quanti i giovani, dal colto all’inclita, una libertà espressiva autentica. Ma soprattutto per insegnargli questa “pratica”: corri, calci, passa, colpisci, ragiona, divertiti, mettiti alla prova, e dunque sei.

Guardo intensamente, con interesse, i volti delle foto che Massimo Tavanti è riuscito a recuperare con certosino lavoro d’archivio, e mi sembrano vibrare, come se volessero raccontare qualcosa. Un bisogno che sento anch’io. Forse per pura suggestione mi arriva all’orecchio il “Carpe Diem” latino, l’Attimo Fuggente che sento venire da lontano, penetra nei corpi e nelle menti, e restituisce le imprese della “meglio gioventù” di anni andati, forse rimpianti, comunque importanti.

E’ un soffio forte, come quello di certe giornate in cui il vento s’infila fra gli alberi e il sibilo sembra un messaggio in codice che condensa agonismo, lealtà, partecipazione, difesa della propria bandiera, della propria identità, divertimento, anche se magari poi uno sbotta davanti a questo “spessore” e la butta sul ridere. “Sai quella volta senza quel maledetto arbitro si vinceva…”.
Appassionava Bettolle il torneo del gran turco perché una volta fiorivano le spighe, poi è fiorito il cemento. Era anche l’appuntamento più atteso dei dintorni che per alcuni anni geograficamente sono stati confini molto estesi dato il successo. Il torneo si dava la giusta importanza, e contribuiva a creare un certo costume paleo o pre-professionistico. Qualcuno infatti per desiderio di rivalsa metteva mano al portafogli affittando addirittura il nocciolo duro di squadre di categoria temprate al successo per mettergli sopra la maglia dello sponsor o del mecenate locale.

Era anche il sogno calcistico di mezza estate, e qualcuno sotto le stelle delle notti profumate di giugno, quelle della lavanda, della menta e dell’iperico in fiore probabilmente durante una rimessa laterale voltandosi indietro per raccattar la palla ha incontrato lo sguardo della sua futura “lei”. Perché, ripeto, dentro la “cancha” di terra battuta che spellava ginocchi nelle cadute, si muoveva dietro il pallone, come l’aquilone al vento, la “meglio gioventù” che si potesse desiderare sul mercato: sana, forte, pronta a dare tutto, e qualche ciuffo svolazzante che alle ragazze faceva venire strane voglie.

E’ stato, questo appuntamento, lo specchio di 2-3 generazioni, sicuramente della società locale dentro quella italiana come l’autore fa bene a ricordare. Un errore dei gazzettieri di sport è di raccontare l’evento sportivo fuori dal contesto, certe notizie, certi momenti colpiscono tutti, i calciatori mica sono robot. Alcune edizioni sono ricordate giustamente per gli eventi di quell’annodel nostro paese, sicuramente come dello sbarco sulla Luna o della vittoria del mondiale di calcio se ne parlava sul campo o negli spogliatoi aspettando l’inizio delle notturne. Rifletteva insomma i momenti del calendario, anche i più terribili, le sue tensioni ma anche le aspirazioni della gente del tempo con i suoi invidiabili sogni borghesi che oggi hanno lasciato posto al gruppo, al branco, allo smarrimento, o a quel certo nonsochè che nemmeno i sociologi riescono a spiegare.

Dalla camicia a maniche corte, i sandali, il taglio all’umberto, a spazzola, ai capelloni e ai figli dei fiori. Dai pantaloni a zampa d’elefante a quelli coi risvolti a quel gabardine beige che faceva “fico”, fino al jeans strappato al gel al tatuaggio. Dal chinotto, l’aranciata amara, la cedrata Tassoni fino all’happy hour, al low cost, al lat minute agli amici (sic) di Facebook. Ma questo stridente cambiamento non ha contribuito a estinguere una tradizione che sembrava ciclica, interminabile. Invece è lì fra le pagine, solo sopita. In sonno come si dice di certe cose importanti che riposano nei cassetti, poi un giorno uno li ritrova e vede che sono ancora attualissime.

In ogni caso ha fatto parte della storia di ragazzi che diventavano adulti, di adulti che diventano nonni, di una cittadina che assumeva un aspetto urbanistico diverso, un po’ da periferia, che cercava le proprie radici attraverso altre manifestazioni della propria collettività: attraverso i presepi, la rievocazione storica.

E il calcio, dov’è finito questo calcio primordiale?. Beh, non gli è forse che negli anni di internet e di pay tv è possibile sentirsi parte attiva di quel grande barnum che è il calcio di Murinho, Totti, Del Piero, Balottelli e Kakà?. Magari a volte è solo una bugiarda e grottesca rappresentazione, ma aiuta a sentirsi dentro la comunità. Siccome un filosofo greco ha detto che tutto scorre e più tardi un filosofo italiano ha sostenuto anche che tutto torna è possibile che questo libro riesca a far tornare un giorno quella sana voglia matta di calcio estivo, in notturna.

C’è bisogno di tornare alla semplicità di tornare al dialogo fra vicini, ma anche pensare in chiave di integrazione con tutta questa babele di razza attorno che ci sgomenta e che ci attira se è vero come è vero il ruolo educativo svolto a suo tempo dallo sport negli Stati Uniti, se pensiamo al collante che il basket ha avuto nella società afroamericana o il baseball ai tempi delle grandi immigrazioni europee, quando polacchi, italiani, ucraini, russi, portoricani, cinesi si passavano velocemente la pallina senza bisogno di spiaccicare parola.

E allora quando quel momento tornerà, bisognerà ripartire dal racconto che l’autore ha messo assieme e tenuto in caldo, con la capacità professionale che lo distingue, forte anche dalla sua ben nota passione sportiva a tutto tondo. Diarista e dirigente di calcio, soprattutto autorevole presenza locale di riferimento in virtù di conoscenza, educazione, rispetto altrui, e con un senso della diplomazia impeccabile come i suoi baffetti.

Di fronte a certe cose che sembrano piccole la mia curiosità giornalistica fortunatamente non si è assopita in tanti anni dedicata allo sport, prima come penna di punta della Gazzetta dello Sport e successivamente in altre esperienze utilissime. Sì utilissime a rinsaldare il mio entusiasmo e la mia gratitudine nei confronti di quello che Gianni Brera, grande maestro, definiva Eupalla dea del calcio.

Certe scoperte, certi recuperi, o “rinvenimenti storici” che sembrano archeologia di poco valore posso invece essere testimonianza di civiltà, di una capacità di creare a vari livelli, anche in ambito sportivo, una società migliore. Ho letto in questo caso di dirigenti geniali, come il Tempra Aniello, il commendatore, il Fantocci Angelo con quel suo buffo cognome da gerarca, il Boricchi Francesco che funge da editore del volume. Grazie a loro e ad altre figure importanti, è stato ad esempio realizzato in casa un impianto d’illuminazione che oggi un club sportivo dilettantistico-amatoriale non si potrebbe permettere, saltando tanta burocrazia inutile. Sono stati loro a muovere mosso le acque, non si spaventavano davanti a nulla, lo sport era soprattutto la certezza di essere, fare, divertirsi, sfidarsi e sfidare.

La micro-realtà qual è Bettolle è riuscita dunque a entrare nella storia per vocazione nel pensare in grande, dalla bonifica di Leonardo e del Fossombroni alle due soste di Garibaldi, la prima drammaticissima per farsi medicare dopo la sconfitta di Mentana e raggiungere con Anita la Pineta di Ravenna, dalle contemplazioni del duca Leopoldo, ancora rimpianto per la sua politica agraria, dagli archi della sua bella dimora dove a settembre faceva pranzo e cena stendendo l’occhio verso i campi e Montepulciano, fino agli studi del maestro della zootecnia Ezio Marchi.

Insomma, da queste parti il genius loci è vivo e vegeto, e hanno sviluppato i bettolini – c un po’ i toscani del Nord, una ne fanno e cento ne inventano – . idee che con internet sarebbero arrivate anche allora al centro del mondo. Ma credo che questo recupero sportivo-storico e anche dignitosamente “letterario” dal titolo intrigante e cabalistico, il 37, oltre a far capire il “come eravamo” e a rispondere al quesito “dove stiamo andando?” si rilancia l’idea ludica dei tornei estivi quale forma di un locale beach-soccer, vetrina di giocatori in via d’affermazione e valvola di sfogo del calcio, tanto che questa mia idea proporrò al dottor Fini del museo del calcio e anche ad caro amico Antonello Valentini direttore della Federcalcio chiedendogli di segnalarla naturalmente al suo presidente Abete. Farò lo stesso con Giancarlo Antognoni che da quel personaggio unico, meraviglioso nella sua intatta genuinità, la sera dello spareggio per la A fra Perugia e Fiorentina, le sue due ex squadre, ha accettato di parlare di calcio agli amici di Bettolle. Questo significa che conosceva certamente il posto, gli avevano parlato del torneo.

Aspettiamo dunque dopo l’uscita del libro di leggerlo anche su internet. Qui si narra infatti di un gruppo sportivo, la gloriosa Polisportiva Tempora che pensando in grande ma senza boria, umile e laboriosa quanto una formichina, è riuscita addirittura ad avere nelle sue fila – come pochi sanno – personaggi leggendari del Pantheon dello sport azzurro. Quando stava per nascere il ciclismo da copertina e tramontava quello eroico di Bottecchia e Girardendo, Gino Bartali si allenava su queste erte verdissime, e dentro la fornace di Bettolle gli avevano concesso una stanza nella quale teneva le sue bici e le gomme della sua rivendita. Non sapevo di questa “bettolinità” del Ginettaccio nazionale, come non sapevo affatto che due glorie massime dello sci azzurro, Celina Seghi e Zeno Colò, avessero lasciato la montagna pistoiese per scendere nell’ex palude etrusca. Ma mica per soldi, ma perché allora le società sportive serie in Italia si contavano sulle dita di una mano. E la Polisportiva Tempora era una di queste.

Calcio. Ma non solo…

a cura di Enrico Campana

Bettolle 37

Sunday, May 30th, 2010

Nella Piazza di Bettole sabato 29 maggio è stato presentato con molti ospiti e sportivi di tre generazioni il libro di Massimo Tavanti “BETTOLLE 37“.

Questa pubblicazione di oltre 200 pagine ripercorre 80 anni di sport bettolino dalla nascita ai giorni nostri. Si tratta di un condensato di ricordi, di testimonianze accompagnate da documentazione fotografica e giornalistica dell’epoca che narra delle origini dello sport locale inizialmente improntato sul ciclismo che ha visto grandi campioni, tesserati con la Polisportiva Tempora, come Bartali e Volpi e poi rivolto in gran parte al calcio che ha trovato nella Coppa Tempora in Notturna la sua massima espressione.

“Il torneo notturno – racconta Massimo Tavanti, l’autore, giornalista-pubbicista per passione – è nato come costola di questa passione sportiva 37 edizioni era diventato addirittura un fenomeno di successo. E andava al di la dell’aspetto puramente sportivo e che abbracciava anche il modo di vivere e il costume della società locale nei primi Anni 60 e che adunava giocatori di ottimo livello richiamati nella “conca verde” dello stadio per un evento calcistico estivo che rappresentava in quegli anni una grande novità anche a livello interprovinciale. Ma la cosa più straordinaria, in quel momento, era la grande partecipazione di pubblico attualmente paragonabile alle platee degli stadi delle serie professionistiche. Anche 5000 spettatori per le partite più importanti, dato sorprendente rispetto le gare dilettantistiche odierne con poche centinaia gli sportivi presenti.
Il libro ci fa capire meglio quel vissuto calcistico, divertente e colorito e tanto atteso ogni anno ancora nel ricordo di molti sportivi, giocatori, arbitri, dirigenti.

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