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La fotografia non è come
la bellezza, non appartiene esclusivamente all’occhio di chi la
vede. E’ piuttosto arte prismatica e non minore. Riflette immagini,
sensazioni, offre guizzi vitali regalando all’osservatore attento
elementi per un viaggio dentro (e fuori…) il tempo, lo spazio,
la società, le abitudini della gente, i passaggi culturali con
le relative mode. Può diventare un gioco collettivo, ma certo è lo
specchio dell’animo dell’autore che nel caso di Michele Berti
ha scelto la via più difficile - il verismo – dove facile è scambiare
la virtù col vizio qui rappresentato dalla cruda spettacolarità.
Questo suo lavoro, che potrebbe definirsi “l’elogio del pollo
ruspante” si sviluppa silenzioso su un fondale a volte cupo, di
colori infernali, recuperando la dignità delle “nature morte” della
grande pittura. Rende anche virtuoso un rito familiare fatto di complicità,
e può assurgere a metafora. Ricorda infatti l’apologo di
Menenio Agrippa il quale sull’Aventino ammonì la plebe -
stomaco della società - a cooperare con tutto il corpo. Ovvero
l’importanza della “buona cucina”.
Presentazione
a cura di Enrico
Campana giornalista e scrittore esperto di micro-comunicazione
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Statement dell'autore
Al termine del novecento con la fine della Mezzadria
si è chiusa un’epoca basata sul podere e sulla casa colonica
dove viveva la famiglia contadina e tutto girava intorno alle figure
del capoccia e della massaia. Il capoccia, oltre a dirigere l’esecuzione
dei lavori agricoli nel podere, rappresentava la famiglia negli impegni
col proprietario terriero e col fattore, mentre la massaia si occupava
della spesa, delle pulizie, della biancheria, della preparazione del
cibo e dell’allevamento del pollame.
Di questo passato, durato
in Toscana più di sette secoli, rimangono alcune tracce, usanze
che si sono tramandate di padre in figlio. Nelle campagne della Valdichiana,
ad esempio, è possibile trovare ancora oggi famiglie che gestiscono
in proprio un piccolo allevamento di pollame. Di questi tempi poi, con
il costo della vita in costante crescita, ciò può costituire
un valido aiuto alle finanze di casa. Si tratta di abitudini che stanno
rapidamente scomparendo, sia per via delle profonde trasformazioni che
hanno caratterizzato la nostra società sia a causa delle produzioni
industriali intensive.
Nonostante ciò ancora oggi quando si parla
del pollame si fa spesso riferimento agli animali da cortile, sebbene
nella stragrande maggioranza dei casi - anche per le cosiddette produzioni "a
terra" - gli animali non sono più liberi di razzolare nelle
aie come una volta. Se da un lato la produzione su larga scala ha contribuito
ad abbatere i prezzi al dettaglio, dall'altro, esigenze sanitarie all'interno
degli allevamenti industriali, consigliano l'adozione di particolari
politiche farmacologiche che portano ad una produzione di carni qualitativamente
peggiori.
Forse anche per questo motivo chi ne ha la possibilità preferisce
allevare come una volta, in cortile, qualche capo di pollame, alimentandolo
in modo sano e soprattutto limitando l'uso di farmaci.
Il portfolio è stato
realizzato a fine settembre 2007 in un piccolo paesino della Valdichiana
aretina ed è stato pubblicato nel volume "Le Immagini del Gusto" edito dalla Federazione Italiana Associazioni Fotografiche (FIAF) nel Giugno 2008 . |