Archive for the ‘Miscelanea’ Category

Pop Art Music a Bettolle, Madyas primi finalisti

Sunday, July 25th, 2010

Di Enrico Campana

Pronti partenza via. Nella prima semifinale il duello all’ultima nota giocato su tre brani inediti e cover a piacere, è davvero per dirla in chiave sportiva questione di millesimi di secondo. E per la finale di sabato 31 luglio a Bettolle la spunta il punk-rock dei sorprendenti Madways sui Biondareef bravissimi “seguaci” di un pop-rock fra metafore e trovate geniali, come capitare a Malibu, e vederla innevata (di coca..) e quel sano sentimento che ancora alberga fra i giovani e richiama la tragedia della Love Parade di Duisburg di poche ore prima. Dell’amico col quale si condivideva la passione della musica, e adesso non c’è più, anzi no n è ancora nei dintorni.

E’ un po’ troppo forzato supporre che la musica, forse oggi il maggior centro gravitazionale nella comunicazione planetaria fra i giovani, ci abbia messo lo zampino. E che ci sia un invisibile fil rouge che unisce l’avanguardia di Andy Warhol e la sua Pop Art con una corrente musicale di grande successo, quello dei Velvet Undergound, di Lou Reed e della fascinosa Nico e l’ardito omaggio che gli ha voluto dedicare questo street-festival. Un microscopico puntino nelle immense galassie che ha pensato fra tante pacchiane serate col complessivo forte della cantante coscia lunga che si alterna all’omaggio al politico locale e alla porchetta, di riprendere nel manifesto la famosa banana dipinta dall’artista e dedicargli un contest con 12 giovani band e un solo traguardo: sperimentare e divertirsi a tutto rock!

Il caso ha voluto, ma sarà solo un caso, che la prima finalista del Pop Art Music di PrestigeBar sia il giovanissimo gruppo debuttante di Arezzo che ha scelto di chiamarsi Madways. Un’etichetta già in partenza intrigante che si presta a una doppia interpretazione. Potrebbe essere semplicemente “a mezza strada”, la voglia di arrivare in un punto più lontano, o più ironicamente “la strada pazza”, nel senso di curiosa, originale. Quella che ti sei costruita nella tua fantasia, non sai bene da dove viene, chi bene l’abbia tracciata e lascia il percorso aperto a sorprese, sfide, heppening. Insomma, qualcosa che prima e poi ti chiamerà a delle sfide, magari irta di ostacoli ma che è il tuo destino.

Foto di Michele Berti. All rights reserved.

Foto di Michele Berti. All rights reserved.

Ed è successo quindi, in questa strana ventata che sa un po’ di “metafisico” che abbiano vinto dunque i Madways con la sua little-Nico, quella Jessica simil bad-girl e tanto honey, gli stivaletti, la minigonna per niente tentatrice, l’orecchino al naso che ricorda la Patty Pravo dei tempi del Piper, e ha una voce tonante ma ci lavora sopra notte e giorno e oltre a scrivere i testi ci sa fare anche al piano, forse il suo jolly per la finale. Cantando rigorosamente in inglese, con testi velati per ora di mistero, pensati, scritti e interpretati direttamente nella lingua di Shakespeare, la cantante Jessica, Alessandro e Mauro alle chitarre, Matteo al basso e Luca alla batteria e Michela consulente creativa sembravano sbarcati da Liverpool o da Edinburgo e non dal garage della Valdichiana preso in affitto dove da un anno stavano preparando questo debutto che migliore non poteva essere.

Foto di Michele Berti. All rights reserved.

Foto di Michele Berti. All rights reserved.

“Nelle prove – questa la scheda autoronica consegnata alla giuria -imparano a conoscere i differenti stili amalgamandoli in qualcosa che non avevano mai sentito prima. Abbandonano le cover (i pezzi famosi, come quelli dei led Zeppelin che hanno ritoccato chiedendo scusa, nda) ed iniziano a mettere assieme qualche accordo, il risultato sono dei pezzi divertenti che i loro amici considerano pensosi, ma che poi iniziano ad apprezzare. Poi entra in scena Jessica..”

Difficile chiamare sfondare con un nome da cantante country western, certamente il discografico-pigmalione di turno incrociandola le darà un nome d’arte, e sarebbe perfetto Twenty, traduzione di 20, che sono la sua bella età, ma non cambierà la sua spontaneità. “Sono semplice, ringrazio i miei amici, quel che viene è di tutti”, si schermisce toccando il piccolo collier col primo dentino caduto.

Foto di Michele Berti. All rights reserved.

Foto di Michele Berti. All rights reserved.

“I Biondareef sono un gruppo molto omogeneo, sono bravi, sanno quello che vogliono, col loro pop-rock cercano di portare i loro pensieri alla portata di tutti, i Madways traggono le loro radici a Londra e le note rock di Jessica sono a parer mio devastante”, si sbilancia Luca di Birranthology, uno dei quattro giurati e organizzatore un musical settembrino a Scrofiano giocato sul rockabilly.

Vittoria dunque di strettissima misura, mi rileggo in testo di “After Show” dei Biondareef che dice: “sento teatro di voci, appeso alla mediocrità del suono, che non riesco a coprire quando la luce sparisce…” Niente di polemico, ovviamente solo un piccolo frammento di una produzione forse paradossalmente troppo prolifica, ma chi può frenare l’eccesso di creatività?. Per l’originale viaggio musicale “dalla Pampa a Malibù alla stanza 696 di un amore consumato nel buio”, voglio perciò ringraziare Jonathan Sarri voce e piano, Stefano Bianchi (che ha sostituito il fratello infortunato) e Michele Bacci chitarre, Michele Bacci e Stefano Isoletti batteria. Come si dice in queste occasioni, alla prossima volta. Seconda semifinale domenica sera fra la band Andrea Pinuti di Sinalunga e i Desamadre di siena, terza giovedì 29 luglio fra Diama band di Arezzo e Carlo Francis di Chianciano. Finalissima a 3 del PrestigeBar di cui il Cittadinoonline.it è Media partner nella lunga notte di sabato 31 luglio, naturalmente come trofeo sarà una banana speciale, quella dipimta da Warhol per i suoi Velvet Undergound.

Madways – Pop Art Music Contest (Semifinali)

Saturday, July 24th, 2010

Galleria fotografica dell’esibizione della band al Pop Art Music Contest organizzato dal Bar Prestige di Bettolle. Componenti della band: Jessica (Voce), Alessandro e Mauro (Chitarre), Matteo (Basso ), Luca (Batteria).

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Fotografie di Michele Berti (www.micheleberti.it).

Biondareef – Pop Art Music Contest (Semifinali)

Saturday, July 24th, 2010

Galleria fotografica dell’esibizione della band al Pop Art Music Contest organizzato dal Bar Prestige di Bettolle. Componenti della band: Jonathan Sarri (Voce, Piano), Sandro Bianchi (Chitarra, Voce), Michele Bacci (Chitarra), Stefano Isoletti (Batteria), Tommaso Turini (Basso).

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Fotografie di Michele Berti (www.micheleberti.it).

Passa da Bettolle la storia dello sport

Sunday, May 30th, 2010

Calcio. Ma non solo…

Questo libro è la storia di un torneo di calcio in notturna, ma rivedendo le foto in bianconero e color seppia scelte per la documentazione, la luce artificiale rischiara i volti ma anche le parole ed è bello partecipare al gioco.

Vorrei essere Pier Lambicchi con la sua vernice magica per far rivivere chi l’ha fondato, gestito, giocato, animato, nobilitato, portato avanti per molti anni questo torneo che si è autocaricato nel tempo come una dinamo fino a costruirsi, lustro dopo lustro, la sua piccola importante mitologia domestica. E fonte anche di una letteratura schietta e divertente, tipicamente da cronaca sportiva, dagli inizi fino alla sua mutazione genetica, la trasformazione nell’ultima fase in una scuola di calcio giovanile.

Mi torna in mente una bellissima pellicola americana ambientata in un college americano che descrive come lo sport venga utilizzato da un professore illuminato, controcorrente, per rompere gli schemi ipocriti dell’insegnamento, la letteratura e poesia formale, per ridare a tutti quanti i giovani, dal colto all’inclita, una libertà espressiva autentica. Ma soprattutto per insegnargli questa “pratica”: corri, calci, passa, colpisci, ragiona, divertiti, mettiti alla prova, e dunque sei.

Guardo intensamente, con interesse, i volti delle foto che Massimo Tavanti è riuscito a recuperare con certosino lavoro d’archivio, e mi sembrano vibrare, come se volessero raccontare qualcosa. Un bisogno che sento anch’io. Forse per pura suggestione mi arriva all’orecchio il “Carpe Diem” latino, l’Attimo Fuggente che sento venire da lontano, penetra nei corpi e nelle menti, e restituisce le imprese della “meglio gioventù” di anni andati, forse rimpianti, comunque importanti.

E’ un soffio forte, come quello di certe giornate in cui il vento s’infila fra gli alberi e il sibilo sembra un messaggio in codice che condensa agonismo, lealtà, partecipazione, difesa della propria bandiera, della propria identità, divertimento, anche se magari poi uno sbotta davanti a questo “spessore” e la butta sul ridere. “Sai quella volta senza quel maledetto arbitro si vinceva…”.
Appassionava Bettolle il torneo del gran turco perché una volta fiorivano le spighe, poi è fiorito il cemento. Era anche l’appuntamento più atteso dei dintorni che per alcuni anni geograficamente sono stati confini molto estesi dato il successo. Il torneo si dava la giusta importanza, e contribuiva a creare un certo costume paleo o pre-professionistico. Qualcuno infatti per desiderio di rivalsa metteva mano al portafogli affittando addirittura il nocciolo duro di squadre di categoria temprate al successo per mettergli sopra la maglia dello sponsor o del mecenate locale.

Era anche il sogno calcistico di mezza estate, e qualcuno sotto le stelle delle notti profumate di giugno, quelle della lavanda, della menta e dell’iperico in fiore probabilmente durante una rimessa laterale voltandosi indietro per raccattar la palla ha incontrato lo sguardo della sua futura “lei”. Perché, ripeto, dentro la “cancha” di terra battuta che spellava ginocchi nelle cadute, si muoveva dietro il pallone, come l’aquilone al vento, la “meglio gioventù” che si potesse desiderare sul mercato: sana, forte, pronta a dare tutto, e qualche ciuffo svolazzante che alle ragazze faceva venire strane voglie.

E’ stato, questo appuntamento, lo specchio di 2-3 generazioni, sicuramente della società locale dentro quella italiana come l’autore fa bene a ricordare. Un errore dei gazzettieri di sport è di raccontare l’evento sportivo fuori dal contesto, certe notizie, certi momenti colpiscono tutti, i calciatori mica sono robot. Alcune edizioni sono ricordate giustamente per gli eventi di quell’annodel nostro paese, sicuramente come dello sbarco sulla Luna o della vittoria del mondiale di calcio se ne parlava sul campo o negli spogliatoi aspettando l’inizio delle notturne. Rifletteva insomma i momenti del calendario, anche i più terribili, le sue tensioni ma anche le aspirazioni della gente del tempo con i suoi invidiabili sogni borghesi che oggi hanno lasciato posto al gruppo, al branco, allo smarrimento, o a quel certo nonsochè che nemmeno i sociologi riescono a spiegare.

Dalla camicia a maniche corte, i sandali, il taglio all’umberto, a spazzola, ai capelloni e ai figli dei fiori. Dai pantaloni a zampa d’elefante a quelli coi risvolti a quel gabardine beige che faceva “fico”, fino al jeans strappato al gel al tatuaggio. Dal chinotto, l’aranciata amara, la cedrata Tassoni fino all’happy hour, al low cost, al lat minute agli amici (sic) di Facebook. Ma questo stridente cambiamento non ha contribuito a estinguere una tradizione che sembrava ciclica, interminabile. Invece è lì fra le pagine, solo sopita. In sonno come si dice di certe cose importanti che riposano nei cassetti, poi un giorno uno li ritrova e vede che sono ancora attualissime.

In ogni caso ha fatto parte della storia di ragazzi che diventavano adulti, di adulti che diventano nonni, di una cittadina che assumeva un aspetto urbanistico diverso, un po’ da periferia, che cercava le proprie radici attraverso altre manifestazioni della propria collettività: attraverso i presepi, la rievocazione storica.

E il calcio, dov’è finito questo calcio primordiale?. Beh, non gli è forse che negli anni di internet e di pay tv è possibile sentirsi parte attiva di quel grande barnum che è il calcio di Murinho, Totti, Del Piero, Balottelli e Kakà?. Magari a volte è solo una bugiarda e grottesca rappresentazione, ma aiuta a sentirsi dentro la comunità. Siccome un filosofo greco ha detto che tutto scorre e più tardi un filosofo italiano ha sostenuto anche che tutto torna è possibile che questo libro riesca a far tornare un giorno quella sana voglia matta di calcio estivo, in notturna.

C’è bisogno di tornare alla semplicità di tornare al dialogo fra vicini, ma anche pensare in chiave di integrazione con tutta questa babele di razza attorno che ci sgomenta e che ci attira se è vero come è vero il ruolo educativo svolto a suo tempo dallo sport negli Stati Uniti, se pensiamo al collante che il basket ha avuto nella società afroamericana o il baseball ai tempi delle grandi immigrazioni europee, quando polacchi, italiani, ucraini, russi, portoricani, cinesi si passavano velocemente la pallina senza bisogno di spiaccicare parola.

E allora quando quel momento tornerà, bisognerà ripartire dal racconto che l’autore ha messo assieme e tenuto in caldo, con la capacità professionale che lo distingue, forte anche dalla sua ben nota passione sportiva a tutto tondo. Diarista e dirigente di calcio, soprattutto autorevole presenza locale di riferimento in virtù di conoscenza, educazione, rispetto altrui, e con un senso della diplomazia impeccabile come i suoi baffetti.

Di fronte a certe cose che sembrano piccole la mia curiosità giornalistica fortunatamente non si è assopita in tanti anni dedicata allo sport, prima come penna di punta della Gazzetta dello Sport e successivamente in altre esperienze utilissime. Sì utilissime a rinsaldare il mio entusiasmo e la mia gratitudine nei confronti di quello che Gianni Brera, grande maestro, definiva Eupalla dea del calcio.

Certe scoperte, certi recuperi, o “rinvenimenti storici” che sembrano archeologia di poco valore posso invece essere testimonianza di civiltà, di una capacità di creare a vari livelli, anche in ambito sportivo, una società migliore. Ho letto in questo caso di dirigenti geniali, come il Tempra Aniello, il commendatore, il Fantocci Angelo con quel suo buffo cognome da gerarca, il Boricchi Francesco che funge da editore del volume. Grazie a loro e ad altre figure importanti, è stato ad esempio realizzato in casa un impianto d’illuminazione che oggi un club sportivo dilettantistico-amatoriale non si potrebbe permettere, saltando tanta burocrazia inutile. Sono stati loro a muovere mosso le acque, non si spaventavano davanti a nulla, lo sport era soprattutto la certezza di essere, fare, divertirsi, sfidarsi e sfidare.

La micro-realtà qual è Bettolle è riuscita dunque a entrare nella storia per vocazione nel pensare in grande, dalla bonifica di Leonardo e del Fossombroni alle due soste di Garibaldi, la prima drammaticissima per farsi medicare dopo la sconfitta di Mentana e raggiungere con Anita la Pineta di Ravenna, dalle contemplazioni del duca Leopoldo, ancora rimpianto per la sua politica agraria, dagli archi della sua bella dimora dove a settembre faceva pranzo e cena stendendo l’occhio verso i campi e Montepulciano, fino agli studi del maestro della zootecnia Ezio Marchi.

Insomma, da queste parti il genius loci è vivo e vegeto, e hanno sviluppato i bettolini – c un po’ i toscani del Nord, una ne fanno e cento ne inventano – . idee che con internet sarebbero arrivate anche allora al centro del mondo. Ma credo che questo recupero sportivo-storico e anche dignitosamente “letterario” dal titolo intrigante e cabalistico, il 37, oltre a far capire il “come eravamo” e a rispondere al quesito “dove stiamo andando?” si rilancia l’idea ludica dei tornei estivi quale forma di un locale beach-soccer, vetrina di giocatori in via d’affermazione e valvola di sfogo del calcio, tanto che questa mia idea proporrò al dottor Fini del museo del calcio e anche ad caro amico Antonello Valentini direttore della Federcalcio chiedendogli di segnalarla naturalmente al suo presidente Abete. Farò lo stesso con Giancarlo Antognoni che da quel personaggio unico, meraviglioso nella sua intatta genuinità, la sera dello spareggio per la A fra Perugia e Fiorentina, le sue due ex squadre, ha accettato di parlare di calcio agli amici di Bettolle. Questo significa che conosceva certamente il posto, gli avevano parlato del torneo.

Aspettiamo dunque dopo l’uscita del libro di leggerlo anche su internet. Qui si narra infatti di un gruppo sportivo, la gloriosa Polisportiva Tempora che pensando in grande ma senza boria, umile e laboriosa quanto una formichina, è riuscita addirittura ad avere nelle sue fila – come pochi sanno – personaggi leggendari del Pantheon dello sport azzurro. Quando stava per nascere il ciclismo da copertina e tramontava quello eroico di Bottecchia e Girardendo, Gino Bartali si allenava su queste erte verdissime, e dentro la fornace di Bettolle gli avevano concesso una stanza nella quale teneva le sue bici e le gomme della sua rivendita. Non sapevo di questa “bettolinità” del Ginettaccio nazionale, come non sapevo affatto che due glorie massime dello sci azzurro, Celina Seghi e Zeno Colò, avessero lasciato la montagna pistoiese per scendere nell’ex palude etrusca. Ma mica per soldi, ma perché allora le società sportive serie in Italia si contavano sulle dita di una mano. E la Polisportiva Tempora era una di queste.

Calcio. Ma non solo…

a cura di Enrico Campana

Bettolle 37

Sunday, May 30th, 2010

Nella Piazza di Bettole sabato 29 maggio è stato presentato con molti ospiti e sportivi di tre generazioni il libro di Massimo Tavanti “BETTOLLE 37“.

Questa pubblicazione di oltre 200 pagine ripercorre 80 anni di sport bettolino dalla nascita ai giorni nostri. Si tratta di un condensato di ricordi, di testimonianze accompagnate da documentazione fotografica e giornalistica dell’epoca che narra delle origini dello sport locale inizialmente improntato sul ciclismo che ha visto grandi campioni, tesserati con la Polisportiva Tempora, come Bartali e Volpi e poi rivolto in gran parte al calcio che ha trovato nella Coppa Tempora in Notturna la sua massima espressione.

“Il torneo notturno – racconta Massimo Tavanti, l’autore, giornalista-pubbicista per passione – è nato come costola di questa passione sportiva 37 edizioni era diventato addirittura un fenomeno di successo. E andava al di la dell’aspetto puramente sportivo e che abbracciava anche il modo di vivere e il costume della società locale nei primi Anni 60 e che adunava giocatori di ottimo livello richiamati nella “conca verde” dello stadio per un evento calcistico estivo che rappresentava in quegli anni una grande novità anche a livello interprovinciale. Ma la cosa più straordinaria, in quel momento, era la grande partecipazione di pubblico attualmente paragonabile alle platee degli stadi delle serie professionistiche. Anche 5000 spettatori per le partite più importanti, dato sorprendente rispetto le gare dilettantistiche odierne con poche centinaia gli sportivi presenti.
Il libro ci fa capire meglio quel vissuto calcistico, divertente e colorito e tanto atteso ogni anno ancora nel ricordo di molti sportivi, giocatori, arbitri, dirigenti.

copertina

MARMELLATA CHE PASSIONE!

Saturday, March 20th, 2010

Per le marmellate create da Angiolino Berti

Marmellata che passione,
che delizia, che emozione:
è difficile anche a dirsi
ed a scrivere in versi…

C’è da perdere la vista
solo leggere la lista
e si arrotano i denti
a guardare gli ingredienti:

non ne manca proprio uno,
una ricetta per ciascuno,
dall’ortaggio ad ogni frutto
Angiolino ha usato tutto!

C’è l’arancio e il limone,
la cipolla e il peperone,
noci, miele, menta e rosa,
c’è perfino la mimosa…

mele verdi rosse e gialle
che provengon da Bettolle,
fichi pesca kiwi more
che addolciscono ogni cuore,

le ciliegie ed i mirtilli
che i tuoi occhi fanno belli,
l’ananas ed il melone
e, per accender la passione,
maracuya a colazione..!

C’è la zucca, la carota,
la castagna prelibata,
e ogni cosa è nominata
anche per la provenienza

in onor della sapienza
di chi essa ha seminata,
innaffiata e coltivata
come frutto della terra
o di una calda serra

costruita con passione
per veder con emozione
germogliare e poi spuntare
fiori, piante e bellezze
che divengon poi dolcezze…

Grazia sia a te Angiolino
per il gusto tuo divino
che trasforma ogni elemento
che natura ci ha donato
in un dono del palato!

Patrizia Fazzi

Bettolle, Ristorante OPERA – TEATRO DEL GUSTO

13 marzo 2010

To Angiolino, for MARMELLATA DEGLI DEI

Wednesday, February 17th, 2010

’ UN MAESTRO LUI DEL GUSTO
OGNI MIX è QUELLO GIUSTO

Sa dosare l’ingrediente
a delizia sia del dente
sia – o magica parola! –
della più ingorda gola…
E convincervi vorrei
a sentir coi detti miei
quella detta ‘‘degli dei’’:
qui si uniscono continenti
che i palati fan contenti
e la raggiunger fan le cime
del cosi detto ‘sublime’.
La ricetta è segreta
e nemmeno su tortura
svelerà lui la mistura
si sa solo che la menta
si unisce col limone
e, per fare un’eccezione,
nonché vincere una sfida
che lanciò una turista,
quel gran mago di Angiolino
il cacao e peperoncino
ha unito alla ricetta
che può ben dirsi perfetta…

o maestro Angiolino.
grazie al tuo dono divino !
mai era stata tentata
di unir la marmellata
con un po’ di cioccolata
ed allor gli ‘dei’ nostrani
si uniscono ai pagani…
e ancor di più tentata
è la lingua che ha gustata
la divina marmellata!

PATRIZIA FAZZI

Curarsi con la confettura di carciofo

Tuesday, January 5th, 2010

delizietoscane

BETTOLLE (Siena) – La marmellate possono servire al benessere fisico, migliorare la salute e l’umore. Questo l’obiettivo che Angelino Berti persegue nella sua della Bottega del Gusto dalla quale è uscita un’innovativa confettura di carciofo. Grazie a una sostanza propria di questa pianta, la cinerina, alla quale egizi, etruschi e greci davano importanza quale rivitalizzatore dell’organismo, il carciofo migliora il flusso biliare, è epatoprotettivo e favorisce la digestione.

Nel vasetto è stavolta finito il “carciofo morello”, quello di media dimensione, scuro, caratteristico della Campania, trattato con succo e scorza di limone e arancia, zucchero e un bicchierino di rum. Il sapore del carciofo, pianta che contiene anche molto ferro, è riconoscibilissimo, e la confettura offre anche un lieve retrogusto amarognolo.

“La lavorazione – spiega il cuoco della tradizione toscana ormai vicino al traguardo delle 200 marmellate – richiede molto tempo. Bisogna sfogliare il carciofo e utilizzare solo il cuore, vale a dire il 30-35 per cento, mettendolo a bollire direttamente in acqua e zucchero per concentrarne le proprietà. Un cucchiaino ti predispone a una buona giornata, e in tavola è perfetta con carni bianche, petto di pollo o di tacchino, ma anche con bresaola per il gusto amarognolo e formaggi teneri”.

Le sue ultime tre creazioni del periodo natalizio sono state anche un altro rpdotto “tutta salute”, la marmellata di Pompelmo Rosso che arriva da Israele, trattato con solo limone e zucchero “buon con pesce bollito, carpaccio di pesce spada come antipasto e carni semicrude”, e quella dedicata all’happy hour, pera, peperoncino, limone e zucchero. Si chiama Bar Prestige. “Il peperoncino per i greci – racconta Angelino Berti – con tono favolistico ma dal concreto fondamento scientifico – era figlio di Ares, il Dio della guerra, e stimola il coraggio anche negli incontri, e superare un po’ la propria timidezza fa bene a molte persone”.

Gioielli di marmellata per un “dolce Natale”

Tuesday, December 8th, 2009

delizietoscane
La “Bottega del Gusto” ha creato due proposte da mettere sotto l’albero natalizio: una marmellata di zucca lardaiola e arance di Sicilia e un cofanetto dedicato a Garibaldi e Leonardo

BETTOLLE (SI) – Doppio regalo natalizio di Angiolino Berti con la sua ormai conosciutissima Bottega del Gusto nata per riscoprire la marmellata come alimento del piacere, della salute, anche della comunicazione oltre che di maggior presenza sulla tavola e non solo nelle prime colazioni. Si tratta di una marmellata “special edition” per l’Accademia Italiana Gastronomia Storica con “Zucca Lardaiola e Arancia di Sicilia”, matrimonio perfetto fra la zucca gialla della Valdichiana con le sue forme caratteristiche e l’arancia di Sicilia. Due prodotti tipici di questa stagione. Trattati senza conservanti, con pectine naturali contenuti nell’arancia e il succo di limone. Questa marmellata, ideale per le feste, è indicata per gli antipasti con carpacci di carni e pesce oltre ai formaggi, e agli spuntini del pomeriggio come indicato nel libretto “Miglior Gusto” che il cuoco senese ha fatto stampare per guidare gli amanti di marmellate, confetture e gelatine al giusto abbinamento con tutti i cibi.

Angiolino Berti

Angiolino Berti

Per quanto riguarda invece il tema del pensiero natalizio per gli amici e anche quelli istituzionali cui ricorrono società, aziende e professionisti, dopo il cofanetto “4 Stagioni”, con il prodotto tipico di ciascuna stagione, è nato “I gioielli”. Si tratta di un cofanetto con due marmellate nel caratteristico vaso quadrato di 250 grammi l’una nel quale è possibile selezionare due fra le ben 160 creazioni. Una scelta a tema.

Le Quattro Stagioni

Le Quattro Stagioni

C’è chi, ad esempio, ha scelto come regalo natalizio per la propria cerchia le marmellate storiche dedicate a Garibaldi (Il segreto di Garibaldi) e Leonardo (Il segreto della Gioconda), due personaggi che sono sempre di grande attualità.

Intanto colui che è soprannominato l’artista della marmellata sta creando serate a tema, come “la Ficosa” riprendendo un’espressione dello slang giovanile dedicato alla nobiltà del fico utilizzato persino come ripieno nei tortelli di pasta fresca, lanciato un concorso di pittura nazionale dedicato alle “4 stagioni” che si svolgerà in febbraio in Valdichiana. Lo scopo è quello di attirare maggiormente l’attenzione su questo aspetto della cucina quasi dimenticato e lasciato solamente all’iniziativa della filiera industriale, con un ritardo nella ricerca e gli studi sulla salute. Oltre che di creatività.

E fra poco Angiolino Berti verrà presentato anche il marchio “L’Accademia della Marmellata” con una biblioteca e forse anche un museo.

La confettura della Gioconda

Il Segreto di Garibaldi

Il Segreto di Leonardo

Il Segreto di Leonardo

Bettolle-Siena, 8 dicembre 2009

La dolce riscoperta delle marmellate

Saturday, November 7th, 2009

Angiolino Berti ha presentato al rotocalco Tv “Focus” il suo incredibile record dedicato a un prodotto dimenticato che fa bene anche alla salute

BETTOLLE – A Focus, il programma ideato e curato da Alex Revelli e condotto da Susanna Cutini, ha dedicato attenzione al curiosissimo record di Angiolino Berti lo chef che ha realizzato ben 181 marmellate per richiamare l’importanza su un recupero importante per l’alimentazione, la salute (le pectine sono naturali, agrumi e mela), e l’innovazione sulla tavola.
Lo chef della Bottega del Gusto ha trasformato un hobby che gli sta dando grandissimi soddisfazioni e riconoscimenti e alla base del quale c’è competenza, studio, creatività e un grandissimo sacrificio in quanto prepara personalmente marmellate, confetture, gelatine e mostarde che via via ha abbinato ai piatti del suo ristorante “Opera teatro del Gusto” all’uscita Valdichiana dell’Autosole. Ultima sfida, in un crescendo di originalità, la marmellata di olive, a base di polpa di oliva e i tortelli di pasta fresca fatti a mano che sono stati dedicati a Garibaldi in quanto il ripieno di ricotta , pecorino e pepe è composto anche dall’energetico preferito del generale che alleviava anche i suoi reumatismi. Si trattava di una marmellata di rape rosse o barbabietola e finocchio napoletano e radice amara o zenzero, un segreto che Angiolino Berti ha preso da una novella incentrata sull’arresto di Garibaldi a Sinalunga dopo una famosa cena dedicata all’ospite.

La riscossa delle marmellate ha trovato davvero in questo caso anche il suo…eroe dei due mondi in quanto a parte le creazioni tradizionali, ha messo in vasetto anche frutti esotici e si è concentrato sui gusti dei grandi della storia, dall’albicocca frutto preferito di Leonardo ala crema di riso con la quale Napoleone si curava l’ulcera durante l’esilio all’Elba.

Nel corso della puntata Angiolino Berti ha anche dedicato le sue due ultime marmellate, con tanto di fregio ufficiale, all’Accademia Italiana della Gastronomia Storica, una a base di zucca e arancia e l’altra di clementine a miele. E da ultimo presentato anche l’ultima fatica, “Miglior Gusto”, una piccola guida per esaltare la degustazione delle sue 180 marmellate col cibo (e anche abbinate ai vini) e durante tutta la giornata, dalla prima colazione ai pasti principali fino agli spuntini.

Intanto il 5 dicembre a “Opera-Teatro del gusto” prende il via una serie di serate a tema dedicate alla tavola del piacere dove Angiolino Berti e il figlio Paolo del Prestige Bar proporranno piatti tradizionali rivisitati da assaggi di marmellate speciali con drink e accompagnamento musicale di Jazz Live.

Il programma dedicato alla “marmellate, storia di una tradizione” è visibile su Teletruria domenica 8 novembre (ore 12 e 19.45), giovedì 12 (18.45 e 20.05) e venerdì 13 (ore 13.30) e sabato 14 novembre (13.15 e 19) e su Toscana Tv 47 e Sky Alice 416.

La marmellata ti allunga la vita

Friday, July 3rd, 2009

La storia di Angiolino Berti e della sua crociata: dalla Bottega del Gusto di Bettolle (Siena) 170 prodotti per il benessere, l’amicizia e l’ospitalità ispirandosi a Napoleone e Leonardo

Di ENRICO CAMPANA
Non domandate mai a Massimo Lippi, erudito artista-pensatore senese, figura di una spiritualità che per alcuni concetti sovrasta forse anche alcuni ministri della Chiesa, se sia più forte in lui la vena dello scultore, del pittore o del poeta. “E’ come chiedere auna persona se vede prima con l’occhio destro del sinistro, o se muove prima l’una o l’altra gamba” mi dice regalandomi una perla di saggezza che forse vorrebbe essere quasi un innocente ammonimento. Dipende da come lo siguarda.
L’ultimo libro di Lippi che s’intitola Exilium è stato prescelto fra i sette lavori candidati per il premio Viareggio di poesia. Si racconta dell’esilio di certe emozioni e certe persone coiloro riti che non esistono più, come l’arte antica e irraggiungibile del contadino. E si racconta fra l’altro di un incontro “fulminante” in Vaticano con sua Santità, Paolo Giovanni II in Vaticano, il papa rappresentato assieme ad altri illustri padri della Chiesa e alla grandemadre, Santa Caterina, nell’importante portale bronzeo che ti accoglie all’entrata della Chiesa di San Domenico.
Anche il grande artista contemporaneo che ha lavorato per ben sette anni con ritmi michelangioleschi per realizzare una fusione inbronzo, nel suo genere è degna di essere affiancata portale di San Pietro del suo collega Manzù, complice un piccolo cadeau di un barattolino di marmellata ricavato dal frutto del chinotto del mio giardino tanto incuriosito dal maestro di bottega di Bettolleche si dedica a mettere in barattolo tutto quanto è commestibile nell’Eden terrestre ha volutoconoscerlo. E ha dato slancio al suo estro poetico. Quasi si trovasse di fronte all’opera d’arte di un collega. Terminata la “visita culturale” all’attività di colui chenel 2008 il programma di traino del TG televisivo di Italia 7, l’emittente fiorentina, ha definito “il campione del mondo della marmellata”, il Lippi gli ha lasciato questa bella dedica. “Al signor Angiolino Berti, animato di furor cristiano”,scrive concludendo l’encomio con questa motivazione: “perché sa cavare/il nettare soave/da ogni cosa/anche dalla mia/aspra e pungente/forcata di macchia”.
La “forcata di macchia” è la metafora di qualcosa che costa fatica ma sa di poco, ma Angelino riesce adaddolcire, a rendere nutriente ed interessante, tutto ciò che appartiene al cosiddetto commestibile. Non è cheuno coglie il frutto, taglia un fiore o una pianta ed ecco nascere una marmellata o una confettura. C’è dietroinfattitanto studio, e quasi una pratica alchemica; non tutti gli ingredienti convolano infatti a giuste nozze, bisogna tenersi lontano da connubi tossici. E si tratta poi di una lavorazione artigianale, lenta, rituale, che richiede 3-4 ore di presenza ai fornelli, a parte la sterilizzazione e le analisi di laboratorio, il dosaggio della quantità di zuccheri e il numero di calorie per ettogrammo. I tempi di una lavorazione industriale sono infinitamente più brevi, pochi minuti, qualcosa di più invece con le pectine chimiche che le brave massaie acquistano in drogheria. Queste sue son le marmellate della salute, e qui la pectina, l’addensante, è esclusivamente un elemento ricavato dalla natura e non un prodotto chimico. Usa una sostanza molecolare che si trova in dosi massime negli agrumi e nella mela, base fissa per le sue elaborazioni quasi fiabesche da” mille e una notte”.
La marmellata classica è quella esclusivamente di agrumi, tuttele altre vengono definite confetture, anche se questa omologazione risulta un po’ discriminatoria, crea confusione e fa ritenere le confetture un prodotto declassato. C’è invece pari nobiltà,e certo maggior difficoltà nella preparazione, lo studio e la sperimentazione di un abbinamento.
“Ho cominciato negli Anni Settanta con una marmellata di susine– racconta il Berti – che regalavo ai clienti del mio ristorante “Il Cacciatore”. Visto che piacevano, ho pensato di mettere in barattolo tutto quel che cresceva nel mio frutteto. Circa 40 specie, dai frutti tradizionali ai frutti dimenticati come il corbezzolo. Quandopochi anni fa s’è deciso di aprire il nuovo ristorante, che si chiama Opera Teatro del Gusto, mi ha preso una fitta al cuore vedere quella cucina senza più la stessa vitalità. Eho detto alla mia famiglia: facciamoci il laboratorio delle marmellate. Avevo tutti contro, ma quando decido una cosa vadoavanti. Sono fatto così, la prima marmellata che ho venduto erad’arancio perché piaceva a me. E’ seguita quella di limone, per fortuna chi le ha comprate è rimasto contento altrimenti non sarei qui a raccontare la mia storia”.
Una marmellata e una confettura via l’altra, come si fa con le ciliegie se vogliamo restare in tema, con un intermezzo sinfonico di gelatine, e altri prodotti dell’orto, sottolii, sottaceti, sughi dicacciagione, e persino i grani della curiosa pianta del suo giardino di pepe nero difesa da spini che sembrano chiodi neri, èarrivato al record di 170 lotti, il termine tecnico col quale li annota sul registro con data, descrizione del prodotto. E naturalmente, fine del lungo e rigido disciplinare, la scadenza: 3 anni garantiti per legge, ma le sue , “di roba bona” possono arrivare anche a 10, unica avvertenza una volta aperte vanno tenute in frigorifero non essendo trattate con conservanti, addensanti, additivi e altre “porcherie” del genere.
In realtà ogni prodotto ha spesso una sua storia. Spesso insolita e divertente, e io stesso mi sono spesso trovato coinvolto piacevolmente in questa filiera da Guinness che Angiolino, un uomo di 1,80 che assomiglia a CaryGrant, ha trasformato in un “brand” conosciuto in tutto il mondo. Il critico del magazine del Corriere dellaSera ha scritto, ad esempio, che una sua marmellata può addirittura cambiare una giornata uggiosa. Un bel riconoscimento, letto l’articolo è arrivata gente da tutta Italia chiedendogli: “èlei l’artista della marmellata?…”.
Avevo in antipatia le marmellate. Quelle acquistateal supermercato a 1 euro e 60. Bastavainfattiun cucchiaino per sentirmi ko. Quando ho scoperto di essere intollerante ai conservanti (a parte i cafoni e i truffatori…) son stato costretto a rinunciare a uno dei più bei ricordi della mia infanzia, la colazione con pane burro e marmellata con la famiglia a tavola, e i dadini zueggdi meta cotogna delle merende estive del pomeriggio nella colonia marina.
Un giorno un amico mi ha regalato due vasetti di marmellata della “Bottega del Gusto” precisando: “Le fa mio zio”. Con cautela ho provato ad assaggiarne un cucchiaino. Mi si è aperto davanti agli occhi un sapore di frutta vera, ma soprattutto il mio fegato non si è ribellato e ho voluto quindi conoscerlo di persona questo artista, per la verità anche allo scopo di arricchire la seconda edizione del mio libro “SuavisLocus, Novelle Toscane nel Piatto” con un capitolo dedicato alle marmellate. L’alimento della famiglia, dei ragazzini, dei picnic e delle passeggiate, l’alimento sano e nutriente della memoria di un mondo molto piùsemplice, abituato a non sprecare, che nei lunghi inverni al posto della frutta, il fabbisogno di zuccheri e calorie lo prendeva dagli abbondanti raccolti estivi. Per cui la frutta in eccedenza finiva nei vasetti di marmellata riposti nella cantina.
La sua “Bottega del gusto” è composta dai fornelli e dall’esposizione al pian terreno di quello che oggi è un albergo lindo e ospitale distante solo un centinaio di metri dall’uscita dell’autostrada; la vetrina con la selezione della sua produzione è collocata nel suo “Opera Teatro del gusto” che offre al cliente la miglior cucina toscana di terra, mare, cacciagione. Ma adesso c’è anche una nuova clientela di affezionati che viene settimanalmente a fare rifornimento di marmellate. “Propriocosì…”, annuisce Angelino. “Alcune botteghe molte frequentate dai turisti, come quella sul corso di Pienza, bruciano velocemente le scorte. I clienti dicono: queste marmellate sprigionano sapori dimenticati..Fanno parte quasi di un linguaggio comunicazionale, sono anche un dono gradito e originale. Quelli che l’assaggiano durante il pasto la prima volta, tornano e significa perciò che sono contenti. Avevo appena tentato una marmellata di fichi secchi, stupenda col prosciutto. L’ho consigliata aun cliente, subito l’hanno voluta anche agli altri tavoli. Una dottoressa viene apposta tutte le settimane da Roma per rifornirsi, vuole essere informata sulle novità, c’è chi mi scrive, e c’è naturalmente il passaparola. Adesso siamo anche su Internet e che l’e-commerce siaun grande mondo da esplorare lo dimostra una richiesta dalla Bulgaria. Un imprenditore vorrebbe aprire un’azienda, staremo a vedere. Io non mi vanto mai, mi ritengo una persona umile che non si metterebbe mai davanti agli altri, per cuila soddisfazione della prima marmellata è la stessa. Rispondo così quando mi chiedono cosa si prova ad aver fatto più di un centinaio di marmellate più uniche, forse, che originali”.
Non chiedetegli invece di provare a dare un numero in migliaia ai barattoli passati dalle sue mani, ti risponderà: “10, 20 mila forse di più, meglio pensarci perché altrimenti mi spavento, il segreto è semplice: farne una dopo l’altra, non stanca e stimola la novità””.
La prima fase della sua “mission” è stata dedicata a realizzare un prodotto artigianale e naturale di qualità. La seconda aesplorare la possibilità di uscire dal campo tradizionale degli ingredienti, e quindi non solo frutta di stagione, ma anche frutta di altri continenti, equatoriale (come il frutto della passione che arriva dallo Zimbabwe e costa un occhio della testa o il più accessibile ananas), e prodotti dell’orto (pomodori, peperoni, melanzane, zucchine e persino la patata), frutti di bosco, bacche come la rosa canina o i fiori di sambuco, e anche petali di rosa e di viola serviti per San Valentino o il fiore della mimosa per la Festa delle Donna. Ma c‘è stato un tentativo riuscito anche nei cereali, come il riso, e –incredibile ma vero – la sua marmellata ricavata dai bianchi chicchi – una rarità che si ripete su ordinazione perché ha tempi di conservazione più brevi – è entrata in commercio come la “Marmellata di Napoleone”. Doveè nata ò’idea? Il grande Bonaparte soffrivainfattidi dolori stomaco, e per quanto durante l’esilio all’Elba fiorissero alcune leggende sui piatti preferiti dal generale e dalle sue amanti, in privato consumava riso all’olio fatto arrivare da Vercelli.
Queste marmellate sono diventate, come certi vini, oggetto di pagine della storia magari confutabili ma con tanto di documentazione. A parte le ragioni di salute dell’imperatore deifrancesi, Angiolino Berti ha tratto da una mia novella sull’arresto dell’eroe del Risorgimento italiano a Sinalunga la ricetta per “Il segreto di Garibaldi”. Il generale nizzardo – come forse a tutti non è noto – s’era imposto un’alimentazione frugale per il problemedei reumatismi, ed era astemio. L’unico marinaio astemio… Il suo carburante era una marmellata di barbabietola, finocchio, radice amara. Andava in battaglia con una scorta della prodigiosa pappina rossa donatagli da un genetista scozzese, una ricetta che leniva i suoi malanni e irrobustiva il suo coraggio e anche la nota galanteria.
Non poteva mancare l’ omaggio al più grande genio dell’umanità, Leonardo da Vinci e alla grande contessa che sostenne il papa nella guerra delle guarentigie ai tempi delle crociate, e cioè Matilde di Canossa marchesa di Lucca. Leggendo le loro biografie è saltato fuori un particolare inedito riguardo ai rispettivi gusti in tavola, ed ecco creare una marmellata dedicata sulla base del cibo preferito. Quella di Leonardo, chiamata “Il segreto della Gioconda” è di albicocche. Edè tratta da un’altra novella che racconta il dono del frutto preferito del giovane artista al Verrocchio, il maestro presso il quale lavorò a bottega a Firenze. Leggenda vuole, addirittura, che Leonardo si sia ispirato alla labbra carnosedi un’albicocca per realizzare l’enigma che da sette secoli si ripropone senza risposte, quello del sorriso della Gioconda.
Ha fatto anche marmellate per gli sportivi, come “Bici & Baci”, “Moto & Baci” da diporto, magari per passare una giornata intera con gli amici sulle due ruote senza dover fare la coda al ristorante o rischiare la congestione col panino e la bibita ghiacciata, un vasetto nutre e mette allegria, un cucchiaio a te, un cucchiaio a me…Può essere anche l’inizio di una storia. Per un torneo internazionale femminile di tennis che si disputa ai primi d’agosto, 35-40 gradi fissi a mezzogiorno, l’anno scorso ha creato una marmellata rinfrescante e nutriente, susine, miele, menta e lavanda. Meglio dei cosiddetti reintegratori salini prodottodella chimica. L’ultima è nata per il golf, sport in crescita, con 60 milioni di giocatori in tutto il mondo, grandi personaggi come Tiger Woods. Per lo sport verde per eccellenza, 4-5 ore di gara magari affrontata con un tempo avverso, il freddo e il caldo, ha creato la speciale marmellata del golfista. Ottenuta con le varie sfumature di verde dei tre ingredienti: kiwi, menta e mela verde, oltre al miele, col risultato di un impasto color smeraldo. Una marmellata ednegretica, rinfrescante, ottimizzante, in grado di essere metabolizzata all’istante, e quindi prezioso carburante per la piccola colazione prima della gara o durante le 18 buche di gara.
Naturalmente non è una bizzarria, un placebo d’autore. La base ha un fondamento scientifico. “La menta – ha scritto Repubblica – migliora le prestazioni sportive, offre maggiore spintanelle gambe”.
Ha avuto un successo anche una linea delle marmellate celebrative o della comunicazione. Un’azienda leader dell’abbigliamento fiorentino l’ha servita, con tanto di personalizzazionenel logo, ai suoi ospiti alle sfilate di moda milanesi come simbolo dell’ospitalità toscana. Una famosa gioielleria ne ha fatto un cadeau natalizio ai propri clienti studiando anche uno speciale cucchiaino d’argento. Nel Natale 2008 è nato il cofanetto delle Quattro Stagioni, quasi 2 chili di marmellata che ricorda lo scorrere del tempo, una stagione ungusto, per non annoiarsi, da servire a tavola durante i pasti o per una serata con gli amici.
Naturalmente Angiolino ha dedicato anche una marmellata anche all’Angelo Custode, perché noi tutti ne abbiamo uno personale come ci insegna il teologo spagnolo che si firma Hazielil quale ci suggerisce anche come incontrarlo. Magari offrendogli, per l’aiuto, un cucchiaino di marmellata.
Il sacerdote di una cucina evoluzionista ha cominciato in una bottega d’alimentari, però il casato dei Berti ha avuto addirittura uno scranno nel Buon Governo senese, e difatti nel suo ristorante c’è anche lo stemma di famiglia, con un guerriero con la calata chiusa. Nel suo logo c’è anche la cornucopia, e la marmellata, almeno la sua è davvero una ricchezza nel senso spirituale del termine perché economicamente la lavorazione artigianale con tutte quelle norme igieniche sena però la minima tutela contro le sostanze nocive, conservanti in testa.
L’Angiolino è un oste, per dirla alla vecchia maniera, in realtà ha il marchio di chef ricamato sulla giubba bianca esattamente come la moglie Emiliana, una donna elegante che sarebbe diventatauna grande e in cucina sembra tale; in fatto di tortelli (a proposito, le ho proposto la sfida di metterci un ripieno di marmellata e non ci crederete ma il mio palato ha ringraziato…) e dolci darebbe due giri di pista alle celebri colleghe della cucina italiana. Angilino è un oste buono, non quelli accigliati, o quelli ruvidi delle trattorie romane. E si è posto il problema di mettere dentro un vasetto una sintesi di quella merce sempre più rara che si chiama ospitalità, quel“servizio” che in Italia è sempre più un mezzo borbottìodi fastidio per il cliente.
Ecco quindi nascere la” marmellata dell’ospitalità”sorta di “buon ricordo” per i clienti del Teatro del Gusto. Stavolta questo Diogene della propria sfera professionale trae ispirazione dagli usi che due antichissime civiltà riservavano all’ospite. Se i greci usavanoinfattistrofinare le foglie di menta sulla tavola, le pareti di casa e sul proprio corpo per offrire una fragranza incline a favorire l’amicizia, il mondo ebraico prevedeva in simbolico dono di un cedro- ma non di talea! – nei giorni della festa delle capanne. E dunque pezzettini di cedro, foglie di menta, mela e zucchero sono gli ingredienti di questo nettare del buon umore con proprietà rinfrescanti e adatto a finire anche in tavola assieme a carpaccio di pesce,e col dessert, come una mousse alla ricotta.
Adesso il chiodo fisso è riuscire a creare una marmellata per questi nuovi flagelli sociali, il diabete, la celiachia, lo stress. “A tavola non si invecchia, è vero, ma oggi – dice con argomentazioni convincenti – la materia prima di qualità è rara, bisogna andarla a cercare. Econ le marmellate mi sono posto un traguardo, di farne uno strumento utile alla salute. Golf-time, la marmellata per questo sport, ad esempio ha solo 100 calorie per 100 grammi, non solo non fa ingrassare, ma fa bene perché contiene degli elementi che agiscono come un antibatterico intestinale”
Ci sarebbe ancora da dire dell’Angiolino giardiniere, del sommelier, dell’organizzatore di eventi, e dello studioso e scrittore chiamato a certificare la località di nascita dei pici, un piatto tradizionale della zona che salomonicamente ha attribuito a Celle sul Rigo, quasi una terra di nessuno fra Lazio e Toscana. Maoltre a certificare il picio, lo serve fatto a mano, cotto al dente e con un sugo di lepre o capriolo da leccarsi i baffi.

Wikipedia per iPhone e Credit Crunch

Tuesday, October 28th, 2008

Applicazione interessante di questo utile strumento…

 

 

Nido del Cuculo – 007 all’Ipercoop

Sunday, October 26th, 2008

Fiera internazionale di Arezzo

Monday, October 20th, 2008

Son’arivi i vichinghi, dagni ai vusti!

-Son’arivi!
-Chj?
-I vichinghi! Ora se mangia com’i maiali!
-Perché, fin’a ora come se mangiava, come l’ucillini?
-Te lascia stare, che io so’ stato a dieta dieci giorni per mangia’ qquel che me pare…
-Ma ‘ndu’, a qui banchini?
-Eh, a qui banchini c’è ‘n sacco de cosine bone, te lo dico io!
-E’ tutta robba grassa…
-Aposta! C’è certi vusti da leccass’i baffi, le patatine a cadere…
[...]

http://www.micheleberti.it/009/main.shtml

Alla fiera dell’est #16, inserito originariamente da Michele Berti.

Foto fatta alla Fiera Internazionale di Arezzo. Un appuntamento arrivato alla quarta edizione. Altre foto – ma dell’edizione del 2007 – le trovate nel mio sito.

Link: WordPress for iPhone

Sunday, October 19th, 2008

Un must per chi ha un iPhone ed un blog wordpress

Come aggiungere un avatar ad un blog WordPress

Sunday, October 19th, 2008

Un avatar è una piccola immagine che compare accanto al vostro nome. Per utilizzare un avatar con wordpress è semplicissimo. Però anzichè creare un avatar per ogni specifico blog si può fare di più e crearne uno che può essere utilizzato su qualunque weblog (Gravatar, Globally Recognised Avatar). Basta registrarsi con il proprio indirizzo email nel sito gravatar.com e poi, se gestite un vostro sito in wordpress, copiare il plugin nella vostra installazione di wordpress, poi dal pannello di controllo di wordpress attivate il plug-in ed il gioco è fatto. Una spiegazione più dettagliata la trovate qui.

Bloomberg per iPhone

Sunday, October 19th, 2008

 

 

“Comprare, Comprare!” – Lino banfi “buy now” call

Saturday, October 18th, 2008

Buffett ha recentmente dichiarato che a questi livelli è il momento di comprare: quando tutti hanno paura secondo Buffet in borsa si fanno gli affari migliori, mentre bisogna avere paura quando tutti sono euforici (Buffett’s “buy now” call). Ma in Italia Buffet ci fa un baffo… noi abbiamo il mitico Lino!

One million dollars? Two million dollars? Five million dollars? Yesss, comprare comprare, tutto tutto … comprare comprare!

Dow Jones

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Credits: Grazie a Stefano Valenti per la segnalazione

Nerd of the year

Thursday, October 16th, 2008


Create Fake Magazine Covers with your own picture at MagMyPic.com

Frase del giorno

Tuesday, October 14th, 2008

A proposito degli recenti interventi della politica per risolvere la crisi, in aretino si direbbe:

Tutto fa, disse quello che piscio’ in mare per disincaglia la barca

credits: http://imparalaretino.altervista.org/

Joint Statement by Treasury, Federal Reserve, and FDIC

Today we are taking decisive actions to protect the U.S. economy, to strengthen public confidence in our financial institutions, and to foster the robust functioning of our credit markets. These steps will ensure that the U.S. financial system performs its vital role of providing credit to households and businesses and protecting savings and investments in a manner that promotes strong economic growth in the U.S. and around the world. The overwhelming majority of banks in the United States are strong and well-capitalized. These actions will bolster public confidence in our system to restore and stabilize liquidity necessary to support economic growth.

Io nel 1976 …

Saturday, October 4th, 2008

Io nel 1976 …, inserito originariamente da micheleberti.

… secondo www.yearbookyourself.com

Prodi-Berlusconi: il vero confronto – Avanzi di Balera

Saturday, October 4th, 2008

Prezioso regalo degli“Inutili” il San Giovanni Decollato di Montepulciano

Monday, September 1st, 2008

Comunicato Stampa

 

Dal 30 agosto il già invidiabile patrimonio artistico di Montepulciano si è arricchito di un’opera significativa. Un grande quadro 2 metri x 1,20 dedicato a San Giovanni Decollato è stato donato alla cittadina poliziana da gruppo di privati, la Congregazione degli Inutili, ed esposto nel Duomo meta di fedeli e turisti.

“Si tratta – ha ringraziato il sindaco Massimo Dellagiovanpaola – di un bellissimo dono, che colpisce per la qualità; un dono fatto alla città e diventa un patrimonio della collettività, in particolare per Piazza Grande di cui il Duomo è un tutt’uno con gli altri edifici”.

Lo stemma degli Inutili raffigura il San Giovanni incastonano nel motto “Verum quod inutile” che tradotto letteralmente significa “la verità è tale in quanto inutile”. Semplificando, la verità - sostengono – è di per sé certa e quindi non ha bisogno di chiacchiere e discussioni. Questi ragionamenti sulla verità quale elemento fondante della società e della conoscenza e l’spirarsi alla figura di San Giovanni, colui che predicò la verità fino al martirio tramite decapitazione, sono stati la molla per colmare un vuoto di molti secoli. Dal 1300 circa, infatti, San Giovanni Decollato è assurto a patrono e protettore di Montepulciano, oggetto di devozione ma per certi sensi “astratta” mancando da quel tempo di un’icona o una reliquia del santo venerato in moltissime città italiane e caro, fra gli altri, ai condannati a morte e ai ciabattini.

 

La ricerca, non facile e sempre aperta poiché la consultazione degli archivi e delle biblioteche non ha ancora stabilito il motivo dell’adozione del santo-predicatore onorato il 29 agosto, durante la settimana del Bravìo (Palio delle Botti), si è dunque concentrata “sul valore molto attuale di questa poderosa figura – ha spiegato il presidente degli Inutili, Federico Longobardi – apportatore del messaggio “vox clamantis in deserto” che significa dovere, giustizia, luce e pietà cristiana”

Per mons.Rodolfo Cetoloni , “bisogna dire grazie a questa bella ma impegnativa storia realizzata dalla Congregazione degli Inutili . Per il Vescovo di Montepulciano si corona un sogno. “Avevo espresso anni fa questo desiderio, e devo ringraziare – ha concluso - anche il pittore per essere entrato nell’animo del Battista con un quadro che non riflette solo la solitudine dei profeti ma anche la speranza di uscire dal deserto che abbiamo attorno a noi, e il coraggio ee3lla verità anche a costo della vita”.


Il pittore-scenografo, il 30enne Roberto Ferri, nativo di Taranto ma laureato all’Accademia di Roma con 110 e lode, una sorta di “giovane prodigio” per la sua ricerca sulla pittura antica dal 500 all’800, in particolare la pittura caravaggesca, ha raccolto molti consensi. “Ho voluto rappresentare – ha spiegato – un San Giovanni che alza l’anulare al cielo indicando il messaggio, parla attraverso l’agnello al suo fianco mentre sul tavolino la testa è il simbolo del martirio e la finestra l’accesso a Montepulciano”

Con quasi una trentina di soci, alcuni provenienti anche da varie parti d’Italia, la Congregazione degli Inutili è stata creata nel 1987, e ha quindi 21 anni. E’ presieduta dal dr.Federico Longobardi, Procuratore Generale onorario Corte di Cassazione,e comprende studiosi (fra i quali il filosofo Marcello Veneziani), professionisti, imprenditori, esperti d’arte quale Piero Acerbi che ha coordinato la scelta del pittore. Vanta un’ impronta molto aperta, laica e religiosa al tempo stesso e non politica. All’offerta del quadro, avvenuto nella Sala del Capitano gremita di ospiti e di autorità, era presente quale simpatizzante anche il prof.Asor Rosa filosofo e libero pensatore anche negli anni del suo impegno in Parlamento.

 

 

Montepulciano, 31 agosto 2008

Quando il doping è una marmellata

Thursday, July 31st, 2008

A Monteroni, piccolo comune del senese, dal 2 al 9 agosto il torneo internazionale di tennis famoso al mondo per coccolare le giocatrici e portarle ai vertici della classifica le giovanissime

Da Monteroni (Siena), servizio di ENRICO CAMPANA

Il giorno che un regista vorrà fare un film sulle wild card, certamente si rifarà a Sliding Doors, quelle porte che si aprono e chiudono a scatto e simboleggiano il timing beffardo della fortuna e il suo rovescio. L’incidenza della fortuna, nel caso di Monteroni, è di primaria importanza se questo è uno dei rari tornei, se non l’unico, a vantare nell’albo d’oro due reginette ammesse nel tabellone grazie alla wild card, due toscane che vanno per la maggiore Alexia Virgili e Corinna Dentoni.

Questo fatto ha portato sul piccolo ed coraggioso circolo della val d’Arbia, che riesce a coprire senza affanni un budget di 50 mila euro, anche una ventata di sana scaramanzia, e quando venerdì sera 1° agosto si sorteggeranno i tabelloni il primo colpo d’occhio andrà alle quattro fortunate di questa 7.a edizione del torneo femminile. Un vero unicum nel mondo dello sport che ha guidato la riscossa organizzativa della Toscana, regione importante del tennis della quale resta l’indiscussa prova clou, se non altro per l’incredibile ascesa in soli 6 anni, due campionesse vere regalate al ranking, l’altoatesina Knapp (fermata per un’aritmia sulla via di Pechino, che lascerà il posto alla Mara Santangelo) e la russa Kleybanova che ha giocato alla pari con Venus Williams a Wimbledon; ma come ignorare, poi, le molte cose che succedono nei giorni del torneo e il fatto che la prova nasce in un contesto di un piccolo comune della Valdarbia, anche se Monteroni è ormai attaccata a Siena che da parte sua guarda con simpatia ogni buona iniziativa del suo territorio, specie se si tratta di sport.

La trama per la scelta delle tre wild card che può indirizzare le due finaliste che si giocheranno sabato 9 agosto la finale esce da una rigida e consolidata impostazione da parte della Federazione di mettere in circolo plasma giovane; significa favorire, spieghiamo meglio, il ricambio generazionale e gettare nel mare magnum dei tornei professionistici le nostre ragazzine per vedere se sanno nuotare. Nessun concetto spartano ma un sano” buon senso” ha invece indirizzato stavolta le scelte dei tecnici federali i quali hanno optato su un trio di poco più che 20enni le quali, per una ragione o per l’altra, infortuni, studio, scelte di vita e sport poco convinte, non sono riuscite a tradurre finora in giusta moneta il buon talento.

Un discorso a parte quello di Romina Oprandi da Berna, una delle due italo-elvetiche in tabellone (l’altra è Lisa Sabino di Lugano, anch’essa molto attesa in questa sua terza partecipazione al torneo che è ormai diventato una favola); la carriera di Romy, un tipo spiritoso, si è interrotta bruscamente all’inizio del 2007 quando, n.46 al mondo, stava per consolidare la sua scalata. E’ stata fuori un anno e mezzo, non ha scelto di rientrare a Monteroni per la ben nota passione degli oroscopi e del gioco, anche se questo, hanno detto quelli di Sky, è il torneo-fortunello per antonomasia, leggere l’albo d’oro; non c’è piuttosto pressione dentro i cancelli del CT Match Ball, ambiente familiare, servizi molto professionali, non comandano le ragioni dello sponsor, il pubblico è vicino alle giocatrici, viene al tennis spesso con tutta la famiglia, dopo cena, per divertirsi e stare al fresco e non per criticare; e il livello è quello giusto per capire quale può essere il proprio domani, come è stato per la Knapp e la Kleybanova che da Monteroni – si diceva – hanno preso il volo per il grande tennis.

(Nella foto la tennista Romina Oprandi)

Fanno ben 7 le partecipazioni invece per Giulia Gatto Monticone, “miss fedeltà” del torneo assieme a Gianna Doz, la croata che ha avuto a sua volta in extremis una wild card d’affetto per le qualificazioni. Torinese talentuosa (il suo rovescio ambidestro anticipato è davvero un colpo unico) che proprio al CT Match Ball, dove ha raggiunto due volte gli ottavi, ha debuttato 15enne nel 2002 nel circuito mondiale dedicandosi però agli studi (con ottimo profitto) e al tennis praticamente solo d’estate. Quest’anno l’universitaria Giulia, detta “madamina l’aristocratica” per il portamento, ha provato a mettere il capo fuori dall’Italia giocando parecchi tornei in Spagna e Francia; sia tardi o meno per lei l’appuntamento col successo, ha dimostrato di mancare solo di ritmo ed esperienza, basilari nei tornei di fascia alta (nei 25.000 ha perso alla Tevere Remo al 2° turno dalla Gabba e precedentemente a Latina al 1° turno dalla tosta slovena Zec-Peskic), nei 10 mila, dopo un grigio debutto indoor a Grenoble, la sua curva di rendimento è invece cresciuta prova dopo prova: semifinalista al Roma Real (-61 62 con la polacca Korzeniak), a Fuerteventura, Sp. (con la spagnola Rehberger-Bescos) e a Vic, Sp. (-61 63 con Lisa Sabino); finalista nella sua Torino (-60 64 con la kirghisa Palkina); finalmente è riuscita a Imola a vincere il suo primo torneo ITF senza perdere un solo set (+62 61 in finale con la minore delle sorelle Mayr). S’era scritta nelle quali, n.11, la Federtennis le ha offerto la terza wild card della stagione, ultima chance se vuole fare salto di qualità. Un premio giustificato naturalmente anche per i successi nei doppi ad Arezzo e Sabadell con la faentina Quercia.

Quando nei giorni scorsi abbiamo visto che Verdiana Verardi in tabellone a Vienna col n.1 abbiamo pensato quanto fosse stato duro, per lei, rinunciare al torneo preferito, al suo intenso rapporto affettivo col pubblico di Monteroni che l’ha sempre incoraggiata da quando giocò la finale del singolare (persa in 3 set con la Dentoni ), coi ragazzini che le regalavano mazzolini di fiori. E’ tornata nel 2006 e nel 2007 pagando dazio nell’ultima edizione contro l’imbattibile Kleybanova dalla quale perse, com la compagna Pioppo, negli ottavi e nella finale del doppio con la Pioppo. La 20 enne ligure quest’anno presentatasi alle gare più tardi del solito, solo a metà marzo, onorando come al solito col ben noto “braccio d’oro” bertolucciano i tornei inglesi (quarti a Bath) è passata poi da una città all’altra d’Europa con una semifinale a Bucarest, tanti stop nelle qualificazioni e quando ha creduto di avere dalla sua la fortuna, ripescata a Rimini, s’è ritrovata di fronte ancora una volta la sagoma cresciuta della Corinna Dentoni, ormai attorno al n.150 del ranking, e ci ha perso facendo però la solita bella figura (6-4, 6-4). La Federtennis, giustamente, dopo quella di Bari le ha assegnato una seconda wild card in un 25.000 mila dollari, offrendole la spinta decisiva per ancorare livelli più alti; questo guardando agli aspetti motivazionali, i sacrifici della ragazza, la sua sensibilità ma anche il suo gioco spettacolare. Ancora molto ragazzina nonostante i 21 anni, Verdinana ha fatto incetta di tricolori giovanili, e stavolta è di fronte a un esame decisivo.In questo passo delicato avrà davvero bisogno del calore del “suo” pubblico.

La quarta wild card del tabellone principale è convenuta per “contratto” (stipulato nel 2006) fra il Match Ball e il torneo internazionale di Santa Croce vinto da campionesse quali l’argentina Sabatini, la Hingis e la Kurnikova ; la vincitrice (il diritto passa alla finalista in caso di rinuncia) viene premiata da Monteroni con una wild card, nel primo anno la 15enne Palkina ha subito imposto l’alt alla Dentoni fresca detentrice del titolo. Dall’entusiasmo con la quale ha accettato il regalino degli organizzatori, Johanna Konta, inglese di passaporto australiano, una ragazzina seria, ancora senza classifica e con un ottimo bagaglio, conta di sfruttare al meglio questa occasione. Anche lei, come la Knapp potrà raccontare di aver giocato la sua prima gara nel circuito professionistico a Monteroni.Piccole donne crescono è anche la trama di questa singolare storia tennistica trionfo dell’invenzione. Pensate che alla presentazione, all’Enoteca di Siena, il Vaticano del vino, è stata regalata alle giocatrici e agli ospiti una marmellata di susine e lavanda, che si chiama “Il gusto del tennis” creata dallo chef senese Angiolino Berti, una sferzata di energia, altro che doping. In questo spicchio di Toscana dove il tennis è andato in controtendenza, con tanto di encomio del presidente della Federazione Mondiale, l’italico Ricci Bitti, che l’ha raccomandato a Tennis Europe come “format” modello al quale devono tendere tutti i tornei (live score punto dopo punto, dirette web in rete su www.itfmonteroni.com). Si stenta a credere che Monteroni, un puntino sulla carta geografica, abbia un monte-premi maggiore di tornei organizzati a Giacarta, Bucarest, Vienna, Napoli, ma i sogni fra queste dolci colline diventano realtà salvo che per la favorita, che quest’anno è Renata Voracova, n.120 mondiale . Su 6 edizioni del torneo, in programma dal 2 al 9 agosto, la favorita è arrivata in finale una sola volta, e per 3 volte non è arrivata al 2° turno, roba da sortilegio.

(Nella foto Lo chef Angiolino Berti)

encampana@alice.it

Bocconcini di Tonno alle erbette con mostarda di cedro

Tuesday, June 10th, 2008

Angiolino presenta questo accostamento in diretta su Italia 7. Alla trasmissione presente anche Massimo Tavanti per parlare del Palio della Rivalsa di Bettolle ed il giornalista Enrico Campana che ha raccontato alcuni aneddoti su Giuseppe Garibaldi.

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