Archive for the ‘Valdichiana’ Category

Pop Art Music a Bettolle, Madyas primi finalisti

Sunday, July 25th, 2010

Di Enrico Campana

Pronti partenza via. Nella prima semifinale il duello all’ultima nota giocato su tre brani inediti e cover a piacere, è davvero per dirla in chiave sportiva questione di millesimi di secondo. E per la finale di sabato 31 luglio a Bettolle la spunta il punk-rock dei sorprendenti Madways sui Biondareef bravissimi “seguaci” di un pop-rock fra metafore e trovate geniali, come capitare a Malibu, e vederla innevata (di coca..) e quel sano sentimento che ancora alberga fra i giovani e richiama la tragedia della Love Parade di Duisburg di poche ore prima. Dell’amico col quale si condivideva la passione della musica, e adesso non c’è più, anzi no n è ancora nei dintorni.

E’ un po’ troppo forzato supporre che la musica, forse oggi il maggior centro gravitazionale nella comunicazione planetaria fra i giovani, ci abbia messo lo zampino. E che ci sia un invisibile fil rouge che unisce l’avanguardia di Andy Warhol e la sua Pop Art con una corrente musicale di grande successo, quello dei Velvet Undergound, di Lou Reed e della fascinosa Nico e l’ardito omaggio che gli ha voluto dedicare questo street-festival. Un microscopico puntino nelle immense galassie che ha pensato fra tante pacchiane serate col complessivo forte della cantante coscia lunga che si alterna all’omaggio al politico locale e alla porchetta, di riprendere nel manifesto la famosa banana dipinta dall’artista e dedicargli un contest con 12 giovani band e un solo traguardo: sperimentare e divertirsi a tutto rock!

Il caso ha voluto, ma sarà solo un caso, che la prima finalista del Pop Art Music di PrestigeBar sia il giovanissimo gruppo debuttante di Arezzo che ha scelto di chiamarsi Madways. Un’etichetta già in partenza intrigante che si presta a una doppia interpretazione. Potrebbe essere semplicemente “a mezza strada”, la voglia di arrivare in un punto più lontano, o più ironicamente “la strada pazza”, nel senso di curiosa, originale. Quella che ti sei costruita nella tua fantasia, non sai bene da dove viene, chi bene l’abbia tracciata e lascia il percorso aperto a sorprese, sfide, heppening. Insomma, qualcosa che prima e poi ti chiamerà a delle sfide, magari irta di ostacoli ma che è il tuo destino.

Foto di Michele Berti. All rights reserved.

Foto di Michele Berti. All rights reserved.

Ed è successo quindi, in questa strana ventata che sa un po’ di “metafisico” che abbiano vinto dunque i Madways con la sua little-Nico, quella Jessica simil bad-girl e tanto honey, gli stivaletti, la minigonna per niente tentatrice, l’orecchino al naso che ricorda la Patty Pravo dei tempi del Piper, e ha una voce tonante ma ci lavora sopra notte e giorno e oltre a scrivere i testi ci sa fare anche al piano, forse il suo jolly per la finale. Cantando rigorosamente in inglese, con testi velati per ora di mistero, pensati, scritti e interpretati direttamente nella lingua di Shakespeare, la cantante Jessica, Alessandro e Mauro alle chitarre, Matteo al basso e Luca alla batteria e Michela consulente creativa sembravano sbarcati da Liverpool o da Edinburgo e non dal garage della Valdichiana preso in affitto dove da un anno stavano preparando questo debutto che migliore non poteva essere.

Foto di Michele Berti. All rights reserved.

Foto di Michele Berti. All rights reserved.

“Nelle prove – questa la scheda autoronica consegnata alla giuria -imparano a conoscere i differenti stili amalgamandoli in qualcosa che non avevano mai sentito prima. Abbandonano le cover (i pezzi famosi, come quelli dei led Zeppelin che hanno ritoccato chiedendo scusa, nda) ed iniziano a mettere assieme qualche accordo, il risultato sono dei pezzi divertenti che i loro amici considerano pensosi, ma che poi iniziano ad apprezzare. Poi entra in scena Jessica..”

Difficile chiamare sfondare con un nome da cantante country western, certamente il discografico-pigmalione di turno incrociandola le darà un nome d’arte, e sarebbe perfetto Twenty, traduzione di 20, che sono la sua bella età, ma non cambierà la sua spontaneità. “Sono semplice, ringrazio i miei amici, quel che viene è di tutti”, si schermisce toccando il piccolo collier col primo dentino caduto.

Foto di Michele Berti. All rights reserved.

Foto di Michele Berti. All rights reserved.

“I Biondareef sono un gruppo molto omogeneo, sono bravi, sanno quello che vogliono, col loro pop-rock cercano di portare i loro pensieri alla portata di tutti, i Madways traggono le loro radici a Londra e le note rock di Jessica sono a parer mio devastante”, si sbilancia Luca di Birranthology, uno dei quattro giurati e organizzatore un musical settembrino a Scrofiano giocato sul rockabilly.

Vittoria dunque di strettissima misura, mi rileggo in testo di “After Show” dei Biondareef che dice: “sento teatro di voci, appeso alla mediocrità del suono, che non riesco a coprire quando la luce sparisce…” Niente di polemico, ovviamente solo un piccolo frammento di una produzione forse paradossalmente troppo prolifica, ma chi può frenare l’eccesso di creatività?. Per l’originale viaggio musicale “dalla Pampa a Malibù alla stanza 696 di un amore consumato nel buio”, voglio perciò ringraziare Jonathan Sarri voce e piano, Stefano Bianchi (che ha sostituito il fratello infortunato) e Michele Bacci chitarre, Michele Bacci e Stefano Isoletti batteria. Come si dice in queste occasioni, alla prossima volta. Seconda semifinale domenica sera fra la band Andrea Pinuti di Sinalunga e i Desamadre di siena, terza giovedì 29 luglio fra Diama band di Arezzo e Carlo Francis di Chianciano. Finalissima a 3 del PrestigeBar di cui il Cittadinoonline.it è Media partner nella lunga notte di sabato 31 luglio, naturalmente come trofeo sarà una banana speciale, quella dipimta da Warhol per i suoi Velvet Undergound.

Passa da Bettolle la storia dello sport

Sunday, May 30th, 2010

Calcio. Ma non solo…

Questo libro è la storia di un torneo di calcio in notturna, ma rivedendo le foto in bianconero e color seppia scelte per la documentazione, la luce artificiale rischiara i volti ma anche le parole ed è bello partecipare al gioco.

Vorrei essere Pier Lambicchi con la sua vernice magica per far rivivere chi l’ha fondato, gestito, giocato, animato, nobilitato, portato avanti per molti anni questo torneo che si è autocaricato nel tempo come una dinamo fino a costruirsi, lustro dopo lustro, la sua piccola importante mitologia domestica. E fonte anche di una letteratura schietta e divertente, tipicamente da cronaca sportiva, dagli inizi fino alla sua mutazione genetica, la trasformazione nell’ultima fase in una scuola di calcio giovanile.

Mi torna in mente una bellissima pellicola americana ambientata in un college americano che descrive come lo sport venga utilizzato da un professore illuminato, controcorrente, per rompere gli schemi ipocriti dell’insegnamento, la letteratura e poesia formale, per ridare a tutti quanti i giovani, dal colto all’inclita, una libertà espressiva autentica. Ma soprattutto per insegnargli questa “pratica”: corri, calci, passa, colpisci, ragiona, divertiti, mettiti alla prova, e dunque sei.

Guardo intensamente, con interesse, i volti delle foto che Massimo Tavanti è riuscito a recuperare con certosino lavoro d’archivio, e mi sembrano vibrare, come se volessero raccontare qualcosa. Un bisogno che sento anch’io. Forse per pura suggestione mi arriva all’orecchio il “Carpe Diem” latino, l’Attimo Fuggente che sento venire da lontano, penetra nei corpi e nelle menti, e restituisce le imprese della “meglio gioventù” di anni andati, forse rimpianti, comunque importanti.

E’ un soffio forte, come quello di certe giornate in cui il vento s’infila fra gli alberi e il sibilo sembra un messaggio in codice che condensa agonismo, lealtà, partecipazione, difesa della propria bandiera, della propria identità, divertimento, anche se magari poi uno sbotta davanti a questo “spessore” e la butta sul ridere. “Sai quella volta senza quel maledetto arbitro si vinceva…”.
Appassionava Bettolle il torneo del gran turco perché una volta fiorivano le spighe, poi è fiorito il cemento. Era anche l’appuntamento più atteso dei dintorni che per alcuni anni geograficamente sono stati confini molto estesi dato il successo. Il torneo si dava la giusta importanza, e contribuiva a creare un certo costume paleo o pre-professionistico. Qualcuno infatti per desiderio di rivalsa metteva mano al portafogli affittando addirittura il nocciolo duro di squadre di categoria temprate al successo per mettergli sopra la maglia dello sponsor o del mecenate locale.

Era anche il sogno calcistico di mezza estate, e qualcuno sotto le stelle delle notti profumate di giugno, quelle della lavanda, della menta e dell’iperico in fiore probabilmente durante una rimessa laterale voltandosi indietro per raccattar la palla ha incontrato lo sguardo della sua futura “lei”. Perché, ripeto, dentro la “cancha” di terra battuta che spellava ginocchi nelle cadute, si muoveva dietro il pallone, come l’aquilone al vento, la “meglio gioventù” che si potesse desiderare sul mercato: sana, forte, pronta a dare tutto, e qualche ciuffo svolazzante che alle ragazze faceva venire strane voglie.

E’ stato, questo appuntamento, lo specchio di 2-3 generazioni, sicuramente della società locale dentro quella italiana come l’autore fa bene a ricordare. Un errore dei gazzettieri di sport è di raccontare l’evento sportivo fuori dal contesto, certe notizie, certi momenti colpiscono tutti, i calciatori mica sono robot. Alcune edizioni sono ricordate giustamente per gli eventi di quell’annodel nostro paese, sicuramente come dello sbarco sulla Luna o della vittoria del mondiale di calcio se ne parlava sul campo o negli spogliatoi aspettando l’inizio delle notturne. Rifletteva insomma i momenti del calendario, anche i più terribili, le sue tensioni ma anche le aspirazioni della gente del tempo con i suoi invidiabili sogni borghesi che oggi hanno lasciato posto al gruppo, al branco, allo smarrimento, o a quel certo nonsochè che nemmeno i sociologi riescono a spiegare.

Dalla camicia a maniche corte, i sandali, il taglio all’umberto, a spazzola, ai capelloni e ai figli dei fiori. Dai pantaloni a zampa d’elefante a quelli coi risvolti a quel gabardine beige che faceva “fico”, fino al jeans strappato al gel al tatuaggio. Dal chinotto, l’aranciata amara, la cedrata Tassoni fino all’happy hour, al low cost, al lat minute agli amici (sic) di Facebook. Ma questo stridente cambiamento non ha contribuito a estinguere una tradizione che sembrava ciclica, interminabile. Invece è lì fra le pagine, solo sopita. In sonno come si dice di certe cose importanti che riposano nei cassetti, poi un giorno uno li ritrova e vede che sono ancora attualissime.

In ogni caso ha fatto parte della storia di ragazzi che diventavano adulti, di adulti che diventano nonni, di una cittadina che assumeva un aspetto urbanistico diverso, un po’ da periferia, che cercava le proprie radici attraverso altre manifestazioni della propria collettività: attraverso i presepi, la rievocazione storica.

E il calcio, dov’è finito questo calcio primordiale?. Beh, non gli è forse che negli anni di internet e di pay tv è possibile sentirsi parte attiva di quel grande barnum che è il calcio di Murinho, Totti, Del Piero, Balottelli e Kakà?. Magari a volte è solo una bugiarda e grottesca rappresentazione, ma aiuta a sentirsi dentro la comunità. Siccome un filosofo greco ha detto che tutto scorre e più tardi un filosofo italiano ha sostenuto anche che tutto torna è possibile che questo libro riesca a far tornare un giorno quella sana voglia matta di calcio estivo, in notturna.

C’è bisogno di tornare alla semplicità di tornare al dialogo fra vicini, ma anche pensare in chiave di integrazione con tutta questa babele di razza attorno che ci sgomenta e che ci attira se è vero come è vero il ruolo educativo svolto a suo tempo dallo sport negli Stati Uniti, se pensiamo al collante che il basket ha avuto nella società afroamericana o il baseball ai tempi delle grandi immigrazioni europee, quando polacchi, italiani, ucraini, russi, portoricani, cinesi si passavano velocemente la pallina senza bisogno di spiaccicare parola.

E allora quando quel momento tornerà, bisognerà ripartire dal racconto che l’autore ha messo assieme e tenuto in caldo, con la capacità professionale che lo distingue, forte anche dalla sua ben nota passione sportiva a tutto tondo. Diarista e dirigente di calcio, soprattutto autorevole presenza locale di riferimento in virtù di conoscenza, educazione, rispetto altrui, e con un senso della diplomazia impeccabile come i suoi baffetti.

Di fronte a certe cose che sembrano piccole la mia curiosità giornalistica fortunatamente non si è assopita in tanti anni dedicata allo sport, prima come penna di punta della Gazzetta dello Sport e successivamente in altre esperienze utilissime. Sì utilissime a rinsaldare il mio entusiasmo e la mia gratitudine nei confronti di quello che Gianni Brera, grande maestro, definiva Eupalla dea del calcio.

Certe scoperte, certi recuperi, o “rinvenimenti storici” che sembrano archeologia di poco valore posso invece essere testimonianza di civiltà, di una capacità di creare a vari livelli, anche in ambito sportivo, una società migliore. Ho letto in questo caso di dirigenti geniali, come il Tempra Aniello, il commendatore, il Fantocci Angelo con quel suo buffo cognome da gerarca, il Boricchi Francesco che funge da editore del volume. Grazie a loro e ad altre figure importanti, è stato ad esempio realizzato in casa un impianto d’illuminazione che oggi un club sportivo dilettantistico-amatoriale non si potrebbe permettere, saltando tanta burocrazia inutile. Sono stati loro a muovere mosso le acque, non si spaventavano davanti a nulla, lo sport era soprattutto la certezza di essere, fare, divertirsi, sfidarsi e sfidare.

La micro-realtà qual è Bettolle è riuscita dunque a entrare nella storia per vocazione nel pensare in grande, dalla bonifica di Leonardo e del Fossombroni alle due soste di Garibaldi, la prima drammaticissima per farsi medicare dopo la sconfitta di Mentana e raggiungere con Anita la Pineta di Ravenna, dalle contemplazioni del duca Leopoldo, ancora rimpianto per la sua politica agraria, dagli archi della sua bella dimora dove a settembre faceva pranzo e cena stendendo l’occhio verso i campi e Montepulciano, fino agli studi del maestro della zootecnia Ezio Marchi.

Insomma, da queste parti il genius loci è vivo e vegeto, e hanno sviluppato i bettolini – c un po’ i toscani del Nord, una ne fanno e cento ne inventano – . idee che con internet sarebbero arrivate anche allora al centro del mondo. Ma credo che questo recupero sportivo-storico e anche dignitosamente “letterario” dal titolo intrigante e cabalistico, il 37, oltre a far capire il “come eravamo” e a rispondere al quesito “dove stiamo andando?” si rilancia l’idea ludica dei tornei estivi quale forma di un locale beach-soccer, vetrina di giocatori in via d’affermazione e valvola di sfogo del calcio, tanto che questa mia idea proporrò al dottor Fini del museo del calcio e anche ad caro amico Antonello Valentini direttore della Federcalcio chiedendogli di segnalarla naturalmente al suo presidente Abete. Farò lo stesso con Giancarlo Antognoni che da quel personaggio unico, meraviglioso nella sua intatta genuinità, la sera dello spareggio per la A fra Perugia e Fiorentina, le sue due ex squadre, ha accettato di parlare di calcio agli amici di Bettolle. Questo significa che conosceva certamente il posto, gli avevano parlato del torneo.

Aspettiamo dunque dopo l’uscita del libro di leggerlo anche su internet. Qui si narra infatti di un gruppo sportivo, la gloriosa Polisportiva Tempora che pensando in grande ma senza boria, umile e laboriosa quanto una formichina, è riuscita addirittura ad avere nelle sue fila – come pochi sanno – personaggi leggendari del Pantheon dello sport azzurro. Quando stava per nascere il ciclismo da copertina e tramontava quello eroico di Bottecchia e Girardendo, Gino Bartali si allenava su queste erte verdissime, e dentro la fornace di Bettolle gli avevano concesso una stanza nella quale teneva le sue bici e le gomme della sua rivendita. Non sapevo di questa “bettolinità” del Ginettaccio nazionale, come non sapevo affatto che due glorie massime dello sci azzurro, Celina Seghi e Zeno Colò, avessero lasciato la montagna pistoiese per scendere nell’ex palude etrusca. Ma mica per soldi, ma perché allora le società sportive serie in Italia si contavano sulle dita di una mano. E la Polisportiva Tempora era una di queste.

Calcio. Ma non solo…

a cura di Enrico Campana

Bettolle 37

Sunday, May 30th, 2010

Nella Piazza di Bettole sabato 29 maggio è stato presentato con molti ospiti e sportivi di tre generazioni il libro di Massimo Tavanti “BETTOLLE 37“.

Questa pubblicazione di oltre 200 pagine ripercorre 80 anni di sport bettolino dalla nascita ai giorni nostri. Si tratta di un condensato di ricordi, di testimonianze accompagnate da documentazione fotografica e giornalistica dell’epoca che narra delle origini dello sport locale inizialmente improntato sul ciclismo che ha visto grandi campioni, tesserati con la Polisportiva Tempora, come Bartali e Volpi e poi rivolto in gran parte al calcio che ha trovato nella Coppa Tempora in Notturna la sua massima espressione.

“Il torneo notturno – racconta Massimo Tavanti, l’autore, giornalista-pubbicista per passione – è nato come costola di questa passione sportiva 37 edizioni era diventato addirittura un fenomeno di successo. E andava al di la dell’aspetto puramente sportivo e che abbracciava anche il modo di vivere e il costume della società locale nei primi Anni 60 e che adunava giocatori di ottimo livello richiamati nella “conca verde” dello stadio per un evento calcistico estivo che rappresentava in quegli anni una grande novità anche a livello interprovinciale. Ma la cosa più straordinaria, in quel momento, era la grande partecipazione di pubblico attualmente paragonabile alle platee degli stadi delle serie professionistiche. Anche 5000 spettatori per le partite più importanti, dato sorprendente rispetto le gare dilettantistiche odierne con poche centinaia gli sportivi presenti.
Il libro ci fa capire meglio quel vissuto calcistico, divertente e colorito e tanto atteso ogni anno ancora nel ricordo di molti sportivi, giocatori, arbitri, dirigenti.

copertina

MARMELLATA CHE PASSIONE!

Saturday, March 20th, 2010

Per le marmellate create da Angiolino Berti

Marmellata che passione,
che delizia, che emozione:
è difficile anche a dirsi
ed a scrivere in versi…

C’è da perdere la vista
solo leggere la lista
e si arrotano i denti
a guardare gli ingredienti:

non ne manca proprio uno,
una ricetta per ciascuno,
dall’ortaggio ad ogni frutto
Angiolino ha usato tutto!

C’è l’arancio e il limone,
la cipolla e il peperone,
noci, miele, menta e rosa,
c’è perfino la mimosa…

mele verdi rosse e gialle
che provengon da Bettolle,
fichi pesca kiwi more
che addolciscono ogni cuore,

le ciliegie ed i mirtilli
che i tuoi occhi fanno belli,
l’ananas ed il melone
e, per accender la passione,
maracuya a colazione..!

C’è la zucca, la carota,
la castagna prelibata,
e ogni cosa è nominata
anche per la provenienza

in onor della sapienza
di chi essa ha seminata,
innaffiata e coltivata
come frutto della terra
o di una calda serra

costruita con passione
per veder con emozione
germogliare e poi spuntare
fiori, piante e bellezze
che divengon poi dolcezze…

Grazia sia a te Angiolino
per il gusto tuo divino
che trasforma ogni elemento
che natura ci ha donato
in un dono del palato!

Patrizia Fazzi

Bettolle, Ristorante OPERA – TEATRO DEL GUSTO

13 marzo 2010

To Angiolino, for MARMELLATA DEGLI DEI

Wednesday, February 17th, 2010

’ UN MAESTRO LUI DEL GUSTO
OGNI MIX è QUELLO GIUSTO

Sa dosare l’ingrediente
a delizia sia del dente
sia – o magica parola! –
della più ingorda gola…
E convincervi vorrei
a sentir coi detti miei
quella detta ‘‘degli dei’’:
qui si uniscono continenti
che i palati fan contenti
e la raggiunger fan le cime
del cosi detto ‘sublime’.
La ricetta è segreta
e nemmeno su tortura
svelerà lui la mistura
si sa solo che la menta
si unisce col limone
e, per fare un’eccezione,
nonché vincere una sfida
che lanciò una turista,
quel gran mago di Angiolino
il cacao e peperoncino
ha unito alla ricetta
che può ben dirsi perfetta…

o maestro Angiolino.
grazie al tuo dono divino !
mai era stata tentata
di unir la marmellata
con un po’ di cioccolata
ed allor gli ‘dei’ nostrani
si uniscono ai pagani…
e ancor di più tentata
è la lingua che ha gustata
la divina marmellata!

PATRIZIA FAZZI

Curarsi con la confettura di carciofo

Tuesday, January 5th, 2010

delizietoscane

BETTOLLE (Siena) – La marmellate possono servire al benessere fisico, migliorare la salute e l’umore. Questo l’obiettivo che Angelino Berti persegue nella sua della Bottega del Gusto dalla quale è uscita un’innovativa confettura di carciofo. Grazie a una sostanza propria di questa pianta, la cinerina, alla quale egizi, etruschi e greci davano importanza quale rivitalizzatore dell’organismo, il carciofo migliora il flusso biliare, è epatoprotettivo e favorisce la digestione.

Nel vasetto è stavolta finito il “carciofo morello”, quello di media dimensione, scuro, caratteristico della Campania, trattato con succo e scorza di limone e arancia, zucchero e un bicchierino di rum. Il sapore del carciofo, pianta che contiene anche molto ferro, è riconoscibilissimo, e la confettura offre anche un lieve retrogusto amarognolo.

“La lavorazione – spiega il cuoco della tradizione toscana ormai vicino al traguardo delle 200 marmellate – richiede molto tempo. Bisogna sfogliare il carciofo e utilizzare solo il cuore, vale a dire il 30-35 per cento, mettendolo a bollire direttamente in acqua e zucchero per concentrarne le proprietà. Un cucchiaino ti predispone a una buona giornata, e in tavola è perfetta con carni bianche, petto di pollo o di tacchino, ma anche con bresaola per il gusto amarognolo e formaggi teneri”.

Le sue ultime tre creazioni del periodo natalizio sono state anche un altro rpdotto “tutta salute”, la marmellata di Pompelmo Rosso che arriva da Israele, trattato con solo limone e zucchero “buon con pesce bollito, carpaccio di pesce spada come antipasto e carni semicrude”, e quella dedicata all’happy hour, pera, peperoncino, limone e zucchero. Si chiama Bar Prestige. “Il peperoncino per i greci – racconta Angelino Berti – con tono favolistico ma dal concreto fondamento scientifico – era figlio di Ares, il Dio della guerra, e stimola il coraggio anche negli incontri, e superare un po’ la propria timidezza fa bene a molte persone”.

Gioielli di marmellata per un “dolce Natale”

Tuesday, December 8th, 2009

delizietoscane
La “Bottega del Gusto” ha creato due proposte da mettere sotto l’albero natalizio: una marmellata di zucca lardaiola e arance di Sicilia e un cofanetto dedicato a Garibaldi e Leonardo

BETTOLLE (SI) – Doppio regalo natalizio di Angiolino Berti con la sua ormai conosciutissima Bottega del Gusto nata per riscoprire la marmellata come alimento del piacere, della salute, anche della comunicazione oltre che di maggior presenza sulla tavola e non solo nelle prime colazioni. Si tratta di una marmellata “special edition” per l’Accademia Italiana Gastronomia Storica con “Zucca Lardaiola e Arancia di Sicilia”, matrimonio perfetto fra la zucca gialla della Valdichiana con le sue forme caratteristiche e l’arancia di Sicilia. Due prodotti tipici di questa stagione. Trattati senza conservanti, con pectine naturali contenuti nell’arancia e il succo di limone. Questa marmellata, ideale per le feste, è indicata per gli antipasti con carpacci di carni e pesce oltre ai formaggi, e agli spuntini del pomeriggio come indicato nel libretto “Miglior Gusto” che il cuoco senese ha fatto stampare per guidare gli amanti di marmellate, confetture e gelatine al giusto abbinamento con tutti i cibi.

Angiolino Berti

Angiolino Berti

Per quanto riguarda invece il tema del pensiero natalizio per gli amici e anche quelli istituzionali cui ricorrono società, aziende e professionisti, dopo il cofanetto “4 Stagioni”, con il prodotto tipico di ciascuna stagione, è nato “I gioielli”. Si tratta di un cofanetto con due marmellate nel caratteristico vaso quadrato di 250 grammi l’una nel quale è possibile selezionare due fra le ben 160 creazioni. Una scelta a tema.

Le Quattro Stagioni

Le Quattro Stagioni

C’è chi, ad esempio, ha scelto come regalo natalizio per la propria cerchia le marmellate storiche dedicate a Garibaldi (Il segreto di Garibaldi) e Leonardo (Il segreto della Gioconda), due personaggi che sono sempre di grande attualità.

Intanto colui che è soprannominato l’artista della marmellata sta creando serate a tema, come “la Ficosa” riprendendo un’espressione dello slang giovanile dedicato alla nobiltà del fico utilizzato persino come ripieno nei tortelli di pasta fresca, lanciato un concorso di pittura nazionale dedicato alle “4 stagioni” che si svolgerà in febbraio in Valdichiana. Lo scopo è quello di attirare maggiormente l’attenzione su questo aspetto della cucina quasi dimenticato e lasciato solamente all’iniziativa della filiera industriale, con un ritardo nella ricerca e gli studi sulla salute. Oltre che di creatività.

E fra poco Angiolino Berti verrà presentato anche il marchio “L’Accademia della Marmellata” con una biblioteca e forse anche un museo.

La confettura della Gioconda

Il Segreto di Garibaldi

Il Segreto di Leonardo

Il Segreto di Leonardo

Bettolle-Siena, 8 dicembre 2009

La dolce riscoperta delle marmellate

Saturday, November 7th, 2009

Angiolino Berti ha presentato al rotocalco Tv “Focus” il suo incredibile record dedicato a un prodotto dimenticato che fa bene anche alla salute

BETTOLLE – A Focus, il programma ideato e curato da Alex Revelli e condotto da Susanna Cutini, ha dedicato attenzione al curiosissimo record di Angiolino Berti lo chef che ha realizzato ben 181 marmellate per richiamare l’importanza su un recupero importante per l’alimentazione, la salute (le pectine sono naturali, agrumi e mela), e l’innovazione sulla tavola.
Lo chef della Bottega del Gusto ha trasformato un hobby che gli sta dando grandissimi soddisfazioni e riconoscimenti e alla base del quale c’è competenza, studio, creatività e un grandissimo sacrificio in quanto prepara personalmente marmellate, confetture, gelatine e mostarde che via via ha abbinato ai piatti del suo ristorante “Opera teatro del Gusto” all’uscita Valdichiana dell’Autosole. Ultima sfida, in un crescendo di originalità, la marmellata di olive, a base di polpa di oliva e i tortelli di pasta fresca fatti a mano che sono stati dedicati a Garibaldi in quanto il ripieno di ricotta , pecorino e pepe è composto anche dall’energetico preferito del generale che alleviava anche i suoi reumatismi. Si trattava di una marmellata di rape rosse o barbabietola e finocchio napoletano e radice amara o zenzero, un segreto che Angiolino Berti ha preso da una novella incentrata sull’arresto di Garibaldi a Sinalunga dopo una famosa cena dedicata all’ospite.

La riscossa delle marmellate ha trovato davvero in questo caso anche il suo…eroe dei due mondi in quanto a parte le creazioni tradizionali, ha messo in vasetto anche frutti esotici e si è concentrato sui gusti dei grandi della storia, dall’albicocca frutto preferito di Leonardo ala crema di riso con la quale Napoleone si curava l’ulcera durante l’esilio all’Elba.

Nel corso della puntata Angiolino Berti ha anche dedicato le sue due ultime marmellate, con tanto di fregio ufficiale, all’Accademia Italiana della Gastronomia Storica, una a base di zucca e arancia e l’altra di clementine a miele. E da ultimo presentato anche l’ultima fatica, “Miglior Gusto”, una piccola guida per esaltare la degustazione delle sue 180 marmellate col cibo (e anche abbinate ai vini) e durante tutta la giornata, dalla prima colazione ai pasti principali fino agli spuntini.

Intanto il 5 dicembre a “Opera-Teatro del gusto” prende il via una serie di serate a tema dedicate alla tavola del piacere dove Angiolino Berti e il figlio Paolo del Prestige Bar proporranno piatti tradizionali rivisitati da assaggi di marmellate speciali con drink e accompagnamento musicale di Jazz Live.

Il programma dedicato alla “marmellate, storia di una tradizione” è visibile su Teletruria domenica 8 novembre (ore 12 e 19.45), giovedì 12 (18.45 e 20.05) e venerdì 13 (ore 13.30) e sabato 14 novembre (13.15 e 19) e su Toscana Tv 47 e Sky Alice 416.

Fiera internazionale di Arezzo

Monday, October 20th, 2008

Son’arivi i vichinghi, dagni ai vusti!

-Son’arivi!
-Chj?
-I vichinghi! Ora se mangia com’i maiali!
-Perché, fin’a ora come se mangiava, come l’ucillini?
-Te lascia stare, che io so’ stato a dieta dieci giorni per mangia’ qquel che me pare…
-Ma ‘ndu’, a qui banchini?
-Eh, a qui banchini c’è ‘n sacco de cosine bone, te lo dico io!
-E’ tutta robba grassa…
-Aposta! C’è certi vusti da leccass’i baffi, le patatine a cadere…
[...]

http://www.micheleberti.it/009/main.shtml

Alla fiera dell’est #16, inserito originariamente da Michele Berti.

Foto fatta alla Fiera Internazionale di Arezzo. Un appuntamento arrivato alla quarta edizione. Altre foto – ma dell’edizione del 2007 – le trovate nel mio sito.

Prezioso regalo degli“Inutili” il San Giovanni Decollato di Montepulciano

Monday, September 1st, 2008

Comunicato Stampa

 

Dal 30 agosto il già invidiabile patrimonio artistico di Montepulciano si è arricchito di un’opera significativa. Un grande quadro 2 metri x 1,20 dedicato a San Giovanni Decollato è stato donato alla cittadina poliziana da gruppo di privati, la Congregazione degli Inutili, ed esposto nel Duomo meta di fedeli e turisti.

“Si tratta – ha ringraziato il sindaco Massimo Dellagiovanpaola – di un bellissimo dono, che colpisce per la qualità; un dono fatto alla città e diventa un patrimonio della collettività, in particolare per Piazza Grande di cui il Duomo è un tutt’uno con gli altri edifici”.

Lo stemma degli Inutili raffigura il San Giovanni incastonano nel motto “Verum quod inutile” che tradotto letteralmente significa “la verità è tale in quanto inutile”. Semplificando, la verità - sostengono – è di per sé certa e quindi non ha bisogno di chiacchiere e discussioni. Questi ragionamenti sulla verità quale elemento fondante della società e della conoscenza e l’spirarsi alla figura di San Giovanni, colui che predicò la verità fino al martirio tramite decapitazione, sono stati la molla per colmare un vuoto di molti secoli. Dal 1300 circa, infatti, San Giovanni Decollato è assurto a patrono e protettore di Montepulciano, oggetto di devozione ma per certi sensi “astratta” mancando da quel tempo di un’icona o una reliquia del santo venerato in moltissime città italiane e caro, fra gli altri, ai condannati a morte e ai ciabattini.

 

La ricerca, non facile e sempre aperta poiché la consultazione degli archivi e delle biblioteche non ha ancora stabilito il motivo dell’adozione del santo-predicatore onorato il 29 agosto, durante la settimana del Bravìo (Palio delle Botti), si è dunque concentrata “sul valore molto attuale di questa poderosa figura – ha spiegato il presidente degli Inutili, Federico Longobardi – apportatore del messaggio “vox clamantis in deserto” che significa dovere, giustizia, luce e pietà cristiana”

Per mons.Rodolfo Cetoloni , “bisogna dire grazie a questa bella ma impegnativa storia realizzata dalla Congregazione degli Inutili . Per il Vescovo di Montepulciano si corona un sogno. “Avevo espresso anni fa questo desiderio, e devo ringraziare – ha concluso - anche il pittore per essere entrato nell’animo del Battista con un quadro che non riflette solo la solitudine dei profeti ma anche la speranza di uscire dal deserto che abbiamo attorno a noi, e il coraggio ee3lla verità anche a costo della vita”.


Il pittore-scenografo, il 30enne Roberto Ferri, nativo di Taranto ma laureato all’Accademia di Roma con 110 e lode, una sorta di “giovane prodigio” per la sua ricerca sulla pittura antica dal 500 all’800, in particolare la pittura caravaggesca, ha raccolto molti consensi. “Ho voluto rappresentare – ha spiegato – un San Giovanni che alza l’anulare al cielo indicando il messaggio, parla attraverso l’agnello al suo fianco mentre sul tavolino la testa è il simbolo del martirio e la finestra l’accesso a Montepulciano”

Con quasi una trentina di soci, alcuni provenienti anche da varie parti d’Italia, la Congregazione degli Inutili è stata creata nel 1987, e ha quindi 21 anni. E’ presieduta dal dr.Federico Longobardi, Procuratore Generale onorario Corte di Cassazione,e comprende studiosi (fra i quali il filosofo Marcello Veneziani), professionisti, imprenditori, esperti d’arte quale Piero Acerbi che ha coordinato la scelta del pittore. Vanta un’ impronta molto aperta, laica e religiosa al tempo stesso e non politica. All’offerta del quadro, avvenuto nella Sala del Capitano gremita di ospiti e di autorità, era presente quale simpatizzante anche il prof.Asor Rosa filosofo e libero pensatore anche negli anni del suo impegno in Parlamento.

 

 

Montepulciano, 31 agosto 2008

Bocconcini di Tonno alle erbette con mostarda di cedro

Tuesday, June 10th, 2008

Angiolino presenta questo accostamento in diretta su Italia 7. Alla trasmissione presente anche Massimo Tavanti per parlare del Palio della Rivalsa di Bettolle ed il giornalista Enrico Campana che ha raccontato alcuni aneddoti su Giuseppe Garibaldi.

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Angiolino in diretta su Italia 7 Gold

Saturday, June 7th, 2008

Il 23 gennaio 2008 Angiolino Berti è stato ospite di Claudio Sottili nella trasmissione “”Aspettando il TG”, in onda tutti i pomeriggi su Italia 7 Gold. Nell’occasione Angiolino ha presentato in diretta la sua produzione artigianale di marmellate e confetture. Ecco il video: 

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Il Gusto dell’Opera

Thursday, June 5th, 2008

Un articolo uscito su Magazine (Il Corriere della Sera) del 5 Giugno 2008.Il Gusto dell’Opera

Il Volo dell’Angelo

Sunday, June 1st, 2008

Con la dedica a Leonardo da Vinci che s’ispirò alle labbra di una albicocca matura per la Sua enigmatica Gioconda, Angiolino Berti tocca il traguardo delle ben 130 marmellate legittimando l’attenzione del Guinness dei primati. Frutti, ortaggi e piante, e anche tanto studio e passione per celebrare il recupero di un alimento tradizionale energetico e saporito che appartiene alla gioventù e alla famiglia, e oggi arriva in tavola con formaggi, salumi, carni e persino col pesce

di Enrico Campana 

Quando poco più di un anno fa decise hobbysticamente di cimentarsi nello sconfinato “paradiso alimentare” di marmellate, confetture, gelatine, mostarde, prodotti sott’olio allo scopo di allagare le proposte del suo ristorante “Opera, il Teatro del Gusto” non immaginava che la spirale della creatività l’avrebbe intrappolato a tal punto da “firmare” ben 128 prodotti originalissimi, d’autore e che quindi la sua “La Bottega del Gusto” sarebbe diventato in breve un “marchio” conosciuto a livello mondiale tanto da suscitare l’attenzione del Guinnes dei primati. 

 Foto nr 1

Angiolino Berti, inesauribile cuoco-studioso di Bettolle cui fra i tanti compiti gli è toccato anche certificare la nascita dei pici, la tipica pasta fatta a mano rivendicata da più località e frutto invece di  un maestro di scuola di Celle sul Rigo, al confine fra le province di Viterbo e Siena, ha preferito non rinnegare  la sua  premiata e tradizionale “cucina toscana” di terra e mare. Ha invece rifiutato di ascoltare le seducenti sirene della “cucina coreografica” di forte tentazione modaiola che, spesso, giustifica anche una lievitazione dei…prezzi. Così ha trasferito nel nuovo laboratorio due capisaldi del suo credo – niente surgelati e conservanti, pasta fatta in casa e dolci di giornata – allo scopo di sviluppare un filone fino ad oggi trascurato dai suoi colleghi: portare in tavola  prodotti d’alta qualità di orti e giardini, alcuni raccolti a casa sua come il pepe verde o la marmellata.  La marmellata di maggio, sissignori, rappresenta  il trionfo del suo variegato rosaio nel quale spicca la profumatissima “rosa antica” che alla frustrante sfioritura s’immola di buon grado nella pentola con suoi petali dolci, carnosi, aromatici e dall’elevato potere nutrizionale.

Siamo dentro una galleria di prodotti più unici che rari, originalissimi, in quantità limitata tipica del grane artigianato italiano, da abbinare a carni, pesce, formaggi ma anche a salumi e dolci, come nel caso  della marmellata julienne delle grosse e invitanti arance calabresi che fa della sacher di Emiliana, la cuoca-stilista di famiglia, una portata finale davvero “trionfale”.

Ma oltre una crociata in prima persona, combattuta con la forza del lavoro e non del marketing, si tratta anche di un percorso culturale e di un recupero – come dire? – antropologico in controtendenza con la frenesia dei nuovi tempi e gli stress alimentari  che ormai sono una piaga sociale, favoriti anche dalle sofisticazioni. La marmellata, per molti, è infatti il ricordo della gioventù e della famiglia, delle merende, del cestino scolastico e quello del pic nic o della gita che non si scorda mai.

Dalle prime marmellate tradizionali, con l’impiego dei frutti di stagione, è passato a quelle fusion, anche se il termine si associa al concetto di ibrido, mentre nel suo caso individua, studiandoli, gli ingredienti in grado di esaltare al massimo il prodotto che ha in mente per abbinarlo a certi alimenti. Non è un procedere a casaccio, o a zig zag, ma un percorso metodico. E’ il caso del “Segreto di Garibaldi” a base di finocchio napoletano, barbabietola rossa e radice amara, una “pappina rossa” (come le camicie garibaldine…) capace di esaltare le carni (anche in questo caso rosse…)  ma suggerita anche col prosciutto di Praga e una gratta di rafano.

 confettura-il-segreto-di-garibaldi.jpg

Caso curioso: proprio il cibo caratteristico dell’acerrimo “nemico austriaco” ai tempi delle guerre d’indipendenza. La storia di questa marmellata “rivitalizzante” il Berti l’ha ritrovata in una novella dedicata all’arresto di Garibaldi a Sinalunga mentre cercava notizie su un suo antenato che avrebbe partecipato al famoso Sbarco dei Mille. Il generale – ha scoperto – peccava solo col sigaro toscano, mentre a tavola mangiava pochissimo e addirittura era astemio. La sua artrosi trovava sollievo dalla misteriosa pappina rossa donatagli da un genetista scozzese mentre si trovava a guerreggiare a Montevideo, e preziosa sferzata d’energia in battaglia ma anche per sostenere la sua proverbiale galanteria grazie alla quale divenne padre di altri due figli dopo i 60 anni.

Toccato a fine del 2007 il fatidico traguardo “Quota 100″ con la marmellata di Satana per via del peperoncino, subito pareggiata da quella della Bontà e dell’Angelo Custode a base di mela ranetta, pere abate e miele millefiori, bocconi paradisiaci, con un crescendo “rossiniano” il Berti  ha aggiunto nei primi 5 mesi del nuovo anno altri 28 barattoli alla sua collezione, e progetta di prendersi una pausa di riflessione ma solo dopo aver dato vita alle ultime due creazioni che gli frullano in capo da tempo, e già in via di sperimentazione. L’ultima, il dulcis in fundo,  sarà dedicata a Leonardo, il grande artista di Vinci proclamato il genio dei geni di ogni tempo in un referendum fra i paesi della Comunità Europea.

Foto nr 2 

Gli ingredienti? Angiolino Berti, come tutti i cuochi, ha i suoi piccoli segreti, ma è prevedibile che la base sarà il frutto per eccellenza di giugno, l’albicocca. L’insuperabile maestro toscano che firmò anche le nozze del secolo del rampollo degli Sforza in quel di Tortona, andava infatti matto per le albicocche fin da bambino, e le mangiava assieme al pecorino come avrebbe scoperto un novelliere che si appresta a raccontare vizi e virtù degli “storici stomaci”. Quando il padre lo mandò a Firenze per imparare il mestiere presso una bottega d’arte, Leonardo cavò dalla sua tracolla di canapa alcune albicocche offrendone, per educazione, al suo maestro il quale da quel momento lo ribattezzò “bagoghino” nome in vernacolo del gustoso frutto tipico delle natie colline.

Vera o no questa storia, l’albicocca possiede un’energia solare simile al genio dell’artista che immaginò anche le macchine volanti, mentre probabilmente si tratta di burla tremendamente… seria quando si racconta che ritoccò la Gioconda, dandole il misterioso sorriso enigmatico, osservando con gusto le labbra carnose di un’albicocca matura.

L’escalation, in cifre, della creatività di Mr.Marmelade-man, come hanno scritto gli inglesi, è stata dunque, di 7 “uscite” nei primi 5 mesi del 2008. Si è ispirato ovviamente a prodotti stagionali, come tradizione. La marmellata, infatti, è nata per conservare gli abbondanti raccolti e gustare così i sapori tipici della primavera e dell’estate  in tardo autunno e l’inverno. Sono quindi finiti in pentola, assieme a zucchero, e spesso mela (si tratta del sostituto  naturale della pectina, nel rispetto delle norme di legge e che garantisce una conservazione di almeno 3 anni) gli invernali corbezzolo, mela cotogna, cavolo cappuccio, zucca, barbabietola, arancia, mela, limoni, cedri, e i primaverili fiori di mimosa, acacia e i petali delle violette del bosco e quelli della “rosa antica”. Altro filone indovinato, le marmellate celebrative, quella di San Valentino, della Festa del papà e della Donna, a base di mimosa, o quelle dei sentimenti, la Bontà e la Passione. Per quest’ultima stravaganza non ha badato a spese per far arrivare dallo Zimbabwe (ex Rhodresia) il costosissimo Maracuya.

 Foto nr 3

Oltre al raro Frutto della Passione e all’ananas, ormai commerciale, sono finiti nei caratteristici  barattoli di vetro anche altre prelibatezze tropicali, papaya e il mango.

Grande curiosità hanno suscitato naturalmente le marmellate preferite dei grandi della storia, nate dallo studio della loro vita e dai loro gusti. Oltre a Garibaldi e Leonardo, si sa attraverso il Vasari che il Bronzino, grande ritrattista  della Firenze rinascimentale, ghiotto di cipolla inventò la panzanella (che lasciando il posto all’arancia ha dato vita a un mix ricercatissimo, che in un negozio di Pienza va a ruba), mentre è stata una vera sorpresa vedere effigiato su un’etichetta un cattivo mangiatore come Napoleone. Condottiero infaticabile, passò alla storia della cucina per aver inventato il cibo in scatola e i pasti irregolari. Gli piaceva però il riso che leniva i problemi del suo stomaco, e quindi il Berti ha pensato bene di dedicare al “grande corso” la confettura di riso e crema di riso.

 Foto nr 4

Foto nr 5 

Un sorprendente successo ha avuto anche una sorta di linea – come dire? – del marketing. Alcune aziende gli hanno chiesto, ad esempio, un prodotto di comunicazione, e una sua prelibata marmellata di Arancia e Limone è stata servita ufficialmente alle sfilate di moda milanesi, e regalata in un cofanetto stile Tiffany agli intervenuti. La “7 Delizie”, ovvero le sette goloserie dell’Eden,  invece, gli è stata richiesta dalla Tv fiorentina (Italia7Gold) che ha pensato bene di proclamarlo ufficialmente durante una trasmissione “il campione del mondo delle marmellate”.

Originalissime anche le confetture dedicate alle due ruote, chiamate “Bici e baci” e “Moto e Baci” che esprimono la forte passione italiana (e toscana!) per questo mezzo, studiate per avere una funzione alimentare di “pronta ricarica” durante un viaggio faticoso, sotto il sole, per evitare nei trasferimenti di mettersi a tavola o ricorrere all’indigesto panino. Il bacio in questione, in questi due veri gioiello, è quello del polposo cedro italiano, che nel barattolo scintilla come uno smeraldo.

Foto nr 6 

“Francamente – afferma l’Angiolino quando gli si chiede quale sia la sua marmellata più riuscita, secondo lui quella del Polo, ecologica, un inno alla natura – ogni prodotto ha una sua storia e una sua collocazione alimentare. Però non potevo immaginare che quella di cedro potesse diventare un capolavoro. Osservandola dentro la caraffa, sembra di vedere pezzi di ghiaccio verde. Mentre la preparavo, mi sconsigliavano, i miei, di mettere la menta, ma per fortuna ho difeso le mie convinzioni. E quindi quel retrogusto di freschezza crea un sapore particolare col gelato, col the, nella colazione mattutina  e anche col pesce bollito”.

Come si costruisce un record?. Si tratta  di inseguire un sogno, o di una costante applicazione derivante da studio, passione, volontà?.

In fondo – semplifica il  Berti - basta incrociare la frutta“. Sembra semplice, ma non è così. “Quando mi chiedono spesso: “come hai fatto?”, rispondo che non c’è un segreto, in fondo si tratta di fare una marmellata alla volta…. Quando una cosa piace, si fa, specie quando se viene bene”. Ovvero, nessun segreto ma un filosofia di vita e di metodologia. Forse tutto è davvero facile, basta divertirsi e se hai la fortuna di scovare l’”Angelo custode”. 

… 

Scarica l’articolo in PDF:  Il Volo dell’Angelo

Marmellata da Guiness per Garibaldi

Friday, March 21st, 2008

Proprio mentre stava presentando la sua ultima “creazione” ribattezzata “Il segreto di Garibaldi”, alle 18.01 del 19 marzo il Guinness World Record ha comunicato di aver avviato la procedura per l’omologazione del primato di Angiolino Berti.

La segnalazione partì dal programma televisivo “Aspettando il Tg” di Italia7 Gold nel corso del quale il conduttore, Claudio Sottili, definì lo chef del Teatro del Gusto di Bettolle il campione del mondo delle marmellate per aver elaborato nel giro di un solo anno oltre 100 prodotti della natura: frutti, ortaggi, piante del bosco e da ultimo anche fiori simbolici come la rosa, la mimosa e i petali della violetta. E senza usare addensanti, conservanti e col rispetto rigoroso di ogni norma in materia che permettono alle sue marmellate artistico-artigianali una conservazione di almeno 3 anni.

Col 2008 il Berti, studioso della cucina e conosciuto per le ricerca del cibo e l’affinamento dei piatti tradizionali toscani, come il filetto di cinta senese, è riuscito a trovare nuovi spunti grazie anche alla collaborazione con un’agenzia di comunicazione; sono così nate marmellate dedicate a San Valentino, alla Festa della Donna, del Papà e della Mamma con etichette originali e a volte “poetiche”.

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Ma il filone ha trovato adesso anche uno spunto storico. Da una novella toscana ispirata all’arresto di Garibaldi a Sinalunga il 23 settembre del 1867 in cui si rievoca con ironia l’infausta cena in suo onore, Angiolino Berti ha tratto la sua confettura n.119, a base di barbabietola e finocchio napoletano. Astemio e morigerato a tavola, l’Eroe dei Due Mondi ricorreva a questa “pappetta” rossastra e lievemente dolce per ritrovare la carica essendo già il suo fisico provato dai reumatismi. Da qui “Il segreto di Garibaldi” effigiato sull’etichetta col suo famoso cammeo.

Link del giorno: Marmellata di mimosa

Saturday, March 8th, 2008

Dal portale ufficiale della toscana: www.intoscana.it

Una marmellata di mimosa per la Festa della donna

Wednesday, March 5th, 2008

La Festa delle Donna è tutto un fiorire di iniziative, e Angiolino Berti segnalato al Guinness dei Primati per le sue ben 115 marmellate che nascono dagli orti, dai frutteti, dai campi e perfino dall’Africa quali il frutto della passione, presenterà in anteprima giovedì 5 marzo su Italia7Gold, l’ultima creazione del suo laboratorio del Gusto di Bettolle. Si tratta di una confettura di mimosa, una dedica particolare per “l’altra metà del cielo” da abbinare con un piatto tipico di carne della cucina senese e del menu del suo ristorante, il Teatro del Gusto, che offrirà questa novità la sera dell’8 marzo. Circa un mese fa Claudio Sottili, conduttore di”Aspettandoiltg” di Italia 7Gold, l’emittente toscana che registra punte i 45 mila telespettatori con questo fortunato e interessante programma, ha proclamato ufficialmente “Angiolino Berti campione del mondo della marmellata”, con l’invito a preparare un prodotto dedicato alla Toscana, battezzato ” 7 delizie”.

Nei giorni scorsi sono nate altre creazioni insolite come la marmellata di violemammole. Ma il cuoco ha lavorato anche su una ricetta storica (sembra dagli effetti miracolosi) attribuita a Garibaldi il quale, secondo una novella, si alimentava con una pappina di barbabietola rossa e finocchio.
Un altro riconoscimento all’esperto chef viene dal mondo della moda e il 2 aprile un’azienda-leader toscana servirà alla stampa e alla clientela nell’Opening Day a Milano alcuni assaggi delle sue marmellate; dalle più tradizionali a quelle quasi inimmaginabili, di petali di rosa, viole, ma anche fichi d’india, e frutti rari e tropicali con attenzione anche agli umili ortaggi, dall’umile patata al sedano o alla cipolla trattata con arancio o limone.

Bettolle, 5 marzo 2008

Voglio fare ‘l contratto co’ l’aretini…

Wednesday, March 5th, 2008

Una lettura proprio da non perdere

La Vacca Chianina

Monday, February 18th, 2008

Non tutti sanno che nel centro storico di Bettolle è presente un monumento di Ezio Marchi, noto veterinario bettollino la cui figura è legata storicamente alla Razza Chianina oggi conosciuta in tutto il mondo per la famosissima Bistecca alla Fiorentina.

La razza chianina era un tempo un animale da lavoro. Ancora oggi si trovano esempi che ricordano questo passato, basti pensare, per citare uno dei più famosi, al carro che porta il Palio nella città di Siena, trainato, per l’appunto, proprio da splendidi esemplari di Vacche Chianine

Palio di Siena e Vacchie Chianine

Photo by Michele Berti. Tutti i diritti riservati.

È proprio grazie ad una serie di miglioramenti introdotti da Ezio Marchi prima (1900) e da Giuliani dopo (1932) che oggi la Razza Chianina è una delle carni più apprezzate dai buongustai di tutto il mondo.

Anche in ricordo di questo illustre compaesano – per chi non lo sapesse anch’io sono bettollino – è stata costituita da qualche anno a Bettolle un’associazione chiamata “Gli Amici della Chianina” con l’obiettivo di studiare e valorizzare proprio questa splendida razza bovina.

È di questi giorni la pubblicazione di uno speciale dedicato proprio alla Chianina e alla famosa Bistecca alla Fiorentina sul sito della San Pellegrino (www.sanpellegrino.com) e dell’Acqua Panna (www.acquapanna.com). Vi consiglio di andare su uno di questi siti per leggervi lo speciale. Entrate nella sezione “Tuscany Emotions” quindi andate su “Landscapes”, la troverete un bel documento su questo famosissimo piatto tipico toscano.

Leggetelo se avete dieci minuti di tempo e guardatevi anche le fotografie, tra le quali, troverete alcuni miei scatti. Se poi vorrete, trovate le mie fotografie anche nel mio sito, raccolte assieme ad altre immagini in una galleria chiamata “La Vacca Chianina.

La Vacca Chianina

Photo by Michele Berti. Tutti i diritti riservati.

Tanto che ci siamo vorrei darvi un altro consiglio. Se volete gustarvi un’ottima bistecca alla fiorentina andate a Bettolle – il paese che ha dato i natali al mentore della Razza Chianina – e recatevi al Ristorante Enoteca Opera Teatro del Gusto (proprio davanti all’uscita del Casello Valdichiana). Li chiedete del sig. Angiolino dicendo che vi mando io … vi assicuro che una fiorentina come quella di Angiolino merita di essere assaggiata.

Si e’ chiusa la 469° edizione del carnevale di Foiano

Sunday, February 17th, 2008

Sembra che l’edizione che si è chiusa domenica scorsa sarà ricordata dai foianesi per l’affluenza record stimata intorno a 40mila visitatori (link).

I numeri che contano sono però quelli del Cantiere dei Rustici che per il terzo anno consecutivo si sono aggiudicati l’ambita Coppa del Carnevale, eguagliando il record degli anni novanta quando per tre edizioni consecutive si aggiudicarono la coppa (1994, 1995 e 1996).

I Rustici hanno vinto con il carro “Slancio Vitale“, una sorta di ricetta per raggiungere una nuova identità in un mondo in cui questa appare essere scomparsa.

Per vedere le mie fototografie di questa edizione del Carnevale di Foiano segute questo link.

 

Un po’ di Brazile a Foiano

Sunday, January 27th, 2008

La seconda giornata del Carnevale di Foiano (domenica 27 gennaio 2008) ha visto protagoniste il gruppo di Ballerine Brasiliane “Ipanema“. Che dire… osservate e giudicate voi.

un po di brazile a foiano #1

un po’ di Brazile a Foiano #2

un po’ di Brazile a Foiano #3

un po’ di Brazile a Foiano #4

 

Un toscano campione del mondo della marmellata

Thursday, January 24th, 2008

Aspettando il Tg“, la fortunata trasmissione sulla cucina curata da Caudio Sottili, ex voce di successo di Radiomontecarlo, Angiolino Berti delll’Enoteca Ristorante Opera-Teatro del Gusto di Bettolle (Siena) è stato “incoronato” da Italia7Gold campione del mondo della marmellata nel corso della trasmissione dedicata all’importanza dell’alimentazione dei giovani per la loro crescita.

Nella puntata del 23 gennaio ha infatti presentato la sua creazione n.112, la marmellata della Passione, a base del raro (e costoso) frutto tropicale il cuoco e studioso della cucina che lavora ai fornelli da oltre 30 anni, con la collaborazione della moglie Emiliana e dei 3 figli, uno dei quali firma cocktail di successo, si è fatto conoscere per la sua cucina evoluzionista ma sempre incardinata sulla tradizione toscana per i piatti di terra e di mare, e per aver bandito surgerlati e conservanti e portato in tavola pasta fatta a mano e dolci di giornata.

Angiolino Berti Marmellata della Passione

Nel giro di un anno, Angiolino Berti, le cui origini risalgono ai tempi del Buon Governo di Siena e che nella sua famiglia ha avuto un magistrato della Repubblica senese e un garibaldino a fianco delle grandi battaglie del generale, ha ideato e realizzato personalmente marmellate, confetture, mostarde, gelatine testate nei laboratori di controllo, con frutta, ortaggi, erbe. Da quelle tradizionali, alle fusion (ad esempio pere, caprino e pinoli), a quelle “impensabili”, come la marmellata di Satana con pimento e peperoncino, a quella dietetica senza zucchero.

La sua produzione è al vaglio del Guiness dei Primati di Londra, al quale è stato ripetutamente segnalata, e nel 2008 ha già avviato una piccola produzione per le giornate rituali, da quella di San Valentino alla festa del babbo e della mamma a quella della donna. A Italia7Gold ha presentato la creazione speciale per San Valentino con una serie di etichette che riecheggiano l’amore, frutto di una collaborazione con un esperto di comunicazione, come “Passione d’Amore”, “Bacio della Passione”, “Chi ama vale”, “Bacio d’amore” e così via.

Per saperne di più consultare il sito www.ristorante-opera.it, o telefonare al 338 1482475.

Al via il Carnevale di Foiano ed. 2008

Monday, January 21st, 2008

È iniziato ieri, domenica 20 gennaio 2008, il Carnevale di Foiano della Chiana in provincia di Arezzo. Tanta gente, belli i carri e una giornata tutto sommato piacevole.

Chi vincerà quest’anno la Coppa del Carnevale? È ancora presto per dirlo. Il calendario prevede altre tre domeniche ricche di appuntamenti e corsi mascherati: domenica 27 gennaio, poi il 3 febbraio ed infine, la giornata conclusiva sarà domenica 10 febbraio con la rificolonata, il testamento e la cremazione di Re Giocondo.

Foiano

Per saperne di più e visionare il programma dell’edizione 2008, la storia e altre informazioni utili: www.carnevaledifoiano.it.

Per gli amici fotoamatori vale la pena ricordare che tutti gli anni durante la manifestazione è organizzato un concorso fotografico con a tema il carnevale. Ricchi i premi in palio.

Se invece non sapete come raggiungere Foiano ecco la mappa:

 

Visualizzazione ingrandita della mappa

Padre Pio nei presepi di Bettolle – terza puntata

Friday, January 18th, 2008

Per gentile concessione di Radio Rosa ecco la prima intervista al giornalista Enrico Campana andata in onda ed avente ad oggetto la tredicesima edizione della mostra dei presepi di Bettolle.

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Links:

Ascolta Radio Rosa in streaming con Windows Media Player

Padre Pio nei presepi di Bettolle – seconda puntata

Wednesday, January 16th, 2008

Riprendo oggi la questione che ha fatto non poco scalpore qualche giorno fa e che riguarda un fatto accaduto alla 13° mostra dei Presepi di Bettolle, piccola frazione del Comune di Sinalunga in provincia di Siena.

Chi abita da quelle parti, infatti, avrà senz’altro sentito parlare del famoso Presepio del Poggio e di una serie di circostanze che hanno reso quel Presepio protagonista di fatti quantomeno singolari, non solo per i contenuti ma anche per il timing. Al riguardo si veda il post pubblicato qualche giorno fa (link).

Il giornalista e scrittore Enrico Campana – membro di una giuria di esperti invitati dalla Pro Loco di Bettolle ad esprimere una valutazione sui lavori presentati alla 13° edizione della Mostra dei Presepi – ha raccolto nei giorni scorsi la testimonianza di un “contradaiolo” del Poggio il quale ha affermato:

Stavamo lavorando sul presepe, e senza che lo toccassimo il muro a secco è crollato, l’abbiamo ricostruito prima di andare a dormire anche se era ormai molto tardi. Una volta ricostruito il muro, cercavamo un chiodo per appoggiare la lampada, l’abbiamo appoggiata dietro il muro ed è venuta sorprendentemente fuori l’immagine di Padre Pio

La notizia deve aver evidentemente suscitato interesse tant’è che Radio Rosa (che è possibile ascoltare in streaming via internet oppure sulle frequenze FM 90.40 – 101.60 – 101.90) ha intervistato E. Campana proprio su questo argomento. Di seguito uno stralcio dell’intervista (clic sul tasto play per ascoltare):

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Proprio stamani è andato in onda su Rtl 102,5 un sondaggio di Renato Mannheimer secondo il quale il 70% degli italiani tiene con se un “santino”, nonostante, sempre secondo il famoso sondaggista, soltanto il 30% di questi sia religioso. Altra curiosità – e qui ci riallacciamo alla questione di cui si parla in questo post – è che tra gli italiani che tengono con se il santino, la maggioranza di questi si affida proprio a Padre Pio.